Il libro dei Baltimore - Joël Dicker - copertina

Il libro dei Baltimore

Joël Dicker

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Traduttore: Vincenzo Vega
Editore: La nave di Teseo
Collana: Oceani
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 29 settembre 2016
Pagine: 592 p., Brossura
  • EAN: 9788893440615
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Sino al giorno della Tragedia, c’erano due famiglie Goldman. I Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair. Di quest’ultimo ramo fa parte Marcus Goldman, il protagonista di La verità sul caso Harry Quebert.

«Se è vero che il romanzo è la più bella delle menzogne, ci sono narratori particolarmente abili nell'arte di mentire al lettore. Tra questi Joël Dicker.»Lara Crinò, Il Venerdì di Repubblica

«In "La verità sul caso Harry Quebert", Marcus Goldman era innanzitutto, in quanto narratore, il mezzo che permetteva al lettore di risalire all’inchiesta sull’assassinio di Nola Kellergan. Mi sembrava quindi indispensabile prolungare l’esplorazione della personalità di Marcus in un altro romanzo, dove questo personaggio, sempre nella sua funzione di narratore, si sarebbe ritrovato, stavolta, al centro del prisma. Volevo presentarlo ai miei lettori, offrirgli un passato, una storia, una famiglia. E volevo che a raccontare Marcus fosse lo sguardo che su di lui posano i suoi due migliori amici.» - Joël Dicker, la Lettura del Corriere della Sera

I Goldman di Montclair, New Jersey, sono una famiglia della classe media e abitano in un piccolo appartamento. I Goldman di Baltimore, invece, sono una famiglia ricca e vivono in una bellissima casa nel quartiere residenziale di Oak Park. A loro, alla loro prosperità, alla loro felicità, Marcus ha guardato con ammirazione sin da piccolo, quando lui e i suoi cugini, Hillel e Woody, amavano di uno stesso e intenso amore Alexandra. Otto anni dopo una misteriosa tragedia, Marcus decide di raccontare la storia della sua famiglia: torna con la memoria alla vita e al destino dei Goldman di Baltimore, alle vacanze in Florida e negli Hamptons, ai gloriosi anni di scuola. Ma c’è qualcosa, nella sua ricostruzione, che gli sfugge. Vede scorrere gli anni, scolorire la patina scintillante dei Baltimore, incrinarsi l’amicizia che sembrava eterna con Woody, Hillel e Alexandra. Fino al giorno della Tragedia. E da quel giorno Marcus è ossessionato da una domanda: cosa è veramente accaduto ai Goldman di Baltimore? Qual è il loro inconfessabile segreto?
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    Mara

    10/09/2020 09:24:06

    Un pò deludente..forse dopo il primo capolavoro ci si aspettava sicuramente di più.

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    Semplice_mente Iris

    02/05/2020 10:26:44

    "Ripara i Goldman di Baltimore" gli aveva chiesto lo zio Saul prima di morire e Marcus voleva mantenere la promessa. Il ritorno di Alexandra nella sua vita lo costrinse ad aprire quel vaso di Pandora rimasto chiuso dalla grande "tragedia". Frammenti di un passato lontano cominciarono a guizzare dalla mente di Markie. Rivide Hillel Woody,la splendida zia Anita e zio Saul. Si materializzò davanti ai suoi occhi il quadro della famiglia perfetta, ammirata da tutti: quella dei Goldman di Baltimore nella grande e lussuosa casa di Oak Park dove Marcus si rifugiava appena poteva. Nel suo viaggio nel tempo Markie coglierà tutte le fragilità di quel mondo che lui credeva perfetto dove la gelosia alimentata dalla paura e dalla rabbia farà compiere gravi imprudenze a tutti i suoi amati fino alla completa distruzione. Ma tutto può essere riparato. Non mancheranno i colpi di scena. Prima volta che leggo un libro di Joel Dicker! Mi è piaciuto moltissimo. La lettura è stata molto scorrevole e coinvolgente. Da leggere assolutamente.

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    Annina

    27/08/2019 20:44:19

    Non sicuramente all’altezza del caso Harry Quebert, nonostante ciò la scrittura scorrevole e la storia avvincente portano a leggere questo libro in un battibaleno! Bella l’idea dei salti temporali, anche se alle volte li ho trovati un po’ difficili da seguire e inquadrare.

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    Massimo Sonda

    27/07/2019 17:25:25

    587 pagine "fumate" in DUE giorni. Ha poco/nulla a che vedere con "La verità sul caso Henry Quebert", a parte ovviamente il protagonista/narratore Marcus Goldman. Mi ha ricordato l'Erich Segal de "La classe".

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    rosa

    08/11/2018 11:35:27

    piacevole lettura

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    Chiara

    17/10/2018 11:13:25

    Mi ha tenuta incollata alle pagine, forse un pochino ripetitivo ma niente male davvero.

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    Laura Gigliotti

    23/09/2018 20:11:00

    Dopo aver letto La verità sul caso Harry Quebert dello stesso autore non potevo che non leggere Il Libro dei Baltimore. Dicker si riconferma uno dei miei autori preferiti, il suo modo di scrivere scorrevolissimo non fa affatto pesare la lunghezza dei suoi libri. Questo romanzo non può essere definito un vero e proprio sequel de La Verità ma quasi un prequel. L'ho trovato molto profondo e commovente. Ho pianto e non poco. La figura di Marcus è infinitamente complessa e così tutti gli altri personaggi, ai quali mi sono affezionata moltissimo e con i quali ho sofferto. La storia è molto interessante, ricca di colpi di scena e tratta diverse tematiche importanti che non sono assolutamente da considerarsi banali o superflue. Mi è piaciuto il fatto che l'autore abbia deciso di raccontare la storia della famiglia Baltimore proprio fin dall'inizio, creando così una connessione tra questi personaggi ed il lettore, che aiuta molto anche a capire l'esito della vicenda. Se vi è piaciuto La Verità sul caso Harry Quebert allora dovete leggere anche questo romanzo che vi lascerà sicuramente a bocca aperta.

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    Francesca

    23/09/2018 18:00:59

    Dopo aver letto La verità sul caso Harry Quebert devo dire di essere rimasta un po' delusa da questo libro. Non è stato all'altezza Delle aspettative e l'ho trovato leggermente fuori fuoco. Fino alla fine non si capisce cosa voglia essere e dove voglia arrivare a parare. Senza contare che l'autore, per quanto mi piaccia, tenda ad essere molto ripetitivo e prolisso in alcuni punti. Tuttavia, penso sia un libro interessante da affrontare.

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    Elena

    23/09/2018 17:22:49

    Avevo grandi aspettative su questo libro e Joel Dicker non mi ha deluso. Definirlo il seguito di Harry Quebert a mio parere è una forzatura. Marcus racconta la storia della sua famiglia, i Goldman, in particolare dei suoi cugini. All'inizio hai l'impressione che proceda con lentezza, che perda tempo a descrivere avvenimenti di scarsa importanza. In realtà l'autore sa esattamente dove vuole portarti, fino ad arrivare a scoprire che cosa è successo ai Goldamn di Baltimore. Nel libro si alternano più piani temporali, che all'inizio risultano un po' destabilizzanti , ma Dicker è bravissimo a tenere in mano tutti i fili fino al gran finale. Uno scrittore bravissimo che riesce a farti leggere 700 pagine in pochissimi giorni, pur di arrivare all'ultima pagina.

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    Alex

    21/09/2018 14:39:54

    Adoro questo autore, amo il suo stile semplice e coinciso sembra di vedere un film anziché leggere un romanzo. Consigliato, si legge in un niente, la mole del testo non deve trarre in inganno.

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    Michela

    20/09/2018 21:23:31

    Il romanzo, come gli altri scritti da Dicker, nonostante il gran numero di pagine, è davvero scorrevole e capace di trasportare il lettore fino alla fine. La trama risulta coinvolgente, anche grazie all'uso di svariati salti temporali, che consentono di svelare misteri del passato e che di mettere sotto una nuova luce quelli del presente, senza però mai perdere il filo della storia. Ho apprezzato il romanzo ancora di più di "La verità sul caso Harry Quebert", considerato generalmente l'opera migliore del giovane scrittore. Una nota negativa, a mio parere, è lo stile: alcuni dialoghi o comportamenti risultano infantili ed assurdi, caratteristica che, per quanto mi riguarda, ho riscontrato anche negli altri romanzi dello stesso autore.

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    Gianpiero

    19/09/2018 17:53:08

    "Perché scrivo? Perché i libri sono più forti della vita. Sono la più bella delle rivincite. Sono i testimoni dell'inviolabile muraglia della nostra mente, dell'inespugnabile ricchezza della nostra memoria". Dicker è la mia ossessione. Ogni volta che leggo un suo libro non riesco a staccarmici, perché le sue storie sono sempre originali, ma soprattutto terribilmente vere. "Il libro dei Baltimore" vede una nuova volta protagonista lo scrittore di successo Marcus Goldman, che questa volta, però, decide di mettere nero su bianco la sua vita privata e, in paricolar modo, la sua amicizia con i cugini di Baltimore prima della Tragedia che li ha colpiti. Anche in questo caso Dicker conquista i suoi lettori, con una narrazione semplice, ma piena di colpi di scena. Questo autore mi fa venire una voglia incredibile di prendere un foglio e mettermi a scrivere, perché bisogna sempre ricordare quello che é stato e perdonarsi per quello che non é stato.

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    Riccardo

    19/09/2018 16:46:22

    Rispetto a "La Verità sul Caso Harry Quebert" questo libro non regge il confronto, molto banale e prevedibile. Nonostante cio, grazie alla fluidità di scrittura riesce a coinvolgere.

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    Cristina

    19/09/2018 14:27:27

    Anche questo romanzo, come il più celebre "La verità sul caso Henry Quebert", si legge avidamente in pochi giorni. Merito della scrittura estremamente semplice, diretta e scorrevole oltre che della storia, intrigante e appassionante. Peccato per alcune caratteristiche dei personaggi, a mio avviso esageratamente straordinari: lui è il più grande scrittore d'America, lei è la più grande cantante d'America, il cugino Woody è la promessa nello sport eccetera eccetera... probabilmente ciò è dovuto ad una non ancora piena maturità del talentuoso Dicker che resta comunque un autore capace e meritevole.

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    Maria Rita

    19/09/2018 11:26:37

    Libro letto in due giorni. Una accozzaglia di frasi già sentite e comportamenti stereotipati. Prevedibilità a gogò. Non capisco come sia possibile apprezzare un libro così, qualcuno lo ha descritto come un libro facile, io lo definisco superfluo se non proprio senza motivo.

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    Scipio

    18/09/2018 19:24:34

    Non il classico giallo, più un romanzo. Del giallo ha l'atmosfera e i colpi di scena. Per chi cerca il sangue e i delitti efferati, non é il libro adatto. Per chi cerca un piccolo capolavoro é il libro giusto!A mio avviso il migliore di Dicker!

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    Francesca

    18/09/2018 19:23:44

    sono stata invogliata a leggere questo libro perchè avevo letto il caso quebert dello stesso autore. Devo dire che me lo aspettavo più avvincente come lo era stato leggere il caso quebert. Il libro è scritto bene ed è scorrevole. La storia di fondo è interessata, i cìpersonaggi sono ben caratterizzati. Non ho trovato però quella cosa che ti spinge a leggerlo tutto d un fiato. consigliato comunque, ma con riserva

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    ottimo libro

    18/09/2018 16:45:41

    Sono molto contenta di poter dire che anche questo libro è bellissimo, quasi quanto il caso Harry Quebert. La scrittura è sempre meravigliosa nonostante la mole del libro scorre incredibilmente rapida, la storia è ricca di colpi di scena e così reale da far profondamente riflettere. sicuramente uno dei migliori scrittori degli ultimi tempi

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    titti

    18/09/2018 15:33:49

    Ormai innamorata dell autore sul caso henry quebert non ha deluso anzi.. ovvio non allo stesso livello del suo primo libro superlativo ..molto scorrevole la narrazione e storia interessante. Lo consiglio

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    Matteo

    17/09/2018 23:20:11

    Dicker è uno di quegli autori che si leggono in modo rapido, i suoi libri si lasciano divorare in pochissimo tempo, caratterizzati da una storia scorrevole e con la giusta dose di suspense. Uniche note negative: i soliti cliché americani. Mi riferisco, in questo caso, ai belli e invicibili giocatori di football (che poi mi sono sempre chiesto, ma studiano mai 'ste bestie?), ai bulli nelle scuole (perché la scuola americana non è una vera scuola se non c'è un problema di bullismo) e quant'altro. Non se ne può più. Ah, e l'uso delle virgolette alte per fare i discorsi. Non le posso proprio vedere. Per il resto, se cercate una bella storia e un buon libro per intrattenervi senza troppe menate cerebrotiche, mi sento di consigliarvelo.

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Le prime frasi del libro

Io sono lo scrittore.

È così che mi chiamano tutti. I miei amici, i miei genitori, i miei parenti, e anche le persone che non conosco e che tuttavia mi riconoscono in un luogo pubblico e mi dicono: “Lei non è quello scrittore...?” Io sono lo scrittore: è la mia identità.
La gente crede che, in quanto scrittore, la tua vita sia abbastanza tranquilla. Recentemente un mio amico, dopo essersi lamentato per i suoi spostamenti quotidiani tra casa e ufficio, mi ha detto: “Tu, in fondo, la mattina ti alzi, ti siedi alla scrivania e scrivi. Tutto qua.” Non gli ho risposto niente, forse per lo sconforto di rendermi conto fino a che punto, nell’immaginario collettivo, il mio lavoro consista nel non far niente. La gente pensa che non combini nulla, ma è proprio quando non fai niente che lavori di più.

Scrivere un libro è come aprire una colonia estiva. La tua vita, in genere solitaria e tranquilla, viene improvvisamente scombussolata da una moltitudine di personaggi che un giorno giungono senza preavviso e ti stravolgono l’esistenza. Arrivano una mattina, a bordo di un grande pullman, dal quale scendono rumorosamente, eccitati per il ruolo che hanno ottenuto. E tu devi rassegnarti, devi occupartene, devi dargli da mangiare, devi ospitarli. Sei responsabile di tutto. Perché tu, appunto, sei lo scrittore.
Questa storia inizia nel febbraio del 2012, quando lasciai New York per andare a scrivere il mio nuovo romanzo nella casa che avevo appena acquistato a Boca Raton. L’avevo comprata tre mesi prima, coi soldi della cessione dei diritti cinematografici del mio ultimo libro, e, a parte qualche rapida incursione per arredarla nei mesi di dicembre e gennaio, era la prima volta che mi ci fermavo a lungo. Era una casa spaziosa, tutta vetrate, affacciata su un lago molto apprezzato dagli amanti delle passeggiate. Sorgeva in un quartiere tranquillo e pieno di verde, abitato perlopiù da pensionati benestanti in mezzo ai quali stonavo. Avevo metà dei loro anni, ma se avevo scelto quel posto era proprio per la sua quiete assoluta. Era il luogo che mi serviva per scrivere.
Al contrario dei miei soggiorni precedenti, sempre brevissimi, stavolta avevo molto tempo a disposizione e raggiunsi la Florida in macchina. I duemila chilometri di viaggio non mi spaventavano minimamente: negli anni precedenti, avevo fatto innumerevoli volte quel tragitto partendo da New York per andare a trovare mio zio, Saul Goldman, che si era trasferito nei sobborghi di Miami dopo la Tragedia che aveva colpito la sua famiglia. Avrei potuto fare quella strada a occhi chiusi.

Lasciai New York sotto una fitta coltre di neve, con il termometro che segnava -10°, e arrivai a Boca Raton due giorni dopo, nella mitezza dell’inverno tropicale. Ritrovando quel familiare scenario di sole e palme, non potei fare a meno di pensare a zio Saul. Mi mancava terribilmente. Ne ebbi la netta percezione al momento di lasciare l’autostrada per entrare a Boca Raton, quando fui tentato di continuare fino a Miami per rivederlo. Mi chiesi se, in occasione dei precedenti soggiorni, fossi davvero venuto per occuparmi dei miei mobili o se quello non fosse, in fondo, un modo per riallacciare i rapporti con la Florida. Senza di lui, non era la stessa cosa.


Un brano tratto dall'intervista di Giancarlo De Cataldo su la Repubblica

"Io sono lo scrittore" esordisce Marcus Goldman, nel presentarsi ai lettori. Scrittori protagonisti in "Harry Quebert" e anche in questo "Libro dei Baltimore". Perché la figura dello scrittore è così centrale nei suoi lavori?
«Credo perché attraverso una fase della mia vita nella quale sono molto attratto dalla questione dello scrivere e della scrittura. Però, vede, è molto difficile definire esattamente come scelgo il soggetto dei miei libri. Potrei dire, piuttosto, che è il soggetto a scegliere me. Voglio dire: è probabile che l'impulso venga dal subconscio, che sia la manifestazione del desiderio di esplorare zone che ancora non mi sono chiare.»

Un altro punto di contatto con "Harry Quebert", quasi una cifra stilistica, è la memoria...
«I ricordi aiutano a costruire la personalità di un essere umano, e quindi a costruire i personaggi. In tutti e due i miei ultimi romanzi i ricordi sono i mattoni di un passato sul quale si è edificato il presente.»

I passati, piuttosto, visto che lei si muove costantemente su più piani narrativi temporalmente intrecciati.
«Sì, non c'è presente senza passato. È l'unico modo che conosca per lavorare. Credo che in un romanzo non solo i personaggi, ma anche le radici delle loro azioni derivino dalle azioni passate. Non ci possono essere le une senza le altre.»
  • Joël Dicker Cover

    Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985. La verità sul caso Harry Quebert è il suo secondo romanzo. Il primo, Les derniers jours de nos pères, ha ricevuto il Prix des écrivains genevois nel 2010. La verità sul caso Harry Quebert ha ottenuto il Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des lycéens 2012, ed è tradotto in oltre 25 paesi. Nel 2016 Bompiani pubblica La tigre. Approfondisci
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