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    ziogiafo

    14/09/2017 09:16:24

    ziogiafo - Ladri di biciclette - Italia 1948 - 1^ parte - Un meraviglioso esempio di cinema puro, interpretato da attori non professionisti, ambientato nella tragica realtà del dopoguerra. "La vita degli umili in un'opera d'arte" recita il sottotitolo della locandina dell'epoca."Ladri di biciclette" è veramente un'opera unica, un capolavoro, un grande classico del neorealismo italiano, girato interamente in esterni da un magico Vittorio De Sica. Il film racconta la drammatica storia di un operaio, Antonio, che in seguito al furto della sua preziosa bicicletta, preso da un'indescrivibile ansia cerca di reagire e inizia una corsa forsennata contro il tempo, per recuperare a tutti i costi il maltolto. Uno sfibrante tour de force, lo porta a vagare per un giorno intero per le strade di Roma, insieme al figlioletto Bruno, alla disperata ricerca della bicicletta rubata. Aggrappato ad una labile speranza di ritrovare al più presto quel fondamentale "strumento di lavoro", senza del quale avrebbe sicuramente perso l'incarico di attacchino appena conquistato. Stanco e disorientato quando le ricerche risultano ormai vane, perde di vista anche il figlio che gli trotterellava sempre intorno fino ad un minuto prima, allora, entra nel panico totale. In un momento di lucidità, cerca di ravvedersi e dopo aver ritrovato Bruno ed essersi tranquillizzato, si ferma in una trattoria per mangiare e per fare il punto della situazione. Padre e figlio vivono la stessa angoscia ma non si arrendono e continuano le ricerche. .../... continua nella 2^ parte

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    ziogiafo

    14/09/2017 09:13:49

    ziogiafo - Ladri di biciclette - Italia 1948 - 2^ parte - La tragica atmosfera, lo stato d'animo dei protagonisti, si avverte anche in assenza di raffinate scomposizioni delle sequenze cinematografiche, dissolvenze o eventuali superflui primi piani, che il grande regista volutamente omette. All'epoca, per questo film, si era parlato anche di un probabile ingaggio del famoso Cary Grant, come protagonista, ma alla fine questo ruolo fu affidato sapientemente al bravo Lamberto Maggiorani, che, da illustre sconosciuto, almeno fino ad allora... si collocò all'interno della storia, in maniera così naturale da rafforzarne perfino la credibilità. Con il passar del tempo lo spettro della disoccupazione si faceva sempre più avanti, Antonio in preda allo sconforto, tenta di allontanare il figlio mandandolo a casa, per essere più libero di mettere in atto quello che aveva in mente. Entra in azione... e, in maniera scoordinata, tenta di impossessarsi di una bicicletta appoggiata ad un portone, sale in sella e scappa, ma viene raggiunto rapidamente sia dal proprietario - che non smette di gridare al ladro! al ladro! - sia da altre persone che lo rincorrono e lo bloccano. Dopo schiaffi e pugni che neanche sentiva in quel drammatico momento, Antonio si accorge di subire questa grande umiliazione sotto gli occhi del figlio che intanto era ritornato sui suoi passi, quasi avesse intuito le intenzioni del padre. In un finale struggente, Bruno (Enzo Staiola) va a difendere tenacemente il padre, che fortunatamente viene rilasciato per compassione, senza essere denunciato. Il bambino infila la sua mano in quella del padre stringendogliela, quasi a far capire: "Combatteremo sempre insieme in questa vita difficile... e non ti preoccupare, perché ci sarò sempre anch'io al tuo fianco”. Un commovente Enzo Staiola, bravissimo in tutto il film. Il grande cinema italiano nel mondo… Da vedere assolutamente! Cordialmente, ziogiafo

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    furetto60

    06/05/2016 14:47:11

    Non è solo un manifesto del neorealismo e del cinema italiano nel mondo ma anche (e soprattutto) dimostrazione di come si possa produrre, partendo da un'idea, con pochi mezzi e attori di seconda fascia, un capolavoro senza tempo. Nella lotta del povero e ingenuo proletario contro gli strali del destino, un destino senza scampo, la perdita maggiore è quella di se stessi; una volta spaccato l'imene dell'onestà non c'è ritorno e resta soltanto un disperato futuro di miseria.

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    ROBERTO'61

    15/04/2013 17:34:14

    In una Roma messa in ginocchio dalla seconda guerra mondiale, come d'altronde tutta l'Italia, un padre di famiglia disoccupato riesce a trovare un lavoro ben retribuito come attacchino di manifesti per il cinema. Sfortuna vuole però che proprio il primo giorno gli rubino la bicicletta, elemento indispensabile per svolgere quel lavoro. Si mette così alla disperata ricerca del mezzo insieme al figlio, con la fortuna che sembra ancor più cieca con la povera gente... Dopo "Sciuscià" uscito due anni prima, nuova perla da regista per Vittorio De Sica, il quale, ancora una volta propone senza fronzoli le difficoltà dell'Italia uscita dalla seconda guerra mondiale. Lo fa dando molto spazio alle sofferenze dei bambini e dei ragazzini, vittime indifese delle crudeltà degli adulti. Il suo è un neo-realismo nudo e crudo, che riprenderà in modo egualmente forte in "Umberto D.", uscito qualche anno dopo. Se però in quest'ultimo allegerisce il finale con un pò di tenerezza, in questo lungometraggio non dà spazio a speranze o sdolcinerie. Il finale è triste, disilluso, amaro. Alleggerirà i toni in "Miracolo a Milano", film fiabesco che intervalla i due sopracitati. Oscar speciale 1949, vinse anche 6 Nastri d'argento e altri premi tra cui Locarno, ma anche all'estero: New York, Londra, Knokke-le-Zonte, Bruxelles ecc.

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    Ernesto

    04/02/2013 21:47:26

    Capolavoro del grande De Sica. In questo film c'è tutto. Miseria, entusiasmo, disperazione, ingenuità, angoscia. Geniale l'espediente di De Sica per rendere più realistico il pianto del piccolo Enzo Staiola.

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    Riccardo

    11/03/2009 14:20:44

    Capolavoro! Philip Daverio fa risalire agli etruschi l'attitudine dell'arte italica a dipingere le cose come sono e non come dovrebbero apparire. Nell'arte italiana manca quel senso del sublime, tipico della cultura e dell'arte greca, ma si descrivono natura e sentimenti come sono nella realtà, a volte in tutta la loro crudezza. Fame, disperazione, desiderio di rivincita, vendetta, tutto viene rappresentato in questo film, con una perfezione incredibile. Scene semplici ma di grande effetto. La scena finale, con il bambino che guarda il padre mentre piange è probabilmente il vertice dell'arte cinematografica mondiale.

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    OskarSchell

    19/01/2009 15:49:03

    Non ho parole per descrivere questo film stupendo. Preferisco consigliare a chiunque di guardarlo attentamente, assaporandolo dall'inizio alla fine. Saluti a Massimo!

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    *Sir Psycho Sexy*

    14/10/2008 15:24:32

    uno dei più grandi capolavori del cinema a livello mondiale...

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    Carlo Mantia

    20/03/2008 15:00:15

    Con questo film ho completato la quadrilogia di De Sica partendo da Sciuscià e passando per Miracolo a Milano e Umberto D. La debolezza degli ultimi deve farci riflettere: non ci può essere vero progresso finquando ci sono situazioni dove bambini sono costretti a rubare per mangiare, vecchi pensano al suicidio come alternativa ad una vita di stenti e disoccupati vengono triturati dal mercato del lavoro. Dovendo scegliere una immagine di Ladri di Biciclette vorrei segnalare il piccolo Bruno mentre, prima di uiscire per andare al lavoro (a sette anni!!) accosta le persiane della camera da letto la mattina presto per far dormire la sorellina in fasce, nonchè il gesto di asciugarsi la fronte e la faccia verso la fine di una giornata faticosa e piena di emozioni forti, usando a questo scopo un cencio che non si può definire fazzoletto. Il solito De Sica mago dei particolari.

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    Luca Ballati

    27/06/2007 00:01:24

    Ma che film antico, questo è un capolavoro senza tempo... cara maria

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    Michele Bettini

    18/05/2007 14:24:20

    Capolavoro immenso, cerca di commuovere e di evidenziare la condizione pressoché disumana del lavoratore, che cerca di salvare la propria famiglia dallo sfascio. Oggi non è tanto diversa la situazione, ma con connotati che non sono più gli stessi. Non la massima rappresentazione del neorealismo e del verismo, se si considerano anche “Tutti a Casa” e “Umberto D“, ma certamente una delle più convincenti. Si è colpiti inevitabilmente dalla Roma sparita, oggi non più riproducibile. L’Italia del dopoguerra ha voglia di tornare a vivere, ma senza bicicletta è come trovarsi nel West senza il cavallo. Era anche tanto difficile trovare una bici in prestito, o a noleggio? Può darsi. Peccato che il film non abbia avuto un seguito. Ottimo il lavoro di restauro del film. Qualcuno lo paragona alla “Dolce Vita”, ma è un confronto incompatibile, perché Fellini per troppa gente era noioso..

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    Alex Lugli

    13/12/2006 09:21:32

    Capolavoro immenso, il più bel film Neorealista della storia del cinema. Tutto al suo interno vive in armonia perfetta: sceneggiatura,dialoghi, personaggi, inquadrature. L'arte registica di Vittorio De Sica (in sinergia con Cesare Zavattini) al suo meglio ed apice artistico. L'immagine, ricca di pietà, di Antonio Ricci (accompagnato dal figlio Bruno) che senza bicicletta non può lavorare nel posto di attacchino appena assegnatoli è una delle figure più limpide e commoventi della storia della settima arte. E la ricerca di questa nella Roma del dopoguerra con tanta povertà, miseria ma anche tanta voglia di vivere ed andare comunque avanti al di là delle difficoltà è un affresco in immagini di una potenza visiva sublime e ricca di sentimenti. Tra i più bei film degli anni '40 e tra i 10-15 più belli di tutti i tempi, personalmente tra i miei 10 preferiti. Film fondamentale.

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    Massimo

    08/11/2006 00:24:56

    Che film meraviglioso! Il capolavoro del neorealismo italiano! Il miglior film di De Sica. Mi ha commosso fin dalla prima volta. Uno dei film per i quali ho atteso con ansia l'uscita in DVD. Non perdetelo e fatelo vedere ai vostri amici. Riscoprite tutti i film neorealisti di Vittorio De Sica!

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    Alberto

    08/07/2006 20:07:27

    Quando si parla del neo realismo, contano più le immagini delle parole. Capolavoro assoluto.

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    hermann

    25/06/2005 18:43:29

    Chi ha vissuto quel periodo, vedendo questo film, non può non provare un nodo alla gola, poichè la condizione di povertà era anche legata all'onestà. La vita era dura, ma le emozioni erano tante e sopratutto i sogni ti aiutavano a vivere meglio. Si cresceva con dei valori che alla fine ti facevano diventare uomo!!!!

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    maria

    22/03/2005 11:32:25

    E' un bel film, antico

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    mangiafilm

    21/02/2005 11:05:50

    In assoluto il film più commovente di tutti i tempi. ho pianto alla scena di Antonio che per disperazione decide di rubare una bicicletta e poi viene preso e accusato come il più infame dei ladri. guardatelo assolutamente

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    Sara

    13/09/2004 18:53:59

    Come si potrebbero raccontare, con delle semplici parole, le emozioni e i "dolori" che questo film riesce a provocare ogni qual volta lo si guarda?....se esiste un modo, vorrei tanto conoscerlo. E' la storia + bella, + intensa, e + appassionante che si sia mai vista, non solo nella storia del cinema. Chissà se Cristian De sica, se ne rende conto. Grazie.

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    ciccio

    06/09/2004 15:53:05

    Forse il più bel film italiano di tutti i tempi (insieme alla dolce vita).

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    Jacopo

    02/08/2004 19:09:36

    Manifesto del neorealismo italiano. De Sica sublime, chiunque ami il cinema deve vederlo, una pietra miliare in grado di regalare emozioni a chiunque!

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1948 - Oscar [Academy Awards] - Miglior film straniero

  • Film in bianco e nero
  • Produzione: San Paolo, 2016
  • Distribuzione: San Paolo
  • Durata: 90 min
  • Lingua audio: Italiano (Mono)
  • Lingua sottotitoli: Inglese; Italiano per non udenti
  • Formato Schermo: 1,33:1
  • Area2
  • Contenuti: biografie; filmografie; trailers