La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah. Nuova ediz. - Enrico Mentana,Liliana Segre - copertina

La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah. Nuova ediz.

Enrico Mentana,Liliana Segre

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Editore: Rizzoli
Collana: Saggi italiani
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 5 dicembre 2019
Pagine: 256 p., Rilegato
  • EAN: 9788817147422

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Enrico Mentana,Liliana Segre

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Gaia la libraia

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Un racconto emozionante su uno dei periodi più tragici del secolo scorso che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, perché “la chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.

"La violenza razzista è ormai un fiume senza argini, prodotto di una pazzia collettiva sapientemente alimentata dai seminatori di odio. I giovani devono conoscere quello che è realmente accaduto: è l’unico modo per porre un argine alla violenza presente e futura.”Liliana Segre

"Se è necessario assegnare una scorta ad una signora anziana che non ha mai fatto male alcuno, ma che il male lo ha subito da bambina come Liliana Segre, vuol dire che gli interrogativi relativi alle differenze tra indifferenza, solidarietà, aiuto vicendevole da un lato e intolleranza e contrapposizione dall'altro non sono alternative retoriche e astratte ma estremamente concrete.”Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica

Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere.” Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si sgretola: diventa “invisibile” agli occhi delle sue amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e al suo papà i cancelli di Auschwitz. Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla. Dopo trent’anni di silenzio, una drammatica depressione la costringe a fare i conti con la sua storia e la sua identità ebraica a lungo rimossa. “Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea”. Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d’eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il rapporto con l’adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera e la gioia ritrovata grazie all’amore del marito Alfredo e ai tre figli. Un racconto emozionante su uno dei periodi più tragici del secolo scorso che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, perché “la chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.
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    Simona

    08/09/2020 06:17:03

    Una lucida testimonianza sulla Shoah che lascia un segno indelebile per il domani. Lo consiglio!

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    enrico

    16/05/2020 14:57:50

    Tutti ma proprio tutti dovrebbero leggere questo libro. Vero, toccante, unico.

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    enrico

    16/05/2020 13:42:49

    Due grandi pensatori dei nostri tempi si uniscono per raccontare una storia toccante.

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    Paola

    14/05/2020 15:21:10

    Due grandi mente hanno dato vita ad un libro degno di essere letto.

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    nico

    14/05/2020 06:38:13

    Bellissimo. Unico termine per descrivere questa opera. Qui c'è tutto. Il dramma dell'olocausto visto sotto ogni aspetto. Dagli occhi di una bambina, dall'evoluzione e dalle elaborazioni avvenute nel crescere e nel porsi con sé stessa e con una società che troppo spesso ti mette davanti a un bivio. Un bivio che, in questo caso, farebbe rabbrividire chiunque.

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    sepe

    14/05/2020 06:34:37

    Un libro molto intenso,dove si colgono la disperazione e l' ingiustizia subite da milioni di persone innocenti. Il libro é scritto in modo molto semplice ed é proprio per questo che dovrebbe essere un testo obbligatorio già alle scuole medie, in modo che i ragazzi possano rendersi conto che loro non sfruttano abbastanza la loro libertà. Oltre ciò, è molto intimo e delicato nonostante la tematica..scritto egregiamente!

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    nadia

    14/05/2020 06:31:21

    Un libro "necessario", da far leggere nelle scuole. Un libro che tiene vigile la memoria sugli orrori del nazifascismo e che, perciò, ci aiuta ad evitare che possano ritornare anche sotto altre forme. Occorre farlo leggere soprattutto ai giovani, per poi proporre loro, subito dopo, la lettura di "Se questo è un uomo" di Primo Levi. Divorato in un paio di giorni, è un libro crudo in molte parti ma sicuramente reale. Ricordiamoci sempre di non dimenticare mai la crudeltà di quel periodo. Libro che si legge bene e adatto anche ad un pubblico giovane.

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    marco

    14/05/2020 06:26:17

    Libro impegnativo in questo periodo di quarantena. È un pugno nello stomaco per quello che racconta, alcune pagine sono talmente dettagliate che lascia poca fantasia al lettore come è giusto che sia. È un testo che prima o poi tutti dovremmo leggere perché lo dobbiamo per il rispetto di quei fatti storici accaduti e soprattutto perché la memoria rende liberi.

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    martina

    14/05/2020 05:31:08

    Beh che dire è un libro straordinario che ti appassiona e si legge tutto d'un fiato. Racconta in maniera semplice e leggera l'orrore che ha dovuto subire una bambina e un' intera popolazione. Complimenti all'autrice che ha avuto il coraggio di raccontare tutto ciò perché non bisogna mai dimenticare cosa è successo agli ebrei durante la seconda guerra mondiale e soprattutto ci fa capire fin dove può arrivare la cattiveria dell'essere umano

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    marta

    14/05/2020 05:27:24

    Un racconto intenso e toccante che impone di riflettere su quanti e quali danni possa recare l’indifferenza . Tutti dovrebbero leggerlo così come tutti dovrebbero leggere i libri di Primo Levi; lo consiglio ai giovani perché è nel passato che va ricercata la capacità di costruire il futuro, un futuro migliore che non dimentica le atrocità del passato. Liliana Segre scrive e narra in modo fluente avvenimenti e situazioni pesanti come macigni ed è difficile non leggerlo d’un fiato.

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    marzia

    14/05/2020 05:24:23

    Questo libro è assolutamente da leggere. Comprato alcuni mesi fa, dopo la nomina di Liliana Segre a Senatrice a vita, mi ha conquistato. Le pagine scorrono veloci, mentre la capacità di racconto sincero e senza edulcorazioni dell'autrice tocca davvero nel profondo. E' importante, soprattutto attuale, capire quanto l'indifferenza possa far male.

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    marisol

    14/05/2020 05:20:30

    Diverso da come me lo aspettavo, ma estremamente chiaro nella spiegazione del momento storico raccontato con semplicità. L'aspetto umano ed emozionale supera quello letterario, si ha l'impressione di sedere vicino al caminetto ascoltando i racconti di vita della nonna. Nella sua drammaticità lascia una sensazione stranamente molto familiare.

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    maristella

    14/05/2020 05:15:16

    Questo è un libro bellissimo. Liliana Segre si racconta con la stessa modestia, dolcezza e intelligenza delle interviste televisive. Il libro rispecchia l'evento storico della deportazione degli Ebrei nei campi di concentramento. L'ho trovato diverso dai libri di Primo Levi, che pur ho amato. Il registro della Segre è ancor più personale e quindi immersivo. Caldamente raccomandato.

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    mamy

    14/05/2020 05:11:57

    Volevo conoscere meglio la storia della Senatrice ed in questo libro ho trovato tutto e soprattutto tutto raccontato senza timore di scontentare o desiderio di compiacere qualcuno. Le persone ed i fatti vengono descritti con lucidità e disincanto. La lettura è scorrevole e piacevole. Lo consiglio, anche ai più giovani perché la deportazione e la prigionia vengono raccontati con delicatezza, in punta di penna, per non turbare ma contemporaneamente per non dimenticarne l’atrocità.

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    marta

    14/05/2020 05:09:08

    Il libro riporta la testimonianza di Liliana Segre, scritto insieme ad Enrico Mentana, di cui è senz'altro da apprezzare lo stile scorrevole e chiaro. Liliana Segre nasce in una rispettabile famiglia ebrea ben inserita nella società milanese degli anni 30-40. Orfana di madre, vivrà con l'amatissimo padre le conseguenze dell'applicazione delle leggi razziali ad appena 8 anni, la successiva carcerazione a San Vittore per poi essere deportata, con un viaggio di una settimana in un treno merci, ad Auschwitz. Nel lager rimarrà, a 13 anni, completamente sola. La lotta per la sopravvivenza continuerà anche dopo la liberazione dal Lager, infatti troverà la forza di portare la sua testimonianza solo dopo molti anni.

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    lisa

    14/05/2020 05:05:54

    Anche se leggendo questo libro ho notato una certa somiglianza nella descrizione dei luoghi e delle situazioni al libro di Primo Levi "Se questo è un uomo", Liliana Segre ha avuto, senz'altro, il pregio di scriverlo da "donna" e, quindi, con sfumature diverse. Inoltre, contrariamente al libro di Levi, solo una parte del libro racconta il periodo nei campo di concentramento, mentre il resto racconta la sua vita prima e dopo la segregazione nel lager. Lettura consigliata anche per la scorrevolezza del testo.

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    lore

    14/05/2020 05:02:41

    il racconto di una vita che nessuno di noi vorrebbe vivere e che pochi avrebbero la forza di affrontare. una storia che scorre veloce, accompagnati nella lettura, nonostante la drammaticità degli eventi, dal rassicurante tono di voce della Segre. una storia che fa pensare e che, con buona pace di negazionisti e nostalgici, dovrebbe essere libro di testo in tutte le scuole, specie per le profonde quanto sofferte riflessioni dell'autrice.

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    daniela

    14/05/2020 04:59:23

    Non servono presentazioni a questo libro. Sono drammaticamente sufficienti le parole di Liliana Segre: «Quel numero tatuato, 75190, lo porto con onore perché è la vergogna di chi lo ha fatto». C'è molto "dopo" in questo libro, dove Liliana Segre racconta di come la vicinanza del marito e dei tre figli l'abbiano, in qualche modo, difesa dai ricordi. Ma il male vissuto da bambina e da adolescente, le leggi razziali, il carcere, la deportazione, la morte del padre e dei nonni ad Auschwitz, i lavori forzati, la Marcia della morte, è tutto radicato nelle sue paure e nella depressione da cui è uscita dopo anni di silenzio, quando ha trovato la forza di condividere i suoi ricordi, affinché la memoria rimanga anche quando non ci saranno più testimoni diretti.

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    katia

    13/05/2020 21:00:04

    Letto d'un fiato, grazie alla scorrevolezza del testo. Lo stile dell'Autrice, mi ha rievocato lo stesso di "Se questo è un uomo" e de "La Tregua", dal momento che nella narrazione non si riscontrano parole di odio e vendetta nei confronti degli oppressori; così come nel modo di narrare di Primo Levi: non vengono utilizzati termini atti a sottolineare l'orrore, che in tal senso è già contenuto nella descrizione dei fatti: dalle rigide restrizioni subite prima della deportazione, fino alla liberazione (passando, ovviamente, per la fase dell'arresto, e quella della prigionia.) Alla fine del testo Liliana Segre sostiene di trovare insopportabile sentire parlare la lingua tedesca e che ancora oggi verso i tedeschi prova sentimenti orribili; questi sono gli unici due punti in cui calca la mano contro i carnefici.

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    jess

    13/05/2020 20:57:28

    Nel campo di concentramento il sentimento prevalente sarà quello di cercare di sopravvivere, pur sapendo che ogni secondo potrebbe essere l'ultimo. Ma anche una volta tornata a casa, dopo aver recuperato una condizione fisica accettabile, Liliana fatica a riabituarsi alla vita di tutti i giorni che le sembra troppo banale e piena di futili preoccupazioni, come quella dei nonni di trovarle un marito. Riesce a riprendersi solo quando troverà l'amore, per il marito prima e per i figli dopo. E, dopo decine di anni in cui è rimasta completamente in silenzio, trova la forza di parlare della sua esperienza, soprattutto ai giovani perché i testimoni diretti della Shoah sono pochissimi e la memoria di quest' immane tragedia deve essere mantenuta viva. Sempre.

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  • Enrico Mentana Cover

    Enrico Mentana è giornalista, conduttore e scrittore italiano. Nato a Milano da Franco, giornalista sportivo, e da Lella, di origini ebraiche, il giovane cresce nel quartiere del Giambellino e frequenta il Liceo classico "Manzoni". Appassionato di politica (ha militato nel Partito Socialista e ha diretto per qualche anno il giornale «Giovane Sinistra»), si iscrive a Scienze Politiche all'Università Statale di Milano, ma non si laurerà. Nel 1982 diviene giornalista professionista, anche se già da due anni era stato assunto in RAI, alla redazione esteri. Nel 1991 passa a Mediaset e il 13 gennaio 1992 fonda il TG5, insieme a Lamberto Sposini, Cristina Parodi, Clemente J. Mimum, Emilio Carelli e Cesara Buonamici: a soli 36 anni, è direttore del... Approfondisci
  • Liliana Segre Cover

    Liliana Segre è nata a Milano, di famiglia ebraica. La piccola è espulsa dalla scuola a soli otto anni, a seguito dell'intersificarsi delle leggi razziali in Italia. Nel 1943 la famiglia cerca di sfuggire in Svizzera, ma viene respinta dalle guardie di frontiera: il giorno dopo lei e il padre vengono arrestati in provincia di Varese. A soli 13 anni, Liliana Segre viene internata nel campo di concentramento di Auschwitz, dal quale verrà liberata nel 1945. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati a Auschwitz, Liliana è tra i soli 25 sopravvissuti. Per molto tempo non ha voluto parlare della propria esperienza, quando, a metà degli anni '90, ha cominciato a girare per le scuole a raccontare quegli anni terribili. Le sono... Approfondisci
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