#lacattivascuola. Un'inchiesta senza peli sulla lingua

Alex Corlazzoli

Editore: Jaca Book
Collana: Città possibile
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 18 giugno 2015
Pagine: 120 p., Brossura
  • EAN: 9788816413238
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Descrizione
Contro la retorica della politica, un'inchiesta fatta sul campo da chi ogni giorno vive tra i banchi di scuola. Questo libro racconta di intonaci e infissi che crollano, di strutture inaccessibili ai diversamente abili, prive di agibilità statica e igienico-sanitaria. Svela il ritardo tecnologico dell'Italia rispetto all'Europa: una scuola su due non è connessa a Internet. Un'Italia capace di legiferare l'introduzione del registro elettronico senza dotare le scuole dei personal computer. E intanto la grande distribuzione, con la complicità del MIUR, entra nelle classi "regalando" computer ogni cinquantamila euro di spesa. Ecco la cattiva scuola: un luogo abitato sempre più da ragazzi migranti abbandonati da un sistema d'istruzione che li integra solo sulla carta. Resta una speranza: quella di chi va controcorrente, di dirigenti e insegnanti silenziosi innovatori; di coraggiosi sindaci che cercano di salvare le piccole scuole iscrivendo alle lezioni i nonni. #lacattiv ascuoia mostra entrambe le facce della medaglia.

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  L'autore, maestro e giornalista, si propone di scrivere un reportage che, attraverso la raccolta sul campo di materiali, testimonianze e le osservazioni tracci, in un vero e proprio racconto, l'attuale fotografia della scuola italiana. L'obiettivo è quello di far comprendere al lettore "cosa accade in questa terra di mezzo che è la scuola". Ne emerge un quadro ricco, in un momento in cui la scuola italiana è tornata sotto i riflettori e gli italiani hanno forse, più che in altri anni, discusso e preso coscienza dello stato attuale delle cose, il desiderio che questo bene comune migliori è salito insieme all'aspettativa di un cambiamento necessario. Secondo l'idea dell'autore, la speranza è stata disillusa anche se non tutto è totalmente perso. Ripercorriamo i punti salienti trattati: edilizia scolastica. Il capitolo inizia con un bollettino che pare di guerra: intonaci, tetti e infissi che crollano, edifici inagibili, ragazzi uccisi o feriti con un elenco di fatti realmente accaduti nei mesi precedenti la stesura del libro. Sporco, freddo, spifferi, banchi rotti, mancanza di infrastrutture che fanno trasformare un atrio o un ex magazzino comunale in una palestra. In tutto ciò dove sta la "buona scuola"? Spesso nei genitori e negli studenti che si armano di calcestruzzo, vernici e spugne per ridare una dignità al luogo da loro abitato. Per la scuola digitale il quadro non è incoraggiante: le tecnologie presenti nelle scuole scarseggiano o sono obsolete, un istituto su due non è connesso alla rete, quindi anche percorrere l'anglosassone strada del Byod (Bring Your Own Device), con i dispositivi portati dagli stessi ragazzi. Intanto con il patrocinio del Miur la grande distribuzione entra a scuola attraverso le raccolte punti "grazie" alle quali un computer costa a bambini, genitori, parenti e amici circa cinquantamila euro di spesa. Intercultura: gli stranieri vengono abbandonati da un sistema di istruzione che, di fatto, integra solo nelle intenzioni: i figli di immigrati scelgono poco i licei e molto spesso abbandonano la scuola. Disabilità: molta attenzione viene posta ai nomi (si può parlare solo di diversamente abili) ma poco ai fatti dal momento che nella maggior parte degli istituti sussistono barriere architettoniche che rendono difficile se non impossibile l'accesso ai disabili. E questo nonostante l'Italia possa vantarsi di essere stata la prima nazione negli anni settanta ad abolire le scuole speciali e a far accedere i ragazzi nelle strutture comuni. Però ancora mancano insegnanti di sostegno e spesso quelli che ci sono non sono preparati ad affrontare i casi specifici. Nella formazione degli insegnanti potrebbe trovarsi la risposta ad alcune questioni: ma è ancora oggi scarsa, se non totalmente inesistente. Di chi è quindi la buona scuola nell'idea dell'autore? Dei ragazzi, ma anche dei dirigenti scolastici e degli insegnanti silenziosi innovatori. La speranza con cui si chiude il testo è quella di una scuola nuova con l'occhio rivolto al futuro, che tenga in considerazione gli insegnamenti tutti italiani di veri innovatori come Don Milani, Mario Lodi, Alberto Manzi, Maria Montessori.   Livia Petti