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La locanda dell'ultima solitudine - Alessandro Barbaglia - copertina

La locanda dell'ultima solitudine

Alessandro Barbaglia

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Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 17 gennaio 2017
Pagine: 163 p., Brossura
  • EAN: 9788804673149
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La locanda dell'ultima solitudine

Alessandro Barbaglia

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Libro finalista al Premio Selezione Bancarella 2017

Con una scrittura lieve e pervasa di poesia, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d'amore.

«È tutta in legno, la Locanda, alterna le pareti scure alle finestre piene di luce da cui entra sempre un po' di vento. È fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.»

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo". Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell'assenza e la voglia di un nuovo orizzonte. Con ironia leggera, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d'amore.
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    Asia Paglino

    29/04/2019 13:32:26

    L’aspetto di punta di questo romanzo è sicuramente lo stile di scrittura fresco, leggero e piacevole, capace di far divorare al lettore il libro in pochissimo tempo proprio per la sua scorrevolezza. La narrazione è comporta da varie storie che, come accade esattamente per le persone, si intrecciano in modo inaspettato e casuale, creando legami ed un susseguirsi di eventi che, in un modo o nell’altro, portano ad un punto comune: in questo caso, il significato stesso del romanzo e la sua conclusione. La retorica alla base del libro tocca un concetto molto importante quanto sottovalutato, perché molto spesso, nel corso della propria vita, la gente si dimentica il valore del tempo e il piacere dell’attesa; per questo dico che il libro nasconde un messaggio accessibile solo a chi avrà tempo e piacere di aspettare.

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    Valentina

    26/12/2018 23:36:11

    Fantasia e realtà si fondono in questa novella che coinvolgerà il lettore pagina dopo pagina, portandolo a scoprire i vari personaggi e ad affezionarsi a loro. Insieme arriveranno alla locanda dell'ultima solitudine, dove sia i protagonisti che il lettore, sentiranno il bisogno di interrogarsi e guardarsi dentro.

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    Marco

    11/12/2018 15:49:32

    Questo libro l'avevo acquistato per mia moglie ed invece, dalla prima pagina di lettura, mi ha tenuto incollato con questa trama molto particolare, molto vicina alla fiaba. Un genere di libro che solitamente non mi appassiona ed invece... mi ha proprio entusiasmato.

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    RossaMina

    29/07/2018 06:39:49

    Uno strano libro, una specie di favola. Molto diverso da quelli che leggo solitamente, ma dopo averlo iniziato molto titubante, alla fine, in modo strano, mi è piaciuto.

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    Francesco

    20/02/2018 17:56:28

    Mi hanno regalato questo libro a Natale e devo dire che è stato una piacevolissima sorpresa! Una meraviglia! Complimenti allo scrittore! Non vedo l'ora di leggere altro !

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    Letizia

    20/12/2017 14:52:12

    Da tempo non leggevo un libro così interessante, mai scontato e ben scritto. La locanda dell'ultima solitudine è un luogo magico, senza tempo dove puoi arrivare solo quando è il destino a deciderlo. La storia di Libero e Vieniqui, la storia di Viola sono uniche, vere e intense. Ognuno di noi dovrebbe perdersi nelle parole di Barbaglia.

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    Renato

    03/10/2017 11:04:13

    Un libro che fa sognare ad occhi aperti, scorrevole e molto piacevole, rimarrete incollati fino all'ultima pagina! consigliato!

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    Renato

    03/10/2017 11:04:13

    Un libro che fa sognare ad occhi aperti, scorrevole e molto piacevole, rimarrete incollati fino all'ultima pagina! consigliato!

  • La locanda dell’ultima solitudine è un luogo lontano, una nave mancata, un perla in bilico su uno scoglio e dentro ci puoi trovare quello che sei in grado di immaginare. Un titolo romantico, evocativo, importante. Importanti sono anche le storie dei tanti personaggi che affiorano dalle pagine e si avvicendano in un ritmo serrato da togliere il fiato. Libero, fa una cosa folle: trova un biglietto della locanda in fondo a un baule vuoto e prenota una camera per lo stesso giorno ma dieci anni dopo. Una scommessa o il tentativo di rimandare una solitudine che vuole negare? Accadono tante cose in dieci anni, come potrà ricordare quell’appuntamento? E se anche lo ricordasse, cosa andrà a fare in quella locanda dieci anni dopo? Sarà diverso dopo dieci anni, o sarà sempre lo sesso che ha telefonato quel 20 Luglio 2007?A Bisogno vive Viola, figlia di Margherita, nipote e pronipote di altri nomi di fiori. E’ tradizione di famiglia, come quella di accordare le cose storte. Viola ha un vuoto dentro, il padre l’ha abbandonata e lei, allora, gli scrive delle lettere. Meravigliose lettere numerate. Sembra tutto perfetto quando incontra Don Piter, che suona il piano da Dio e ha un giardino molto speciale da mostrarle. Ci sono anche Lena, l’angelo che dona a Libero il baule e un motivo per andare; Margherita, che affitta stanze per urlare. C’è Enrico, che odia i tedeschi ma lo stesso prova a ricominciare da quello scoglio e l’uomo coi baffi, che immagina partite a bocce con temibili avversari e, naturalmente, c’è lei, la locanda... Questo romanzo è uno scrigno e ogni personaggio una gemma, un sogno, una fiaba delicata con tutta la potenza della vita reale. Questa storia dura dieci anni e si consuma nello spazio di un giorno. C’è dentro un’intera umanità e, lo stesso, un’incredibile solitudine.

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    Claudia

    27/07/2017 06:28:17

    La locanda, un posto magico dove si arriva soltanto quando è il destino a portarci li. Bellissimo romanzo ambientato vicino a Punta Chiappa, posto splendido con vista mare. Le vicende di Libero, Viola e una nave mancata vengono narrate con il linguaggio magico creato da chi racconta storie giocando con le parole. Personaggi indimenticabili, passioni proibite descritte con leggerezza e sensibilità, disaggi, dubbi, attese e un appuntamento con l'amore. Alessandro Barbaglia crea un mondo tutto nuovo, lirico e surreale raccontando una storia che resterà nei nostri cuori.

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    Rosa Carìa

    27/06/2017 20:53:13

    Finalmente ho trovato un libro, con una storia (anzi due....) in cui non ho trovato nulla di scontato! Questo libro è veramente originale, in ogni pagina c'è qualcosa di nuovo, di insolito e allo stesso tempo giocoso... Anche perché, appunto i tanti "giochi di parole" continuavano a dirmi "ancora 2 pagine e basta, ancora 2 e...." e invece continuavo a leggere! Troppo bello! Sotto l'ombrellone poi è perfetto, visto l'argomento! Lo consiglio a tutti.

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    Camilla Osemont

    11/04/2017 12:57:52

    Noi che viviamo così vicini a quel luogo dove la locanda è nata e sta, “nave mancata”, ad accogliere il vento, ci lasceremmo volentieri naufragare fin là. Per ritrovarci, per incontrarci. La tentazione è forte, nei giorni tersi di primavera, o di autunno, di salire in alto e scrutare l'orizzonte, a levante, strizzando gli occhi per mettere a fuoco, e vedere se un filo di fumo sale da quello scoglio, da quella punta protesa ad infilzare il mare, ad indicarci che sì, c'è, è là che ci aspetta. Alessandro Barbaglia ci dona una storia live. Un'atmosfera sospesa fra il reale e l'immaginario la rende opera colma di poesia. Ci fa dono di un racconto di speranza, di attese che si fanno strada. In un momento in cui tutto deve avvenire nel tempo di un attimo, l'autore ci riporta al tempo dell'attesa, ricordandoci che se qualcosa nella vita non arriva, è perché non lo abbiamo aspettato abbastanza.

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    Valery

    22/02/2017 17:11:55

    Singolare lettura tra giochi di parole e significati tra le righe...ma la locanda nn è solo questo..ti apre cuore e mente e ti catapulta in un mondo fatto di sogni e aspettative che si proiettano nel libro con te..lo consiglio a tutti

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    Edoardo

    27/01/2017 10:39:28

    La locanda dell'ultima solitudine non è un romanzo da leggere, piuttosto una fiaba da sfiorare. Come la sottoveste di seta che accarezza i fianchi di una donna, di una bella donna. La voce narrante è una farfalla, ma profondissima, che accarezza il lettore illuminata da un abat-jour di parole scelte con una cura in via di estinzione. Quasi una poesia con musica, mai un'esibizione, un capriccio, una pretesa, nonostante i significati, la forza degli intendimenti, di un sorriso o di una disillusione. Racconta di spazi vuoti in luoghi che sono dentro di noi, luoghi scomodi per il vivere moderno. Racconta di come il senso della vita trovi la composizione essenziale in una chimica di amore, spazio e tempo. Ma anche di come spazio e tempo siano in fondo pregiudizi. Ma la trama direte voi? Beh, sarebbe imperdonabile relegare un amore così intenso ad una recensione, vi converrebbe entrare alla locanda, le risposte le troverete li, in fondo a quel cono d'ombra che tutti abbiamo dentro.

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    stefania

    26/01/2017 13:39:05

    da leggere assolutamente .. scorrevole piacevole e appassionante.. come esordio eccellente!!!

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    Ril

    23/01/2017 11:46:37

    Benvenuti alla "Locanda dell'ultima solitudine", una fiaba, in parte autobiografica, funestata dal vento e cullata dalle note di un pianoforte. Un viaggio nel tempo, attraverso le vite di Libero (un giovane che sa aspettare e ci insegna il valore del tempo), di Viola (sbocciata in una famiglia di tuberose e che prenderà presto il largo), di Margherita (madre che conosce il mondo attraverso il lavoro delle proprie mani e le voci urlate), di Lena (nome di caravaggesca memoria, la donna del baule donato), di Enrico (l'oste della Locanda), di Piter (abile musicista e seduttore impenitente), del bambino partigiano (una piccola "vedetta lombarda" da libro Cuore), dell'uomo coi baffi (un marito e padre che ha inseguito un posto lontano), di un cane nero (che viene qui, se lo chiami, ma poi se ne va), e di molti fiori. Chi è nato in questo lembo di terra, tra il Ticino e la Sesia (come la chiamava l'indimenticato Vassalli), che si allunga a nord, tra colline di pregiati vigneti e fiabeschi laghi, fino al macigno bianco (il Monte Rosa), si ritroverà nella storia di Libero e Viola, a partire dall'assonanza del nome del piccolo borgo (Pisogno-Bisogno), riconoscerà in pianura la Città Grande e la sua svettante cupola, i sentieri e le mulattiere della Repubblica dell'Ossola in tempo di guerra, fino a raggiungere lo sperone di roccia sul mare laddove la Locanda, solitaria, resiste alle intemperie del mondo. Alessandro Barbaglia, artista della carta e dei vocaboli, un menestrello che vive di pensieri e di parole (infatti legge, scrive, poeteggia, fa il libraio) con la fantasia compie traversate transoceaniche in altri mondi. Da provetto fioraio con le parole, le sceglie, le semina e nutre, ne osserva la crescita fino al compiersi del germoglio. Coltiva il giardino che, da hortus conclusus ("giardino chiuso" da cui prende nome il rivierasco borgo di Orta San Giulio citato nel romanzo), si svela al lettore, conducendolo per viali colorati e odorosi, dov’è impossibile non inebriarsi.

Vedi tutte le 16 recensioni cliente

Molte possono essere le esigenze che spingono uno scrittore a concepire un libro. Alcune più nobili, altre meno, ma ciò che deve importare a chi legge è, a mio avviso, capire se in quell’istante in cui si sta vivendo la storia che abbiamo scelto per noi, ci sia risposta affermativa alla domanda: C’è meraviglia in qui? Se questo avviene, sarà difficile non portare via con noi qualcosa di quelle pagine e terminata la lettura un ringraziamento all’autore sarà d’obbligo. E allora, grazie Alessandro. La Locanda dell’Ultima Solitudine è prosa sapientemente costruita che perde una piccola parte di sé per riscoprirsi poesia. Non ci credete? Provate a leggere il libro, dunque. Se dovessi condensare ciò che per me ha rappresentato La Locanda dell’Ultima Solitudine…beh…direi: Aiutati che il ciel t’aiuta. Nel proverbio è contenuta di fatto, tutta la storia che ha permesso alla voce narrante di arrivare alle mie orecchie. Qualche giorno fa, in una nota libreria del nord, avevo alcuni volumi tra le mani pronti per essere acquistati (nel giro di una decina di minuti, ahimè) quando la mia dolce metà e futura moglie mi mette in mano l’opera di Alessandro Barbaglia dicendomi: Hai visto la Luna? A me piace tanto. Ci sono i Patatini dentro la Luna! E allora io giro il risvolto di copertina, leggo la trama e le rispondo: Bello! E’ così che il viaggio ha avuto inizio, il giorno seguente, mentre fuori dall’ufficio, aspettando l’ora giusta per timbrare il cartellino, ho iniziato a perdermi in questa fiaba dalle mille voci che altro non è che un inno gioioso alla vita.

Io mi ci sono smarrito e ritrovato assieme tra le righe di Alessandro Barbaglia perché sono state un sigillo d’esperienza alle mie convinzioni dopo un lungo periodo trascorso più o meno come ha fatto Libero e perché, fatto assolutamente non trascurabile, anche se le case in cui sono vissuto fin’ora non hanno mai avuto pareti blu (bugia, quella attuale ha una parete blu notte proprio dietro la testata del letto) posso garantirvi che quello che dice Alessandro in questo libro è vero: che l’attesa non è sconfitta, è un viaggio, e che se avete voglia di mettercele le pentole della cucina nell’armadio della camera da letto o in libreria, non c’è nulla di sbagliato in voi: probabilmente, siete solo voi stessi e se siete felici così, niente e nessuno ha il diritto di cambiarvi. Devo ammettere che c’è dell’insana utopia nel credere che l’unica soluzione possibile per la felicità sia Sperare nella perfezione (e infatti, è vero che quando vi sposate, o anche prima, l’armadio della stanza da letto sarà gestito dal vostro personale regime totalitario, vostra moglie), ma la speranza e la volontà di credere che si meriti il giusto nella vita, ciò per cui si combatte attimo dopo attimo, sono le uniche componenti d’energia in grado di aiutare davvero, le uniche possibili da spendere per giungere a ciò che siamo: noi. Io ho aspettato Nadège per un periodo lunghissimo, molto più lungo di quello trascorso da Libero alla ricerca di Viola, e per questo posso dirvi che Alessandro Barbaglia non è un bugiardo ma uno che ci vede benissimo e a fondo. Perché io, la mia meraviglia l’ho trovata, alla fine un po’ come viene raccontato nel libro! La Locanda dell’Ultima Solitudine merita di essere letto. Il messaggio che contiene, sicuramente scatenerà le più disparate reazioni tra i diversi lettori, i sognatori e i realisti, ma vi assicuro che se saprete cercare con la filosofia che questo giovane autore ha voluto mostrarci, anche disperatamente, per voi arriverà il momento di cogliere, e poi abbandonare, L’ultima Solitudine, qualunque sia quella che avete dentro.

Recensione di Matteo Porrati

Le prime frasi del romanzo

«Allora per il giorno siamo d’accordo: facciamo il 20 luglio.»
«Il 20 luglio è perfetto» dice l’uomo coi baffi. «Vedrà, il tramonto qui sul mare è uno spettacolo meraviglioso.»
E finirebbe già tutto qui se Libero non avesse il coraggio di dirlo.
«D’accordo» e invece lo dice, lo dice proprio adesso: «Ci vediamo il 20 luglio del 2017.»
«Del?!»
All’uomo coi baffi scappa uno squittio. Fa un passo come se stesse per perdere l’equilibrio. Ecco: ha zoppicato.
«Del 2017. Non glielo avevo ancora detto?»
«Ma è tra dieci anni!»
«Dieci anni e tre giorni. A essere precisi.»
Quell’appunto, poi, gli dà il fastidio di un rimprovero.
«E perché prenota oggi?! È convinto che nel frattempo staremo tutti qui ad aspettare lei?»
«No, non tutti: solo io.»
«Ma solo io cosa?»
«Solo io starò qui ad aspettare lei.»
Silenzio. Lungo. Denso. Così pieno di spazio vuoto che dieci anni, in quel silenzio, forse possono anche starci davvero.
Poi riprende con calma.
«Solo io, nel frattempo, starò qui ad aspettare lei.»
Intendendo, con quel lei, un qualcosa così pieno di futuro che non c’è proprio modo di capirlo adesso.
L’uomo coi baffi prende un foglio bianco, piccolo, di quelli buoni per le ordinazioni da portare a Enrico, in cucina, e ci scrive sopra qualcosa. In stampatello. Calcato dell’inspiegabile rabbia che quel tipo gli provoca.
LIBERO, scrive. E poi quella data fatta tutta di un futuro imprevedibile.
«Vuole sapere una cosa? Alla fine secondo me lei non verrà. Anzi: ci scommetto un bicchiere di vino. Lo berrò alla sua salute, il 20 luglio del 2017, quando non la vedrò arrivare. Lei è giovane, si illude che per mettere tutto il mare in una bottiglia basti solo immaginare di farlo...»
«Forse basta solo immaginare una bottiglia molto grande. Che ci vuole a venir lì tra dieci anni? Basta aspettare!»
“Mi basta aspettare” pensa Libero.
“Mi basta trovarla” è la coda di quel pensiero.
«Mi basta che non si sia offeso» dice l’uomo coi baffi che a parlare di bottiglie e vino finisce sempre per ammorbidirsi.
Finisce che si sorridono. A distanza. Come se si fossero persino un poco intesi.
Come se fossero due isole lontane che si accorgono, per l’istante di un’onda, d’esser dentro uno stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo, per quell’istante, non conta niente.

  • Alessandro Barbaglia Cover

    Alessandro Barbaglia (Novara 1980) è poeta e libraio. Per Mondadori ha pubblicato nel 2017 La Locanda dell'Ultima Solitudine, finalista al Premio Bancarella. Sempre per Mondadori è uscito nel 2018 L'Atlante dell'Invisibile. Approfondisci
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