Traduttore: M. Bevilacqua
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20 aprile 2011
Pagine: 166 p., Brossura
  • EAN: 9788845925740

90° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Gialli classici

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Descrizione
È l'ultimo week-end d'estate e Steve e Nancy partono per il Maine verso il luogo dove i bambini hanno passato un mese di vacanza. Non sanno che il viaggio segnerà una svolta drammatica nella loro esistenza. Fin dal pomeriggio Steve è, come dice lui, "entrato nel tunnel": ha iniziato cioè ad affogare nell'alcol le sue insoddisfazioni e viltà. E poche ore prima che lasciassero New York, dal carcere di Sing Sing è evaso un uomo, e il destino ha deciso che la sua strada incroci la loro.

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Recensioni dei clienti

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    Niccolo'

    22/11/2018 21:15:52

    Bel romanzo di Simenon....dall'inizio alla fine.....ambientato abbastanza bene con un finale che apre a molti pensieri e riflessioni!

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    Elena

    27/09/2018 09:58:07

    Questo romanzo è molto cupo ed opprimente ma ha il merito di raccontare la realtà di una coppia in cui ciascuno di noi può riconoscersi e nei dialoghi interiori del protagonista le proprie mancanze e vigliaccherie. Trovo che l'ossessione che Simenon dà ai suoi personaggi per l'alcol sia a volte inverosimile e farsesca come anche il doppio incontro con Sid Halligan l'evaso che determinerà l'inizio della rinascita del protagonista,ma ammetto che queste forzature ( secondo il mio punto di vista) portano il libro verso una inaspettata svolta ottimista.Senza dubbio il detto non tutto il male viene per nuocere sarebbe il miglior modo per descrivere questo romanzo in cui Steve e Nancy attraverso le peripezie di questa notte infernale ritrovano non solo l'amore che li unisce ma rafforza il loro rapporto anestetizzato dalla vita ripetitiva che conducono e dai rancore che nutrono l'uno verso l'altra.Il penultimo capitolo è talmente bello e straziante da meritare da solo il prezzo del libro.Ho temuto che si trasformasse in un doppione di "Tre camere a Manhattan" che per la sua narrazione fiacca e nevrotica non mi è piaciuto ma sono felice di essermi ricreduta.

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    Vincenzo

    20/09/2018 13:09:24

    Simenon è ormai una certezza nel raccontare storie "sporche" con il suo stile asciutto, dialoghi brevi ma precisi e diretti. Un libro di poche pagine che si legge in poche ore, senza nessun colpo di scena destabilizzante, non è un giallo e nemmeno un thriller, piuttosto è un noir. L'immagine di copertina rappresenta perfettamente l'atmosfera del romanzo: un bellissimo viaggio tra le strade dell'America del 1953, tra banconi di bar appiccicosi e tavoli sporchi, whisky e birra. Al centro della storia vi è la relazione tra Steve e Nancy, con le difficoltà del caso che accomunano tutte le coppie. Alla fine della lettura ho colto questa sfumatura: ogni scelta che facciamo comporta delle conseguenze ed anche quando sembrano negative, hanno sempre un loro lato positivo che a volte viene fuori nel tempo, in maniera indiretta ed impercettibile nell'immediato.

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    Paolo M.

    19/09/2018 23:54:55

    Una certa claustrofobia, l'incombenza della tragedia, le paure e le contraddizioni e la catarsi di un uomo, la sua vita insomma, stravolta nel giro di ventiquattro ore di discesa agli inferi e ritorno. L'ennesima prova di sensibilità espressiva e potenza narrativa senza eguali per Simenon, al quale noi tutti, scrittori e lettori d'oggi, siamo parimenti grati.

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    rosanna robbiano

    12/10/2016 09:44:17

    Un romanzo che solo Simenon potrebbe aver scritto. Questa volta ambientato in America, e scritto appunto durante il suo periodo di residenza negli USA,il racconto è una ennesima incursione nelle profondità dell'animo umano, in questo caso la storia narra due coniugi in crisi. Da leggere, bello e intenso.

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    Elena

    15/03/2015 18:34:14

    Primo libro di Simenon che ho letto. Ben scritto, consigliato

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    asenath

    19/02/2015 20:58:51

    Simenon sempre grande! Oltre il genere, un amaro spaccato di alcune dinamiche di coppia che ci può insegnare qualcosa.

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    Giacomo

    03/02/2014 13:54:49

    Circa 160 pagine che si leggono senza interruzione, in una giornata. Verso la fine si intensifica l'attenzione, quando Steve riceve notizie della moglie. Forse la storia in se non è delle più originali ma la mano di Simenon, con il suo modo di rendere i personaggi nudi, introspettivi, fa anche qui la differenza e valorizza il tutto. Ancora bella lettura con Simenon.

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    Ingrid

    03/02/2014 10:34:25

    Intrigante. Penso sia la parola che lo definisce meglio. E' stato il mio primo libro di Simenon, ed è stata una folgorazione per l'ambientazione, molto cinematografica, e per il protagonista, molto ben descritto. Libro consigliatissimo

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    Truedefender

    06/01/2014 13:15:51

    Bel romanzo, bei personaggi ed atmosfera interessante. Il 3/5 deriva dal fatto che sono rimasto un pò deluso da questa lettura. Il libro si annunciava come uno dei più bei romanzi di Simenon che non riguardano Maigret. Io l'ho trovato intrigante, Simenon raramente delude, ma non eccezionale. Reputo la storia un pò convenzionale. Continuando nella lettura mi sarei aspettato tutto quello che succedeva in suguito, fino al finale. O sono così arguto o la storia forse necessitava di qualche "svolta".

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    Giulia

    16/07/2012 16:25:00

    Imperdibile, come tutti i libri che per ora ho letto di Simenon ( non Maigret). l'introspezione del personaggio è totalò e così lo diventa anche il coinvolgimento del lettore. Trama avvincente, finale magari un pò banale, ma comunque con il suo perché.

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    Leonardo Banfi

    05/03/2012 10:04:47

    166 pagine di vero Noir. Lo stile di Simenon non delude mai. Il Noir e' la vita. Una storia comune, potrebbe capitare a chiunque. Una atmosfera che solo il maestro del Noir riesce a rendere con solo l'impiego di semplici parole. Personaggi ben delineati, una trama ed una storia ben sviluppata, si viene coinvolti fin dalle prime parole e non si riesce a smettere di leggere. Bisogna assolutamente arrivare alla fine.

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    Leonardo Banfi

    05/03/2012 10:04:07

    160 pagine di vero Noir. Lo stile di Simenon non delude mai. Il Noir e' la vita. Una storia comune, potrebbe capitare a chiunque. Una atmosfera che solo il maestro del Noir riesce a rendere con solo l'impiego di semplici parole. Personaggi ben delineati, una trama ed una storia ben sviluppata, si viene coinvolti fin dalle prime parole e non si riesce a smettere di leggere. Bisogna assolutamente arrivare alla fine.

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    stefano

    18/07/2011 09:19:11

    un romanzo noir che se non fosse stato scritto da simenon sarebbe un classico della letteratura ameicana.. forse il miglior simenon da me letto. La svolta finale esce dagli schemi di genere e da quel tocco in più ad un romanzo già in per se stesso pregevole.

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    dadoKa

    10/06/2011 12:19:20

    ...Breve ma.... Intenso, Profondo, Articolato, scritto benissimo. Luci nella Notte è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno, una parentesi interessante, una lettura fluida e appassionante. Il primo libro che ho letto si G. Simenon... il primo di una lunga serie!

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    Umano

    27/04/2011 22:52:36

    "Luci nella notte" è un colpo di classe. Il profilo psicologico di Steve ci viene trasmesso con un'eleganza ed una finezza che sono senza eguali. Avvincente dalla prima all'ultima pagina. In questo noir sembra di "vedere" e "sentire" tutto ciò che si legge.

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    Massimo F.

    20/02/2011 10:00:59

    Il solito, acuto e riflessivo Simenon "americano". Ti avvolge con il suo breve racconto e ti fa riflettere sulla complessità delle relazioni: oltre la gioiosa routine (lavoro-aperitivi-weekend), si cela una profonda inquietudine che l'autore sa rendere benissimo attraverso un impianto narrativo collaudato ed il solito, impeccabile stile.

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    adriana

    20/01/2011 16:16:00

    L'ennesima conferma: ogni romanzo di Simenon - per quanto mi riguarda - è un capolavoro. Indipendentemente dall'ambientazione, dalla trama, dalla natura dei personaggi negativi, meschini persino spegevoli, vieni coinvolto nella lettura che ti avvince come il più tosto dei thriller. Ma la scrittura è sempre elengante e nel contempo scorrevolissima, però mai banale. Insomma un puro piacere.

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    Simone

    04/06/2010 11:19:22

    Bellissimo. Per tutta una serie di motivi diversi da quelli che solitamente mi fanno amare Simenon. Innanzi tutto per la tensione psicologica e d'azione che sottende a tutta la storia, poi per l'introspezione mai fine a se stessa dei due protagonisti. Infine per i paesaggi americani, fatti di strade, traffico, motel, bar e luci nella notte.

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    giuliog02

    17/02/2010 17:47:20

    Libro intrigante, letto tutto d'un fiato. Sono indeciso tra tre e quattro stelle. Rapide ed efficaci pennellate per descrivere soggetti, situazioni, ambienti, luoghi. Eccellente descrizione dei modi di vita americani, della psicologia della gente, dello spirito positivo e solidale degli statunitensi (garagista che gli cambia l’assegno, tenente della polizia, medico dell’ospedale, cameriera del bar presso il garage). Ottimo equilibrio negli spazi legati alle descrizioni delle varie situazioni, senza impiegare troppe righe per i fatti meno influenti. La trama non mi e’ parsa avvincente fino al momento in cui Steve arriva alla stazione di servizio con garage e bar dove puo’ far riparare l’auto, rifocillarsi e riuscire ad avere notizie sulla sorte della moglie. Qui il ritmo cambia, fin dall’arrivo alla stazione di servizio e ci si sente più coinvolti nel personaggio e nella trama.Prima, questa, era scontata, un poco fredda , lasciando intravvedere una scelta di personaggi, in particolare Steve, descritti come gente che si tira addosso i fatti negativi. Steve si comporta da uomo insicuro, poco responsabile, con una moglie perfezionista, autoritaria, un tantino antipatica. Ben rimarcato il cambiamento di personalità del personaggio principale, che avviene, come da letteratura scientifica solo dopo un trauma profondo. Nel complesso un’opera di cui si può suggerire la lettura in mancanza di meglio a portata di mano.

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«Per quale motivo, quando aveva bevuto, credeva sempre che nessuno potesse capirlo? Forse perché in quei momenti venivano a galla cose sepolte nel profondo del suo animo, che egli stesso ignorava o voleva ignorare nella vita di tutti i giorni, e di cui era sorpreso e spaventato.»

La straordinarietà dei romanzi di Simenon è il loro saper parlare all’uomo di oggi con una intensità e una puntualità davvero sconvolgenti. Non è un caso infatti che il romanzo sia diventato un film (uscito anche in Italia) sotto la regia di Cédric Kahn che ha solo trasportato ai nostri giorni e in Francia la vicenda che in Luci della notte è ambientata negli Stati Uniti e negli anni Cinquanta: il cinema necessita, rispetto a un romanzo, di qualche elemento in più per permettere allo spettatore di identificarsi.

La storia narrata è molto dura, tragica a tratti, tanto che si è parlato di noir: in realtà questo è uno splendido romanzo psicologico, la rappresentazione asciutta e senza sentimentalismi della crisi dell’uomo interno allo stritolante ingranaggio urbano; la crisi della coppia incapace di parlarsi senza frapporre schermi, impotente davanti ai ritmi che separano, alle abitudini che uccidono le emozioni, agli stili di vita tutti simili e tutti omologati dal buonsenso, dalla carriera e dal giudizio sociale.

Una coppia si mette in viaggio per riportare a casa i figli dal campeggio in cui hanno trascorso un periodo di vacanza. Già prima di partire sono evidenti i segnali di tensione tra i due. Steve, il marito, è irresistibilmente trascinato in quello che lui stesso definisce “tunnel”: un bisogno di bere da cui non riesce a sfuggire, di cui prova una fastidiosa vergogna, tanto da fingere con Nancy, la moglie, e inventare stratagemmi per riuscire a ingurgitare un po’ di alcol prima ancora di mettersi in viaggio. Quando non ci sono i figli è per loro difficile parlarsi, c’è un silenzio frastornante che accompagna i primi chilometri di strada , silenzio rotto solo da qualche frase nervosa. Così quando il litigio scoppia, causato da una ulteriore sosta voluta da Steve per poter bere del pessimo whisky in un infimo, maleodorante bar, è chiaro che Nancy reagirà, impotente com’è a trattenere il marito dal percorso autodistruttivo che ha intrapreso, incapace di portarlo fuori dal tunnel, lei così sicura di sé, così “donna in carriera”, perfetta nell’aspetto e nel comportamento. La donna non aspetterà in macchina il ritorno del marito già ubriaco che ha preso con sé le chiavi dell’auto per impedirle di andarsene da sola, lascerà solo un biglietto in cui dichiara freddamente di proseguire in pullman.

Sono due gli incontri che Steve fa in altrettante soste nei bar: il primo lo vede invidiare un ubriaco felice e chiacchierone, il secondo, e decisivo, lo pone di fronte a quello che per lui rappresenterà la tragedia, ma anche forse la speranza. È l’evaso di cui stavano parlando radio e giornali l’uomo che, incontrato nel bar, gli siede al fianco in macchina, al posto della moglie, mentre lui già totalmente ubriaco rinuncia a ritrovarla. Le vicende che seguono sono la parte più noir del romanzo, ma in quelle stesse pagine incomincia ad affiorare l’inconscio di Steve che, in preda all’alcol, inizia a parlare a ruota libera, a esprimere tutto il rancore per quella moglie che ha più successo di lui sul lavoro, che è sempre perfetta, che è convinta di possedere la verità. Lui, un mediocre soffocato dalle regole e dalle abitudini, ora grida tutta la scontentezza per una vita banale, monotona e insignificante: il desiderio di trasgressione e di “evasione”, il coraggio e la libertà sono tutti sentimenti che solo l’alcol riesce ormai a surrogare.

Ma quando la tragedia si compierà e sarà la moglie la vittima, la vera vittima di tutta la vicenda, quando sarà lei a vergognarsi di sé e a sentirsi perduta, solo allora quell’uomo e quella donna potranno parlarsi, riusciranno a guardarsi davvero, saranno capaci di stringersi le mani e di sentirsi vicini, disponibili a conquistare una nuova sicurezza e a ritrovare quel sentimento profondo che di certo li univa ma che era totalmente offuscato da schermi esterni, così potenti da oscurare desideri e passioni.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

1

Lui lo chiamava entrare nel tunnel. Era un'espressione sua, di cui si serviva solo nella sua testa e non usava con nessuno, meno che mai con la moglie. Sapeva esattamente cosa voleva dire, in che cosa consisteva trovarsi nel tunnel, ma curiosamente quando c'era dentro si rifiutava di ammetterlo, salvo di tanto in tanto, solo per qualche istante e sempre troppo tardi. Aveva provato spesso, a posteriori, a individuare il momento preciso in cui accadeva, ma senza riuscirci.
Quel giorno, per esempio, aveva cominciato il week-end del Labor Day di ottimo umore. Come altre volte, del resto. Era già successo anche che un fine settimana iniziato benissimo andasse a finire male. Ma non c'era alcun motivo perché fosse inevitabile.
Era uscito dall'ufficio di Madison Avenue alle cinque e tre minuti dopo si era incontrato con sua moglie nel solito bar della Quarantacinquesima Strada; lei era arrivata prima e senza aspettarlo aveva ordinato un martini. Nel locale le luci erano basse e pochi i clienti abituali. In realtà non vide facce conosciute perché quel venerdì, ancora più degli altri, la gente si precipitava a prendere treni e automobili per andarsene al mare o in campagna. Nel giro di un'ora New York si sarebbe svuotata e nei quartieri ormai silenziosi sarebbero rimasti soltanto uomini in maniche di camicia e donne senza calze sedute davanti alla porta di casa.
Non pioveva ancora. Fin dal mattino, e già da tre giorni, il ciclo era coperto e l'aria così pregna di umidità che si poteva fissare il sole giallo pallido come attraverso un vetro smerigliato. Ora il servizio meteorologico annunciava temporali locali e prometteva una notte più fresca.
«Stanco?».
«Non troppo».
D'estate, quando i bambini erano al campeggio, si ritrovavano tutte le sere alla stessa ora, sempre sugli stessi sgabelli; Louis si limitava a dare loro una strizzata d'occhio e li serviva senza aspettare che ordinassero. Non sentivano il bisogno di parlarsi subito. Uno dei due porgeva all'altro una sigaretta. Talvolta Nancy spingeva verso di lui la ciotola delle noccioline, altre volte era lui a passarle le olive, e lo sguardo di entrambi si posava distrattamente sul piccolo quadrante bluastro del televisore appeso in alto, in un angolo del locale. Immagini in movimento. Una voce commentava una partita di baseball, oppure una cantante si esibiva. Non aveva importanza.
«Avrai il tempo di farti una doccia prima di partire».
Era il suo modo di occuparsi di lui. Non dimenticava mai di chiedergli se era stanco, guardandolo come si guarda un bambino che sta covando una malattia o è di salute cagionevole. A Steve dava fastidio.