Lazzaro, vieni fuori

Andrea G. Pinketts

Editore: Feltrinelli
Edizione: 2
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20/02/2006
Pagine: 176 p.
  • EAN: 9788807814419
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    21/08/2016 06:58:26

    Dietro un perdente alla leggera il pensieroso grugno dell'uomo che legge dentro se stesso, un'alcolica malinconia teneramente echeggiante il grande Chandler, un linguaggio a tratti diretto, a tratti più attento alla riflessione importante, i ruvidi corteggiamenti spesso infruttuosi, nella sola simpatica parola, la vicenda drammatica che rompe ogni corteccia ludica. Qualcosa come una conoscenza interiore si stende pian piano nelle pagine, la strada dei ricordi ripresi, dei luoghi ritrovati, in una specie di passaggio dal ragazzo all'uomo che spaventa Lazzaro in modo imbarazzante; l'assalto del futuro, la frusta della responsabilità, l'addio ad una stagione di vita che egli non vuole salutare. Questo il tema di fondo del romanzo, che incrocia spesso in una bellissima ironia digressiva tutte queste voci di dentro, le abbraccia come in una morbida contraddizione perenne, come a voler offrire alla narrazione il polso di una triste risata, ricorrente e definitiva, a chiudere ogni sforzo verso chissà quale grande verità. "La conoscenza di una debolezza avvicina di più che la conoscenza di una virtù. La virtù annoia. E' una dichiarazione di redditi umani non tassabile. Mentre mettere le tasse su un tuo difetto per poi abbuonartele è, invece, l'inizio di una promettente complicità". Poi c'è la storia, la cruda morte di alcuni bambini, e lì parte, come in un'immatura e sentitissima rincorsa verso il giusto, l'indagine a scavare dentro questo mistero. Dunque caratteri sballati, famiglie ombrose, alleanze non semplici e risse all'ordine del giorno, un mago nano e un'atelier di donne suadenti, soffiate e coperture, fino alla straziante verità che disorienta e spezza. Lazzaro si butta con franchezza e sentimento in questo, perché "è questo che frega l'uomo, crede che non sia il caso, poi si accorge che forse lo era". Non si smette mai di fare a pugni:"Davide può anche uccidere Golia senza avvertire i Bookmakers".Ma la morale,sotto i tacchi ubriachi e le mascelle ferite, è salva.

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    AdrianaT.

    20/06/2014 10:31:29

    Ha una scrittura esilarante: battute a raffica, acute, sagaci, sarcastiche, brillanti, intelligenti come raramente si trovano in tale concentrazione in un libro di poche pagine. Nonostante la puzza del sigaro che aleggia per tutto questo rocambolesco gialletto, riesce ad inebriare con le divertenti trovate da marpione incallito, con tutti i suoi goffi slanci ed improbabili eccessi. Eclettico, colto, veloce e denso: fai fatica a stargli dietro - spesso frasi rilette due volte. "Quando fate ridere premeditatamente una donna, metà del lavoro è fatto. L'altra metà quando la fate piangere." A me non ha fatto piangere, ma la prima metà mi basta e mi avanza per apprezzare questo scrittore e personaggio sbalestrato ma efficace, dalla forma mentale sfuggente, difficilmente inquadrabile e per questo imprevedibile ed attraente. Il suo fascino è tutto qui, ma per me è sufficiente per un bel 4.

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    Francesco

    27/12/2011 19:17:32

    Che delusione!! Interrotta la lettura a metà volume. Noioso. Dal linguaggio stucchevole e lezioso, altro che "gioventù cannibale" ... Un'ironia che non fa ridere né sorridere, da romanzo rosa per educande del primo novecento.

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    francesco v

    17/12/2010 10:50:06

    Molto carino. Nel panorama desolante della letteratura di genere, un mix di umorismo e sana ironia conditi da un pizzico di suspense. A volte Pinketts esagera; qui mai. E poi diciamocelo, che belli gli autori che ci riconciliano con la lingua italiana. Bravo

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    Katiusha

    02/08/2008 07:17:34

    Ho capito subito che avrei apprezzato lo stile di Pinketts e la sua ironia e che avrei amato il suo Lazzaro che altro non è che il suo alter ego. In prima pagina l'autore lascia un messaggio che conclude dicendo: "... Mi sento obbligato a specificare che sia il Trentino che Bellamonte, come è noto, li ho inventati io.". Questo è Pinketts, colui che si autodefinisce GENIO, e non a caso. Il suo libro è carico di battute come queste, di ironia, è divertente e originale. Un noir che si legge in due giorni, un noir diverso, non violento. Essendo stato anche un giornalista investigativo, Pinketts conosce bene i retroscena del "male", e conosce anche i trucchetti adatti a smascherarlo. Il protagonista, il suo alter ego, è un eterno bambino che ritorna, prima di intraprendere nella sua città natale un lavoro che lo renderà adulto, a Bellamonte una cittadina che lo ha ospitato tutte le estati della sua adolescenza. Nella sua camera d'albergo trova un foglio di giornale stropicciato e sporco su cui qualcuno ha sottolineato dei passaggi. Ecco che Lazzaro, tra belle donne, vecchi amici e risse, si improvvisa detective e riesce a sbrogliare tutti i nodi della matassa. Lazzaro è un personaggio indimenticabile, non si può fare a meno di amarlo. E' divertente, spigliato, un grande fumatore di sigari e un grande bevitore di birra e di grappa. Non fa altro che mettersi nei guai, in guai da cui poi riesce ad uscirne sempre illeso e vincitore, grazie a ciò che noi chiamiamo Fattore C. Amante delle belle donne si destreggia, tra un'indagine e l'altra, tra ben 5 donne con le quali però non conclude nulla. Il mio primo Pinketts, sicuramente non l'ultimo!

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    Andrea72

    08/04/2006 19:31:45

    Il libro me lo aspettavo diverso, pur non avendo aspettative ben chiare e definite credevo di leggere qualcosa che mi facesse vedere il volto che ho sempre visto e sentire la voce che ho sempre udito, vi ho trovato qualcosa di molto più profondo, un'intimità e una profondità di pensiero che non mi ha stupito ma piacevolmente impressionato. Pensavo di ridere a crepapelle, non è successo anche se ho sorriso spesso, credevo di leggere parole di un funambolo narratore, anche un po' buffone ( ah, la prevenzione..) ma ho letto, invece, pagine di uno scrittore che ha una padronanza di linguaggio assoluta, uno scrittore che mi ha dato la sensazione di poter fare quello che vuole con la lingua italiana e nella maniera che vuole, e con una sensibilità fuori dal comune, Il romanzo è corto, sono appena 170 pagine, ma è così pieno di immagini, ogni riga così densa di significato, che anche solo venti pagine in più sarebbero diventate sfiancanti.Quello che doveva dire, nel modo in cui lo poteva scrivere è perfettamente incastonato dentro questo piccolo volume.Pinketts è un autore che merita di essere conosciuto, Sono in pochi a sapere scrivere come lui, e in pochi in grado di poter inserire in poche pagine così tanto talento e capacità narrativa, io non saprei dire quale suo romanzo debba essere letto per poter avere con un unico libro un'idea completa del suo mondo, forse uno solo non basta, di certo Lazzaro Vieni Fuori è un buon inizio per potersi innamorare delle sue parole e di quello che scrive, una volta fatta la sua conoscenza sarà difficile non ripromettersi di tornare a leggere, prima o poi, qualcosa di suo. Talentuoso, versatile, intelligente, ironico e profondo, romantico e irriverente Pinketts è uno scrittore che non può mancare nel proprio bagaglio personale di esperienza letteraria.

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    Solidea

    17/10/2005 16:50:17

    Io consiglio almeno un Pinketts nella vita e, come spesso accade, il primo è sempre il più autentico e spumeggiante. Per chi vuole cominciare a conoscere questo funambolico presuntuoso schizofrenico scrittore italiano

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    Greta

    04/07/2005 09:32:02

    Un trentenne che ritorna nei luoghi della sua adolescenza in un periodo di scelta e di svolta. Lazzaro sta diventando grande, e il cambiamento è interiore, progressivo e inesorabile. Deve decidere di calarsi nella realtà che noi poveri umani viviamo: il lavoro sicuro, la "sicurezza", il ruolo nella società che chiede sempre qualcosa in cambio: la perdita della spensieratezza. Ce la farà? Chinerà la testa? Questo affascinante personaggio sopra le righe torna a Bellamonte e si trova coinvolto in una serie di omicidi a sfondo sessuale. Questa è la trama, un libro thriller non dei più riusciti in questo genere, comunque scorrevole. Ma lo stile è veramente buono. Ironico a volte grottesco ma con delle riflessioni azzeccate e profonde. I personaggi che incontra sono descritti con un humor semplice e diretto. Ti chiedi "Ma li incontra tutti lui?" O tutte lui, perchè il libro è pieno di semi-Lolite avvenenti e immancabilmente attratte dal marpione. Spassoso, spassoso veramente, ma anche complesso nei pensieri e nelle considerazioni. Il Lansdale italiano? A mio parere sono diversi. Il GRANDE LANSDALE è più volgare e più diretto, meno riflessivo forse. E' più crudo, o forse dovrei dire più crudele, perchè prende certi aspetti della nostra vita e li esaspera al massimo così sei costretto a sbatterci il naso e a capire. Pinketts ha un umorismo più spensierato, è più dolce. Mi sembra di capire (leggendo di lui) che il protagonista e lo scrittore abbiano molti punti in cumune, questo fascino immaturo e a volte triste, questa voglia di non crescere mai e di non perdere mai il treno. Qualunque treno. Ho già pronto il suo secondo libro, per farmi un'opinione più precisa.

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    Ceia

    08/03/2005 20:24:01

    E’ un giallo? Beh. La trama è un pretesto, non vi è alcun dubbio, ma si, è una specie di giallo. Ci sono dei bambini assassinati, dei personaggi strani e una sorta di protagonista che si improvvisa investigatore. Fin qui tutto ok. Solo che. Lazzaro, vieni fuori sta ad un libro giallo come Scary Movie sta ad un film thriller. Tutto è sopra le righe, le situazioni sono surreali, a tratti farsesche e, soprattutto, ogni cosa è farcita da contorsionismi “letteralmente” letterari. Farciture che però non sono mai indigeste, dato che nemmeno l’autore si prende sul serio. Anzi. Secondo me ride da solo di certe cavolate che scrive… J In alcune parti è addirittura un pochetto incontinente. Snocciola in continuazione battute, ci ricama sopra, ci fa il doppio senso, il triplo, il quadruplo e il quintuplo. E a volte non si ferma. Continua. Ma rivela una stupefacente padronanza della lingua italiana, che è il vero valore del libro. Una sorta di manuale del “che cosa si può fare giocando con la lingua italiana”, che ti lascia addosso, oltre alle risate, uno stupore reverenziale. Pinketts è molto bravo con le parole. Molto. Al punto che, se la smettesse di far sempre lo scemo… con le capacità che ha…

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    ant

    09/02/2005 16:45:45

    Troppo decantato dai chi mi ha preceduto nel commento, salvo qualche facezia e qualche freddura, il succo è proprio misero

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    Albys

    09/01/2005 10:28:57

    Primo incontro con lo spumeggiante Pinketts, scrittore veramente originale e divertentissimo. Chiariamo subito una cosa: Pinketts non scrive thriller tradizionali, e forse i suoi libri non sono neppure thriller perchè la tensione - vista la quantità di battute inserite nel testo - è praticamente messa nel cantuccio. Nonostante questo, ci sono morti e scorrettezze tipicamente gialle per non dire noir, che Pinketts prende a pretesto per far scorrazzare la sua penna veramente estrosa e abilissma nel giocare con le parole. Un Joe Lansdale italiano, creatore quindi di storie sempre sopra le righe e a tratti bizzarre, che però si differenzia dallo scrittore texano per due cose: una maggiore capacità di usare le parole per sottilissimi numeri di acrobazia letteraria, e una cultura nettamente superiore che gli permette citazioni dotte e una maggiore riflessività. Questo primo episodio della saga di Lazzaro Sant'Andrea è carino, a tratti davvero esilarante, e se letto senza attendersi una trama spettacolosa (qui c'è appena la sufficienza) o intrecci particolarmente studiati sicuramente piacerà e sorprenderà. Un numero colossale di battute (a volte forse esagera, però va detto che questo Pinketts ha un'arguzia veramente notevole) e alcuni passaggi riflessivi davvero molto riusciti. Il libro più ripieno di vanità ed ego che abbia mai letto. Pinketts, tramite il suo alter-ego Lazzaro, ci tiene a far vedere quanto si consideri figo e intelligente e la sua prosa è una vera eruzione di testosterone e gigioneria. Ma in fondo non irrita, perchè il soggetto è davvero una sagoma. Ricordi giovanili, gaudente malinconia, paura di vivere una vita seria e grigia, violenza, giochi di corteggiamenti multipli. Un romanzo breve ambientato nella splendida montana Bellamonte, località del Trentino molto più che ridente. Sì, è bravo. Un po' assurdo. E mi piace. Sì sì. :-)

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    laura

    09/02/2004 20:18:06

    grandioso inizio di una serie avvincente che si tinge di giallo e di noir

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    Francesco Rosano

    27/11/2003 16:43:55

    Un grande romanzo d'esordio punto e basta: (anzi due punti)

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    moneo

    25/03/2003 19:12:30

    troppe volte si leggono romanzi avvincenti e alla fine....che bello!....che palle! grande G.enio! gran bel libro, anche avvincente!Tra l'altro.

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    ilcolonnello

    11/11/2002 21:27:09

    la prima volta di Lazzaro. Niente male, un giallo interessante da un autore interessante, grande ironia e piacevole lettura. Non è poco, credetemi

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    Giampa

    08/02/2002 16:16:05

    Lazzaro è un personaggio che tutti vorremmo conoscere e da cui vorremmo ereditare arguzia e ironia... Un libro divertente e intelligente, che fotografa una "tranquilla" periferia italiana solo apparentemente surreale.

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