Editore: Einaudi
Anno edizione: 2001
Pagine: 182 p.
  • EAN: 9788806150969
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    Pier Paolo

    20/02/2012 22:53:01

    Intanto, per andare in medias res (ho contrallato in google, si scrive proprio così)diciamo subito che questo è IL libro che ogni giovane salentino (da 20 a 50 anni) non può non aver letto almeno una volta nella vita. Detto questo, e non mi pare affermazione da poco, vorrei precisare che per non essere precipitoso e impulsivo ho aspettato ben tre anni per sottoscrivere tale dichiarazione in questo sito(eh, l'ho comprato proprio da qui, lo preciso e ora voglio vedere se i gestori mi cestinano il commento dopo questa captatio benevolentiae). A tutto ciò aggiungete che ho una labilissima memoria, che leggo molto, e che nonostante ciò ancora, incrediblmente, non riesco a dimenticare nulla di questo stupendo libretto. Leggetelo! ps. certo, ho contrallato anche captatio benevolentiae su google!

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    gabriele

    08/11/2007 11:30:44

    Uno dei libri più ben scritti negli ultimi dieci anni, divertente, creativo, accattivante!

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    Giuseppe Resta

    26/03/2007 21:11:51

    Se le storie sono simpatiche e descrivono ironicamente un certo vitellonismo meridionale tra divertimento e commiserazione, tra assuefazione e ribellione(non l'ultima, però, che è assolutamente tragica e inquietante) la scrittura è fantasticamente innovativa, con ritmo e ricerca linguistica attenta ed accurata, ricercata e studiata; uno dei più alti esempi di innovazione scrittoria dai tempi di Libera nos a Malo di Meneghello. Penso che rimarrà per anni insuperato e insuperabile. Un vero caso letterario.

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    serena

    24/03/2005 12:53:00

    Bellissimi alcuni spunti che concretamente e fedelissimamente rendono la realtà salentina e lo stato d'animo di chi questa realtà la vive, restandoci o emigrando(perchè il Salento non puoi non viverlo anche a 1000 km di distanza!);straordinarie le espressioni dialettali e quelle "italianizzate". Peccato però per la forma che rende faticosa la lettura e la costruzione di un intreccio o di una qualche storia (accennata,peraltro in maniera chiara,sul retrocopertina). Con più fluidità il romanzo sarebbe stato magnifico per chi conosce e si ritrova in questa realtà e sicuramente più piacevole per chi invece questa realtà non conosce.

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    virginia peluso

    25/01/2005 20:16:09

    Dire che il libro di Livio Romano sia scritto male è come guardare La Pietà di Michelangelo e dire che non c'è armonia. Bisogna distinguere il bello da ciò che non ci piace. Una cosa può essere bella ma non di nostro gusto; un libro può essere scritto bene ma lasciarci insoddisfatti. Mistandivò, certamente non piacerà a molti, perchè il suo linguaggio non va giù come un bicchiere d'acqua, ma crea un'atmosfera come i film di Mazzacurati; forse a tanti la sua scrittura sembrerà una provocazione letteraria e la scelta del dialetto non sarà ideologica nè verista, ma nata dall'esigenza di produrre un sound credibile, tuttavia resta il fatto che Romano ha inventato un linguaggio nuovo e particolare che sottolinea quanto la realtà sia cambiata, soprattutto quella letteraria.

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    maddalena mongiò

    19/01/2005 12:59:13

    Il rito della lettura ha dei passaggi obbligati,innanzitutto la scelta del libro da leggere che, spesso, è d'obbligo sia in edizione economica, poi una volta a casariguardare la copertina e leggere tutte le frattaglie retro, fronte e anche dorso, poi dulcis dei dulcis aprire il libro e sentirne l'odore per annegare infine nel racconto. Questo rito si è ripetuto comprando "Mistandivò". La copertina curata, la carta, dove Livio Romano ha attacchino l'affresco di una terra, di un mondo, l'ho apprezzata, ho apprezzato la grammatura, la ruvidezza, a dire che c'è lo spessore della scrittura, di una scrittura che vuol far riflettere e ragionare. Quindi ho liberato la barchetta ormeggiata in una delle tante rientranze della costa salentina e mi son lasciata guidare da quel bravo nocchiero che è Livio Romano. Mistandivò sperimenta una formula narrativa e la risolve con la maestria di chi conosce il pane che mastica. Ci si ritrova in una galleria iperbolica: a volte triste, a volte ricca di personaggi che sfilano come in un set felliniano. Teresa, Giacomo, 'mpa Gino, attori di un microcosmo infettato dalle piaghe del macrocosmo, un microcosmo che lotta per dare un senso alla prorpia esistenza.

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    antonio gurrado

    18/01/2005 17:11:50

    ...Per il resto, ho apprezzato Mistandivò perché è un ritratto fedele e inusuale al contempo dei miei luoghi e dei miei tempi (forse questo può non essere ben accetto a chi invece cerca stereotipi sia nella letteratura giovane sia, soprattutto, nella letteratura meridionale), perché è una raccolta di racconti in un tempo in cui tutti vogliono scrivere un romanzo (anzi, il proprio romanzo, l’unico che riescano ad avere in testa), perché i nomi dei personaggi sono musicali; e anche perché Porto di Mare (Sironi) è la controprova che su un terreno completamente dissimile Livio Romano è altrettanto valido, come si conviene a chi voglia essere scrittore veramente e non una volta sola, quando capita.

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    Piergiorgio Leaci (Scrittore)

    18/01/2005 11:07:20

    Ottimo lavoro. Un romanzo che ho letto con passione e che rappresenta fedelmente il salento, specie quello delle piccole realtà 'paesane', dove la vita alle volte è davvero dura e noiosa.

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    Dexter Gordon

    17/01/2005 22:07:56

    ma che inquietante! E' una lingua espressiva e sorvegliatissima, divertente e irridente. Ottimo esordio.

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    mauro longhi

    07/03/2003 18:08:29

    un libro inquietante, pensavo che si fosse scritto in una certa maniera negli anni settanta. Peraltro anche malscritto.

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