Il male oscuro - Giuseppe Berto - copertina

Il male oscuro

Giuseppe Berto

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Editore: Neri Pozza
Collana: Bloom
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 17 novembre 2016
Pagine: 508 p., Brossura
  • EAN: 9788854514065
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Apparso per la prima volta nel 1964, Il male oscuro ottenne subito un grande successo, vincendo nello stesso anno il Premio Viareggio e il Premio Campiello. L’apprezzamento critico che ne seguí, tuttavia, non colse forse pienamente la grandezza di quest’opera e della figura di Giuseppe Berto nel panorama della letteratura italiana del secondo Novecento.

«Ogni volta che aprivo e leggevo venti o trenta pagine de Il male oscuro, avrei voluto che questo libro non avesse a che fare con me, con le mie sofferenze, le mie fobie, le gabbie del mio passato, il mio tempo, avrei voluto che fosse un libro datato, lontano, un reperto del Novecento, e invece ogni volta mi ritrovavo coinvolto dalla sua sincerità senza scampo» - Christian Raimo

Come sovente accade, questo romanzo e lo stesso Berto conoscono forse soltanto oggi quella che Benjamin definiva «l’ora della leggibilità». Comparato con le opere di quell’epoca caratterizzata da una società in piena espansione, Il male oscuro, come nota Emanuele Trevi nello scritto che accompagna questa nuova edizione, appare come «lo specchio, frantumato ma straordinariamente nitido, di un intero mondo, di un’epoca storica», un capolavoro assoluto dotato di «un’autorevolezza paradossale, che si basa sulla travolgente energia degli stati d’animo». Come i grandi libri, il romanzo presuppone una genealogia. Berto ha ammesso piú volte il suo debito con La coscienza di Zeno di Svevo e La cognizione del dolore di Gadda, dalla quale ricavò il titolo stesso del suo libro. Il male oscuro, tuttavia, segna una svolta fondamentale rispetto a queste opere precorritrici: non descrive semplicemente una nevrosi, ma la mima e la incarna. Il suo linguaggio è la manifestazione stessa del male, «l’epifania tragicomica della sua oscurità» (Trevi).
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    Maria

    11/05/2020 20:01:45

    Bellissimo libro! Ho adorato l'ironia e la sintassi con la quale è scritto. Lo consiglio agli amanti del genere introspettivo.

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    giorgio g

    18/03/2020 13:23:24

    Giuseppe Berto ci porta in un modo pervaso dal dolore, dolore lancinante come sperimenta il protagonista che può essere lenito solo da iniezioni di morfina. E le sperimenta tutte fino a ricorrere alla psicoanalisi. La frase: “la psicoanalisi è un po’ come la confessione, il prete si nasconde dietro la grata e l’analista alle spalle del paziente.” E ancora: “una eccezionale combinazione di malattie, un po’ di diabete ad esempio o al contrario un po’ di ipoglicemia messa insieme con la colite spastica e in piú l’ulcera duodenale e l’artrosi lombare”. Una psicosi, questa, che deriva da un padre maresciallo dei Carabinieri portato a comandare. Una lettura molto angosciante, che si riscatta con il peculiare stile dell’autore, fatto di periodi lunghissimi anzi sesquipedali.

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    Sandro Gramm. '74

    11/11/2019 09:03:36

    Questo libro senza punteggiatura è una vera e propria inquietante discesa dentro gli abissi della mente umana. Svevo, Gadda e Freud, ma anche tanto altro, l'angoscia che annichilisce, la mente razionale che cerca rifugio nelle dottrine spesso patetiche della psicologia moderna. Difatti in quest'opera intimista non vi è guarigione alcuna, parziale comprensione di determinate problematiche psichiche si, ma non soluzione ai drammi interiori, che in parte sono sicuramente di origine psicologica, ma che in sostanza hanno a che fare con la multidimensionalità dell'uomo, e quindi con questioni puramente spirituali, che uno come Jung era arrivato a percepirne il determinante influsso, dopo la sua affiliazione a certe discutibili società esoteriche svizzere. Freud invece pur sospettando l'intima natura di certe turbe mentali, per timore arcano e per la dittatura della sua mente razionale, si tenne sempre alla larga dalla vera sorgente di queste ansie, angosce e dolori. Berto non sapeva di queste cose, e quindi difficilmente avrebbe potuto trovare pace, come difatti è stato, se non risalendo alle vere cause dei suoi turbamenti che riguardano la sfera umana che trascende le tremende illusioni dello spazio-tempo.

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    Christian

    05/11/2019 12:32:48

    Citato ne "L'uomo che trema" di Andrea Pomella. Un viaggio nell'abisso.

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    Carla

    03/10/2019 07:38:57

    Semplicemente geniale questo libro, proprio come il suo autore. Giuseppe Berto racconta la sua storia attraverso un monologo interiore con le sue emozioni, i suoi sentimenti e le sue sensazioni. E' un libro senza punteggiatura, ti manca il fiato a leggerlo. E forse proprio questo ti trasmette tutta l'angoscia. Proprio per questo lo vivi. Proprio per questo è un libro meraviglioso.

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    Domenico

    02/10/2019 17:05:46

    Un "flusso di coscienza" come altre volte è stato scritto, di questo romanzo del 1964 che rivela fatti personali sin dall'infanzia capitati al personaggio che racconta, nel seno di una famiglia in cui c'è il difficile rapporto con il padre. Letteratura fortemente dipendente con "La coscienza di Zeno" di Svevo e con "La cognizione del dolore" di Gadda, tuttavia da esse si stacca per eccellere nella manifestazione di un linguaggio nevrotico e in un modo del tutto nuovo, moderno.

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    Stefania S.

    22/09/2019 05:43:58

    Su “Il male oscuro” è stato detto, se non proprio tutto, quasi. È un libro che non concede nè ammette distrazioni, che pretende attenzione, pazienza, tolleranza (ciascun lettore, di fatto, è il “vecchietto”), che incalza e preme chi legge come un predatore la preda, e non lascia scampo. È vertigini, montagne russe, avvitamenti di pensieri e di parole che si rincorrono senza sosta, con pochi punti, molte virgole, fino alla fine di ogni capitolo, a cui si arriva in apnea, senza fiato. Anche la forma, ne “Il male oscuro”, è sostanza, è pensiero, è verità. Verità autobiografica e universale insieme (come dice Berto stesso nell’appendice al libro), capace di far convivere, nello stesso istante, amore e odio, tragedia e umorismo, ambizione e disperazione, cinismo e tenerezza, in un intrico di bene e male, la cui accettazione è la cifra unica dell’essenza umana, della sua profondità. Un romanzo straordinario e un’autobiografia terrificante. Terrificante nella verità del dolore, nella visionarietà profetica (Berto sarebbe morto dello stesso male del padre) e straordinario nella capacità di dissezionare la complessità per restituirla, non più semplice, ma più nitida, più perfetta. Un libro, nonostante le premesse, anche estremamente divertente, un prezioso distillato d’umorismo, di commovente cinismo, di toni enfatici e di logicità dimessa, un’aulica sobrietà che m’ha irrimediabilmente conquistata.

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    Max

    21/09/2019 08:27:45

    Il male oscuro è un libro che si fa spazio nei meandri più profondi della mente. Non è un volume semplicissimo, le riflessioni non scorrono veloci e nè apatiche, risulta invece un'occasione da cogliere in giorni di pensieri consapevoli. Onesto Berto quando denuncia le ispirazioni letterarie e psicologiche, tanto Gadda e tanto Svevo è qui contenuto, ma anche tanto Freud. E' un vero viaggio nel male oscuro.

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    Scad

    19/09/2019 16:55:39

    Un paio d'anni di invecchiamento nella mia libreria sono stati molto utili, perchè vi sono libri troppo preziosi per essere bruciati leggendoli quando non è ora. Questo libro è un capolavoro di stile, di contenuti, di dolore, di anima, di vita. Quella che all'inizio pare una scrittura avviluppata e faticosa dopo un pò diventa il respiro di chi scrive. Al ritmo del suo respiro noi srotoliamo con lui il gomitolo della sua vita, ora con strazio, ora con ironia e sempre, sempre, con il suo punto di vista che è interno ed esterno contemporaneamente. Il padre, apparentemente al centro delle ossessioni e dei dolori del figlio, è uno schermo, dove il conscio e l'inconscio, il giudizio e il perdono vengono proiettati dallo scrittore/ regista/ autore e visti dal lettore/spettatore. L'appendice di Berto, in cui spiega genesi ed elementi fortemente autobiografici del romanzo, è tra le cose più coraggiose, oneste, limpide ed apprezzabili che io abbia mai letto. Un romanzo che resterà nella mia mente.

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    giorgio

    02/06/2019 16:21:59

    Lettura non facile ma coinvolgente, da farsi non frettolosamente ma creandosi il tempo. Autore fra i piu' alti della letteratura italiana.

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    AdrianaT.

    08/04/2019 07:05:22

    Non si smette mai di fare i conti con il proprio padre. Anche dopo morto, anzi, soprattutto dopo morto. Tutto il non detto, il non fatto; tutti i se, i ma e i forse tornano come acidi rigurgiti giorno dopo giorno, per anni, con effetti psicologici e fisici devastanti. Giuseppe Berto - disilluso e disincantato - è un groviglio di tormenti, ipocondrie, sensi di colpa e paranoie, ma ne dice di cose vere!; è un pensare vorticoso amalgamato ad associazioni psicoanalitiche, spalmato su pagine avare di punteggiatura e dense come magma incandescente in cui la nevrosi non è descritta, è rivelata. Brucia, la sua prosa incessante, e intrappola come una ragnatela. È come venire legati davanti a uno specchio ed essere obbligati a guardarsi e a farli anche noi, quei conti. Qui c'entrano Gadda, Svevo, Freud e la psicoanalisi; qui domina la Crisi, e la nevrosi spadroneggia. È una lettura dura e impegnativa, che si gode per originalità della forma, spontaneità e 'oralità' del linguaggio, profondità, enfasi, amara ironia e corposità; una soluzione stilistica che però tende a saturare. Poi ti viene voglia di tornare a qualcosa dalla sintassi più classica nel ritmo, nel respiro e letterariamente più rassicurante, come un buon vecchio Zweig, per esempio. È comunque un gran libro, da affrontare, però, solo se si è disposti a sollevare il coperchio e guardare fino in fondo al pozzo. «Ecco, proprio questo è ciò che può dare una giustificazione al mio libro e in particolar modo alle sue parti più crude e diciamo pure sgradevoli: la validità verso tutti, l'esplorazione di una parte di noi stessi che forse non abbiamo il coraggio di guardare, ma c'è, esiste in noi, e nasconderla non serve che a renderci sempre più ammalati e infelici.»

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    Marco C.

    17/09/2018 19:08:56

    Sapevo mi sarebbe piaciuto e sapevo che al suo interno avrei trovato passaggi intensi e in grado di farmi tremare. È sembrato uno specchio, a tratti, tanto che alcune cose le ho lette sentendo la mia voce. Alcuni pensieri di Berto erano nella mia testa, e a volte è capitato di sentirmi proprio come lui: colpevole e condannato a qualcosa di terribile. L’ossessione che Dio sia lì pronto a punire – anche per cose normali e umane come la masturbazione - è sempre nella mente dell’autore, è una costante, una fissazione che probabilmente ferisce e fa star male più del dolore fisico e delle fitte che, da come sono descritte, sembrano essere tra le cose peggiori che si possa provare. Che Berto sia stato molto vicino alla religione lo si capisce da subito e lo si era capito anche grazie all’altro suo splendido libro "La Gloria". E restando sempre sul tema del divino, del sacro o della provvidenza, ho trovato Il male oscuro un libro molto influenzato da giganti come Dostoevskij, Tolstoj e Turgenev, con i primi due che, non a caso, e chi conosce gli autori capirà benissimo perché, diventano parte di quel tormento dato dal contrasto tra peccato e piacere. Quella de Il male oscuro è una vera e propria autopsicanalisi ovviamente debitrice di Italo Svevo, tanto che proprio l’autore lo conferma nelle appendici (da leggere assolutamente), ed è quindi un continuo parlare di Io, Super-Io, Es e teorie Freudiane che trovano riscontro nei “simboli” e nelle situazione sparsi nel libro: la masturbazione, il rapporto con il padre e il rapporto che lui “avrà” con la figlia, i personaggi, o per essere più precisi, il modo in cui i personaggi/le persone vengono viste dall’autore. Lo stile adottato da Berto in questo libro può spaventare i curiosi, me ne rendo conto. I punti si contano su due mani, forse una, e il flusso di pensieri raggiunge il suo apice dalla pagina 239 alla 301, pagine in cui i punti scompaiono del tutto. Fantastico, ma non per tutti.

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    n.d.

    04/04/2018 20:47:46

    Meraviglioso. Un'esperienza sincronica al 100% permessa dalla straordinaria capacità letteraria di Berto e dal genere di scrittura, il flusso di coscienza. I temi affrontati sono descritti alla perfezione e sono sempre presenti. Consigliatissimo per gli amanti del genere.

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    giuseppe

    28/03/2018 03:46:31

    Sicuramente sotto il profilo grammaticale e lessicale è un romanzo figlio del suo tempo o forse figlio della nevrosi ed ipocondria che lo caratterizza. Mi è risultato molto faticoso. La curiosità mi ha spinto anche perché andavo alla ricerca di un confronto letterario nel rapporto padre figlio e invece mi sono imbattuto una una sorta di una degenerazione patologica. Comunque si tratta di una storia di rilettura della propria vita. Siamo sempre pronti a responsabilizzare per i nostri fallimenti o insicurezze qualcuno o qualcosa diversi da noi quando, invece, la risposta è meno complessa e più immediata e si trova dentro di noi, le nostre fragilità, i nostri limiti il nostro io morale che prende il sopravvento senza un orientamento preciso, chiaro ed illuminato. Personalmente niente di straordinario.

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    Wanda

    15/11/2017 22:24:17

    A dispetto del titolo, un libro esilarante, coinvolgente, fluido, di una malinconia poetica. La realizzazione di quel sogno di gloria letteraria tanto cercata dall'autore. Una testimonianza di gloria vera per la nostra letteratura.

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    Julio

    16/12/2016 13:24:19

    Romanzo di una bellezza abbagliante.

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  • Giuseppe Berto Cover

    «Sono abbastanza sicuro di me stesso mentre scrivo e so di essere moderno».(Mogliano Veneto, Treviso, 1914 - Roma 1978) scrittore italiano. Ha pubblicato libri di narrativa, in parte ascrivibili al neorealismo (Il cielo è rosso, 1947; Le opere di Dio, 1948; Il brigante, 1951), in parte volti a una inquieta indagine psicologica (Il male oscuro, 1964, premi Viareggio e Campiello; La cosa buffa, 1966). È anche autore di un diario della guerra d’Africa (Guerra in camicia nera, 1955) e di un pamphlet provocatoriamente «conservatore» (Modesta proposta per prevenire, 1971).  Approfondisci
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