John il visionario

Peter Murphy

Editore: Fazi
Collana: Le vele
Anno edizione: 2011
Pagine: 253 p., Brossura
  • EAN: 9788864112084
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Recensioni dei clienti

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    strummercave

    28/09/2011 12:50:09

    Attratto dal bel titolo, dal nome dell'autore (omonimo del cantante dei Bauhaus)e, ahimè, dalle critiche più che positive, anche io sono caduto nel tranello. Libro scialbo, trama e personaggi deboli. Soldi buttati e un po' più di ingombro sulla libreria.

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    dl

    20/07/2011 22:13:42

    Attratto dalle entusiastiche recensioni di R.Doyle, uno che sa scrivere per davvero...ho iniziato questo libro e lo lascio dopo 100 pagine, è insipido, non sa di nulla.....forse la traduzione lo ha reso così?

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John the Revelator dell'irlandese Peter Murphy ha l'urgenza di un'opera prima che si inserisce con sicurezza nella tradizione del romanzo di formazione; un genere che in Irlanda ha precedenti illustri, dal Ritratto dell'artista da giovane di James Joyce alla trilogia delle Ragazze di campagna di Edna O'Brien fino a Seamus Deane e Dermot Healy. Nella versione irlandese di questo genere letterario la narrazione ruota più attorno a figure genitoriali che non a quelle di adolescenti che stanno per entrare nel mondo degli adulti. Sono racconti di figli rabbiosi nei confronti di padri screditati o assenti, spesso cresciuti in un universo femminile, dove è il lavoro della madre a mandare avanti un precario ménage familiare. A differenza di tanti altri romanzi di questo tipo, John Devine, il protagonista di John il visionario, non ha fratelli, è figlio unico, vive solo con la madre e non ha mai conosciuto suo padre. Come già accaduto in Le ceneri di Angela di Frank McCourt o in Il cane che abbaiava alle onde di Hugo Hamilton, in questo contesto fortemente segnato dal fallimento della figura paterna, giganteggia il personaggio della madre, che si rivela essere la più autentica ragione della narrazione.
Peter Murphy, nato nel 1968 a Enniscorthy, è un giornalista, collabora al "Dublin Hot Press", a "Rolling Stone", a "Music Week" e a programmi musicali televisivi. Non è un caso, quindi, che la storia e il titolo del libro siano ispirati a una canzone folk americana: il gospel-blues John the Revelator composto da Blind Willie Johnson nel 1930 e ripreso tra gli altri anche da Nick Cave, dai Blues Brothers e dai Depeche Mode.
Come l'apostolo Giovanni, anche il quindicenne John Devine è un visionario; la sua vita marginale, all'ombra della sempre presente madre Lily, è ritmata da sogni e incubi millenaristici. Nella routine delle sue giornate solitarie entra infine un amico, James Corboy, che lo introdurrà alla grande letteratura, all'ebbrezza dell'alcol e della trasgressione. Nel testo torna ossessivo il quesito posto dal refrain del gospel, "Chi è che scrive?", perché in realtà la scrittura di questa sorta di "apostolic fiction" non vuole essere altro che una testimonianza.
"John è un osservatore – ha dichiarato l'autore in un'intervista. – All'inizio la sua funzione è quella di fornire una testimonianza della vita della madre, e poi del suo amico Jamey. Con lo svilupparsi della storia John diventerà sempre più protagonista, abbandonando atteggiamenti passivi per un ruolo attivo". Per uscire dall'adolescenza John dovrà attraversare una serie di riti di passaggio, imparerà quanto è umiliante tradire e vivrà quel momento topico della letteratura irlandese che è la veglia funebre del genitore. Una storia di assenze, attimi di pienezza, esperimenti con la vita e incubi notturni, narrata con uno stile limpido e una lingua colta, raffinata.
Elisabetta d'Erme