Traduttore: K. Bagnoli
Editore: Mondadori
Collana: Oscar
Edizione: 2
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 15 dicembre 2017
Pagine: 602 p.
  • EAN: 9788804685326
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Descrizione
A raccontarci una ben strana vicenda, con una voce avvolgente che si impone fin dalle prime righe, è Calliope Stephanides, una rara specie di ermafrodito che ha vissuto i primi anni della sua vita come bambina, per poi scoprire la sua doppia natura. Responsabile della sua "eccentricità biologica" è un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni della sua famiglia e che ora si manifesta nel suo corpo. Inizia così l'odissea di Callie, un viaggio che ci proietta nei sogni e nei segreti della famiglia Stephanides, tra furbi imprenditori e ciarlatani, sagge donne di casa e improbabili leader religiosi, in un alternarsi di nascite, matrimoni, scandali e segreti che dalla Turchia degli anni in cui crolla l'Impero Ottomano si trasferisce nell'America del Proibizionismo e della guerra, dei conflitti razziali e della controcultura, del Vietnam e del Watergate. L'odissea di un'adolescenza in cui si mescolano e si oppongono il senso di un destino, di un'eredità familiare, e la volontà di essere artefice di se stessi, per dare voce ai propri desideri, alla propria sessualità e ai propri sentimenti.

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    elena

    01/10/2018 12:54:01

    a differenza delle 'vergini' , che ho trovato pesantissimo, questo mi è piaciuto tanto .

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    Marta

    23/09/2018 21:06:43

    Da italiana, da persona nata nel continente europeo, mi porto sulle spalle la storia. È un sentimento che nasce col tempo, non da subito, ma che a un certo punto si fa sentire. Rinchiusi nelle nostre case, dalle voci dei nostri nonni noi ascoltiamo dipanare i tessuti, i fili rossi del destino che hanno portato alla nostra nascita e alla nostra esistenza. Le storie delle generazioni che ci hanno preceduto sono strettamente legate alle guerre, alla Storia. Perché il nostro continente è sempre stato campo di battaglia della storia. Sulle nostre spalle pesa la mole della nascita della civiltà, non perché questa sia una nostra superiorità, ma storicamente le prime civiltà sono nate qui, nel bacino del Mediterraneo. Come i greci, gli italiani si portano nel corredo genetico una certa propensione alla teatralità, alla gestualità, volendo anche alla tragedia (anche se noi siamo più portati per la commedia). Questo legame fortissimo l'ho sentito più che con qualsiasi altro autore americano. In poco spazio, ho percepito questo fortissimo legame con Desdemona e Lefty, con i loro bachi, le loro valigie di "cartone", le trecce, le ghirlande di fiori, una serie di rituali, di cibi, di tradizioni che ci rendono più simili che diversi. La stessa famiglia, la stessa struttura del romanzo rendono così facile quest'identificazione. Io mi sento molto vicina a questi greci espatriati, a questo legame viscerale e un po' complicato con i propri familiari, a questo continuo sottrarsi, alla manipolazione, all'analisi altrui (perché è più facile immaginare che parlare). Questa grande famiglia tenuta da un collante che è più che dovere e meno che piacere. Non si può raccontare la storia di Cal senza che si racconti la storia della sua famiglia. Ma questo non vuol dire soltanto che la genetica comincia da Desdemona e Lefty, ma che il codice etico, comportamentale, la cultura e la mentalità e quasi ogni aspetto della vita di Cal sono direttamente riconducibili a quelli dei suoi nonni.

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    ylenia

    23/09/2018 09:30:15

    Un libro che tiene insieme - a mio parere - la storia trigenerazionale, il contesto storico dipanato in sessant'anni tra vecchio e nuovo continente, il senso dell'identità culturale e dell'identità di genere (a questo proposito mi è tornato alla mente un libro, Creatura di sabbia), il senso della collettività tradizionale e fortemente abbarbicata al Paese di provenienza che deve misurarsi con il Paese di accoglienza. Lo stile è scorrevole e molto descrittivo (l'incendio di Smirne pur non nascondendo la drammaticità è poetico), non è mai catastrofico o tragico (nonostante vi siano occasioni, come la morte di Milton), l'io narrante è geniale soprattutto nelle parti antecedenti la sua nascita. Più ricco nella prima parte, ma è giusto a mio vedere perché vi è necessità di incastonare il presente ed un ipotetico futuro su un passato molto variegato e colmo di vicissitudini. Questo corpo che cambia, che passa da un genere all'altro sembra la metafora delle trasformazioni a cui sono costretti tutti quelli che emigrano, che passano da un contesto autistico (incestuoso) ed autarchico ad uno che prorompe con mille nuovi e sconosciuti stimoli, a cui adattarsi senza né soccombere né piegarsi.

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