La locanda dell'ultima solitudine

Alessandro Barbaglia

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 17 luglio 2018
Pagine: 165 p., Brossura
  • EAN: 9788804689331
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Descrizione

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio.

Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'ultima solitudine per dieci anni dopo. Ed è certo che lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L'importante è sapere aspettare. Anche Viola, nel minuscolo paese di Bisogno, sogna nuovi orizzonti e aspetta... Senza conoscersi Libero e Viola si sfiorano, come due isole lontane che per l'istante di un'onda si trovano dentro lo stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo non importa. La Locanda dell'ultima solitudine sorge proprio dove il cielo bacia il mare e il destino scrive le sue storie.

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Recensioni dei clienti

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    Stefania

    03/08/2018 15:51:22

    Se mi avessero dato questo libro senza copertina avrei detto senza esitazione: “Benni, lo Stefano Benni dei suoi momenti migliori “. È invece Alessandro Barbaglia e ha scritto un libro delizioso, fuori dal comune. Complimenti!

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    RossaMina

    29/07/2018 06:39:49

    Uno strano libro, una specie di favola. Molto diverso da quelli che leggo solitamente, ma dopo averlo iniziato molto titubante, alla fine, in modo strano, mi è piaciuto.

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    Francesco

    20/02/2018 17:56:28

    Mi hanno regalato questo libro a Natale e devo dire che è stato una piacevolissima sorpresa! Una meraviglia! Complimenti allo scrittore! Non vedo l'ora di leggere altro !

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    Letizia

    20/12/2017 14:52:12

    Da tempo non leggevo un libro così interessante, mai scontato e ben scritto. La locanda dell'ultima solitudine è un luogo magico, senza tempo dove puoi arrivare solo quando è il destino a deciderlo. La storia di Libero e Vieniqui, la storia di Viola sono uniche, vere e intense. Ognuno di noi dovrebbe perdersi nelle parole di Barbaglia.

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    Renato

    03/10/2017 11:04:13

    Un libro che fa sognare ad occhi aperti, scorrevole e molto piacevole, rimarrete incollati fino all'ultima pagina! consigliato!

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    Renato

    03/10/2017 11:04:13

    Un libro che fa sognare ad occhi aperti, scorrevole e molto piacevole, rimarrete incollati fino all'ultima pagina! consigliato!

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    La locanda dell’ultima solitudine è un luogo lontano, una nave mancata, un perla in bilico su uno scoglio e dentro ci puoi trovare quello che sei in grado di immaginare. Un titolo romantico, evocativo, importante. Importanti sono anche le storie dei tanti personaggi che affiorano dalle pagine e si avvicendano in un ritmo serrato da togliere il fiato. Libero, fa una cosa folle: trova un biglietto della locanda in fondo a un baule vuoto e prenota una camera per lo stesso giorno ma dieci anni dopo. Una scommessa o il tentativo di rimandare una solitudine che vuole negare? Accadono tante cose in dieci anni, come potrà ricordare quell’appuntamento? E se anche lo ricordasse, cosa andrà a fare in quella locanda dieci anni dopo? Sarà diverso dopo dieci anni, o sarà sempre lo sesso che ha telefonato quel 20 Luglio 2007?A Bisogno vive Viola, figlia di Margherita, nipote e pronipote di altri nomi di fiori. E’ tradizione di famiglia, come quella di accordare le cose storte. Viola ha un vuoto dentro, il padre l’ha abbandonata e lei, allora, gli scrive delle lettere. Meravigliose lettere numerate. Sembra tutto perfetto quando incontra Don Piter, che suona il piano da Dio e ha un giardino molto speciale da mostrarle. Ci sono anche Lena, l’angelo che dona a Libero il baule e un motivo per andare; Margherita, che affitta stanze per urlare. C’è Enrico, che odia i tedeschi ma lo stesso prova a ricominciare da quello scoglio e l’uomo coi baffi, che immagina partite a bocce con temibili avversari e, naturalmente, c’è lei, la locanda... Questo romanzo è uno scrigno e ogni personaggio una gemma, un sogno, una fiaba delicata con tutta la potenza della vita reale. Questa storia dura dieci anni e si consuma nello spazio di un giorno. C’è dentro un’intera umanità e, lo stesso, un’incredibile solitudine.

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    Claudia

    27/07/2017 06:28:17

    La locanda, un posto magico dove si arriva soltanto quando è il destino a portarci li. Bellissimo romanzo ambientato vicino a Punta Chiappa, posto splendido con vista mare. Le vicende di Libero, Viola e una nave mancata vengono narrate con il linguaggio magico creato da chi racconta storie giocando con le parole. Personaggi indimenticabili, passioni proibite descritte con leggerezza e sensibilità, disaggi, dubbi, attese e un appuntamento con l'amore. Alessandro Barbaglia crea un mondo tutto nuovo, lirico e surreale raccontando una storia che resterà nei nostri cuori.

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    Rosa Carìa

    27/06/2017 20:53:13

    Finalmente ho trovato un libro, con una storia (anzi due....) in cui non ho trovato nulla di scontato! Questo libro è veramente originale, in ogni pagina c'è qualcosa di nuovo, di insolito e allo stesso tempo giocoso... Anche perché, appunto i tanti "giochi di parole" continuavano a dirmi "ancora 2 pagine e basta, ancora 2 e...." e invece continuavo a leggere! Troppo bello! Sotto l'ombrellone poi è perfetto, visto l'argomento! Lo consiglio a tutti.

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    Camilla Osemont

    11/04/2017 12:57:52

    Noi che viviamo così vicini a quel luogo dove la locanda è nata e sta, “nave mancata”, ad accogliere il vento, ci lasceremmo volentieri naufragare fin là. Per ritrovarci, per incontrarci. La tentazione è forte, nei giorni tersi di primavera, o di autunno, di salire in alto e scrutare l'orizzonte, a levante, strizzando gli occhi per mettere a fuoco, e vedere se un filo di fumo sale da quello scoglio, da quella punta protesa ad infilzare il mare, ad indicarci che sì, c'è, è là che ci aspetta. Alessandro Barbaglia ci dona una storia live. Un'atmosfera sospesa fra il reale e l'immaginario la rende opera colma di poesia. Ci fa dono di un racconto di speranza, di attese che si fanno strada. In un momento in cui tutto deve avvenire nel tempo di un attimo, l'autore ci riporta al tempo dell'attesa, ricordandoci che se qualcosa nella vita non arriva, è perché non lo abbiamo aspettato abbastanza.

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    Valery

    22/02/2017 17:11:55

    Singolare lettura tra giochi di parole e significati tra le righe...ma la locanda nn è solo questo..ti apre cuore e mente e ti catapulta in un mondo fatto di sogni e aspettative che si proiettano nel libro con te..lo consiglio a tutti

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    Edoardo

    27/01/2017 10:39:28

    La locanda dell'ultima solitudine non è un romanzo da leggere, piuttosto una fiaba da sfiorare. Come la sottoveste di seta che accarezza i fianchi di una donna, di una bella donna. La voce narrante è una farfalla, ma profondissima, che accarezza il lettore illuminata da un abat-jour di parole scelte con una cura in via di estinzione. Quasi una poesia con musica, mai un'esibizione, un capriccio, una pretesa, nonostante i significati, la forza degli intendimenti, di un sorriso o di una disillusione. Racconta di spazi vuoti in luoghi che sono dentro di noi, luoghi scomodi per il vivere moderno. Racconta di come il senso della vita trovi la composizione essenziale in una chimica di amore, spazio e tempo. Ma anche di come spazio e tempo siano in fondo pregiudizi. Ma la trama direte voi? Beh, sarebbe imperdonabile relegare un amore così intenso ad una recensione, vi converrebbe entrare alla locanda, le risposte le troverete li, in fondo a quel cono d'ombra che tutti abbiamo dentro.

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    stefania

    26/01/2017 13:39:05

    da leggere assolutamente .. scorrevole piacevole e appassionante.. come esordio eccellente!!!

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    Ril

    23/01/2017 11:46:37

    Benvenuti alla "Locanda dell'ultima solitudine", una fiaba, in parte autobiografica, funestata dal vento e cullata dalle note di un pianoforte. Un viaggio nel tempo, attraverso le vite di Libero (un giovane che sa aspettare e ci insegna il valore del tempo), di Viola (sbocciata in una famiglia di tuberose e che prenderà presto il largo), di Margherita (madre che conosce il mondo attraverso il lavoro delle proprie mani e le voci urlate), di Lena (nome di caravaggesca memoria, la donna del baule donato), di Enrico (l'oste della Locanda), di Piter (abile musicista e seduttore impenitente), del bambino partigiano (una piccola "vedetta lombarda" da libro Cuore), dell'uomo coi baffi (un marito e padre che ha inseguito un posto lontano), di un cane nero (che viene qui, se lo chiami, ma poi se ne va), e di molti fiori. Chi è nato in questo lembo di terra, tra il Ticino e la Sesia (come la chiamava l'indimenticato Vassalli), che si allunga a nord, tra colline di pregiati vigneti e fiabeschi laghi, fino al macigno bianco (il Monte Rosa), si ritroverà nella storia di Libero e Viola, a partire dall'assonanza del nome del piccolo borgo (Pisogno-Bisogno), riconoscerà in pianura la Città Grande e la sua svettante cupola, i sentieri e le mulattiere della Repubblica dell'Ossola in tempo di guerra, fino a raggiungere lo sperone di roccia sul mare laddove la Locanda, solitaria, resiste alle intemperie del mondo. Alessandro Barbaglia, artista della carta e dei vocaboli, un menestrello che vive di pensieri e di parole (infatti legge, scrive, poeteggia, fa il libraio) con la fantasia compie traversate transoceaniche in altri mondi. Da provetto fioraio con le parole, le sceglie, le semina e nutre, ne osserva la crescita fino al compiersi del germoglio. Coltiva il giardino che, da hortus conclusus ("giardino chiuso" da cui prende nome il rivierasco borgo di Orta San Giulio citato nel romanzo), si svela al lettore, conducendolo per viali colorati e odorosi, dov’è impossibile non inebriarsi.

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