La luna e i falò - Cesare Pavese - copertina

La luna e i falò

Cesare Pavese

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Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Edizione: 2
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 gennaio 2014
Pagine: XXXIV-212 p.
  • EAN: 9788806219383
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«La luna è il libro che mi portavo dentro da più tempo e che ho più goduto a scrivere. Tanto che credo che per un pezzo – forse sempre – non farò più altro. Non conviene tentare troppo gli dèi.»

Pubblicato nell'aprile del 1950 e considerato il libro più bello di Pavese, La luna e i falò è il suo ultimo romanzo. Il protagonista, Anguilla, all'indomani della Liberazione, torna al suo paese delle Langhe dopo molti anni trascorsi in America e, in compagnia dell'amico Nuto, ripercorre i luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza in un viaggio nel tempo, alla ricerca di antiche e sofferte radici. Storia semplice e lirica insieme, costruita come un continuo andirivieni tra il piano del passato e quello del presente, La luna e i falò recupera i temi civili della guerra partigiana, la cospirazione antifascista, la lotta di Liberazione, e li lega a problematiche private – l'amicizia, la sensualità, la morte –, in un intreccio drammatico che conferma la totale inappartenenza dell'individuo rispetto al mondo e il suo triste destino di solitudine. Completano il volume la cronologia della vita e delle opere, la bibliografia ragionata e l'antologia della critica.

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    Danielalibera

    16/11/2020 18:39:38

    Di fronte alla potenza di questo breve romanzo il sentimento predominante è quello dell'introspezione. La memoria del periodo bellico, con particolare riferimento alla resistenza dei partigiani si intreccia e si sovrappone a quella personale dei personaggi. Anguilla, dopo aver trovato l'emancipazione economica all'estero, ritorna all'antico paese dove riemerge il suo passato di trovatello, una condizione di quasi schiavitù nei confronti del "Padrone" della cascina, al quale è legato da un contratto di mezzadria. Ai suoi occhi innocenti di bambino solo e costretto a provvedere a se stesso tutto appare irraggiungibile e quasi fantastico: un piccolo stipendio, la libertà di poter assistere alle feste di paese ben vestito e soprattutto la vita spensierata delle figlie del padrone, considerate bellissime, delle "vere signore". Il ritorno si snoda nei dialoghi con l'amico d'infanzia Nuto, il quale l'accompagna in un tour a ritroso nelle memorie dei luoghi e delle persone. L'uomo che è riemerso dal passato è assai diverso, si fa fatica a riconoscerlo in paese, sembrerebbe quasi che l'unica corrispondenza ancora aperta sia con la natura, i profumi, i colori di una terra che reclama sentimenti nostalgici, ma anche aspra, dura. E' un romanzo di grande schiettezza, nulla è addolcito, è la vita, è la meschinità umana che prende forma da scene atroci e crudeli, è la nostra storia. E' la nostra bellissima letteratura italiana.

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    ugo

    26/10/2020 11:33:12

    Provo quasi imbarazzo ad esprimere una valutazione critica su uno dei massimi esponenti della letteratura italiana del Novecento: ma in tutta onestà, nonostante l'interesse per la tematica trattata (lo sradicamento dell'Uomo da ogni contesto di riferimento), questo racconto mi è parso debole. Pavese ci porta nel suo microcosmo, fatto di paesaggi rurali, personaggi di una rudezza arcaica, scene di vita di provincia. Ma questi elementi non sono "oggettivati" a beneficio del lettore: rimangono inesplicati nella sfera personale dell'autore, quasi che lo scritto sia destinato a pochi intimi che già conoscono quelle ambientazioni (rendendo superflue ulteriori spiegazioni). L'utilizzo di espressioni gergali e di uso locale acuisce tale sensazione: il lettore è tenuto a distanza, ad assistere ad una rappresentazione che non riesce a far propria. Non è un caso allora che, in un tale contesto, le uniche pagine che mi sono sembrate efficaci sono quelle meno attinenti al racconto: quelle dedicate ad una descrizione dell'America, con il suo senso di solitudine spaziale (le praterie del Far West) ed esistenziale (l'impossibilità di rapportarsi all'altro in modo autentico). L'ultimo capitolo sembra incongruo con il racconto: dopo pagine e pagine di reminiscenze e vissuti intimistici, all'improvviso appare il tema della guerra civile nell'Italia del '43. In conclusione, un testo ermetico, dove è anche difficile cogliere una linea di sviluppo coerente.

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    Gabriele Della Torre

    27/09/2020 07:34:21

    Lettura veloce e piacevole.

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    ir

    24/09/2020 20:21:50

    L'incipit è meraviglioso. La fine tragica. Come si addice ad una storia che racconta una vita. O più d'una. La storia è quella di un viaggio nella memoria. L'occasione è "il ritorno al paese", che solo un migrante e un viaggiatore indomito possono comprendere pienamente. Ma il ritorno alla propria terra è cosa diversa dal ritorno ad una terra che non ci appartiene. Per gli alberi senza radici, per chi non conosce da quale luogo sia stato trasportato il proprio seme, per i bastardi come Anguilla, il ritorno alla terra in cui si è cresciuti è fatto di ricordi nostalgici e onirici, ma non è il ritorno ad un luogo che ci appartiene veramente e a cui noi sentiamo di appartenere veramente. Non è come tornare tra le braccia di una madre. Non ci sentiamo accolti e non riusciamo nell'abbandono fiduciosi e impavidi. Non ci sentiamo veramente a casa. Continuiamo a sentirci stranieri. E anche il tempo passato è passato. E il tempo impiegato in un altro viaggio, il viaggio nella ricerca di noi, nel tentativo del riscatto, non ha trasformato solo Anguilla, ma anche Nuto e Silvia e Irene e Santina. Quelli che ha lasciato lì, come lui li aveva conosciuti, non ci sono più. E quelli che Anguilla ritrova tornando nelle Langhe sono solo i ricordi dei tempi che furono. Personalissimi. Unici. Irripetibili. Ma solo ricordi. Da custodire davanti alla luna e ai falò. Perché per quanto possa sembrare strano, tutto cambia pur restando sempre uguale: "...eppure la vita è la stessa, e non sanno che un giorno si guarderanno in giro e anche per loro sarà tutto passato".

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    Fasa1994

    23/06/2020 09:07:21

    Libro immancabile in qualsiasi libreria

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    Chiara B.

    19/05/2020 20:32:32

    Anche in questo libro Pavese tratta il macrotema dello straniero, della patria e di quanto un uomo abbia bisogno di una terra in cui affondare le proprie radici. Libro che fa riflettere , ma che lascia anche sentimento di malinconia.

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    cri

    16/05/2020 21:43:18

    Ultimo romanzo composto poco prima della tragica scomparsa di questo grande uomo, poeta e scrittore. Purtroppo ho faticato nel terminarlo, la storia procede per ricordi, flashback, divagazioni, riflessioni, impressioni di un uomo che in fondo è tutti noi. Così solo, sradicato, in cerca di una storia, il dolore di Anguilla è il dolore di Pavese, è il dolore di chi almeno una volta nella vita ha sentito di non appartenere a nulla, di non avere radici, di chi parte alla ricerca di un passato tutto da costruire...

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    achile

    15/05/2020 14:43:21

    Sono rimasto letteralmente folgorato dalla lettura di questo romanzo, il primo di Pavese che ho letto. Una scrittura secca precisa, dove si percepisce l'enorme lavoro di sottrazione fatto dall'Autore per esprimere e descrivere efficacemente, ma con il minor numero di parole possibile. La vicenda si svolge nell'arco di un'estate, anzi del periodo agostano intorno alla festa dell'Assunta. Non c'è un protagonista, quanto piuttosto un osservatore, Anguilla, che ritorna al paese dove è cresciuto dopo essere emigrato in America e aver fatto fortuna. Anguilla osserva il mondo che ha lasciato, lo confronta con quello dei suoi ricordi e con il grande mondo al di là dell'oceano che ha pure conosciuto. Il confronto è impietoso: non emerge qui il senso di "Heimat" tanto caro ai romantici tedeschi, dove nelle tradizioni, nei riti, nei "falò", nel tessuto del paesaggio, nella "luna", uno si sente a in equilibrio, si sente "a casa". Rimane in vece il senso di insoddisfazione, di incompiuto: i vecchi non ci sono più, ma i problemi, i contrasti sono ancora tutti presenti. Anche la guerra di liberazione, che avrebbe potuto risolvere gli antichi problemi, che avrebbe potuto far sorgere un modo nuovo di vivere si è risolta in niente e tutto è rimasto come prima. Rimane la voglia di andarsene, di cercare altrove quello che nel "qui" non si riesce a trovare. Ma anche il grande mondo si è rivelato ad Anguilla non diverso dal piccolo mondo intorno al Belbo. Un libro molto amaro, che non può non far pensare al fatto che pochi mesi dopo la sua pubblicazione Pavese si sia suicidato.

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    eriki

    14/05/2020 19:40:19

    capolavoro di Pavese! Consigliatissimo

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    je

    13/05/2020 22:20:19

    È un senso di melanconia, di vuoto, di cose non vissute, attimi persi ed ormai impossibili da ritrovare, persone che, come sfocate immagini consumate dal tempo, possono appartenere soltanto ad un passato ormai lontano, straniero, quello che accompagna questa lettura e resta una volta aver voltato l’ultima pagina.

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    Martina

    13/05/2020 18:30:56

    Pavese ha uno stile di scrittura inimitabile,capace di trasportarti e farti percepire ogni sua singola emozione. Un testamento letterario che tutti dovrebbero leggere.

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    elettra

    12/05/2020 17:42:30

    Pavese, meraviglioso. Libro stupendo, lo rileggerei ancora ed ancora. Come tutti i suoi libri, d’altronde

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    Enrico

    12/05/2020 13:45:36

    Da leggere almeno una volta nella vita, mette in scena tutte le tematiche principali dell'opera pavesiana: la resistenza, la contrapposizione tra la città e la campagna, quest'ultima luogo di forze bestiali e primitive, e la solitudine dell'uomo. Consigliato.

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    S

    11/05/2020 10:47:50

    Tentai una prima lettura di questo libro durante i primi anni di liceo. Mi annoiai dopo qualche decina di pagine. A distanza di qualche anno, la lettura è stata invece naturale e avida: è stato più facile rispecchiarmi nei temi del ritorno a casa, dell'ambiente dell'infanzia popolato da strutture interpretative del reale proprie, di nostalgia e di ricordi, ma anche di questioni sociali. Consiglio vivamente la lettura!

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    GabriR

    30/04/2020 16:30:00

    Libro dalla lettura piacevole e scorrevole, nella prima metà ha un ritmo lento ricco di ricordi riesce a trasmettere le emozioni del protagonista, la seconda metà aumenta di ritmo e le vicessitudini iniziano ad essere più animate ed emotivamente impattanti. Consigliato

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    Luigi

    28/04/2020 07:51:25

    Lettura piacevole, abbastanza scorrevole, traspare dalle pagine una sensazione profonda di malinconia e malessere. Pavese è indiscusso ritrattista dell'animo umano.

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    Lorenzosette

    31/03/2020 16:08:12

    Traspare tanta passione e nostalgia da questo racconto di Pavese.A livello "fotografico" lo scrittore piemontese ci offre un magnifico affresco di uno dei luoghi più affascinanti d'Italia:le Langhe.Il racconto,con una scrittura così agile,nervosa,però, non mi ha preso fino in fondo.Per l'importanza di quest'opera mi aspettavo molto di più.

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    Domenico

    25/02/2020 09:30:53

    Romanzo scritto nel 1949 , subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, dedicato all’ultima donna ,Costance, entrata nella vita dello scrittore. Il protagonista è il quarantenne Anguilla che torna nella sua terra di origine (le Langhe) dalle Americhe dopo molti anni, dopo un’infanzia in cui era stato adottato da dei contadini perché orfano. Fa vari lavori e stringe amicizie, soprattutto con la bella Santina. Anguilla si lega agli ambienti antifascisti di Genova emigrando successivamente in America. Sarà la nostalgia della sua terra a riportarlo lì dove era cresciuto, a S. Stefano Belbo. E’ un racconto amaro, poiché egli scopre che quel mondo impresso nella sua memoria, non esiste più e quanto gli orrori della guerra hanno cambiato la vita di quelli che incontra al suo ritorno. E’ un romanzo incentrato sul ruolo della memoria, di come essa muti attraverso le azioni degli altri, soprattutto a seguito di quelle criminose nazi-fasciste. Uno di quei romanzi che si immette tra le opere che lo precedono e quindi da consigliare per chi ama la scrittura di C. Pavese.

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    Giuseppe Turturiello

    08/11/2019 13:55:43

    Ho letto questo romanzo soltanto per farmi un'idea di Pavese. Si è sempre elogiato il talento di quest'uomo, ma a mio modo di vadere non arriva neanche lontanamente al livello di chi è stato capace di lasciare il segno. Il libro è anche piacevole, la storia rappresenta uno scorcio di vita che ricalca il periodo storico più triste dell'ultima storia italiana, tuttavia, per quello che avevo udito sul Pavese mi aspettavo un capolavoro.

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    tere

    28/10/2019 10:35:28

    Accattivante! da rileggere piu' e piu' volte

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  • Cesare Pavese Cover

    Studia a Torino dove si laurea con una tesi su Walter Withman. Sin dagli anni Venti legge i maggiori autori americani e inizia a tradurre le loro opere. Fra il 1935 e il 1936, per i suoi rapporti con i militanti del gruppo Giustizia e Libertà viene arrestato, processato e inviato al confino a Brancaleone Calabro. Tornato a Torino inizia a collaborare con la casa editrice Einaudi nel 1934 per la realizzazione della rivista «La Cultura», che dirige a partire dal terzo numero. Nel 1945-46 dirige la sede romana della medesima casa editrice. Ha svolto un ruolo fondamentale nel passaggio tra la cultura degli anni Trenta e la nuova cultura democratica del dopoguerra. Dopo la Liberazione, si iscriv al partito Comunista. Seguono anni di lavoro molto intenso, in cui pubblica le sue... Approfondisci
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