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Daniel Kehlmann

Traduttore: P. Olivieri
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2006
Pagine: 254 p. , Brossura
  • EAN: 9788807017025
Sono anni che Daniel Kehlmann, autore austriaco – nato però a Monaco di Baviera nel 1975 – sbalordisce per giovane età e opere mature. Il suo quinto romanzo, Die Vermessung der Welt, è stato il più clamoroso caso letterario tedesco degli ultimi anni: non succedeva dai tempi del Tamburo di latta di Günter Grass che un'opera di alto valore letterario vendesse quasi mezzo milione di copie e fosse tradotto in venticinque lingue. A Kehlmann piace legare arte, scienza e particolari biografici di uomini famosi. Nel suo romanzo Mahlers Zeit (1999) un fisico geniale si arrovella sul concetto di tempo, mentre in Ich und Kaminski (2003) il protagonista ha i tratti del pittore Balthus. Nel suo ultimo e migliore libro, ora tradotto in un italiano fluido e preciso, La misura del mondo, l'autore si impossessa di due celebrità, con tanto di nomi e cognomi, opere e curricula scientifici. Kehlmann sposta leggermente le coordinate cronologiche, inventa alcuni dettagli inesistenti e diverse bizzarrie di due uomini della scienza: Alexander von Humboldt e Carl Friedrich Gauss, il naturalista e il matematico, che pur indossando gli abiti spirituali della loro epoca sono accompagnati dall'agile e moderno umorismo del giovane autore. Forse La misura del mondo non piacerà ai guardiani della tradizione, del canone e dei generi letterari. Non è una biografia autentica su due famosi eruditi, la cornice storica traballa notevolmente – quasi fosse l'opera di uno "storico pazzo" (come dice Kehlmann in un'intervista). Inoltre l'autore per il suo scopo letterario abusa di due mostri sacri della cultura tedesca, che persino nella Germania divisa avevano qualcosa in comune: l'immagine di Carl Friedrich Gauss (1777-1885), "il principe dei matematici", era immortalata sulle banconote da 10 marchi dell'Ovest, mentre quella di Alexander von Humboldt (1769-1859), "il vero scopritore del Sud America", compariva sulle banconote da 5 marchi dell'Est, di valore penosamente inferiore. Non saranno d'accordo i difensori del buoncostume biografico con i modi in cui Kehlmann bistratta fino al ridicolo i due eccentrici geni, ma questo suo metodo è certamente benefico per l'arte del romanzo. Kehlmann fa di entrambi i celebri scienziati due individui strampalati – e in questo non si allontana forse neanche troppo dalla realtà dei fatti. Abilmente intreccia le vite di Gauss e di Humboldt e crea un felice romanzo d'intrattenimento ambientato nella storia della scienza. La trama ha inizio con l'unico incontro autentico tra i due protagonisti ad un congresso nel 1828 a Berlino: lo stravagante provinciale Gauss è ospite nella casa del nobile mondano Humboldt e le differenze tra i due non potrebbero essere più stridenti. Nel resto del romanzo i singoli capitoli sono dedicati alternativamente ad uno dei due protagonisti e solo verso la fine la trama riprende quei giorni berlinesi, per seguire infine i percorsi separati di questi due giganti posseduti dalla Scienza. Più ancora che per questa raffinata costruzione, il romanzo di Kehlmann nella versione tedesca affascina per la maniera in cui sono riportati i dialoghi, presentati nel congiuntivo presente, un modo che gli permette di trasformare discorsi impacciati e complessi in passaggi fulminei. L'autore evita così il noioso pingpong tipico dei romanzi storici, i discorsi inventati in un linguaggio arcaicizzante (la sapiente noia alla Umberto Eco). Si veda ad esempio il primo incontro tra i due personaggi a Berlino, che secondo Gauss era una "città ripugnante". Humboldt, in modo cerimonioso, "gli dichiarò che era un grande onore, un momento storico per la Germania, per la scienza, per se stesso". Gauss, l'ospite brontolone, per tutta risposta "disse che voleva tornare a casa". I due protagonisti non si capiscono, eppure, grazie alla laconica precisione dell'autore, questa incomunicabilità è breve e indolore. Entrambi sono ossessionati dai numeri e dalle misurazioni, non hanno altro in comune. Gauss proviene da un ambiente sociale modesto, è solo la sua geniale testa matematica a salvarlo dalla povertà, a portarlo al liceo e all'università. Già da ragazzo fa scoperte sensazionali sui numeri primi e sulle orbite dei pianeti. All'età di ventiquattro anni pubblica la sua opera principale, le Disquisitiones Arithmeticae e si abitua alla fama. Quando muore la sua amatissima moglie Johanna, egli sposa la brutta e stupida Minna solo perché era la migliore amica di Johanna. La cattedra universitaria nella sonnolenta Gottinga rende poco, quindi lavora per anni anche come agrimensore. Come in una gag comica, l'impacciato Gauss si aggira per paesaggi e situazioni kafkiani. Lo accompagna come aiutante lo sprovveduto figlio Eugen. Simile all'agrimensore K. ne Il castello di Kafka anche Gauss chiede a tarda ora ospitalità presso la casa di un nobile. Kehlmann sguazza volentieri in scene di questo genere divertendosi con il gioco dei rimandi letterari. Completamente diversa è la situazione di Humboldt, il piccolo grande uomo della ricca nobiltà. Il narratore onnisciente non si sofferma a lungo sull'infanzia in un castello a Berlino, sui rapidi studi del genio per arrivare velocemente all'evento principale: la spedizione in Sud America (1799-1804). Lo strambo prussiano non passa davanti a nessuna caverna e a nessun vulcano senza misurarli. Tutto lo interessa, cannibali e minerali, cadaveri di indios e luoghi sacri degli Incas. È un illuminista di vecchio stampo, non crede in ciò che non vede, la sua fede è l'empiria, e poco gli importano gli enigmi della natura. Lo Humboldt di Kehlmann, a differenza di quello vero, non ama affatto le belle lettere. "I libri senza numeri lo inquietavano" e prova orrore per "romanzi che si tramutano in favole menzognere, perché l'autore mette le sue balzane idee in bocca a personaggi storici". Con queste parole l'autore ironizza sul proprio metodo e si fa tirare le orecchie dalla propria creatura letteraria. Anche il misantropo Gauss la pensa così, per quanto riguarda la letteratura. Per il resto non apprezza affatto questo Humboldt ubriaco di ragione e di tutta "la vecchia scemenza kantiana". Gauss tuttavia se la prende con l'arretratezza della propria epoca ed è convinto che entro poco tempo ci sarebbero state "macchine" in grado di volare "da Gottinga a Berlino in mezz'ora". Inoltre sa per certo che "lo spazio è curvo e il tempo si dilata". A Humboldt, al contrario, tali speculazioni sulla relatività fisica sembrano solo "barzellette". Un abisso separa i due grandi spiriti litiganti. E il lettore si gode il miscuglio di filosofia, scienza, humour e avventura di questo brillante romanzo.   Franz Haas

Immaginate che due dei più grandi scienziati del passato, Alexander von Humboldt e Carl Friederich Gauss, si incontrino in un giorno di settembre del 1828 a Berlino e che per alcuni giorni le loro vite di geni ormai attempati, ma con tutte le loro debolezze e aspirazioni, timori e goffaggini, glorie e insuccessi, si intreccino sullo sfondo del caos politico e sociale della Germania postnapoleonica. è quello che ha fatto lo scrittore tedesco Daniel Kehlmann, autore di questo romanzo che si potrebbe definire d'avventura filosofico scientifica e che coniuga sapientemente e con grande ironia, storia e invenzione narrativa. L'incontro è lo spunto per raccontare le vite e le imprese di due luminari che hanno inaugurato la scienza moderna in un raffinato gioco di fatti e finzioni, che ne evidenzi la personalità e l'umanità oltre ai meriti scientifici. Kehlmann descrive l'ambiente politico e accademico della Prussia, della Francia, della Spagna, delle Americhe e della Russia, racconta i rapporti familiari, gli affetti e gli amori degli scienziati alle prese con i più svariati e originali campi di studio, svela i loro sogni e ideali, racconta le guerre, il colonialismo, le rivoluzioni dell'epoca dei Lumi. Il risultato è una storia avvincente e divertente in cui campeggiano le figure di un Gauss misantropo dal talento geniale per i numeri, che non riesce a vivere senza una donna e tradisce la moglie a ogni occasione, e di un Humboldt ombroso e solitario, incapace di esprimere i suoi sentimenti se non alle piante e agli animali oggetto delle sue ricerche, uno scienziato a tutto tondo, che si sforza tuttavia di comprendere gli uomini e non è del tutto privo di iniziativa, come dimostra salvando da un triste destino il figlio di Gauss, Eugen. Accanto a loro rivivono personaggi storici che diventano esilaranti personaggi di una commedia fondata su un'assoluta accuratezza storica, come Louis Jacques Daguerre, inventore dell'antenato della fotografia, il dagherrotipo (esilarante il racconto di Humboldt che accoglie Gauss al suo arrivo e appena il collega scende dalla carrozza vuole farsi ritrarre con l'innovativo metodo di Daguerre mentre gli stringe la mano), oppure il famoso filosofo Immanuel Kant (un minuscolo omino inchiodato su una poltrona, a cui Gauss illustra la sua teoria sullo spazio curvo senza successo: in risposta, sussurrando, Kant richiede salsicce per il pranzo) o ancora Nina, la prostituta preferita da Gauss, e il presidente Thomas Jefferson, incontrato da Humboldt durante le sue esplorazioni americane e desideroso di sapere tutto sulla nuova Spagna.
Teoria dopo teoria, scoperta dopo scoperta, esplorazione dopo esplorazione, Daniel Kehlmann, già autore di numerosi bestseller apprezzati da pubblico e critica, conduce i lettori in un viaggio nella storia e nella scienza che appassiona e diverte.

Recensioni dei clienti

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    Bonpland

    21/03/2014 01.14.49

    Gauss e Humboldt sono due colossi tedeschi delle scienze di inizio XIX secolo, e ripercorrerne le vite si presenta affascinante; ma sono proprio loro di cui leggiamo? In effetti, l'autore sembra averne studiato molto dettagliatamente le biografie, ma gli servono quasi da pretesto per lanciarsi in una narrazione talvolta ai limiti del fantastico e dare luce a tutto quello che non ha mai raggiunto le cronache ufficiali... Questo approccio potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma bisogna saper guardare oltre e capire che non si tratta di un saggio scientifico, bensì che il popolare Gauss e il nobile Humboldt diventano i simboli di due poli (forse) opposti dell'animo e della ricerca umane. Le loro peripezie sono spumeggianti, non c'è un attimo di respiro fra scene esilaranti e momenti surreali e metafisici. La vecchiaia dei due scienziati si tinge di malinconia sullo sfondo di tirannie e movimenti liberali. Non bisogna sforzarsi di cercare sempre una trama, perché la vita non ne ha una, ma ci si deve talvolta lasciar trasportare dalle suggestioni. Questo è un libro che ne regala molte, oltre a spunti di riflessione sull'urgenza di fare e pensare che da sempre agita l'uomo. La lettura è scorrevolissima, il ritmo alto, alcuni personaggi indimenticabili, mai frivolo. Caldamente consigliato.

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    fabio j.

    22/02/2009 20.55.31

    Un romanzo che non mi ha coinvolto, pur essendo a tratti interessante ed ironico. Mi aspettavo decisamente di più.

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    luca

    23/09/2008 17.46.30

    Con tratto leggerissimo e divertente, Kehlmann ci regala il lato umano di due geni dell'Illuminismo tedesco: Von Humboldt e Gauss. Monomaniaco il primo, per cui "La misura del mondo" (e del suo contenuto) è letteralmente passione e scopo unico di vita (il sesso, le convenzioni sociali, che assurde perdite di tempo..!!). Più rancoroso Gauss, consapevole con dispetto che il suo genio matematico spianerà la strada al progresso ed al benessere delle generazioni future, ma non può salvarlo dalla rudezza della vita del suo tempo. Illuminanti alcune situazioni, come quella di Gauss col mal di denti e del barbiere che gli cava quello sbagliato. Oggi, è anche grazie a Gauss che andare dal dentista è più sicuro e meno doloroso... Consigliato a chi vuole sapere sulle spalle di quali umanissimi giganti siamo seduti oggi.

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    benedetta

    01/02/2008 17.28.20

    Garbato e godibile. L'ho letto molto volentieri. A tratti delizioso.

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    giancarlo

    27/12/2007 17.01.26

    Bello, scorrevole nella lettura. Un romanzo storico-scientifico per tutti.

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    rita mottino

    27/04/2007 14.06.45

    Ho letto in un fiato l'opera di Kehlmann. I mostri sacri scendono dal piedestallo e diventano umani, a volte simpatici a volte insopportabili o patetici (vedi l'inconttro di Gauss con Kant). Non so se il rigore storico-scientifico sia stato pienamente rispettato, ma il romanzo è piacevole.

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    Gabriella

    25/02/2007 12.24.12

    E' un ottimo libro, intelligente, appassionante e divertente. Da leggere. C'è da chiedersi come mai gli scrittori italiani trenta-quarantenni scrivano per lo più storie che non vanno mai oltre pochi centimetri dal proprio naso.

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    luca mazzei

    14/02/2007 13.56.15

    Da leggere

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    Loredana Sardu

    27/12/2006 16.03.28

    Due scienziati assolutamente diversi con un unico scopo: misurare il mondo e se stessi. Humboldt, ritenendo che ”quando si ha paura delle cose bisogna misurarle“, dedicò la sua esistenza a studiare la vita. Esaminò tutto: animali, piante, terra, vulcani, montagne, fiumi. Studiò su di sé gli effetti delle sperimentazioni, il dolore fisico e la sopportazione dello stesso. Quello che aveva non bastava mai, l'obiettivo era sempre e comunque accumulare materiale di ciò che riteneva interessante nelle sue scoperte. Gauss, un personaggio scontroso ed egocentrico, il cui fondamento di vita era il ragionamento senza pause. Il pensiero era vivo, fatto di numeri primi. Arrivare all'essenza del numero era qualcosa da realizzare. Non ammetteva le lentezze del pensiero, sufficientemente sopportate nel padre e odiate nel figlio. Non ammetteva l'ignoranza, nonostante la madre analfabeta, l'unica donna che amò ”smisuratamente“. Daniel Kehlmann narra con ritmo vivace le storie di questi due scienziati, alternando le loro vicende senza far perdere il filo al lettore. Due percorsi diversi il cui scopo finale è la misura. Due uomini di scienza diversi, ma che per un brevissimo momento sono solo uomini : Gauss ha nostalgia di Johanna, la sua prima moglie; Humboldt non riesce a dimenticare e a liberarsi del senso di colpa di aver perduto quel cane pulcioso e puzzolente che aveva raccolto e portato con sé nei suoi viaggi, ma non per i suoi esperimenti.

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    Marco

    20/12/2006 09.39.56

    Bellissimo. E c'è chi non l'ha capito...

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    m@rco

    13/12/2006 16.12.25

    Gustosissimo, anche se tradotto con i piedi!

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    cdescisciolo

    17/10/2006 10.58.59

    Libro interessante, piacevole da leggere, con cui viaggiare nel tempo e nello spazio attraverso un racconto dettagliato e ben scritto delle originali e stravaganti avventure dei due personaggi.

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    Isabella

    09/10/2006 16.40.55

    Interessante. Due belle biografie, romanzate bene, di due grandi scienziati.

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    Oscura

    06/10/2006 12.35.18

    Siamo d'accordo che la realtà e la quotidianità anche di grandi figure del passato, come ad esempio von Humboldt e Gauss, possa essere squallida e meschina, ma francamente questo libro distrugge anche la minima parvenza di dignità dei due. Sicuramente è tutto documentato e storico, ma preferisco rimanere nell'ignoranza e continuare idealizzare ed a porre i miei miti scientifici in un empireo di fulgida bellezza ed incorruttibilità.

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    Simone

    14/09/2006 08.03.30

    Brutto... confusionario... si fa fatica a finirlo... Io spesso mi perdevo nella narrazione perchè si passa da un argomento all'altro, da uno spazio all'altro e da un tempo all'altro, senza connessione di causa. Sconsigliato

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    Filippo W2M

    11/09/2006 12.39.58

    Un viaggio agli albori di quell'irrefrenabile accelerazione cognitiva che - negli ultimi due secoli - ha fatto fare impressionanti balzi avanti al genere umano: la scienza. Kehlmann ripercorre le vite di due grandi menti teutoniche vissute nell'Ottocento - Alexander von Humbolt e Friedrich Gauss - due uomini antitetici tra loro eppure del tutto simili, quasi una sola cosa. Ricco rampollo di una famiglia nobile, misogino, instancabile viaggiatore, socievole, ossessionato dalla misurazione di ogni centimetro delle terre che andrà a calpestare con le proprie suole il primo; di famiglia umile, con un forte debole per il gentil sesso, refrattario agli spostamenti ed ai rapporti umani, dotato di un'intelligenza intuitiva ed universale il secondo. L'unica cosa che li accomuna è la necessità di togliere il velo del mistero che ancora copre il mondo, la natura, l'universo. Un excursus molto piacevole, interessante, a tratti divertente che ci riporta indietro di duecento anni, facendoci capire come invece da allora ne sembrino passati duemila: le scoperte, le intuizioni, le teorie che questi due illuministi tedeschi hanno regalato al mondo hanno aperto le porte ad un progresso scientifico che ha finito - nel giro di poco più di un secolo - per portare l'uomo sulla Luna. Ma accanto al lato scientifico de La misura del mondo, spicca - ed è il maggior pregio del romanzo di Kehlmenn, edito Feltrinelli - la descrizione dei due protagonisti, dei loro caratteri così diversi, delle loro fisime, delle loro paranoie e fissazioni, dei loro incontri e scontri, dell'apparente impossibilità di andare d'accordo che invece sfocia nella fine del romanzo in una vicinanza tanto intima da far credere alla possibilità di comunicare telepaticamnte tra i due... Questo aspetto del libro finisce per regalarci un affresco se non veritiero, per lo meno molto realistico degli uomini che si nascondevano dietro all'immagine giunta fino a noi, quella dei pionieri, degli innovatori, dei geni della scienza moderna. Affascinante.

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    Daniela

    20/07/2006 15.53.48

    Un modo originale e simpatico per presentare la biografia di due grandi. Dal punto di vista storico, non ci sono inesattezze e gli aneddoti che imperlano la loro vita fanno sentire ancora più vicini i due personaggi. Il testo è scorrevole, anche se dà l’idea di una narrazione senza pause, quasi di un fiume in piena che fatica a mantenersi negli argini, tanto che anche il discorso diretto non esiste: è una specie di discorso diretto, nella forma indiretta ma senza virgolette. La lettura è stata molto coinvolgente e mi ha permesso sia di scoprire cose che non conoscevo, sia di ritrovare aneddoti e episodi, che invece mi erano noti. Consiglierei la lettura a quanti amano il mondo scientifico e soprattutto a coloro che se ne sentono attratti ma al tempo stesso respinti: il libro è leggero e poco impegnativo (nel senso positivo dei termini), perciò alla portata di tutti.

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    Michela

    14/07/2006 17.51.51

    Secondo me è un libro decisamente sopravvalutato, spesso leggendolo mi sono annoiata e chiesta che senso avesse la narrazione... mi sono sforzata di finirlo, sperando che si riscattasse prima o poi, invece il finale mi ha deluso. Insomma, non un brutto libro, ma un po' sconclusionato. A chi piace la divulgazione scientifica ed è interessato alle problamatiche ddei grandi matematici consiglierei piuttosto libri come "L'enigma dei numeri primi" o "La sezione aurea": non sono romanzi ma sono certo più appassionanti del libro di Kehelmann...

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    antonio

    27/06/2006 17.18.32

    Precedente libro "La porta di Tolomeo", libro successivo "Il cacciatore di aquiloni". Faccio questa premessa perché il percorso fatto e da fare mi sembra importante. Premetto che si tratta di un libro ricevuto in regalo, che io non avrei comprato. Comunque, l'autore è un fuoriclasse ma io non amo i libri che non possiedono una storia vera e propria (anche se la trama cerca di essere avvincente). Sconsigliato agli amanti dei romanzi.

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    Busillis

    19/06/2006 17.20.57

    Un testo notevole, brillante, in fondo sorprendente per un autore così giovane, risultando godibilissimo soprattutto per chi non sia inesperto nel valutare i limiti di ogni sistema di pensiero. Questa è difatti la trama meno palese del romanzo, pur agevolmente smascherabile nelle frequenti illuminanti situazioni ironiche in cui vengono a trovarsi i due principali personaggi, figli della Germania del primo '800; l'uno, A. von Humboldt, viaggiatore instancabile e schiavo inconsapevole di quel razionalismo classificatore tipico del naturalismo tedesco che fece nascere in molti l'illusione di poter racchiudere tutta l'esistenza e il mondo in annotazioni e descrizioni di ogni specie di essere vivente (o anche morto ...), minerale o forza vitale misurati o sperimentati; l'altro, Gauss, giovane genio della matematica che studia la realtà del mondo senza muoversi dalla sua terra, rinunciando ben presto a cercare oltre quanto egli creda possibile, e adattandosi alle situazioni che la vita gli offre. Alcune scene, oltre a suscitare momenti di scioccante ilarità, resteranno memorabili per il lettore attento; il riso svela difatti meglio di ogni discorso la vuota erroneità di qualsiasi idea (o sistema filosofico) che non sia aperto ad accettare la propria stessa provvisorietà, alla luce delle modifiche che le esperienze, portate dal tempo o dallo spazio, possono rendere evidenti. Ma - si sa - considerare vera ed intangibile la propria visione del mondo è molto più rassicurante. Libro rivelatore in ogni pagina (che può anche esser solo letta come un semplice romanzo storico o d'avventure), anche nel finale, ove l'autore indica quale sarebbe stata, per i posteri, la terra della nuova "misura del mondo".

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