Mani. Viaggi nel Peloponneso

Patrick Leigh Fermor

Traduttore: F. Salvatorelli
Editore: Adelphi
Edizione: 3
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 14 luglio 2004
Pagine: 394 p., Brossura
  • EAN: 9788845918834
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Descrizione
Fin dal 1933, quando si è lanciato in una traversata a piedi dell'Europa, Patrick Fermor è un'approssimazione all'archetipo del viaggiatore. "Mani" è il nome dell'ultima propaggine del Peloponneso, che si distacca dal resto della Grecia per la sua storia di terra inaccessibile e per la sua natura di terra aspra e allucinatoria. Quasi sempre a piedi, e per anni, ha percorso la regione descrivendone i paesaggi fascinosi, facendone rivivere storie, leggende e personaggi, definendo un modo di viaggiare non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Che entri in una torre costruita per respingere gli attacchi dei saraceni, che racconti delle icone custodite nei monasteri riesce a trasmettere quello che ha visto e sentito dalla prospettiva del nomade.

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    maresa paoli

    19/05/2011 20:12:39

    ho trovato questo libro splendido e ne consiglio la lettura a chiunque voglia conoscere, insieme, lo spirito di un popolo e quello di un viaggiatore. non di un popolo qualunque, ma lo spirito dei greci di omero, rimasti tali fino a qualche decennio fa e tanto simili agli italiani del sud descritti da de martino. non di un viaggiatore qualunque: ma lo spirito di un essere libero e coraggioso che ha affrontato (come l'ulisse dantesco) un lungo cammino e molte difficoltà pur di assecondare e dissetare la sua immensa curiosità sugli uomini e sui luoghi. Un viaggiatore che non finirò mai di ringraziare per aver voluto condividere in modo così perfetto le sue emozioni con i suoi lettori.

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    paul louis

    13/03/2006 16:45:24

    Sopravvive ancora nel Mani l'essenza del libro di Fermor, ma per trovarla è necessario abbandonare i tracciati del turismo moderno, anzi non devi essere per niente un turista ma un vagabondo curioso e rispettoso, senza date né mete. Solo chi è disposto a passare la notte all'aperto al faro di Capo Tenaro, o consumare per esempio una cena a base di pane e formaggio tra i sassi bianchi del Taigeto o solamente scambiare quattro parole (già tante!)con un anziano locale, potrà intuire quanto ancora è isolata quella regione e quanto ancora resiste nei cromosomi della popolazione quella sensazione di unico, irrepetibile ed eccezionale che trasmette il libro. E' vero, i luoghi sono cambiati e forse un po' anche la popolazione, ma il paesaggio, insieme desolato, aspro e affascinante, è ancora quello e la curiosità, l'accoglienza e l'intelligenza degli abitanti sono sempre pronte a stupirci e rendere il Mani, e i viaggi nel Peloponneso, un qualcosa di indimenticabile.

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    Giovanni

    17/09/2004 20:49:36

    Un libro coltissimo eppure lieve sul Peloponneso (a tratti, per chi la conosca, anche un'evocazione della cultura albanese). Impossibile leggerlo senza pensare al viaggio come ricerca di un'alterità ormai introvabile in un mondo omologato. "Chi lontano va de la sua terra..." (Ariosto, Orlando Furioso). Da leggere assolutamente prima di un viaggio da quelle parti (non foss'altro per convincersi che non vale la pena di partire).

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