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Le lingue frammentarie dell'Italia antica. Manuale per lo studio delle lingue preromane

Simona Marchesini

Editore: Hoepli
Anno edizione: 2009
Pagine: 230 p., Brossura
  • EAN: 9788820341664
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L'Italia preromana ci ha consegnato un patrimonio ricchissimo di iscrizioni, frutto dell'esperienza scrittoria dei suoi numerosi popoli. L'Etrusco, il Messapico, il Venetico o l'Osco-umbro, considerate lingue frammentarie, sono comprensibili solo parzialmente e dopo una lunga esegesi. Allo studioso che vi si avvicini è richiesto un lavoro delicato e assiduo, ma soprattutto l'impiego simultaneo di discipline come la linguistica, l'archeologia, la sociologia, l'etnologia e il cognitivismo. Questo manuale sulle lingue frammentarie si propone allo studente, e al cultore del mondo antico, come uno strumento interdisciplinare unico per capire il valore e il senso dei testi che l'Italia antica ci ha lasciato. Il volume tratta inizialmente la definizione delle lingue frammentarie e dei metodi impiegati per il loro studio, prosegue tracciando un quadro storico ed etnologico dell'Italia antica prima dell'avvento di Roma e si addentra poi nello specifico delle singole lingue, con alcuni quadri ricostruttivi dei loro sistemi grammaticali. Completano il volume esempi di descrizione di singoli testi e appendici di approfondimento utili per la pubblicazione di iscrizioni e per lo studio degli alfabeti con strumenti informatici.

Definizione e metodo di studio - Teoria e pratica del contesto epigrafico - Gli alfabeti - Quali popoli - Quali lingue - L'onomastica nelle lingue dell'Italia antica - La lingua etrusca - La lingua messapica - Lettura di iscrizioni. Appendici. Lista delle abbreviazioni bibliografiche. Tavole. Elenco delle fonti iconografiche.

Recensioni dei clienti

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    MarcoDese

    30/10/2010 20.39.09

    Comprato con le migliori intenzioni, mi sono ritrovato in mano un volume a tratti spiazzante. Impaginazione davvero pessima a parte, delle lingue preromane di cui si parla nel titolo vengono trattate un po' meno succintamente (eviterei "più estesamente") delle altre solo etrusco e messapico (!). Ora, saltare a piè pari l'osco-umbro, a cui si fa una veloce allusione nella carrellata generale delle lingue preromane, mi pare inconcepibile, quantomeno per un libro con un titolo simile. Oltretutto la quarta di copertina riportata qui su Ibs prometteva tutt'altro o, almeno, mostrava una collocazione paritetica, con - speravo - stessa attenzione, per etrusco, osco-umbro, messapico e venetico. Nulla di tutto ciò. Come detto, solo etrusco e messapico vengono analizzati, con qualche riga in più accordata al secondo, ma, nel complesso, vengono fornite notizie scarne e ricavabili da un qualsiasi buon sito internet a queste lingue dedicato. Davvero un peccato!

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