Leopardi

Pietro Citati

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Editore: Mondadori
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 30 maggio 2016
Pagine: 448 p.
  • EAN: 9788804667193
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Al principio della sua vita, Giacomo Leopardi era felice. Nell'infanzia, gioia, furia, "allegrezza pazza" riempivano le sue giornate. Poi l'infelicità piombò su di lui. Un "sistema di malattie" si impadronisce del suo organismo. Giacomo non sente più né la natura né la bellezza; il sentimento, l'entusiasmo si dileguano. Non gli resta che sopportare: arte in cui diventa, in pochi anni, un maestro. Ma la sua mente è innamorata delle contraddizioni, dei rovesciamenti e degli sdoppiamenti. Così, continua a ricercare la felicità, pur sapendo che è un'impresa disperata. La insegue nel piccolo, accogliente mondo aristocratico-borghese di Bologna; a Pisa, nella tenue aria primaverile; a Firenze, tra le luci autunnali del lungarno; tra i gelati, le pasticcerie e i panorami di Napoli. Vive quasi tutto il resto della sua vita celando i dolori, le angosce, la desolazione, le passioni, la solitudine, il dono di essere un genio immenso. Pietro Citati ci conduce attraverso la vita di Leopardi fino al cuore segreto della sua opera. Ci sono in questo libro alcune importanti novità biografiche e molte letture fresche e originali. Ma c'è soprattutto, come avrebbe voluto Leopardi, la capacità di immedesimarsi nello scrittore, di seguire ogni minimo impulso del testo, fino a creare una nuova opera, vibrante e appassionata.
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    Tiktaalik

    19/08/2016 15:20:01

    Per chi fosse interessato alla biografia del poeta,il libro è ricco di dettagli.Non so però fin a che punto ci si possa completamente fidare di Citati nella descrizione dei versi.Nel capitolo conclusivo ci sono considerazioni su La ginestra,ma non comprendo perchè venga ritenuta banale l'auspicata solidarietà tra gli uomini contro la natura maligna,non è che la fede tolga a Citati obiettività?Altro che non mi è piaciuto,uno è la prolissità,concetti ripetuti non una volta non due non tre,ma CENTINAIA,per dirla come i Gatti,due è che a volte sembrava di leggere il pensiero non di Leopardi,ma del critico,che invece dovrebbe muoversi a margine di un artista,non oscurarlo con le proprie convinzioni.Dove possibile è meglio leggere le parole autentiche del poeta,se riportate,e che già di per sè non tolgono dubbi su vari aspetti,ad esempio la possibile omosessualità di Leopardi.Riguardo alla psiche malata,Citati afferma che Leopardi soffriva di depressione psicotica,"come riconoscerà qualsiasi persona che ne abbia esperienza diretta o indiretta".Ecco io non auguro a nessuno di avere tale esperienza,che se non curata porta spesso al suicidio,e non comprendo la sicurezza dell'affermazione.La depressione maggiore toglie ogni entusiasmo,mentre Leopardi aveva almeno la passione della letteratura.E' passato alla storia come il cantore universale della disillusione umana,perchè questo avvertiva nelle sorti falsamente magnifiche e progressive,mi pare azzardato ridurre tutto ad una patologia,da un lato non si vuol derivare il pessimismo di Leopardi dai suoi mali fisici,e poi si tira in ballo la depressione.Cito un passaggio di Carmelo Bene in una trasmissione:"sempre caro mi fu quest'ermo colle" a scuola diviene "questa collina mi è sempre piaciuta" perchè si vuol sempre riportare tutto nella comprensione,nel pratico.Ecco,Bene ha dimostrato che si può dire tanto di Leopardi con poco, senza la ridondanza che purtroppo ha accompagnato questo testo.

  • Pietro Citati Cover

    Critico e scrittore italiano. Collaboratore di riviste («Paragone», «Nuovi Argomenti») e quotidiani («Il Giorno», «Corriere della Sera», «la Repubblica»), è condirettore della Fondazione Lorenzo Valla. Lettore acuto e raffinato, estraneo a scuole e correnti, coltiva un modello di accostamento mimetico al testo – sulle orme di Sainte-Beuve – capace di ricreare i valori poetici dell’autore analizzato. In monografie e raccolte di saggi di largo successo Citati ha rievocato grandi temi e personaggi della cultura antica e moderna, inclusa quella orientale: Goethe (Mondadori 1970; Adelphi 1990, premio Viareggio); Il tè del cappellaio matto (Mondadori 1972); Immagini di Alessandro Manzoni (con E. Milano, 1973... Approfondisci
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