Categorie

Lorenzo Tomatis. La ricerca medica tra cura e profitto

Domenico Ribatti

Editore: Stilo
Collana: Vita sociale
Anno edizione: 2011
Tipo: Libro universitario
Pagine: 112 p., Brossura
  • EAN: 9788864790275
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 9,00

€ 12,00

Risparmi € 3,00 (25%)

Venduto e spedito da IBS

9 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
Aggiungi al carrello

È bene mantenere viva la memoria di persone come Renzo Tomatis, il ricercatore italiano che ha diretto per undici anni (1982-1993) il Centro internazionale per le ricerche sul cancro di lione (Iarc). Tomatis è stato uno dei grandi paladini della sanità pubblica, e ha avviato uno dei più importanti programmi di supporto scientifico alla prevenzione dei tumori degli ultimi cinquant'anni. Ripeteva ogni tanto a chi lo accusava di assumere posizioni estreme (e forse l'ha anche scritto), "non sono io che mi sono spostato a sinistra, è il mondo che si è spostato a destra". Questa potrebbe essere un'estrema sintesi del suo lavoro e della sua attualità. Il successo della sua azione è legato essenzialmente alla perseveranza, al fatto di non desistere da alcuni principi di fondo che Domenico Ribatti descrive molto bene nel suo libro, attraverso un percorso biografico. Aggiungo che niente vi è di più sbagliato nel ricordare il contributo di personalità come quelle di Tomatis o Giulio Maccacaro che ingessarle in un corpus di idee rigido e astorico, secondo un atteggiamento nostalgico e museale (e vi sono diversi circoli in Italia che hanno esattamente questo atteggiamento, che viene applicato anche ad Antonio Cederna e altri grandi del passato). Sono almeno tre (fra tanti) gli importanti principi di fondo cui Tomatis si è ispirato nel corso della vita e da cui non ha desistito, anche se il mondo andava da un'altra parte. Il primo è quello della priorità da accordare alla sanità pubblica come principio guida delle attività di ricerca. Nonostante la vastità delle attività di ricerca previste alla Iarc, Tomatis ha sempre insistito sul fatto che il fine ultimo era la prevenzione del cancro attraverso l'identificazione dei cancerogeni ambientali (inclusi gli stili di vita), e non invece il perseguimento di curiosità intellettuali, che pure sono ovviamente legittime. Non vi è una contrapposizione tra scienza pura e scienza applicata, ma neppure la medicina e la prevenzione sono equiparabili all'astronomia. Tomatis ha sempre molto insistito sul carattere intrinsecamente etico dell'agire del medico e del ricercatore, e il primato della sanità pubblica ne è una componente, anche perché essa è un fattore di promozione dell'uguaglianza sociale, a differenza dello sviluppo di tecnologie biomediche diagnostiche e terapeutiche sempre più costose e accessibili a un'esigua minoranza della popolazione mondiale. Ma va detto che lo scenario è molto cambiato da quando operava Tomatis. Mentre secondo la tradizione della sanità pubblica l'informazione scientifica veniva considerata alla luce di un progetto collettivo di miglioramento di qualità della vita, ora tende a prodursi un cortocircuito tra produzione scientifica e media, in cui la ricerca non sufficientemente glamourous ha scarso accesso al pubblico (senza contare le distorsioni cui viene sottoposta). La rapida successione con cui le scoperte scientifiche si alternano sulla stampa, anche con palesi contraddizioni, finisce per far perdere la memoria dei fondamenti teorici della ricerca (anche presso gli stessi ricercatori) e in definitiva degli scopi della ricerca. Il secondo tema su cui Tomatis ha lavorato intensamente è stato quello della valutazione sistematica delle prove. Questo è un argomento spesso poco compreso, sia tra i ricercatori sia da parte del pubblico. In sostanza, l'idea è che per motivi sia etici (trasparenza decisionale) sia scientifici tutte le prove prodotte su un certo problema (nello specifico i cancerogeni ambientali) devono essere valutate da gruppi di esperti indipendenti, per evitare indebite ingerenze e conclusioni affrettate. La lezione della difficoltà con cui è stata accettata la cancerogenicità di molte esposizioni occupazionali, dello stesso fumo di tabacco, dimostra la necessità di un atteggiamento metodologico chiaro e fermo quale quello introdotto da Tomatis nelle monografie Iarc. Il terzo tema, legato ai precedenti, è una battaglia dura contro i conflitti di interesse. Se una sostanza presente nei cibi sia cancerogena non può valutarlo esclusivamente l'industria produttrice, ma è necessaria una rete di controlli indipendenti. Di nuovo, la storia dell'industria del tabacco insegna che i ricercatori (meglio, una minoranza di essi) possono essere allettati dalle offerte dell'industria e orientare le loro ricerche (e anche scegliere di non pubblicarle) secondo i desideri dell'industria. Il discorso sarebbe molto più lungo, perché richiama alla mente la necessità di controlli democratici indipendenti insita nella concezione della separazione dei poteri di Montesqieu, non per nulla una concezione messa in discussione in una fase storica di predominio del potere finanziario e mediatico. Il tiranno non è più il re, ma il mercato. Tutti questi temi si trovano bene illustrati, con frequenti riferimenti biografici, nel libro di Ribatti. Importante è comprendere che "l'attualità del pensiero di Tomatis" non è il titolo di un convegno ma una realtà viva proprio nella fase storica in cui viviamo. L'eredità di Maccacaro e di Tomatis è stata raccolta, in modo non convenzionale e grazie a un continuo dialogo sia con il mondo della ricerca sia con gli operatori del servizio sanitario, dalla rivista "Epidemiologia e Prevenzione", fondata da Maccacaro e diretta per molti anni da Benedetto Terracini. Particolarmente interessante quest'ultimo volume dedicato ai 150 anni della sanità pubblica italiana, che raccoglie articoli dei maggiori epidemiologi italiani e contribuisce in modo originale a fare un bilancio delle molte cose negative e delle molte positive successe dall'Unità in poi. Paolo Vineis