Mi chiamo Lucy Barton

Elizabeth Strout

Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 9 maggio 2017
Pagine: 160 p., Brossura
  • EAN: 9788806234300
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Descrizione

In una stanza d'ospedale nel cuore di Manhattan, davanti allo scintillio del grattacielo Chrysler che si staglia oltre la finestra, per cinque giorni e cinque notti due donne parlano con intensità. Non si vedono da molti anni, ma il flusso delle parole sembra poter cancellare il tempo e coprire l'assordante rumore del non detto. In quella stanza d'ospedale, per cinque giorni e cinque notti, le due donne non sono altro che la cosa più antica e pericolosa e struggente: una madre e una figlia che ricordano di amarsi.

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Recensioni dei clienti

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    amalia

    22/09/2018 10:47:22

    Protagoniste di questo romanzo sono una madre e una figlia. La figlia e' la Lucy Barton del titolo. E' lei che racconta la vicenda: le settimane trascorse in ospedale a causa delle complicazioni dovute ad una banale operazione di appendicite. Questa degenza prolungata fa accorrere sua madre dopo anni di lontananza. Trascorrerà cinque giorni accanto a Lucy raccontandole aneddoti riguardanti conoscenti e familiari riportando alla mente una serie di ricordi legati alla sua infanzia. Tornano così immagini spesso dolorose, non sempre lucide che, a volte, sua madre finge di non rammentare. Ci sono momenti di tenerezza silenziosa, di affettuosità non dette né esplicitate da parte di questa donna ingombrante, a tratti fredda ma, nonostante ciò, comunque amata dalla figlia.

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    vanessa

    20/09/2018 19:54:22

    Si fa apprezzare per lo stile scarno e diretto ma non emoziona. Nella narrazione, Lucy accusa la sua mentore scrittrice di tenersi sempre lontana da qualcosa nei propri romanzi. Ecco, è la stessa sensazione che mi ha lasciato questo racconto lungo: gira intorno ad un punto senza mai metterlo a fuoco. Di solito amo i romanzi basati sul non detto ma in questo caso ne esco non del tutto convinta

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    greta

    18/09/2018 20:02:43

    Due donne in ospedale, l'atmosfera è ovattata, la luce soffusa per non infastidire la malata, Lucy, febbricitante per un'infezione post chirurgica. Dalla finestra della camera la vista mozzafiato dei grattacieli di New York e seduta su una sedia scomoda, un po' imbarazzata, la madre di Lucy. Potrebbe sembrare un normale quadro famigliare, se non fosse che Lucy e sua madre non si vedono da decenni, da quando la figlia lasciò il minuscolo paese rurale del Midwest dove era cresciuta tra stenti e violenze domestiche, fuggendo lontano per studiare e ricominciare una nuova esistenza. Ed ora eccole ricongiunte, madre e figlia, vicine fisicamente in quella stanzetta d'ospedale, ma separate da una voragine di anni e silenzio durante i quali Lucy è diventata moglie, ha dato alla luce due bimbe ed ha intrapreso la carriera di scrittrice: una vita nuova di zecca, che non è peraltro riuscita a cancellare del tutto il passato. Di fronte a una madre che non è mai stata in grado di proteggerla né di prendere le sue difese, una donna invecchiata che si è presentata inaspettatamente al suo capezzale e che non trova di meglio, per riempire i silenzi ingombranti, che snocciolare pettegolezzi su vecchie conoscenze di quella comunità che la figlia ha abbandonato da anni, raccontando di famiglie in difficoltà, di donne tradite e di matrimoni infelici, Lucy reagisce nell'unico modo che conosce, non con la rabbia che il lettore si aspetta, ma con una malinconica tenerezza e un'incredibile desiderio di accettazione. Cerca quelle tre parole che insegue da una vita, quel "ti voglio bene" che sembra così difficile da pronunciare per entrambe.

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    Rosalba

    10/04/2018 11:25:10

    Mi è piaciuto molto,lettura gradevole e coinvolgente

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    n.d.

    06/04/2018 08:34:12

    Bellissimo libro. Una delle poche scrittrici che con il tempo migliora

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    Iginio Petrussa

    06/03/2018 09:49:06

    Bellissimo libro. Il tema è la conquista della consapevolezza di sè, perseguita attraverso un faticoso cammino che ha comportato fughe, abbandoni e rimozioni, necessari al riscatto del proprio diritto a crescere e tuttavia origine dell'oscuro senso di colpa per la incomunicabilità con cui abbiamo ripagato i tanti che con noi sono stati benevoli.

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    Mirko

    18/02/2018 22:09:20

    E. Strout è brava. Quello che scrive è bello. Anche questo. Leggete anche Olive Kitteridge, se questo vi è piaciuto.

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    ale_battista

    14/12/2017 13:49:51

    Un romanzo di parole sospese, con uno stile lieve, ideale per il tipo di storia. Il passato riaffiora a poco a poco, impacciato come i dialoghi tra la madre e la figlia, che si rivedono dopo molto tempo in una stanza d'ospedale. Ci siamo anche noi lettori lì, in quella stanza, ci siamo anche noi nella storia. E viviamo i ricordi dell’infanzia infelice della protagonista, prima lontani poi sempre più consistenti, reali, fino a formare i pezzi di un puzzle (non tutto, qualcosa resta indistinto, così com'è giusto che sia) che ci dice che anche l’amore più naturale - quello tra una madre e una figlia - può far soffrire, ed è fragile, impacciato, dice e non dice. Per concludere: libro (e scrittrice) consigliatissimi.

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    Pat

    25/02/2017 13:40:52

    Un romanzo molto interessante, il passato e il presente si rincorrono, a volte il nesso appare chiaro, altre volte no, come succede nella vita. Molte figlie - credo - possono riconoscere il rapporto tra Lucy Barton e sua madre come simile al proprio, forse per le madri sarà più difficile... Compare anche il tema della "restituzione" quando Lucy cercherà di stare accanto alla madre malata, uno dei nodi nella relazione tra generazioni. Il romanzo tocca davvero moltissimi temi delle "famiglie", non fornisce letture preconfezionate, lascia al lettore di prendere ciò che gli é più congeniale, o per modo di vedere o per esperienza. Oppure gli chiede di abbandonarsi alla narrazione, soltanto a quella.

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    luciano

    06/11/2016 14:41:24

    A metà degli anni Ottanta Lucy rimane ricoverata, " fra primavera e estate", in un ospedale di New York e dalla finestra osserva il grattacielo Chrysler, " la cui luce brillava come quella di un faro". Dopo tre settimane di degenza la madre, che non vedeva da molti anni, la va a trovare: " un pomeriggio vidi mia madre seduta ai piedi del letto". E per cinque giorni si raccontano storie sulla loro vita. L'infanzia di Lucy è stata segnata dalla povertà e dall'emarginazione; con il cugino Abel andava a rovistare nei cassonetti vicino ad una pasticceria e di lei e della sua sorella Vicky i bambini, nel parco giochi, dicevano: " la vostra famiglia fa schifo" e scappavano via turandosi il naso con le dita... E di quell'unica storia, la sua storia, Lucy porta dentro di se la "Cosa", la parte più atroce della sua infanzia che la spaventa e le fa battere forte il cuore. Racconto bellissimo.

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    cantarstorie

    04/10/2016 10:59:12

    Libro scritto sul "non detto", sfiorato, con assoluta maestria, tra le parole e gli spazi bianchi "dipinti" nelle pagine. Impalpabile, eppure vicinissimo. E splendido.

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    luigiru

    22/09/2016 09:27:10

    Libro lieve ma non riuscitissimo.

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    Ennio

    06/09/2016 13:27:19

    Mamma mia che tristazza! Lasciate perdere.

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    Umberto Mottola

    09/08/2016 19:02:30

    Romanzo gradevole, pacato, lineare, che comunque ruota intorno ai sentimenti.

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    maria

    09/08/2016 09:03:54

    L'aspettavo come un evento. Invece...

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    Ilaria

    31/07/2016 14:08:56

    Adoro tutto ciò che scrive questa scrittrice 'e il quarto romanzo che leggo e non mi delude mai , certo non è il libro che preferisco tra i suoi che ho letto ma quando uno sa fare il suo mestiere.....

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    Chiara Sav

    17/07/2016 17:15:12

    A me non è piaciuto. Bella l'idea e una parte della trama, ma l'ho trovato un po' noioso e ... insulso.

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    zia dalia

    13/07/2016 13:31:55

    Apprezzo molto la Strout e il suo stile, ma non mi sento di dare il punteggio massimo, perché questa storia mi sembra manchi di alcuni elementi. Una notazione: la Strout è notoriamente una estimatrice della Ferrante; in questo romanzo vi ho ritrovato alcuni elementi de L'amica geniale.

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    Cristiana

    29/06/2016 19:11:16

    Bello. Strano. Completamente d'accordo con tutte le lettrici e i lettori che hanno dato il massimo: scrittura criptica ma molto sapiente. Eppure a mio parere il soggetto del libro è un altro: la solitudine! La solitudine come destino non amato, ma anche come rifugio ed opportunità. Solitudine da affrontare perchè sia feconda,e che invece viene spesso mascherata ed ignorata, inacidendo il cuore dei meno coraggiosi. Solitudine dell'essere madre e dell'essere figlia, ma anche donna, moglie, amica, scrittrice, artista... in tutte le età di una persona e in tutti i periodi della storia. Solitudine nell'impossibilità di dirsi l'amore ma anche nell'incapacità di viverlo nonostante l'estremo e doloroso anelito. Uno stile unico, difficile da rendere; brava la traduttrice! Quel dire tutto col non dire quasi niente. Mi è piaciuto moltissimo ma forse non è di facile lettura e capisco anche i lettori che non lo hanno amato.

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    roberta pasotti

    23/06/2016 17:44:15

    libro deludente

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