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Enrico Franceschini

Editore: Laterza
Edizione: 4
Anno edizione: 2011
Pagine: 155 p. , Brossura
  • EAN: 9788842095088
Usato su Libraccio.it € 8,10


Londra/Babilonia, ovvero Babylondon; New York/Londra, ovvero Nylon: entro queste due ibridazioni fiorisce la città più affascinante d'Europa. A dirlo è Enrico Franceschini, inviato speciale della "Repubblica", che dedica a Londra un ritratto completo, basato sulla propria esperienza. "Londra ha anche tutte le razze della terra, proprio come New York: soltanto che là dopo un po' vengono mescolate nel melting pot, il pentolone dove tutto si fonde, e, pur conservando un orgoglioso attaccamento alle radici, diventano una razza sola, una razza nuova, la razza americana; mentre a Londra rimangono quello che sono, non hanno bisogno di diventare inglesi (anche perché probabilmente sarebbe impossibile, ma questo è un altro discorso)". L'ondata di migrazione dalla Polonia che riforniva la capitale di squadre di operai specializzati e restauratori sembra ora sostituita da immigrati lettoni. A Londra si parlano trecento lingue diverse, ma ognuno trova il proprio posto grazie al poco o tanto inglese che conosce, ma ciò che sembra incredibile è che le varie comunità religiose convivono fianco a fianco e si tollerano. L'autore ribadisce: "Il multiculturalismo è stato la scelta della Gran Bretagna, opposta a quella degli Stati Uniti: anziché mescolare le razze di immigrati per crearne una nuova, la razza americana, qui si è deciso di lasciare che ognuno mantenga la propria e possa sentirsi ugualmente a casa". Naturalmente a Londra c'è tutto: ristoranti etnici d'ogni dove, i migliori teatri e rassegne cinematografiche, anteprime museali e gallerie d'arte, locali a luci rosse, grandi magazzini storici, università, cultura e consumismo. Londra non è la Gran Bretagna, però, come New York non è l'America: è una mega-city postmoderna e postindustriale, si pensi, per esempio, alla Tate Modern, galleria d'arte contemporanea allestita in una ex centrale elettrica, simbolo della Londra nera e fuligginosa di dickensiana memoria. Nuove forme architettoniche stanno cambiando il profilo della città, che conta cantieri aperti un po' ovunque. Pur se non proprio come la Berlino del nuovo millennio, Londra continua a cambiare volto e lo fa per prepararsi alle Olimpiadi del 2012, ma si avvale anche dell'opera di architetti e artisti come il nigeriano Shonibare, che alle sue vetrate impone ritmi di colore che ricordano i motivi delle stoffe e dei tessuti africani, mentre la sua grande nave in bottiglia si è aggiunta a commento del colonialismo britannico a Trafalgar Square.
Carmen Concilio

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    Cesare

    23/08/2011 16.25.45

    Mi sono avvicinato alla lettura di Londra Babilonia nella speranza di scoprire qualche parte meritevole di Londra sconosciuta agli sprovveduti e vi ho trovati solo qualche aneddoto poco divertente, una città piena di gang giovanili, pochi inglesi, pochi esempi di civiltà. Una capitale in parte conosciuta , piena di non inglesi, ricchi al centro e poveri in periferia. Banale abbastanza. Poche indicative sulla modestia dei politici inglesi rispetto ai nostri cafoni.

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    Luca Bufano

    18/03/2011 12.19.18

    Franceschini ha fatto il corrispondente dall'estero per una trentina d'anni, e nel frattempo ha scritto anche una diecina di libri, tutti pregevoli. Quest'ultimo, scritto in un invidiabile stato di grazia, è senza dubbio il migliore, se non il più bello. Forse perché qui l'autore trova la sua cifra stilistica più congeniale: dopo il saggio, il romanzo, l'inchiesta, l'autobiografia ibrida, ecco il macro reportage su Londra e gli inglesi. Sembrava difficile poter dire qualcosa di originale su questo argomento, ma Franceschini ci riesce, con un linguaggio piano, pur sempre imprevedibile, e una costruzione pressoché perfetta. Prende l'avvio dal celebre incipit di Eureka Street, «Tutte le storie sono storie d'amore», per parlare di città come fossero donne (ma anche, c'è da scommettere, di donne come fossero città!), e in virtuoso crescendo ci descrive il perenne sviluppo della capitale britannica, dovuto, soprattutto, al suo modo unico di conciliare tradizione e innovazione, fino a scorgere nella città-stato di «NyLon», simbiosi ideale di New York e London, la materializzazione di quella New Atlantis prefigurata quattro secoli fa dal londinese Francis Bacon. E nel libro non ci sono soltanto gli inglesi. Anzi, «dove sono gli inglesi?», si domanda all'inizio Franceschini con un sorriso nostrano, sopraffatto dal multiculturalismo londinese. Così anche le pagine sulla tribù degli italiani sono irresistibili, e superano per spirito o wit quelle del collega Severgnini (tanto più quelle dell'antenato Barzini junior). Il libro ha qualche piccolo difetto di editing: in almeno tre casi un paragrafo è ripetuto poco dopo con incisive varianti, come se l'autore l'avesse riscritto e si fosse dimenticato di cancellare la precedente versione. Ma leggete anche solo il racconto della serata a Buckingham Palace, per esempio, e ditemi se alla fine non avreste voglia di battergli il cinque, a Franceschini.

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