A Kind Revolution

(Vinyl Box Set)

Artisti: Paul Weller
Supporto: Vinile 10''
Numero dischi: 5
Etichetta: PLG UK Frontline
Data di pubblicazione: 19 maggio 2017
  • EAN: 0190295830588
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Descrizione

Questo BOX SET contiene 5 vinili con una traccia per lato.
Il 2017 segna il 40° anniversario dall’uscita del primo album di Paul Weller, “In The City”, pubblicato insieme ai JAM nel Maggio del 1977. Molti artisti ne approfitterebbero per celebrare questo importante traguardo con una retrospettiva: ripubblicazioni lussuose e tutto il resto. Ma Paul Weller non è certo come la maggior parte degli artisti e pubblica un nuovo album, perché pubblicare nuovi album è quello che Paul Weller fa. Sempre con lo sguardo in avanti, avverso alle operazioni-nostalgia in modo quasi clinico e senza guardare mai ai suoi successi nello specchietto retrovisore.
E così, attingendo alla sua inesauribile vena creativa, Paul Weller pubblica il 13° album da solista intitolato “A Kind Revolution” il 12 maggio, su etichetta Parlophone Records.I musicisti sono quelli fedeli di sempre con Andy Crofts e Ben Gordelier in prima linea. Anche Steve Cradock e Steve Pilgrim suonano in diversi brani. Il brano di apertura “Woo Sé Mama” vede le leggende del soul PP Arnold & Madeleine Bell offrire la loro caratteristica voce, mentre il solo ed unico Boy George canta nella funky “One Tear”. Paul è riuscito anche a stanare dal meritato riposo il mitico Robert Wyatt per farlo cantare e suonare la tromba in “She Moves With The Fayre”. E infine, ancora una volta, troviamo il chitarrista degli Strypes Josh McClorey con il suo magico tocco in ben 3 brani.

Disco 1
  • 1 Woo Sé Mama
  • 2 Nova
Disco 2
  • 1 Long Long Road
  • 2 She Moves With the Fayre
Disco 3
  • 1 The Cranes Are Back
  • 2 Hopper
Disco 4
  • 1 New York
  • 2 One Tear
Disco 5
  • 1 Satellite Kid
  • 2 The Impossible Idea
Mostra tutti i brani

Solo Paul Weller poteva celebrare un anniversario con uno dei suoi dischi migliori. L’uomo che ha identificato l’estetica Mod non solo nello stile e nell’immagine (sempre impeccabile anche a 59 anni), ma anche nel pensiero musicale interpretando in modo coerente la filosofia “moving and learning” si ritrova nel 2017 con la ricorrenza importante dei 40 anni dell’album che lo ha lanciato almeno due incarnazioni fa, In the City dei The Jam (uscito nel maggio del 1977) e una consolidata carriera da solista molto poco propenso all’autocelebrazione, come ha dimostrato nel 2015 con l’album quasi prog-rock Saturns Pattern.

Quindi cosa ha fatto? Un album che è una raccolta di classici moderni e suona come il nuovo manifesto di una sottocultura inesorabilmente devota alla reinvenzione di se stessa. La “rivoluzione gentile” di cui parla Weller nel titolo di questo suo 13esimo album solista (ma contandoli tutti sono 25, quasi uno ogni due anni) è semplicemente il ritorno della qualità di scrittura ed esecuzione di tutti i generi musicali che hanno creato il nostro immaginario: rock, R&B, soul, funk, folk.

Tutto fatto in modo naturale, semplice, ma non inconsapevole, senza mai girarsi indietro a riguardare il proprio passato e con l’aggiunta (oltre allo spettacolare duo batteria-tastiera che lo accompagna da anni) di una serie di ospiti sparsi nell’album, come richiami invisibili a influenze che risalgono a decenni diversi, dalle voci soul Madeline Bell e PP Arnold a Boy George, che canta in One Tear fino a Robert Wyatt che suona la tromba in She Moves with the Fair.

E poi c’è lui, con le sue ballad struggenti (Long Long Road), la chitarra blues di Satellite Kid, il funky di New York, quell’atteggiamento che non ammette repliche e il suo essere un punto di incontro immaginario tra David Bowie, Eric Clapton e Noel Gallagher.

La classe di Paul Weller è un regalo alla musica di oggi e il suo modo di rendere attuale il pensiero Mod è la migliore idea di futuro che si possa immaginare per il rock.

Recensione di Michele Primi