Mi chiamo Lucy Barton

Elizabeth Strout

Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 9 maggio 2017
Pagine: 160 p., Brossura
  • EAN: 9788806234300
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Recensioni dei clienti

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    Rosalba

    10/04/2018 11:25:10

    Mi è piaciuto molto,lettura gradevole e coinvolgente

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    n.d.

    06/04/2018 08:34:12

    Bellissimo libro. Una delle poche scrittrici che con il tempo migliora

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    Iginio Petrussa

    06/03/2018 09:49:06

    Bellissimo libro. Il tema è la conquista della consapevolezza di sè, perseguita attraverso un faticoso cammino che ha comportato fughe, abbandoni e rimozioni, necessari al riscatto del proprio diritto a crescere e tuttavia origine dell'oscuro senso di colpa per la incomunicabilità con cui abbiamo ripagato i tanti che con noi sono stati benevoli.

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    Mirko

    18/02/2018 22:09:20

    E. Strout è brava. Quello che scrive è bello. Anche questo. Leggete anche Olive Kitteridge, se questo vi è piaciuto.

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    ale_battista

    14/12/2017 13:49:51

    Un romanzo di parole sospese, con uno stile lieve, ideale per il tipo di storia. Il passato riaffiora a poco a poco, impacciato come i dialoghi tra la madre e la figlia, che si rivedono dopo molto tempo in una stanza d'ospedale. Ci siamo anche noi lettori lì, in quella stanza, ci siamo anche noi nella storia. E viviamo i ricordi dell’infanzia infelice della protagonista, prima lontani poi sempre più consistenti, reali, fino a formare i pezzi di un puzzle (non tutto, qualcosa resta indistinto, così com'è giusto che sia) che ci dice che anche l’amore più naturale - quello tra una madre e una figlia - può far soffrire, ed è fragile, impacciato, dice e non dice. Per concludere: libro (e scrittrice) consigliatissimi.

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    Pat

    25/02/2017 13:40:52

    Un romanzo molto interessante, il passato e il presente si rincorrono, a volte il nesso appare chiaro, altre volte no, come succede nella vita. Molte figlie - credo - possono riconoscere il rapporto tra Lucy Barton e sua madre come simile al proprio, forse per le madri sarà più difficile... Compare anche il tema della "restituzione" quando Lucy cercherà di stare accanto alla madre malata, uno dei nodi nella relazione tra generazioni. Il romanzo tocca davvero moltissimi temi delle "famiglie", non fornisce letture preconfezionate, lascia al lettore di prendere ciò che gli é più congeniale, o per modo di vedere o per esperienza. Oppure gli chiede di abbandonarsi alla narrazione, soltanto a quella.

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    luciano

    06/11/2016 14:41:24

    A metà degli anni Ottanta Lucy rimane ricoverata, " fra primavera e estate", in un ospedale di New York e dalla finestra osserva il grattacielo Chrysler, " la cui luce brillava come quella di un faro". Dopo tre settimane di degenza la madre, che non vedeva da molti anni, la va a trovare: " un pomeriggio vidi mia madre seduta ai piedi del letto". E per cinque giorni si raccontano storie sulla loro vita. L'infanzia di Lucy è stata segnata dalla povertà e dall'emarginazione; con il cugino Abel andava a rovistare nei cassonetti vicino ad una pasticceria e di lei e della sua sorella Vicky i bambini, nel parco giochi, dicevano: " la vostra famiglia fa schifo" e scappavano via turandosi il naso con le dita... E di quell'unica storia, la sua storia, Lucy porta dentro di se la "Cosa", la parte più atroce della sua infanzia che la spaventa e le fa battere forte il cuore. Racconto bellissimo.

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    cantarstorie

    04/10/2016 10:59:12

    Libro scritto sul "non detto", sfiorato, con assoluta maestria, tra le parole e gli spazi bianchi "dipinti" nelle pagine. Impalpabile, eppure vicinissimo. E splendido.

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    luigiru

    22/09/2016 09:27:10

    Libro lieve ma non riuscitissimo.

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    Ennio

    06/09/2016 13:27:19

    Mamma mia che tristazza! Lasciate perdere.

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    Umberto Mottola

    09/08/2016 19:02:30

    Romanzo gradevole, pacato, lineare, che comunque ruota intorno ai sentimenti.

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    maria

    09/08/2016 09:03:54

    L'aspettavo come un evento. Invece...

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    Ilaria

    31/07/2016 14:08:56

    Adoro tutto ciò che scrive questa scrittrice 'e il quarto romanzo che leggo e non mi delude mai , certo non è il libro che preferisco tra i suoi che ho letto ma quando uno sa fare il suo mestiere.....

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    Chiara Sav

    17/07/2016 17:15:12

    A me non è piaciuto. Bella l'idea e una parte della trama, ma l'ho trovato un po' noioso e ... insulso.

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    zia dalia

    13/07/2016 13:31:55

    Apprezzo molto la Strout e il suo stile, ma non mi sento di dare il punteggio massimo, perché questa storia mi sembra manchi di alcuni elementi. Una notazione: la Strout è notoriamente una estimatrice della Ferrante; in questo romanzo vi ho ritrovato alcuni elementi de L'amica geniale.

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    Cristiana

    29/06/2016 19:11:16

    Bello. Strano. Completamente d'accordo con tutte le lettrici e i lettori che hanno dato il massimo: scrittura criptica ma molto sapiente. Eppure a mio parere il soggetto del libro è un altro: la solitudine! La solitudine come destino non amato, ma anche come rifugio ed opportunità. Solitudine da affrontare perchè sia feconda,e che invece viene spesso mascherata ed ignorata, inacidendo il cuore dei meno coraggiosi. Solitudine dell'essere madre e dell'essere figlia, ma anche donna, moglie, amica, scrittrice, artista... in tutte le età di una persona e in tutti i periodi della storia. Solitudine nell'impossibilità di dirsi l'amore ma anche nell'incapacità di viverlo nonostante l'estremo e doloroso anelito. Uno stile unico, difficile da rendere; brava la traduttrice! Quel dire tutto col non dire quasi niente. Mi è piaciuto moltissimo ma forse non è di facile lettura e capisco anche i lettori che non lo hanno amato.

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    roberta pasotti

    23/06/2016 17:44:15

    libro deludente

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    Agata

    13/06/2016 08:44:50

    Dopo aver letto 3 suoi romanzi strepitosi questo non è stato all'altezza dei precedenti. Peccato.

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    Roberta

    09/06/2016 10:14:59

    Apprezzo l'autrice per la capacita' che ha nel descrivere situazioni familiari complicate ma l'amore non espresso che traspare tra madre e figlia in questa storia e' travolgente. E' un libro che parla di forza, quella che ha la figlia di fuggire da un passato che l'avrebbe distrutta e quella della madre che prende per la prima volta l'aereo per correre al suo capezzale quando sente che ne ha bisogno, nonostante non si sentano e non si vedano da anni, a causa di un passato di privazioni e di dolore.

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    carol

    05/06/2016 17:59:48

    Strepitoso. Dopo Olive Kitteridge questa scrittrice ha pubblicato un'altro capolavoro. Una scrittura precisa che riesce a raccontare anche quando non racconta. L'autrice domina perfettamente la storia e con pochissimi accenni, il non detto emerge potente. Efficacissimi i dialoghi essenziali fra la madre e la figlia per capire il rapporto che le lega. Originale il metodo narrativo, come se si trattasse di una serie di appunti, di ricordi che arrivano a caso, con la protagonista che cerca di spiegare a se stessa e a chi la leggerà che cosa le è successo e la resa così, che infanzia ha avuto e in che tipo di famiglia è cresciuta. Molte sono le domande che lei stessa si pone e che rimangono senza risposta, così come quelle che avrebbe voglia di fare il lettore. Quanti di noi non se le sono poste e non se le pongono tuttora a proposito delle proprie origini e del proprio vissuto per cercare di trovare un perché a quello che ci succede?

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