Traduttore: P. Arlorio
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1995
Pagine: X-390 p., ill.
  • EAN: 9788806132293
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recensione di Ricuperati, G., L'Indice 1992, n. 6
(recensione pubblicata per l'edizione in lingua originale del 1991)

Margareth Jacob è una studiosa americana ormai ben nota ai lettori italiani attraverso due opere entrambe tradotte agli inizi degli anni ottanta. La prima - "I Newtoniani e la Rivoluzione inglese" - era apparsa presso Feltrinelli, in una collezione di storia della scienza curata da Paolo Rossi; la seconda, abbastanza connessa, è il volume sull'illuminismo radicale, edito dal Mulino tempestivamente, ma forse non sempre con l'accuratezza necessaria a restituire il senso di un libro così vivo che ha in qualche modo individuato una categoria interpretativa. Successivamente la studiosa ha scritto un'intelligente sintesi sulle origini della Rivoluzione scientifica e le sue relazioni con la modernità, e, per il pubblico italiano, un'acuta rivisitazione della categoria hazardiana di "crisi della coscienza europea" ("La Storia", a cura di M. Firpo e N. Tranfaglia, Utet, IV, 2, 1986). Anche il testo sulla Rivoluzione scientifica è stato ultimamente tradotto dalla Einaudi.
Con l'ultima opera, "Living the Enlightenment", frutto di puntuali ricetche in Inghilterra, Francia ed Olanda, la Jacob ha offerto un'altra immagine complessiva ed originale del suo Settecento europeo. Si tratta di un testo che prende di petto una questione non da poco, quella del rapporto fra illuminismo e massoneria, dando finalmente una risposta generale, plausibile, e che restituisce un ruolo significativo ad una realtà sempre incombente, ma insieme umbratile, che nelle ricerche locali, o anche in quelle nazionali (vedi il caso del libro di Francovich per quanto riguarda gli spazi italiani) si caricava di comportamenti molto diversificati ed in pratica contraddittori.
La Jacob utilizza molto bene almeno cinque lezioni storiografiche, senza subirne del tutto alcuna: quella delle "Annales" (con il suo archetipo, lontano ma affascinante, nel lavoro di Daniel Mornet sulle origini intellettuali della Rivoluzione). Mi riferisco specialmente a Daniel Roche e al suo lavoro sulle accademie provinciali, che è certo lo sforzo più serio ed esemplare di ricostruire, un'immagine solida della socialità intellettuale settecentesca, ma anche alle stimolanti proposte di Roger Chartier di storia socioculturale. La seconda lezione è quella tedesca, magari filtrata attraverso le traduzioni anglosassoni di Koselleck e di Habermas. Il segno ideologico è più vicino al secondo che al primo, ma ciò non toglie che il volume di Koselleck del 1959 ha aperto sia pure in un modo pessimistico e critico il rapporto massoneria, illuminismo, Rivoluzione. Il terzo impulso è quello dichiarato fin dalla dedica, la profonda relazione con i lavori di Christopher Hill, in particolare con quanto emerge da e dopo il volume sulle "origini intellettuali della Rivoluzione inglese". Il quarto è connesso a quanto la Jacob trae dalla storiografia americana e i suoi nuovi approcci al XVIII secolo (Robert Darnton, Keith Michael Baker, Lynn Hunt e altri: antropologia e storia, linguistica e storia, ricostruzione del discorso politico come forma della socialità). L'ultimo è legato a Franco Venturi e al ruolo che ha avuto nel 1970 "Utopia and Refonn in the Enlightenment", per spezzare la limpida, ma ormai in gran parte superata immagine cassireriana, che è quella di un illuminismo fatto del pensiero di una quarantina di grandi philosophes. La massoneria e il suo essere una forma pervasiva della socialità intellettuale, capace di attraversare tutte le frontiere, diventa così un modo concreto per rompere la frattura fra due illuminismi, quello dei philosophes e quello "popolare" (secondo quando diceva Aram Vartanian). Molti sono i settori nuovi affrontati in termini di storia socio culturale. Mi limito a segnalare quello che sta diventando un tema di ricerca anche in Italia, la massoneria e le donne. Rispetto al nodo più significativo, il rapporto fra Lumi e massoneria, il libro sceglie una lettura del fenomeno, dalle origini inglesi, alla prima rifrazione olandese, alla diffusione francese. È un'ottica in parte dettata dalle ricerche precedenti (mi rierlsco in particolare al "The Radical Enlightenment"), in parte ai luoghi in cui la Jacob ha condotto più direttamente e profondamente la ricerca, Scozia, Inghilterra, Francia e Olanda, comprese terre di frontiera come Strasburgo, in parte a inevitabili limiti linguistici. Lo spazio italiano, con la sua complessità policentrica, fra Spagna, Francia, Inghilterra, ed Impero, con le sue relazioni di frontiera, che attraversano la Svizzera, giungono da una patte ad Amsterdam e a Copenaghen, dall'altra al mondo tedesco da cui erano destinati a partire diversi viaggi massonici, compresi quelli di Lessing e di Goethe, è forse troppo poco presente, o per lo meno presente solo per quanto riguarda la precoce esperienza di Radicati, che scrive in inglese e in francese. Manca ogni riferimento non solo al lavoro di Francovich, che rimane il repertorio più generale sulla massoneria italiana del Settecento, ma anche al recente libro di Vincenzo Ferrone, il cui capitolo sull'esperienza massonica di Raimondo di Sangro è un contributo qualitativamente significativo e, credo, ormai inevitabile. Così ancora lo stesso "I profeti dell'illuminismo" (Bari, Laterza, 1989) avrebbe potuto essere citato, accanto a Darnton.
In realtà questi rilievi, che potrebbero essere almeno parzialmente risolti da un'introduzione italiana della stessa Jacob, non inficiano affatto la rilevanza del lavoro, che anzi forse deve la sua efficacia proprio alla scelta di percorrere secondo alcuni blocchi compatti la ricostruzione del nesso massoneria-illuminismo, il porsi di questo, anche e forse soprattutto attraverso la socialità massonica, come lo spazio di nascita della società civile moderna.