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Emilio Lussu

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine:
  • EAN: 9788806221416

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    Giacomo Bellini

    21/08/2015 15.36.33

    Lussu non delude mai. Come nel bellissimo Un anno sull'altipiano mescola biografia e storia del nostro paese, dando un'opinione a caldo del momento storico. Veramente moderno lo stile: asciutto, pulito, e molto ironico. Forse il migliore scrittore di quel periodo.

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    Renzo Montagnoli

    18/06/2015 10.05.52

    Emilio Lussu, l'autore del giustamente famoso Un anno sull'Altpiano, uno dei più bei libri sulla prima guerra mondiale, scrisse nel 1931, da esule e dopo la fuga e l'evasione dal confino nell'isola di Lipari, Marcia su Roma e dintorni. La visione, frutto dell'esperienza personale, è soggettiva e riguarda soprattutto quanto accadde in quel periodo in Sardegna, la sua terra, ma che comunque è facilmente estensibile all'intero panorama nazionale, e questo anche grazie al fatto che l'autore all'epoca era membro della Camera dei Deputati in rappresentanza del Partito Sardo d'Azione, da lui fondato insieme a Camillo Bellieni, una forza politica per sua natura repubblicana e federalista, volta a ottenere per i pastori e i contadini sardi la distribuzione delle terre e dei pascoli di proprietà dei grandi latifondisti. In questo contesto, benché Lussu fosse stato un combattente di notevole valore durante la Grande Guerra, che lo aveva visto deciso interventista, non rientrò nel corposo gruppo degli ex combattenti che, per diversi motivi, si accostarono a Benito Mussolini, anzi lui osteggiò da subito e apertamente un movimento come quello fascista, basato su valori sterili e falsi e caratterizzato dalla continua violenza di cui peraltro fu più volte vittima. Di tutto ciò che sarebbe accaduto Lussu nel 1931 non poteva sapere niente e anzi lui si trovava nella spiacevole posizione dell'oppositore fuggiasco; eppure, senza livore, anzi direi con serenità scrisse il libro, la cui lettura, a mio parere, più che raccomandata, è doverosa, soprattutto in un paese come il nostro che ogni tanto si lascia incantare dall'uomo di turno della provvidenza.

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