Lettere alla fidanzata (1873-1939) - Sigmund Freud - copertina

Lettere alla fidanzata (1873-1939)

Sigmund Freud

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Traduttore: M. Montinari
Collana: Gli archi
Anno edizione: 1990
In commercio dal: 25 settembre 1990
Pagine: X-448 p.
  • EAN: 9788833905747
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FREUD, SIGMUND / SALOMé, LOU ANDREAS, Eros e conoscenza. Lettere tra Freud e Lou Andreas Salomé 1912-1936

FREUD, SIGMUND / JUNG, CARL GUSTAV, Lettere tra Freud e Jung 1906-1913

FREUD, SIGMUND, Lettere alla fidanzata e ad altri corrispondenti 1873-1939

FREUD, SIGMUND, Lettere a Wilhelm Fliess 1887-1904
recensione di Mancia, M., L'Indice 1991, n. 6

Freud era un sollecito corrispondente: come ci informa suo figlio Ernst, era "un epistolografo di rara coscienziosità, che sbrigava la sua vasta corrispondenza scrivendo di proprio pugno". Si sa da più testimonianze che egli rispondeva personalmente a ogni lettera, dedicando a questa attività ogni minuto che le analisi gli lasciavano libero. Non meraviglia dunque che nell'arco di più di sessant'anni, dal 1873 al 1939, quando muore, Freud avesse scritto moltissime lettere, alcune delle quali, scritte a pazienti, sono rimaste strettamente personali, mentre altre hanno potuto, per nostra fortuna, arrivare alle stampe.
Gli epistolari che Bollati Boringhieri ci propone ora in edizione economica sono vari e di varia natura. Vanno dalle lettere alla fidanzata e ad altri corrispondenti, a quelle dirette a Lou Andreas Salomé, e ad altre - fondamentali per conoscere aspetti sotterranei della storia della psicoanalisi - dirette a C. G. Jung. Ci sono poi lettere sulla religione e sulla fede, frutto di una relazione epistolare intrattenuta con il pastore Pfister.
Il carteggio con Wilhelm Fliess (dal 1887 al 1904) viene riproposto nell'edizione integrale a cura di J. M. Masson, con 133 esemplari omessi nella precedente edizione curata con qualche maliziosa censura da Anna Freud e Ernst Kris. Nell'attuale raccolta figurano anche le minute, riflessioni, scalette, considerazioni che hanno accompagnato la nascita del pensiero psicoanalitico. Pensiero che si distacca da Breuer, rappresentante di un metodo scientifico codificato, per avvicinarsi a Fliess che rappresentava, per la bizzarria di alcune sue ipotesi, l'apertura verso l'avventura eterodossa. L'interesse di questa raccolta è noto: vi compaiono le lettere dal marzo 1895 all'aprile 1896 che rivelano il doloroso e per certi versi inquietante episodio di Emma Ekstein, che Freud sembra quasi abbia voluto sacrificare alle idee deliranti di Fliess sul rapporto tra mucosa nasale e patologia della sessualità. Fliess si rivela qui anche un cattivo chirurgo ma Freud cerca disperatamente di salvare la sua immagine. Le lettere ci permettono di capire perché un rapporto così eccezionale si interruppe bruscamente nel 1904. Fliess accusa Freud di aver trasmesso a Weininger, il giovane filosofo autore di "Sesso e carattere", morto suicida a ventotto anni, le sue idee sulla bisessualità. Freud si difende mentendo nella lettera del 23 luglio 1904, ma finisce per ammettere di aver rivelato a Weininger, tramite Swoboda, il segreto, non senza aver rimproverato Fliess di occuparsi di lui solo per ragioni così "futili". Ragioni che in realtà tanto futili non erano se l'idea della bisessualità umana rappresentava il contributo più originale di Fliess che lo stesso Freud poco dopo dovrà sviluppare e integrare nelle sue teorie. Nel 1904 Freud chiude la sua relazione con Fliess. Ma nell'aprile del 1906 ne apre un'altra, altrettanto difficile, ma anche questa essenziale per la crescita della psicoanalisi e la definizione della sua identità scientifica. Jung e Freud erano uomini diversi per natura, cultura e religione. Ma c'erano interessi comuni che ne catalizzavano l'unione: per Jung era la concreta possibilità di uscire dalla sfera di attrazione di Breuer, per Freud quella di vedere confermate, per vie sperimentali, le sue intuizioni sulle associazioni libere e di portare la psicoanalisi al Burgholzli, cioè all'interno della cittadella della psichiatria d'avanguardia internazionale. L'accordo tra i due membri sembra straordinario e denso di promesse e le lettere riflettono l'apprezzamento reciproco, la fiducia, l'affetto, le opinioni su vari problemi professionali e sui colleghi ("Monakow è tornato a fare 'acte de présence' - scrive Jung - ma è stupido come prima").
Vengono scambiate anche notizie familiari che, grazie a Emma Jung, contribuiscono a rendere l'amicizia più solida. Tuttavia, a leggere con attenzione le lettere, fin dai primi anni si possono scoprire delle ombre, specie sul problema della sessualità ("Il positivismo della sua esposizione può incutere spavento", lettera di Jung dell'ottobre 1906). Non meraviglia quindi che il contrasto più profondo sul concetto di "libido" si manifesti apertamente nelle lettere di Jung del 1909 ("le mie difficoltà sul problema della libido e anche in tema di sadismo derivano evidentemente dal fatto che non ho ancora adattato abbastanza il mio atteggiamento al Suo") e del 1911 ("Sono del parere che il concetto di libido contenuto nei "Tre Saggi" debba venire ampliato sotto l'aspetto genetico se si vuole che la teoria della libido possa essere applicata alla 'dementia praecox'").Ma in quest'ultima lettera del 14 novembre 1911 il disaccordo investe anche il problema della religione ("È assai opprimente per me che Lei scenda in campo anche nella sfera della psicologia della religione") che di fatto Freud aveva affrontato in una importante lettera del 2 gennaio 1910, in cui annoverava tra le sue intuizioni più geniali quella di essere stato colpito dal fatto che "il bisogno di aiuto infantile... nell'uomo dura tanto più a lungo che negli animali... A partire dall'infanzia egli non è più in grado d'immaginarsi un mondo senza genitori e si concede il lusso di un dio giusto e di una natura buona, le due più gravi falsificazioni antropomorfe del mondo che l'uomo mai potesse operare".
L'affondo più deciso e risentito che Jung porta a Freud è nella lettera del 18 dicembre 1912. Uno scatto d'ira apparentemente provocato dall'accenno a un'interpretazione di un suo lapsus da parte di Freud (lettera del 16 dicembre 1912). Qui Jung accusa Freud di trattare i suoi allievi come pazienti e quindi degradarli al ruolo di figli nevrotici mentre lui rimane ben assiso nel ruolo di padre libero da nevrosi. "Fin quando lei - scrive Jung - continua ad usare questo sistema le mie azioni sintomatiche non mi fanno n‚ caldo n‚ freddo, perché non hanno la minima importanza di fronte alla grossa trave che il mio fratello Freud ha nell'occhio. Io infatti non sono assolutamente nevrotico, Dio me ne scampi e liberi! ... Lei sa bene fin dove arriva un paziente con l'autoanalisi: non vien fuori dalla nevrosi, proprio come Lei. E allora, quando lei stesso si sarà liberato interamente dai complessi e la smetterà di giocare al padre coi Suoi figli, dei quali sottolinea costantemente i punti deboli, prendendo invece di mira una buona volta se stesso, allora mi addentrerò in me e liquiderò in un colpo solo il mio perverso dissidio con me stesso nei Suoi confronti".
L'impressione che se ne trae è quella di una pesante 'pelea de gallos', che diventa tanto più significativa e sconcertante se si tenta a questo punto un paragone con un altro straordinario epistolario: quello che Freud ha iniziato con Lou Salomé nel 1912 (anno in cui stava tramontando la stella di Jung) continuandolo fino al 1936. Lou appare subito ai suoi occhi come una meteora discesa dal cielo; in questo condividendo il sentimento di Nietzsche, altro grande ammiratore di questa personalità straordinaria ma perdutamente narcisista. Da queste lettere esce una Lou consapevole del suo talento, orgogliosa e arrogante, provocatrice ed esibizionista, anche nel suo sentirsi amorale. Peccati che devono esserle costati assai ma nei quali non deve essersi troppo perduta se nel 1887 decide di fare un matrimonio "bianco" con l'iranista Friedrich Andreas e se con Paul Rée che l'adorava vive come una sorella per ben cinque anni, fino al suo matrimonio.
Lou si innamorerà della psicoanalisi attraverso Rainer Maria Rilke che tuttavia non l'accetta per sé, per la falsa paura di perdere la propria creatività. La sua vocazione esplode dopo il congresso di psicoanalisi di Weimar del 1911 cui assistette e che fu l'oggetto della sua prima breve e timida lettera a Freud (27 settembre 1912). Fin dalle prime lettere, Lou e Freud appaiono impegnati in una reciproca idealizzazione. Freud scrive lettere (come quella del 10 novembre 1912) dense di galanteria e seduzione da vecchio gentiluomo, consapevole del suo fascino di professore. Lou lavora per il movimento psicoanalitico: è il suo modo di tenere vicino Freud. Gli scrive di casi clinici chiede consigli e opinioni, oltre a parlare delle sue vicende più personali. Un innamoramento reciproco nell'accezione più ideale e sublime del termine, che non deve aver subito crisi nel corso della loro esistenza se ancora nell'ultima lettera del maggio 1936 Freud le scrive: "Solo che dopo ogni Sua lettera, mi rimane l'impressione di saper troppo poco di Lei. La notizia che maggiormente mi rallegrerebbe sarebbe di sapere che una lieve operazione Le restituirà molto presto l'uso dei Suoi begli occhi intelligenti".
D'altra parte Freud era assolutamente costante negli affetti, almeno con le donne della sua vita. Ne è un esempio la sua relazione con la fidanzata e moglie Martha Bernays, con cui ha intrattenuto un epistolario dei più delicati e umani ("non bisogna fare economia di tenerezza"), che rispecchiano la natura, la sensibilità, la profondità del sentire di un uomo dell'Ottocento, ma anche una 'souplesse' e un'ironia straordinarie. La prima lettera a Martha è un testamento spirituale e una promessa, cui manterrà fede per tutta la vita: "Mi stordisco con il lavoro, e mi consolo con la certezza che Martha rimarrà mia finché rimarrà Martha". E più oltre: "Sono così esclusivo quando amo". Il lavoro incessante, in realtà, non ha mai stordito Freud ma anzi ne ha aumentata la creatività e la profondità e quanto a Martha, mai rapporto è stato più solido, solidale e al di sopra di ogni trauma, anche quando il trauma significò la perdita di un figlio.
Dalle lettere alla sua "dolce principessina" si apprendono tanti particolari della vita di Freud, come quello della sua amicizia per von Fleischl che ammirava e invidiava e che avrebbe dovuto morire dopo poco.
Freud si intratteneva a descrivere anche questioni più tecniche attinenti al suo lavoro di istologo, ad esempio cercava di spiegare a Martha con parole semplici i metodi di colorazione del sistema nervoso centrale che allora (siamo nel 1883) stavano entrando nella scena neuroscientifica.
Nell'epistolario sono raccolte anche lettere indirizzate ad altri interlocutori, tra cui Arthur Schnitzler cui Freud riconosce, non senza meravigila e con una punta di invidia, una fine capacità di analisi dei sentimenti umani; Stefan Zweig, Ludwig Binswanger, James Putnam, Georg Groddeck - che lo preoccupa perché rivendica la priorità della scoperta dell'inconscio -, Maria Montessori, Edoardo Weiss, Albert Einstein, Thomas Mann. Ma quella che più mi ha intenerito è la lettera diretta alla figlia Mathilde. Come un padre profondamente sensibile ai problemi della figlia, forse un po' troppo preoccupata per il suo fisico, Freud la rassicura: "Non è in realtà, la bellezza delle forme a decidere sul destino di una fanciulla, bensì l'impressione della sua personalità... Perciò io sono sempre stato tranquillo sul tuo futuro. I giovani ragionevoli sanno che cosa debbono cercare in una donna: la soavità, la serenità e la capacità di rendere loro la vita più bella e più facile".
L'epistolario termina nel 1939, pochi mesi prima della morte di Freud. In una commovente lettera a Marie Bonaparte egli ha il presentimento della fine, perché sente che gli oggetti della realtà stanno cambiando e lo stanno lasciando ("Neppure la penna è ormai la medesima, essa mi ha lasciato come il medico personale e altri organi esterni"). Il carcinoma lo ha reso totalmente dipendente dalla figlia Anna e si augura la morte: "Qualcosa che troncasse questo crudele processo verrebbe molto a proposito".
  • Sigmund Freud Cover

    La sua famiglia si trasferì a Vienna nel 1860 a causa di difficoltà economiche e Sigmund visse in quella città fino al 1938 quando l'annessione dell'Austria alla Germania nazista e la sua condizione di ebreo lo costrinsero ad emigrare a Londra. Frequentò per otto anni l'Istituto Superiore "Sperl Gimnasyum", sino alla maturità. Si iscrisse a medicina, facoltà che frequentò con forte senso critico fino alla laurea conseguita nel 1881. Dopo la laurea andò a Londra, ma ritornato iniziò a lavorare in un laboratorio di zoologia di Vienna dove prese contatto con il darwinismo. Passò quindi a lavorare in laboratorio all'Istituto di Fisiologia dove condusse importanti ricerche in ambito neuro-istologico. Dopo sei anni... Approfondisci
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