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Yasunari Kawabata

Curatore: C. Ceci
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 236 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788806207908

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    alida airaghi

    23/09/2014 11.30.39

    Il più grande scrittore giapponese del secolo scorso, evocatore di atmosfere e tradizioni, si è misurato nel 1938 con l'arte di questo gioco millenario, ricavandone un romanzo fuori dagli schemi, nato da un'esperienza giornalistica. Un quotidiano l'aveva incaricato di documentare quella che sarebbe stata l'ultima, importantissima partita di go tra l'anziano e invincibile campione Shusai e l'emergente Otaka: sfida che si protrasse per sei mesi, e si concluse con la sconfitta e la morte del maestro. La cronaca dell'avvenimento venne trasfigurata poi da Kawabata, nella stesura del romanzo che richiese sedici anni di lavoro, in un omaggio al Giappone che stava sparendo, alla saggezza della vecchiaia, all'eleganza silenziosa delle donne, al rispetto per la vita in ogni sua manifestazione, all'obbedienza mansueta alle leggi inesorabili del trascorrere del tempo. Cos' è il go? "In Giappone è 'una via', un'arte che trascende la nozione stessa di forza e di gioco. In essa confluiscono la mistica e la nobiltà dell'Oriente". Kawabata non solo descrive minuziosamente ogni mossa della partita, ma segue i due giocatori nelle loro espressioni facciali, nei rituali che accompagnano i loro gesti, nelle diverse filosofie che esprimono con le loro contrapposte esistenze. Il vecchio ascetico, solenne, solitario, parco di parole e movimenti, piccolo e ossuto; il giovane robusto, vitale, nervoso, conviviale, pur nell'ammirazione ossequiosa del maestro. A noi occidentali rimane ostico penetrare il fascino meditativo dell'attesa, della sospensione, dell'introspezione che emana dal gioco del go, e non ci è sempre facile seguirne la descrizione attenta e scrupolosa nella pagine di questo romanzo. Rimaniamo tuttavia incantati dalla raffinata leggerezza con cui Kawabata ci racconta questo universo in via d'estinzione, e la sua malinconia nel comporne l'epitaffio.

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    GIOVANNI

    06/10/2012 22.45.28

    bello,ma bisogna almeno avere un'idea del gioco.

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