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Il mio romanzo viola profumato seguito da L'io
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Il mio romanzo viola profumato seguito da L'io Ian McEwan
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Descrizione


Del resto che cosa significa essere io, essere lui? Secondo una prospettiva particolarmente cara ai romanzieri, ci ricorda McEwan nel saggio che compendia il volume, l'io non è che «un racconto incessantemente riscritto», la «storia che raccontiamo a noi stessi».

Questa è la confessione di un crimine perfetto. Parker Sparrow ha rubato la vita del suo caro amico Jocelyn Tarbet. Da ragazzi sognavano entrambi di diventare grandi scrittori. Jocelyn è riuscito a raggiungere la fama, Parker invece no. Per decenni ha raccontato che non aveva importanza. Poi ha scritto un altro finale.

Se la biografia si sdoppia, dunque – lo scrittore di successo versus l'everyman travolto dal quotidiano – anche il racconto che l'io ne fa si può sdoppiare, ed è cosí che fra le pagine di un unico profumato romanzo viola si può consumare il crimine perfetto. Fin da ragazzi Parker e Jocelyn hanno condiviso tutto: letture, progetti, ambizioni letterarie. Le alterne fortune degli esordi non hanno fatto che temprare un'amicizia apparentemente destinata a durare per sempre. Perfino oltre l'improvviso successo di Jocelyn e l'altrettanto rapido declino di Parker. Perfino nei mondi ormai irrimediabilmente antitetici delle loro mezze età: una famiglia numerosa, un lavoro da insegnante e pochi libri all'attivo, tutti dimenticati, in un caso; un matrimonio fallito, la fama, il bel mondo delle lettere, nell'altro. Perfino allora, drasticamente separati dalla vita, Parker e Jocelyn restano inseparabili, «una famiglia», come amano ripetersi. Fino al giorno in cui, nella splendida casa dell'amico, Parker trova il dattiloscritto del suo ultimo romanzo. Lo legge d'un fiato: è il migliore che Jocelyn abbia mai scritto, la porta di accesso alla posterità. Come resistere alla tentazione di diventare lui?
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Dettagli

2018
12 giugno 2018
64 p., Brossura
9788806239138

Valutazioni e recensioni

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Miriana
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Copertina colorata e accattivante. Il libro si suddivide in due parti: la prima, il racconto di un tradimento vile; la seconda, un saggio breve sull'io. Il tema è molto forte e difficile da trattare, ma l'autore riesce a mettere in evidenza come i social portino ad esaltare il proprio io attraverso selfie e altro. per me è stato il primo approccio con l'autore, mi sento di consigliarlo sia per la fluidità della scrittura, che per l'argomento trattato.

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Valentina
Recensioni: 4/5

Il racconto iniziale è interessante e ben scritto (purtroppo non ho letto altro dell'autore, ma conosco benissimo i suoi titoli e talenti, quindi mi riprometto di farlo). La seconda parte, decisamente più riflessiva e filosofica invece mi ha lasciato un po' perplessa.

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Monica
Recensioni: 5/5

Volumetto snello per formato ma non per importanza di argomenti trattati “Il mio romanzo viola profumato” è un libro che sicuramente attirerà la vostra attenzione e che vi stupirà per la sua genialità. Basato su due brani legati tra loro, questo libro è una riflessione sull’arte stessa del narrare, sull’essere scrittore, ma soprattutto sull’identità e sull’“io” che ogni autore racconta attraverso le sue opere. McEwan attraverso un’analisi più che altro antropologica, delinea brevemente ma altrettanto lucidamente, la situazione sociale attuale concentrata sull’esaltazione dell’“io” e ci narra di come l’arte possa farne da amplificatore: una riflessione sull’identità e su come viene percepita dagli stessi individui, sulla natura narrante del singolo, specialmente in ambito letterario, e di come questo tema sia divenuto sempre più oggetto di interesse nei giorni d’oggi. Con uno stile dinamico ed efficace, McEwan ricorda come nella narrativa l’uso della prima persona risalga già a secoli orsono e su come il rapporto autore-protagonista abbia da sempre posto interessanti spunti critici ai lettori più attenti. La presenza dell’“io” in ogni opera d’arte è determinante. L’individuo nella sua storia umana è mutevole e molteplice: dall’infanzia alla vecchiaia egli è tante persone diverse nel tempo, che trovano una unità e una composizione alla fine del percorso esistenziale, sviluppando caratteri e sentimenti via via diversi. Un’infinita narrazione di sé stessi e del/dei proprio/i io agli altri. Lo scrittore con questo testo ci invita a rivedere la nostra idea di unicità, il bisogno di costante autocelebrazione, proponendo una riflessione sul ruolo della narrativa nell’elaborazione di un modello identitario, che sia libero da vincoli emulatori. Un omaggio all’“io” e alla “tragica impermeanza della nostra mortalità”.

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Ian McEwan

1948, Aldershot

Scrittore e sceneggiatore britannico. Esordisce con due raccolte di novelle, Primo amore, ultimi riti (1975 - pubblicato da Einaudi nel 1979 con la traduzione di Stefania Bertola) e Tra le lenzuola (1978 - edito da Einaudi nel 1982 sempre con la traduzione della Bertola), che ritraggono, in uno stile raffinato e impersonale, situazioni quotidiane, dominate tuttavia dall’ossessione per il sesso e segnate dalla morte. Sesso, perversione e morte sono temi trattati anche nei primi romanzi, Il giardino di cemento (1978, portato sul grande schermo nel 1993 dal regista Andrew Birkin con la nipote Charlotte Gainsbourg e tradotto dalla Bertola per Einaudi nel 1980) e Cortesie per gli ospiti (The Comfort of Strangers 1981 - Eianudi 1983, tradotto in film nel 1991 dal regista Paul Schrader con...

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