Joshua allora e oggi

Mordecai Richler

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 9 ottobre 2013
Pagine: 466 p., Brossura
  • EAN: 9788845928253
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Descrizione
Un romanzo inedito dell'autore della Versione di Barney che ripercorre a ritroso la storia del suo personaggio più famoso, Barney Panofsky.

Quasi nulla piace ai lettori di Mordecai Richler quanto addentrarsi nell'albero genealogico di Barney Panofsky, sperando prima o poi di imbattersi nel vero progenitore romanzesco di uno dei personaggi più amati di questi anni. Bene, con questo libro del 1980 la singolare caccia all'uomo iniziata, in Italia, tredici anni fa può considerarsi conclusa. Entra Joshua Shapiro, scrittore di successo ricoverato in ospedale dopo avere a quanto sembra perduto, in circostanze oscure, una moglie adorata, ed essere stato coinvolto in un clamoroso scandalo di natura sessuale. Nello stato confusionale in cui si trova, Joshua non è in grado di dire quali delle innumerevoli voci che circolano sul suo conto sia fondata, e quale invece debba considerarsi una calunnia. Per riuscirci, dovrà infatti andare molto indietro nel tempo, fino a un'infanzia affidata in parti uguali alla madre, una spogliarellista abbastanza nota nel quartiere di St. Urbain, e al padre, un pugile a riposo e truffatore in attività, molto ansioso di trasmettere al figlio i segreti del suo (secondo) mestiere. Cominciando dall'inizio - attraverso gli anni, le donne, gli amici, e la solita, incontenibile frenesia vitale - Joshua riuscirà, a modo suo, a comporre il rompicapo.

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    AdrianaT.

    29/06/2017 07:19:00

    Tre dei miei libri in lettura in questo momento sono, di fatto, una trilogia panofskiana. Martin Amis in Money racconta di un tizio, John Self, che somiglia a Joshua Shapiro di Mordecai Richler, che è praticamente spiccicato a Saul Karoo di Steve Tesich, o viceversa, e tutti e tre, immancabilmente, ti riconducono a Barney Panofsky, che è di fatto il più conosciuto. I tre protagonisti sono maschi, forti bevitori (per usare un eufemismo), e si somigliano per ironia, sarcasmo, mestiere, business, attitudini, sfighe e fortune; simili anche l'atmosfera, l'ambientazione, età e generazione: lo stesso libro in triplice copia, (così forse imparo a leggere meglio le sinossi) - overdose! - però è forse il tipo di personaggio che amo di più in letteratura - ormai un classico - a cui mi sono affezionata. Se dovessi stilare un ordine di apprezzamento sui tre moschettieri e sui tre libri in generale, in termini di piacevolezza e leggibilità, piazzerei Karoo per primo, a seguire Money di Amis, e infine le tre stelle di Joshua. Joshua: una valanga di personaggi (troppi), situazioni, digressioni, relazioni ingarbugliate e tante le chiacchiere inconcludenti, ma certi dialoghi non hanno eguali. Torrenziale, ostico e scoraggiante all'inizio, come 'La versione di Barney', che ti viene da abbandonare dopo qualche decina di pagine - perché tener duro? Perché sì: al diavolo Pennac per la seconda volta. Sacrificio in parte ripagato da una storia da cavalcare tenendo saldamente le briglie per il salto agli ostacoli a cui ti costringe nella narrazione vagolante nel tempo, nello spazio e nella Storia, ma quando uno scrive così, ti tiene incollato alla sella; e poi, Richler nei finali, è commovente.

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    Fabio

    19/09/2016 11:32:13

    Romanzo bellissimo ed emozionante fino alla fine,ma sono proprio le ultime pagine che non mi hanno convinto e che hanno costituito una piccola delusione Sì perché lo stile di scrittura è eccezionalmente efficace,con immagini e ricordi di tutta una vita rimescolati insieme e presentati senza alcuna logica se non quella di un flusso di emozioni tumultuoso e dirompente. Allora e Oggi in pratica coesistono e si passa continuamente dall'uno all'altro,senza preavviso. Magnifiche le pagine dell'adolescenza ,con il padre che cerca di educare il figlio alla vita con consigli in fatto di sesso esilaranti e interpretazioni delle scritture a dir poco originali. I dialoghi e le situazioni,personaggi compresi,sembrano usciti fuori da "Fiesta" e i ricordi spesso hanno la struggente malinconia di "Festa Mobile",insomma Hemingway è ovunque e la sua influenza si sente anche negli eccessi alcoolici e sessuali dei protagonisti. Tutto perfetto quindi e poi arriva un finale secondo me fuori tema,ottimista e frettoloso,per nulla in sintonia con il resto. Comunque da leggere,perchè l'Autore è un fuoriclasse.

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    stefano

    05/01/2015 12:10:11

    Torniamo sempre al solito discorso. Richler appartiene all'Olimpo degli scrittori nord americani più importanti del novecento. La sua capacità di regalare al lettore emozioni variegate attraverso storie intrecciate ed ingarbugliate nelle quali l'umanità dei personaggi risulta sempre credibile e mai artefatta, è una caratteristica saliente della sua arte. L'uso dell'ironia e dello humor ne fanno un maestro indiscusso dei dialoghi. Il suo essere ebreo arricchisce il contenuto complessivo dei suoi racconti, perché non si ferma di fronte a nulla e a nessuno. Nulla sfugge alla sua attenzione spietata e sulfurea. Leggerlo è sempre arricchente e divertente nella migliore delle accezioni.

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    gianni

    07/02/2014 19:04:06

    Un ideale prequel del pur inarrivabile Barney. Leggero, politicamente scorretto, graffiante, irriverente, commovente. Una miriade di battute legate al contesto canadese degli anni cinquanta e sessanta si afferrano poco o superficialmente: due noticine a piè di pagina non avrebbero fatto scomodo. Joshua è il laboratorio di Barney, la prova generale del capolavoro di là da venire. Rueben, Frank, Seymour, il "dottor dottor" Mueller, Murdoch, Juanito: maschere mordechiane a bizzeffe, per tutti i gusti.

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    vittorio pisa

    06/12/2013 13:20:51

    Quanto volte Richler ci ha raccontato questa storia?. Eppure ogni volta, da una prospettiva diversa, non è mai stata meno piacevole e divertente della precedente. Ho letto la Versione di Barney e ne sono rimasto entusiasta, pensando non si potesse far meglio; poi ho letto "Salamon Gursky è stato qui" e mi son dovuto ricredere. Ora, dopo aver letto anche questo romanzo (a mio parere più strutturato di Salomon Gursky ma meno sarcastico e pungente della Versione) posso confermare che si tratta di un autore straordinario. Tra i grandi della letteratura americana contemporanea. La sua prosa, immediatamente riconoscibile, si avvicina alla perfezione. Qualche lungaggine di troppo qui e là, solito peccato veniale dell'autore. Tuttavia, quando il romanzo termina, dopo aver condotto il lettore, con naturalezza invidiabile, su e giù a perdifiato attraverso salti temporali e d'ambientazione, passando da un personaggio all'altro, da una storia a quella successiva (tutte raccontate per voce del suo protagonista e della sua personale e soggettiva percezione), si ha l'impressione di aver assistito ad occhi aperti al compimento di un affascinante ed incredibile gioco di prestigio, da rimanere a bocca aperta. Straordinario. Un privilegio poterlo leggere. Piacere assoluto dall'inizio alla fine.

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    Alessandro

    05/12/2013 16:33:20

    E' sempre Richler: la sua intelligenza, la sua ironia, i suoi personaggi inconfondibili, la sua umanità profonda. Purtroppo il romanzo in questione soffrirà nella ricezione italiana il paragone con il posteriore (di ben 17 anni!) e celeberrimo capolavoro "La versione di Barney". In effetti il lettore dalla buona memoria noterà diversi trait d'union tra le due opere. Fortunatamente, però, Richler è stato uno dei pochissimi scrittori che nel ripetersi non hanno mai annoiato.

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    Ugo

    13/11/2013 12:49:28

    Torrenziale romanzo tipicamente richleriano, per nulla inferiore ad altre sue opere più conosciute. Nella triade ebraica nordamericana, a parer mio, Richler tallona da vicinissimo Bellow e stacca non di poco (Philip) Roth.

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