Machiavelli, Tupac e la Principessa

Adriano Sofri

Collana: La memoria
Anno edizione: 2013
Pagine: 344 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788838931307
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Descrizione
Questo libro è un guazzabuglio. Tratta di Niccolò Machiavelli. Di grandi questioni, e storie piccole, a cominciare da un avverbio di due sillabe che introduce allo stupro frustrato del principe sulla Fortuna. Di Tupac Shakur che andò in carcere e si rinominò Makaveli, in tempo per essere ammazzato. Di Machiavelli che si metteva nei panni di tutti, del papa, dell'imperatore, del Valentino, del capopopolo dei Ciompi e del giovane amante di successo - e perfino nei propri. Tratta anche della politica nel mondo di oggi, di uomini e donne, del ritorno alle origini, alla leggenda di San Francesco e a quella della Costituzione. Della successione, di un papa che succede a un altro abolendo la morte di papa, di un presidente della repubblica che succede a se stesso, di rivoluzionari, agenti segreti e avventurieri che diventano monarchi ereditari senza dichiararlo, e di capi di stato democratici che fondano dinastie. Delle madri costituenti. Di padri ricchi che diseredano i figli e di figli ricchi che rinunciano all'eredità dei padri. Dell'idea di rifare tutto di nuovo, principe nuovo, nuovi sudditi, ripartendo dal marmo grezzo, dalla carta bianca, dai montanari svizzeri, col rischio di finire alla Cambogia di Poi Pot. Dell'odio per la città di Sarajevo, e della crociata contro la montagna di fra' Dolcino, antenato dei NoTav...

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A dicembre del 2013 saranno trascorsi 500 anni dalla scrittura del Principe; più esattamente, il 10 dicembre 2013 saranno passati 500 anni dalla stesura della formidabile lettera all’amico Francesco Vettori, in cui Niccolò Machiavelli comunicava di aver scritto «un opuscolo» sui principati… Da allora la politica non ha più smesso di fare i conti con quell’opuscolo e col suo autore. L’Italia, che si arrangia a celebrare quella gloria (spesso malfamata e demonizzata: del tutto a torto, perché Machiavelli fu un genio cordiale e generoso) non comprerebbe un’auto usata da un uomo politico, e nemmeno da una donna politica, che è peggio. L’autore ha trascorso l’anno a guardarsi attorno, portandosi dietro le opere di quel grande, per seguirne modestamente l’esempio. Di giorno attraversava la strada, e s’ingaglioffava ai cancelli dell’Ilva di Taranto, o al tribunale di Trapani, sul treno per Pistoia, alla caserma di Bolzaneto, nella piazza Exarchia ad Atene e in piazza San Pietro a Roma; di notte, rientrato in una stanza d’albergo a due o tre stelle, indossava un pigiama a strisce e, ricevuto piuttosto amorevolmente, conversava per quattro ore e più col segretario fiorentino. Il Cinquecento in fondo era appena ieri, e anche il Quattrocento. Per la prima volta il papa vecchio non è morto. Quello nuovo ha detto messa a Lampedusa con un calice di legno, e Girolamo Savonarola, profeta disarmato, aveva predicato che «nella primitiva chiesa erano i calici di legno e i prelati d’oro, oggi la Chiesa ha li calici d’oro e li prelati di legno». Un presidente della repubblica di 88 anni ha disfatto le valigie perché si è scoperto che non c’era nessuno, fra gli altri 60 milioni, che potesse sostituirlo, e l’hanno rieletto per i prossimi sette anni: farebbe 95. La Firenze di Machiavelli era una provincia della provincia italiana incapace di tenere il passo con gli stati nuovi d’Europa, Francia, Spagna, Inghilterra, impero. L’Italia di oggi è una provincia della provincia europea incapace di tenere il passo con le potenze continentali nuove d’Asia, delle Americhe, d’Africa. Sugli schermi furoreggiano i Borgia. Gli opinionisti discutono se il numero delle donne uccise sia eccessivo o nella norma. In rete c’è un test per tutti: How Machiavellian are you. Fra i 45 e i 90 punti siete nella media.