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José Saramago

Traduttore: R. Desti, C. Radulet
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: 319 p. , Brossura
  • EAN: 9788807722073

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    Annarita

    21/02/2016 23.29.15

    Saramago è uno scrittore geniale, a ciascuno dei suoi libri imprime un carattere speciale ed in questo mi ricorda A. Yehoshua. I suoi romanzi non sono mai banali e sono spesso valorizzati dalla sua capacità di inventare per ciascuno uno stile peculiare. Cecità è sublime anche grazie alla scelta di non utilizzare la punteggiatura per i dialoghi, Il vangelo secondo Gesù Cristo è una meravigliosa prosa cantata, arricchita dalla poesia dell'amore e della semplicità di un animo onesto e candido, Caino è un romanzo schietto in cui l'autore ha il coraggio di raccontare la storia del fratello cattivo dal suo, finora inascoltato, punto di vista. Tra questi Memoriale del convento è forse quello che mi ha meno affascinata, sebbene anche in questa occasione Saramago abbia saputo trovare il giusto canone per raccontare attraverso la vita di Baltasar e Blimunda, lui monco di una mano e lei che digiuna ha occhi per vedere la verità dell'umanità tutta, una storia antica, la storia del potere indiscusso dei potenti, della via smarrita della Chiesa dell'inquisizione e dei sogni piccoli e genuini della povera gente.

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    Marco

    01/11/2015 16.24.39

    Vi sono Nobel per la Letteratura il cui unico merito è essersi atteggiato da bambino dell'asilo, "rielaborando" anche un linguaggio infantile, e c'è José Saramago. Benché agli antipodi dal suo pensiero su religione, Israele, libertà di satira (che non può essere solo a senso unico a tutela dei maomettani perché loro ammazzano anziché riderci sopra) e politica, questa prima lettura, scelta per il tema storico, mi ha affascinato. Testo non semplice, richiede impegno ed attenzione per la "difficoltà costruttiva" di ogni singola frase (per farlo assomigliare ad un memoriale dell'epoca), ha il peccato originale di gran parte dei romanzi storici: illudere che siamo tutti uguali («Il denaro non ha sempre lo stesso valore, al contrario degli uomini che valgono sempre uguale, tutto o niente» p.94), che uomini del popolo possano fare la Storia, mentre, in verità, essa è portata a compimento dai potenti, che inevitabilmente si scopre essere dietro anche agli illusori movimenti di popolo. «La verità serve sempre a qualche cosa»(p.18). Il potente qui è Giovanni V di Portogallo, la cui prima preoccupazione come ogni re (e che, nel passato, porto sovente ad «ira funesta che infiniti addusse lutti» all'umanità), è garantire la successione con un erede. Ecco la supplica a Dio e il Convento di Mafra per grazia ricevuta; «non si può sempre aver tutto, quante volte chiedendo questo si ottiene quello, che sta qui il mistero delle orazioni, noi le lanciamo verso il cielo con un'intenzione che è nostra, ma loro si scelgono un cammino proprio»(p.59). Vi è poi una riflessione interessante sull'animo umano: «C'è chi ritiene che il ramoscello sia offerta di pace, quando è ben chiaro che si tratta del primo fuscello della futura catasta, o ti taglio o ti brucio»(p.164). Infine la storia di padre Bartolomeu Lourenço de Gusmão, misconosciuto costruttore di una vera macchina volante, e la storia d'amore di Baltasar e Blimunda, incerta, tragica, inutile. Prossima tappa «Il viaggio dell'elefante».

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    Renzo Montagnoli

    10/12/2013 18.55.51

    Memoriale del convento é un romanzo storico - oserei dire rigorosamente storico - in cui l'autore portoghese ha tuttavia inserito, con grande efficacia, anche un aspetto di fantasia, con la creazione di due personaggi, Baltasar e Blimunda, capaci di rappresentare in tutte le loro componenti la popolazione portoghese dell'epoca in cui é ambientato il libro. La vicenda è del tutto vera e riguarda la costruzione, avvenuta fra il 1713 e il 1730, del reale edificio di Mafra, costituito da un palazzo, da un convento e da una basilica di dimensioni tali da competere con quella di San Pietro. La descrizione di Saramago è encomiabile e finisce con il diventare la narrazione di un'epopea, un ritratto fedele di un Portogallo dominato dalla religione, oppresso dall'Inquisizione, in cui i richiami alla morte non sono solo figurativi. L'ambientazione storica è di tutto rilievo, ma Saramago non si accontenta di tracciare per il lettore una linea in cui giustamente porre un regime oppressivo e nefasto, ma aspira anche a dare chiare indicazioni di ciò che può essere il concetto di bene, dissimile ovviamente da quello della Chiesa, che si definisce bene assoluto, in perenne lotta contro il male, rappresentato da chi ad essa non si sottomette. Ed ecco allora le figure di fantasia di cui ho cennato, cioè di Baltasar e Blimunda, fra cui sboccia l'amore, un amore che trova nelle loro diversità (lui soldato privo di una mano, lei figlia di una strega) il miracolo di una parentesi di Paradiso in una terra d'inferno. Se pur il romanzo in alcune pagine può risultare greve, tuttavia per qualità e contenuti si conferma l'opera di un maestro indiscusso ed è proprio per questo che la lettura non può che essere vivamente raccomandata.

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    Michael Moretta

    09/06/2012 10.22.30

    Adoro i libri storici in cui sono inseriti personaggi inventati. E questo è uno splendido esempio di come si può raccontare un pezzo di storia portoghese, dagli inizi del 1700 al 1739, mischiando realtà e fantasia. Tutto è reale tranne i due personaggi Baltasar e Blimunda. Ma attraverso di loro ci viene offerta la possibilità di gettare uno sguardo sulla società portoghese di quell'epoca. Ed intorno a loro si muovono i personaggi reali, che la Storia l'hanno fatta. Il re e la sua corte, con i suoi intrighi, la sua corruzione. Il Sant'Uffizio, con la sua potenza che arriva ad influenzare la persona del re. Padre Lourenco, anima libera che accanto alla attività ecclesiastica progetta il primo pallone aerostatico, ben prima dei fratelli Montgolfier, ed in seguito una macchina che gli permetterà di volare, il cosiddetto uccellaccio. Il musicista Domenico Scarlatti, al servizio del re. Reale è anche la costruzione del convento di Mafra, che nelle intenzioni di re Giorgio V doveva essere la San Pietro portoghese. Veri sono tutti gli uomini morti per la sua edificazione e veri sono tutti gli uomini messi al rogo dal Sant'Uffizio con ogni sorta di accusa. Un libro sicuramente interessante anche se assolutamente non facile, soprattutto la prima parte. L'ho trovato molto ironico, naturalmente sappiamo come Saramago la pensi riguardo alla Chiesa cattolica...ed al linguaggio comune alterna molto spesso un linguaggio di non facile comprensione. Nel complesso quindi un ottimo libro, ben documentato ed interessante. Uno spaccato di un'epoca non facile per le continue guerre tra Spagna e Portogallo e per l'esorbitante potere esercitato dalla Chiesa.

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    LaMelaMarcia

    05/10/2010 10.50.15

    Mi sono innamorato di questo libro già dopo poche pagine, un po' perchè mi piacciono le storie del passato dove la fantasia si mescola con la storia. Siamo nel 1700 , l'inquisizione detta le norme di una vita già abbastanza misera per mancanza di benessere e di risposte: mentre i personaggi sono spinti da un capo all'altro del Portogallo affamati da pane e da potere, Saramago li sfrutta come ambiente ideale da cui far sorgere digressioni sul significato della parola, sul ruolo di Dio, sul senso del destino, sull'ambizione e sull'amore umano. Personaggi in bilico tra spirito e corpo, tra riso e tragedia. Blimunda, amante del monco Baltasar, e capace di vedere attraverso la materia, rappresenta l'ardita alternativa alla sottomessa società portoghese: lei vede ciò che nessuno vede, ma solo quando è digiuna, ovvero quando è libera da ciò che il mondo offre. Padre Bartolomeu, sempre teso verso il cielo. I due amanti, che vedono la realtà come una proiezione del loro essere insieme.

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    gianni

    03/09/2010 14.29.25

    Bel libro di Saramago, di lettura impegnativa, l’ho trovato un po’ più peso di altre opere dello stesso autore. La storia è basata su fatti storici realmente accaduti, che Saramago mescola molto abilmente con storie minori di personaggi di fantasia. Questo duplice livello della storia risulta moto intrigante e costituisce molto del fascino del libro. La lettura però, come ho già detto, risulta essere molto faticosa e lenta. La prosa è comunque sempre di livello molto elevato e risulta essere sempre gradevole. L’autore mescola poi anche il fantastico in questa storia di matrice storica, ottenendo un risultato di livello sicuramente molto elevato: direi quasi che nella cornice storia in cui viene inserito, il tema fantastico risulta quasi verosimile. Da leggere, con calma e pazienza.

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    Vittorio Caffè

    19/06/2010 11.29.48

    Spesso si devono ascoltare stucchevoli polemichette italiote, ogni volta che vengono annunciati i Nobel per la letteratura, riguardo al merito dei premiati. Spero che nessuno abbia più dubbi che la buonanima di Saramago quel premio se l'è meritato ampiamente; e se ancora ne aveste, di dubbi, leggetevi questo e statevi zitti.

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