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Cormac McCarthy

Traduttore: R. Montanari
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806223229

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Gialli storici

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Recensioni dei clienti

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    Gorgo

    28/12/2015 12.50.29

    Libro inatteso, da un autore così à la page: è molto lungo, non a tesi, quasi privo d'una struttura narrativa, vista la trama casuale, quasi picaresca (coi suoi limiti di leggibilità), e visto che il narratore si diverte più d'una volta a eludere le previsioni del lettore. Frequenti le similitudini (il sole di un tramonto come "la punta di un fallo rosso") nelle fin troppo frequenti descrizioni paesaggistiche; e sono quasi barocche nel loro concettismo. Invece massacri e sanguinose vendette individuali non sono mai commentate, solo descritte: ed è soprattutto violenza degli americani su indiani e messicani, sproporzionata, più spesso insensata, ma alla fine normale, quasi meccanica. I commenti del narratore sono rarissimi, dedicati a elementi marginali, e ispirati a una gnomica antiquata. Il tutto vuol rendere normale l'anormale, l'abnorme, oppure anormale il consueto. L'effetto è una via di mezzo tra il realismo e il surrealismo, l'atmosfera di una favola cruenta, di una febbrile leggenda romantica, piena di assassinii, tempeste, montagne scoscese e deserti. I particolari della geologia, della botanica, della cura degli animali: passioni dell'autore, direi, ma pure tentativo di rendere naturale, "geologica" la violenza umana, così come la vita e la morte degli uomini. I personaggi: il ragazzo protagonista, quasi anonimo, cresce insieme con il West e nella sua disponibilità morale, nella sua miseria, nel suo adeguarsi alla violenza e alla legge del più forte, incarna l'interpretazione complessiva da parte dell'autore di un pezzo di storia americana; e in fondo il libro vuol costituire proprio un'"anti-epopea del West". Malgrado tutto, il ragazzo non sarà mai un "malvagio" integrale; il giudice sì, invece: massacra civili, rapisce, stupra e uccide ragazzine, calunnia, uccide bambini; ma è coltissimo, conosce gli uomini e ha risorse inesauribili. A differenza di Glanton, l'altro malvagio integrale, ragiona, e sa trattare coi civili e civilmente. Lui sì che è il Male.

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    Hyeronimus52

    01/08/2015 12.36.39

    Ambientato nella metà dell'ottocento questo splendido romanzo di McCarthy narra la sfrenata caccia selvaggia di una banda di cacciatori di scalpi, guidati da un giudice sui generis, privi di scrupoli e assetati di sangue che imperversa impunita tra Messico e limitrofe regioni americane lasciandosi alle spalle una infinita scia di morti e instilla nel lettore la convinzione, se ancora ce ne fosse bisogno, che il "branco" libero dai freni della legge di Dio e degli uomini non conosce limiti alle peggiori azioni macchiandosi di delitti che soddisfano solo istinti animaleschi. Anche la natura in questo romanzo descritta con dovizia di particolari, è altrettanto selvatica e ostile

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    Thinner5

    25/02/2015 02.16.13

    Romanzo certamente non facile da recensire. Lo stile asciutto di McCarthy descrive ogni genere di atrocità in un allucinante agglomerato di infamia umana. Lo stesso quindicenne protagonista, sappiamo il nome di tutti tranne che il suo, non è certo un esempio di integrità morale ma nel complesso è uno dei soggetti meno crudeli, tutt'altra cosa il giudice Holden che è probabilmente il personaggio più astuto e malvagio di cui ho mai letto in un libro. L'opera non è delle più digeribili fra quelle dello scrittore e non è certamente adatta a persone molto sensibili, ma a tutti gli altri lo consiglio decisamente!

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    Fabio Palma

    17/03/2009 10.13.24

    Prosa così raffinata da stupire. Almeno dieci descrizioni di un tramonto che da sole varrebbero la lettura di un capitolo. L'incontro fra i selvaggi bianchi e i selvaggi rossi, con i cavalli giocattoli loro malgrado. E poi il giudice Holden, che nel deserto legge le SUE tavole della legge, dall'alto di una cultura irraggiungibile ( quindi, la cultura è male? Un potente colto può fare del male più di un delinquente sanguinario qualsiasi? Sembrerebbe di sì...). e il ragazzo? Nè buono, nè cattivo. Cresce. Lo attende un destino diverso...Capolavoro assoluto del Maestro assoluto.

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    Roberto

    29/03/2008 23.29.54

    Definirlo un capolavoro assoluto è riduttivo. Qualsiasi definizione è impropria: romanzo che si erge come un colossale monumento, ritto nell'imperscrutabile animo umano che si fa deserto alieno e inarrivabile. Grandissimo Mc Carthy, da Premio Nobel.

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    mario69

    11/02/2007 20.39.02

    Le capacità di McCarthy sono indiscusse. Il West che ospita le anime pellegrine di questo violentissimo romanzo è un mondo a se stante, immutabile e dominante, a volte sembra veramente di sentire nelle descrizioni risonanze di mondi paralleli tanto alieno è il paesaggio. I personaggi sono il frutto unico possibile del mondo che li circonda, freddi immutabili ed impassibili dispensatori di morte. Il romanzo perde la tensione che all'inizio è palpabile man mano che le pagine si dipanano e le azioni si ripetono, sempre uguali, sempre violente all'estremo, ad un punto tale da risultare grottesche parodie di morte. Grande scrittore, non grandissimo invece il romanzo, mi è piaciuto molto di più "Non è un paese per vecchi".

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    Standbyme

    24/01/2006 19.37.03

    All’estrema violenza che contraddistingue tutto il romanzo, dalla prima all’ultima pagina, fa da contrappasso una natura splendidamente descritta a volte spietata a volte amica degli uomini. Le crudeltà che tutti i protagonisti manifestano trovano forse giustificazione nel periodo e nei luoghi in cui è ambientato il romanzo che non è certo consigliabile a lettori troppo sensibili. Con un ottima prosa l’autore sa far salire ai massimi vertici la tensione riuscendo a catturare il lettore il quale, pur provando pietà e commiserazione nei confronti dei protagonisti, riesce pure a provare affetto per loro.

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    Romano De Marco

    19/12/2003 11.34.48

    MERIDIANO DI SANGUE... difficile commentare un libro così...Dico solo che è un'opera che può scatenare dentro di noi strani ed ancestrali malesseri... sulla nostra VERA essenza... sulla nostra VERA natura... Può metterci di fronte al tacito inganno della realtà che viviamo e della quale facciamo parte... per fare un paragone cinematografico, può farci sentire come i personaggi di MATRIX... all'interno di una grande finzione... Ecco, sì, questo libro per me è stato come una piccola finestra, un foro nella parete, una serratura attraverso la quale guardare la VERA realtà... e la lettura è stata così veloce proprio per la volontà di chiudere immediatamente quella finestra (infatti ho già iniziato un rassicurante VUOTO DI LUNA di Connelly...) e tornarmene al mio "software" di vita "normale".... Grazie a chi me lo ha consigliato... tutto quello che mi ha dato questo libro era già dentro di me... e dentro i miei incubi... ma aprire ogni tanto quella finestra è doveroso... è giusto... anche se doloroso... Romano De Marco

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    Faldi

    17/03/2003 16.02.31

    Sarebbe un 4 stelle e mezzo, ma vista la assoluta originalità ed anche se il tema è 100% western, gliene dò 5. E' come un pugno nello stomaco dato da un amico: fa malissimo ma vale la pena prenderlo.

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    sergio

    27/09/2002 17.04.11

    Difficile trovare qualcosa di simile nella letteratura contemporanea.

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    marica

    23/04/2002 16.50.48

    Un carosello nauseante di atti di violenza inaudita, agghiacciante, incomprensibile; eppure vera. Una prosa meravigliosa, di una bellezza da urlare...

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    Roberto Sacco

    14/09/2001 22.04.07

    Il romanzo di McCarthy si dipana sullo sfondo di una natura grandiosa, selvaggia, intrinsecamente violenta e indifferente alle sorti di una umanità, a sua volta ottusamente crudele. La Morte sembra essere l'unico ordine che governa il Creato, essa pervade un "Far West" annichilito e ripiegato su se stesso, dove la radice del Male e della Violenza sono nella natura stessa delle cose e non c'è alcuna redenzione per gli uomini. Il giudice Holden è un folle dio della guerra, dallo sguardo gelido e straniato, il fucile è un prolungamento artificiale del suo braccio ed il suo unico compagno. Egli è guidato da un "ego" smisurato che sconfina nell'autismo, è l'incarnazione di un individualismo estremo che conduce alla dissoluzione di ogni legame sociale. Dal racconto emerge il ritratto di un West amaro e cepuscolare,dove gli uomini sono atomi in guerra fra loro e credono nella sola maestà dei rapporti di forza. Metafora del mondo attuale.

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