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Valentina Pattavina

Editore: Fanucci
Anno edizione: 2010
Pagine: 244 p. , Brossura
  • EAN: 9788834716229

Recensioni dei clienti

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    Felix

    27/07/2010 17.01.42

    Non capisco, sinceramente non capisco. Come può essere trovato piacevole e divertente un libro del genere, duecentocinquanta pagine di scrittura piatta e prevedibile, di trovate senza originalità, di personaggi improponibili e senza spessore? Ma leggere non doveva servire a sviluppare il senso critico?

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    Benedetta

    13/07/2010 09.48.06

    L'ho comprato perché mi aveva incuriosito la definizione di "black comedy" sulla copertina. Alla fine sono stati soldi ben spesi. I personaggi sono divertenti e la storia scorre liscia che è una bellezza, senza pretese di lanciare messaggi ai posteri (cosa che nei libri mi irrita profondamente) ma solo di far trascorrere delle ore piacevoli con uno sviluppo comunque non scontato. Per dirla ancora meglio, mi è sembrato un modo molto originale di affrontare un racconto. Bella l'idea della trama misteriosa che si sviluppa insieme a quella del vissuto della protagonista. Personalmente lo consiglio e anzi saprò cosa regalare agli amici.

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    emma

    09/07/2010 10.06.37

    Dopo aver letto numerose recensioni positive a proposito di questo libro, ho deciso di comprarlo... quello che ho scoperto è una voce femminile lieve e profonda. Lieve perché non calcata su eccentrici tentativi di stupire il lettore, ma calibrata in un flusso bilanciato di osservazione e riflessione sostenuto da una lingua accurata; profonda in quanto anche in un ambiente tipicamente provinciale in cui si intrecciano vite all’apparenza ordinarie riesce a far emergere un senso delle cose più denso...

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    martina

    05/07/2010 15.47.56

    Io ho trovato La libraia di Orvieto una lettura molto piacevole. Il libro coinvolge fin dalle prime pagine, e non solo per la curiosità di vedere svelato il mistero di un uomo ritrovato impiccato nei boschi di Orvieto. Il carattere dei personaggi è delineato con abilità, e la narrazione procede senza intoppi alternando le riflessioni intime della protagonista Matilde allo sguardo molto lucido sulla vita di provincia, con le sue dinamiche, le sue contraddizioni e i suoi ritmi. La libraia di Orvieto ha il sapore di un buon vino sanguigno, che racchiude la saggezza di chi conosce il tempo giusto per ogni cosa.

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    ianì

    04/07/2010 22.44.41

    Ho letto il libro per curiosita' viste le origini catanesi dell'autrice e l'ho trovato carino e godibile...tipicamente estivo!

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    claudia

    04/07/2010 16.51.42

    Non amo usare giri di parole, questo è un brutto libro, spacciato per un giallo, che non è,le descrizioni di Orvieto sono ben poca cosa, i personaggi, caricature, uno spreco di erudizione fine a se stessa, con citazioni che lasciano indifferenti, anzi tendono ad infastidire. Molto delusa, avevo letto recensioni estremamente positive, ma non condivido affatto.

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    Federica

    29/06/2010 16.17.13

    Un romanzo che contenga, già solo nella prima pagina e a poche righe di distanza l’una dall’altra, le espressioni: “il fruscio delle foglie agitate dal vento”, “la luce che filtra dalle fronde degli alberi” e “il tronco ampio e nodoso” ha scelto forse in partenza di rivolgersi ad un lettore poco smaliziato. Cerca poi di catturare la curiosità anche di quello più accorto grazie al trucco di un cadavere che compare quasi immediatamente come misterioso antefatto e consente di dare l’etichetta di giallo ad una storia altrimenti debolissima, che sbilancia fortemente l'Io narrante dalla parte dell'Io autoriale. Perché poi Orvieto? Le intenzioni annunciate lascerebbero pensare ad un omaggio alla città, ma è una promessa che si perde per strada, tra qualche tragitto in bici e una visita turistico-sentimentale al Pozzo di San Patrizio, in una topografia traboccante di aggettivi inefficaci nella loro vaghezza, come scelti sul dizionario più per il loro bel suono che per la capacità di trasmettere una novità di impressioni. Inoltre, se c’era l’idea di comunicarci lo spirito del luogo mediante la comunità anziana e svampitella che accoglie Matilde a braccia aperte e le riserva qualche bizzarra sorpresa, Orvieto rischia in realtà di fare una brutta figura. Se proprio su Orvieto si deve leggere, meglio, molto meglio il poco conosciuto "La nostalgia languida dell'ombra", di Fabio Cerretani, pubblicato da Ilisso: altro linguaggio, altro spessore.

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