Maigret e il ladro indolente

Georges Simenon

Traduttore: A. Forti
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 141 p., Brossura
  • EAN: 9788845921469
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Descrizione
Adesso quelli li costringono anche a mentire! "Quelli" sono i magistrati della Procura e i signorini del ministero degli Interni, usciti freschi freschi dalle Grandes Écoles con i loro bravi diplomi e pronti a sputare sentenze e a dettare legge senza avere la benché minima idea di come va il mondo. Quanto alla Polizia, deve accontentarsi ormai di avere un ruolo subalterno, e soprattutto fare bene attenzione a rispettare i regolamenti, per quanto pletorici e contraddittori essi siano. Così, se Maigret si trova, alle quattro di una gelida mattina d'inverno, con le mani sprofondate nelle tasche e la pipa in bocca, davanti a un cadavere che qualcuno ha gettato da una macchina dopo averlo sfigurato è solo perché il fedele ispettore Fumel, uno della vecchia scuola, gli ha telefonato prima di avvertire la Procura. E sarà Maigret, pur non essendo stato incaricato del caso - ma anzi esortato dal giovane e baldanzoso procuratore ad arrestare al più presto una pericolosa banda di professionisti della rapina a mano armata che assai preoccupa l'opinione pubblica -, a scoprire l'assassino di quel ladro metodico, solitario e discreto, che lui stesso non è mai riuscito a incastrare e nei cui confronti nutre qualcosa che assomiglia molto alla simpatia.

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Recensioni dei clienti

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    claudio

    31/12/2015 09:29:06

    Il ladro indolente una vecchia conoscenza di Maigret, che però l'ha arrestato una sola volta. Maigret per lui ha un senso di rispetto, quasi di stima. E quando lo vede ucciso, sfigurato, anche se la Procura gli proibisce di indagare e lo obbliga a stanare una nuova banda di rapinatori seriali che preoccupa l'opinione pubblica, Maigret con un fido collaboratore cercherà di dipanare la matassa che copre la vicenda.

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    biogius

    25/09/2009 13:58:13

    Uno dei migliori "Maigret" che abbia letto finora. Un romanzo che, per il modo in cui sono descritti il ladro indolente e il legame tra quest'ultimo e il Commissario, è quasi riduttivo definire "giallo".

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    Franco

    13/01/2008 08:49:21

    Conferma l'alta media dei libri di Maigret. All'apparenza sono quasi tutti molto simili, ma è nella differenziazione dell'ambiente (o mondo) che in ogni romanzo si va ad esplorare e delle personalità degli uomini che li popolano (su tutti vittima e assassino: alla fine li si conosce tanto quasi da "capirli", come Maigret stesso) che sta la forza di questo autore, sia nei romanzi "gialli" che in quelli duri.

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    il dottore di kirkenes

    30/11/2007 20:50:34

    in questo libro la psicologia del commissario è davvero ben analizzata,il suo modo di porsi e il fatto che la pensi che non sempre i malviventi sono i colpevoli ma che è la socirtà(e siamo quasi50 anni fa)a esserlo di piu traspare davvero nitidamente,da ricordare la visita a casa della madre di cuendet

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    philo

    27/08/2007 10:56:31

    Ottimo Simenon come sempre.

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    Manuela Alessio

    22/06/2007 15:46:22

    Uno dei migliori Maigret di Simenon e, senz'altro, quello dove la figura del celebre commissario della polizia parigina più si staglia in tutta la sua simpatia ed umanità. Un Maigret reso magistralmente sul piccolo schermo da Gino Cervi in un telefilm del 1972, dove vanno segnalate anche le ottime interpretazioni di Giulio Platone che interpreta il "voleur paresseux" e di Corrado Olmi che interpreta l'ispettore Fumel, un ispettore dal cuore d'oro che affianca il commissario in un'indagine condotta sotto banco, eludendo i lacciuoli di una burocrazia sempre più invasiva e soffocante. Honoré Cuendet è un ladro quasi gentiluomo il cui brutale assassinio getta nella solitudine la sua anziana madre. Nella solitudine, sì, ma non nello sconforto, perché la fiera donna, ignara della vera "professione" del figlio, non ha dubbi, sicura che Honoré le abbia lasciato qualcosa. Ed è appunto alla ricerca di questo "qualcosa" che partono come due cani da fiuto Maigret e Fumel, ed il finale sarà del tutto inedito e, per una volta, persino al di fuori della legalità. In questo libro, a parte la vicenda principale, ci sono inoltre delle pagine che non mancheranno di destare l'attenzione di tutti coloro che continuano a stupirsi di come lo Stato decida di lasciar languire in carcere gente che non ha mai ammazzato nessuno, mentre gli autori di omicidi più o meno "colposi" spesso, dopo poco tempo, circolano liberamente per le vie. Si leggano a questo proposito le pagine 27 e 28, anche se ovviamente Maigret-Simenon si riferisce al Codice Penale francese, che per quasi quattro quinti discetta di reati contro il patrimonio e, per imbattersi nella trattazione dell'omicidio volontario, bisogna attendere l'articolo numero 295. Sic.

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    Max

    27/03/2007 09:48:29

    Come sempre, Simenon è un magnifico pittore di atmosfere, persone e situazioni: molto cupo, questo Maigret, ma è in queste atmosfere che la penna di Simenon tratteggia le sue migliori opere. E, come altri suoi scritti, sinistramente attuale.

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Avendo collocato nel 1913 la prima inchiesta di Maigret – nell'omonimo romanzo del 1949 –, Simenon si trovò costretto, negli anni sessanta e settanta, a lasciare costantemente nel vago la cronologia delle imprese del mitico commissario. Per il suo eroe, artificiosamente mantenuto alle soglie di un sempre rimandato pensionamento, il romanziere mise a punto una cornice non meno fittizia: una Parigi eternamente ferma ai primi anni cinquanta, con le insegne al neon dei suoi melanconici locali notturni, i ristorantini di quartiere specializzati in saporitissimi piatti regionali e i bar tabacchi dove clienti dalle facce patibolari giocavano a carte fino all'alba. La tentazione di far irrompere la storia in questo contesto, per così dire, congelato, è tuttavia molto forte per quel cronista prestato alla letteratura che è pur sempre Simenon. Ne vediamo le conseguenze anche in questo romanzo: pur muovendosi nello scenario che gli è familiare da sempre, Maigret deve fare i conti da un lato con giovani rapinatori, ben più violenti dei protagonisti della vecchia mala, dall'altro con magistrati sempre più inclini a escludere la polizia dalla fase decisiva delle inchieste. Tra giudici che lo vorrebbero impegnato nella compilazione di montagne di scartoffie e nuovi delinquenti ignari di qualunque codice d'onore, la sua condizione è di perenne disagio. L'attenuerà soltanto un'indagine che condurrà quasi clandestinamente: quella sull'assassinio di un ladro "all'antica", un coscienzioso artigiano del furto per cui serrature e casseforti non avevano segreti. Identificati da Maigret, i colpevoli avranno molte chance di farla franca, grazie ai loro privilegi di classe; al commissario resterà l'amara soddisfazione di aver fatto luce sulla morte di un personaggio cui lo legava una segreta e quasi fraterna simpatia.
  Mariolina Bertini