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John Rawls

Curatore: B. Herman, S. Veca
Traduttore: P. Palminiello
Editore: Feltrinelli
Collana: Campi del sapere
Anno edizione: 2004
Pagine: XX-419 p. , Brossura

29 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Filosofia - Etica e filosofia morale

  • EAN: 9788807103773
Questo ottimo libro dà un ulteriore contributo, se ce ne fosse ancora bisogno, a fare entrare John Rawls (1921-2002) nella ristretta lista dei pensatori della seconda metà del secolo XX che sono giunti a elaborare una concezione filosofica con un'originalità e un'ampiezza di approfondimento paragonabili a quelli raggiunti dai classici del passato. Con la traduzione italiana di questo libro, originariamente pubblicato nel 2000 a cura di Barbara Herman, il lettore italiano ha ora a disposizione tutto l'insieme delle opere di Rawls: da Una teoria della giustizia (Feltrinelli, 1971) a Liberalismo politico (Edizioni di Comunità, 1993) e Il diritto dei popoli (Edizioni di Comunità, 1999). L'ampia accettazione dell'autorevolezza di Rawls è stata recentemente sancita da un'imponente raccolta di saggi in uno dei volumi della serie di "Cambridge Companion" dedicata ai grandi della filosofia ( The Cambridge Companion to Rawls , a cura di Samuel Freeman, Cambridge University Press, 2003).
Il volume delle Lezioni di storia della filosofia morale documenta un'attività di Rawls che può essere apprezzata sia da chi non ne condivide - come accade a chi scrive - la peculiare proposta etica in termini di contrattualismo razionalistico, sia da coloro che non condividono la tendenza della filosofia angloamericana a concentrarsi solo sui problemi di oggi, lasciando da parte la storia della cultura e dando così spesso l'impressione di ripresentare, in modo rozzo e approssimativo, idee che ben altro approfondimento hanno trovato nei grandi pensatori del passato. Infatti questo libro documenta la particolare cura e professionalità con cui Rawls, nel corso della sua attività di insegnamento a Harvard dal 1971 al 1991, si è confrontato con la storia dell'etica. Come lui stesso ha spiegato: "Impariamo la filosofia morale e politica - e in effetti qualsiasi parte della filosofia - studiando gli autori che ci fanno da modello, quelle celebri figure che hanno compiuto tentativi meticolosi nell'ambito della filosofia; e se siamo fortunati, possiamo trovare un modo per superarli".
In accordo con questa impostazione, una parte delle lezioni di Rawls a Harvard svilupparono un'attenta lettura di una serie di testi di alcuni grandi pensatori del passato: di volta in volta vi rientrarono Aristotele, Hobbes, Locke, Hume, Rousseau, Kant, Marx, Mill, Sidgwick. Ma, come documenta il volume di cui ci occupiamo, l'interesse prevalente fu rivolto alle opere di Hume e di Kant, a integrazione e spiegazione delle quali Rawls aggiungeva la discussione di alcune sezioni di opere di Leibniz e di Hegel. Questa attenzione per la storia dell'etica era tutt'altro che superficiale, dato che nel suo stesso lavoro teorico Rawls aveva rinnovato la riflessione morale, attingendo a risorse messe a disposizione dalla conoscenza approfondita delle dottrine del passato. Infatti, quando Rawls, nel decennio tra il 1960 e il 1970, contestava il quadro di riferimento della teoria etica, introducendo l'attenzione per le questioni normative della giustizia sociale, si impegnava anche a superare l'approccio sostantivo proprio dell'utilitarismo. Rawls poteva realizzare questo radicale rinnovamento presentando una teoria della giustizia sociale che recuperava l'impianto della tradizione contrattualista, i cui strumenti, concetti e categorie egli era giunto a padroneggiare attraverso una frequentazione costante dei testi di Locke, Rousseau e Kant.
In queste Lezioni , però, Rawls non si limita a suffragare la tesi, se vogliamo ovvia, dell'importanza della conoscenza delle grandi opere filosofiche del passato, ma sviluppa anche nel dettaglio l'esemplificazione di un modo di lettura di queste opere, considerato come il più fertile per il lavoro teorico in filosofia, e presenta una sorta di canone delle pagine essenziali per impadronirsi della capitale della filosofia morale. Per quanto riguarda il modo di leggere i testi del passato, Rawls non ritiene adeguata la prospettiva di quegli storici della filosofia o dell'etica che sono continuamente preoccupati di segnare la lontananza temporale tra il contesto in cui vanno inserite opere come il Trattato sulla natura umana di Hume o la Critica della ragion pratica di Kant e quello in cui si svolge la nostra attuale riflessione teorica. Contro l'idea che questi testi del passato debbano essere solo letti guardando alle loro fonti, alle questioni particolari del loro tempo e alle dottrine a cui reagivano o che eventualmente intendevano sviluppare, Rawls fa valere la tesi di una loro diretta fertilità teorica.
Un'impostazione che non ha mancato di colpire quanti seguivano le sue lezioni, dato che molti studiosi di grandi pensatori del passato hanno richiamato la lezione di Rawls come ispiratrice della loro ricerca storiografica (un esempio di questa fortuna di Rawls maestro di storiografia è il volume di saggi dal titolo Reclaiming the History of Ethics. Essays for John Rawls , a cura di Andrews Reath, Barbara Herman e Christine M?. Korsgaard, Cambridge University Press, 1997).
Secondo Rawls, dunque, anche se non bisogna cadere nell'equivoco di credere che i grandi pensatori del passato affrontassero i nostri stessi problemi (e che in definitiva agli esseri umani si ripresentano sempre delle questioni eterne), possiamo comunque imparare da loro come ci si deve muovere sulla strada di una riflessione che, come quella filosofica, vuole essere approfondita, scrupolosa in tutti i suoi passaggi e sempre alla ricerca della soluzione migliore. In effetti queste Lezioni ci accompagnano per mano a ricostruire la trama argomentativa e un approfondimento coerente di un punto di vista del tutto peculiare, che troviamo espresso da Hume nel Trattato e nella seconda Ricerca , da Kant nella Fondazione o nella Ragion pratica , ma ovviamente anche da Leibniz nei Saggi di teodicea , da Hegel nella Filosofia del diritto , ecc.
Come Rawls si impegna a mostrarci, la natura filosofica di questi testi non si coglie contestualizzandoli in una specifica fase della storia delle idee, o vedendoli come risposte più o meno riuscite a problemi eterni, ma proprio cercando di rendere al meglio il dettato delle loro analisi e argomentazioni. Perciò, nel leggere i testi su cui si concentra lo sforzo principale di Rawls, l'obiettivo non è quello di appropriarsi delle diverse concezioni etiche che vi vengono espresse, né quello di criticarli mostrando dove essi errano, ma di farne emergere i punti di forza teorici, secondo quello che era l'intento costruttivo proprio dell'autore. Come spiegava Rawls: "L'obiettivo di queste lezioni è essenzialmente esaminare i testi e cercare di presentare un'interpretazione forte ma ragionevolmente accurata della dottrina che esprimono. Non esporrò la prospettiva, diciamo di Hume, per poi passare a criticarla, mostrando quanto meglio si potrebbe fare adottando qualche punto di vista della filosofia contemporanea. Alcune osservazioni critiche le proporrò certamente, ma in modo parsimonioso e solo se fondamentali. Il nostro obiettivo dovrebbe essere comprendere Hume (e gli altri autori) in quella caparbia adesione alle proprie posizioni che egli talvolta manifesta. È un atteggiamento che può essere attribuito a qualsiasi autore degno di studio e di una riflessione attenta, e quelli che studiamo lo sono certamente".
Soffermiamoci infine, sia pure brevemente, sugli altri due nuclei del discorso di Rawls sulla natura della filosofia morale e sulle questioni per essa decisive. L'utilità del volume sta infatti anche nell'offrirci, attraverso la scelta di autori e testi su cui concentrarsi, una sorta di addestramento introduttivo alla filosofia morale. Come ci ricorda Barbara Herman, in realtà Rawls non si proponeva con queste sue lezioni di affrontare tutta la filosofia morale, ma più specificamente il settore della "psicologia morale", che considerava come preliminare al riconoscimento e alla comprensione dei modi in cui una concezione morale si presenta nella vita umana. Rawls ritrova nelle pagine di Hume, Kant, Leibniz e Hegel proprio questo lavorio teso a cogliere il modo in cui le principali questioni della moralità si presentano nell'esperienza di tutti. Questo approccio, dunque, ci suggerisce quali siano le questioni centrali poste dalla vita morale: essenzialmente, come essere liberi sia da un punto di vista metafisico, sia dal punto di vista delle relazioni civili; come essere motivati dall'obbligo morale; come riuscire a far valere una qualche forma di razionalità pratica.
Questa agenda per la filosofia morale si presenta talvolta nelle pagine di Rawls più come ricavata dalla sua particolare prospettiva che come indotta dai testi che legge. Da ciò derivano alcuni limiti delle sue interpretazioni, quali ad esempio: criticare le riflessioni di Hume perché non vi si ritrova una concezione del ragionamento pratico, senza tenere conto che il centro della filosofia morale del Trattato stava nel limitare fortemente il ruolo della ragione in etica; interpretare la razionalità pratica di Kant in un senso così fortemente antiformalistico da spingere qualcuno (ad esempio Burton Dreben) a mettere in dubbio la presenza di una radice kantiana nel costruttivismo di Rawls. Ma, accanto a queste chiusure interpretative, le Lezioni sembrano tutte orientate su una strada, per così dire, più liberale. Proprio elaborando il suo approccio dall'interno ai grandi testi di filosofia morale, Rawls sembra spuntare una lancia a favore di una qualche sorta di pluralismo.
Se l'obiettivo di chi legge i grandi testi della filosofia morale del passato è quello di fare in modo di apprezzare per ciascuno di essi la linea lungo la quale l'autore, caparbiamente e con risolutezza, si spinge per guadagnare la soluzione migliore, non potremo, alla fine di tutto questo, che considerare come un impoverimento e una forma di riduzionismo lo sforzo di ricondurre a unità questo campo di riflessione.

Eugenio Lecaldano