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Il mistero del collegio abbandonato - Massimo Binarelli - ebook

Il mistero del collegio abbandonato

Massimo Binarelli

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Dimensioni: 379,1 KB
Pagine della versione a stampa: 219 p.
  • EAN: 9788822732798
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Vincitore del premio Ilmioesordio

Un cadavere ritrovato in un pozzo fa riemergere antichi segreti.


Roma. Quartiere Garbatella, 1959. Antonio Piccillo, un brigadiere in pensione, assiste al ritrovamento di un corpo dentro al pozzo di un convitto abbandonato. Il cadavere è mummificato e avvolto in un lenzuolo. I capelli rossi spiccano sul panno bianco. Di fronte a quell’immagine, la memoria di Piccillo torna indietro nel tempo, a un caso irrisolto che lo ha personalmente coinvolto: Marta Vincenzi, una ragazzina di tredici anni, scomparsa nel 1943 dal collegio che la ospitava. All’epoca l’ipotesi più accreditata era stata la fuga d’amore, ma Piccillo non ne era mai stato convinto. Gli interrogatori delle compagne di Marta e della direttrice del convitto erano stati condotti senza il rigore necessario. Per la polizia, il caso della mummia riemersa dal pozzo è un bel grattacapo ed è per questo che il commissario che segue le indagini chiede aiuto al vecchio Piccillo: lui conosce tutto del quartiere, ricorda fatti, storie e volti di persone legati agli anni in cui la ragazzina sparì. Muovendosi in una Roma piena di misteri, scavando negli anni in cui il regime fascista era in pieno declino, il giovane commissario e il brigadiere in pensione scopriranno una verità a lungo occultata.

Un convitto nel quartiere romano della Garbatella
Una ragazza improvvisamente scomparsa
Una verità che dopo anni torna a galla


«Ho apprezzato la ricerca linguistica, l’inserimento del dialetto nei dialoghi. Ho goduto di molte pagine intense e drammatiche. Si segue con pena e partecipazione il fluire dei ricordi di un personaggio di cui speriamo di sentire ancora parlare: il brigadiere in pensione Piccillo e il suo bassotto vorace. Davvero una sorpresa, mi è piaciuto moltissimo.»



Massimo Binarelli

è nato a Roma nel 1944. È architetto eha lavorato in ambito pubblico e privato. Oggi scrive, dipingee s’interessa attivamente di arte contemporanea. Il mistero del collegio abbandonato, suo romanzo d’esordio, è vincitore del concorso Ilmioesordio 2018.

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    mariarosariamargiotta

    14/05/2020 11:27:21

    Inizialmente poco coinvolgente prende corpo mano mano che la storia inizia a dipanarsi. I colpi di scena non mancano anche se relativamente prevedibili. La figura del vecchio brigadiere, memoria storica del quartiere, ormai in pensione da molti anni, aiuta il commissario nel dare una risposta a quello che era stato un enigma irrisolto della sua carriera

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    Grazia

    14/05/2020 10:05:23

    Dopo una serie di libri coinvolgenti dal punto di vista intellettuale ed emotivo, ero in cerca di una lettura rilassante, un giallo che impegnasse soltanto le mie capacità deduttive. Sono rimasta delusa e al tempo stesso piacevolmente sorpresa. Il libro non è per nulla rilassante, riduttivo classificarlo come un giallo, si tratta invece di una storia ben scritta e ben articolata ambientata fra gli anni '50 e '40. La vicenda prende avvio dal ritrovamento del cadavere di una ragazzina nel pozzo di un collegio abbandonato. Da qui le indagini di un commissario pensoso e dolente e di un carabiniere in pensione che ha riconosciuto la vittima: una collegiale scomparsa più di dieci anni prima e mai ritrovata. Non dirò di più sulla trama. I due investigatori, affini nella loro umanità e nella ricerca di giustizia, si scontrano con lo squallore e l'opportunismo di personaggi che, potenti e profittatori nel passato, sono rimasti a galla grazie ad una riconquistata rispettabilità. Tutta la storia lascia l'amaro in bocca e induce a riflessioni non liete; il finale sospeso è perfettamente funzionale alla trama e alla psicologia dei personaggi. Se volete un giallo classico, con un intreccio misterioso e lo scioglimento consueto dell'enigma, cercate altrove.

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    Gian Luca Gualandi

    11/05/2020 15:32:07

    Tralascio le motivazioni di un giudizio molto positivo. Se nel romanzo non ci sono riferimenti a persone e vicende attuali , e' pero' evidente che la figura dell'aviatore e' ricalcata su quella del gerarca Ettore Muti. Il nome Ettore e' diventato quello del fratello omerico Paride, Muti e' diventato Puti con l'aggiunta del suffisso gnani. Si sa poi che Muti aveva un grande successo con il gentil sesso quanto il nostro aviatore e che fu un asso dell'aviazione militare italiana. Soprattutto la biografia del personaggio raccontata dal colonnello corrisponde a quella del gerarca e la stessa morte coincide con una delle ipotesi degli storici per quella di Muti. L'autore ha forse voluto rivelare tramite il romanzo un particolare sconosciuto e terribile della vita del gerarca o e' a conoscenza di tale verita' tuttavia non suffragata da dati di prova e ha voluto gettare il classico sasso nello stagno per vederne gli effetti?Chissa' se l'autore leggera' queste note e vorra' cortesemente rispondere. Certo il fatto e' almeno curioso.

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    Gualandi Gian Luca

    08/05/2020 16:27:17

    Vado al sodo tralasciando di motivare il giudizio positivo. "...ogni riferimento a persone... esistenti e' puramente casuale". "Esistenti", ma non a persone "esistite". Paride Putignani e' costruito sui contorni di Ettore Muti.Ettore diventa Paride, il cognome modifica la M in P e aggiunge GNANI. La figura dell"aviatore" ha gli attributi del gerarca. Soprattutto appartiene a Muti la biografia di Putignani raccontata dal Colonnello e la morte di Putignani ricorda quella del gerarca, nei luoghi e nelle probabili responsabilita'. Perche' questo trasferimento a Putignani di tanti attributi di Muti? L'autore conosce qualcosa della vicenda di Muti fino ad ora rimasta nascosta? Magari qualche diceria raccolta da fonti importanti, ma non accertabile? Davvero la cosa mi incuriosisce. E' interessante anche il rovesciamento del gaddiano Ingravallo nel dottor Cavallo , a sua volta abruzzese, protagonista dei primi capitoli. Cavallo ricorda Ingravallo nel nome e nell'origine, non certo nei dubbi esistenziali e filosofici e nella disperata (alla lettera) ricerca di un vero improbabile. Ma la citazione gaddiana gia' annuncia l"impossibilita' di una sicura soluzione del caso. Chissa' se l'autore sara" cosi' cortese da scrivermi. Il mio indirizzo e' gualandigianlu@gmail.com. Gli sarei molto grato.

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    Axl

    05/05/2020 08:57:20

    Il libro, inizialmente, è interessante. Io sono molto affascinato dalla storia italiana durante le due guerre mondiali e trovo che questo autore emergente sia stato in grado di rievocare molto bene le caratteristiche del tempo. La tecnica di "capitoli-flashback" è ben ideata. Tuttavia ritengo che la scelta lessicale utilizzata dall'autore, veramente troppo arcaica in alcuni tratti della narrazione, non permette una facile comprensione delle vicende; per cui si deve necessariamente andare a rileggere... inoltre il finale è alquanto deludente. È vero che la storia è ambbientata in un passato cupo e misterioso dove i più potenti prevalgono sui più deboli ed è giusto ricordarlo ma, trattandosi di un racconto inventato, Binarelli poteva anche regalarci un finale meno sospeso. Lettura comunque leggera ma non da sottuvalutare.

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    Giorgio

    24/09/2019 13:34:12

    Interessante per il giusto posizionamento storico e la capacità descrittiva dell'autore. Il vernacolo romanesco però abbassa i toni del racconto che perde le caratteristiche del "noir"

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    antonella

    22/09/2019 22:14:05

    Libro a dir poco bello....... Appassionante.... Travolgente...... Letto tutto d'un fiato.....

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    Rosa

    19/09/2019 15:45:34

    I capelli rossi che emergono dal panno bianco. E’ forse l’immagine visiva che mi è rimasta più impressa dopo aver letto questo libro. Il mistero del titolo con il suo ripercorrere, con la memoria, il tempo passato mi ha poi legata al testo fino all’ultima pagina. Avvincente, senza dubbio. Scritto molto bene. E poi ci sono le indagini, i ricordi di Piccillo e sullo sfondo la città Eterna. A tratti triste ma con una grandissima umanità, il giallo mi ha regalato emozioni infinite.

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    ratavuleira

    30/08/2019 21:02:27

    Ottimo libro, ben scritto senza lentezze. Un’avventura un po’ crepuscolare – ma gli sbirri crepuscolari stanno andando di moda, - avvincente e convincente. Triste, senza illusioni eppure profondamente umano, com’è l’umanità dei perdenti in contrasto assoluto con la disumanità e l'abiezione dei vincenti dominanti – Gladio, Resistenza, Ovra, Repubblica di Salò, Vaticano e Regno del sud…. Tutto è narrato con partecipazione e senza giudizi/pregiudizi morali. Un cadavere nascosto durante la guerra e la memoria ostinata di un vecchio ex-sbirro di quartiere, ci conducono attraverso una storia italiana non così semplice come talvolta ce la raccontano

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