La mite. Racconto fantastico

Fëdor Dostoevskij

Curatore: S. Vitale
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2018
Pagine: 112 p., Brossura
  • EAN: 9788845932687
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Descrizione
«Immaginate un uomo la cui moglie, suicidatasi alcune ore prima gettandosi dalla finestra, sia stesa davanti a lui su un tavolo» scrive Dostoevskij nel presentare ai lettori questo racconto perfetto, che di quell'uomo restituisce, con stenografica precisione, il soliloquio delirante e sconnesso, tutto esitazioni, ripetizioni, contraddizioni, pause, balbettii, ripensamenti. Di lui sentiamo i gemiti, e perfino l'eco dei passi che tornano in continuazione al cadavere steso sul tavolo. L'uomo, quarantuno anni, ex capitano cacciato da un illustre reggimento con l'accusa di viltà e ora titolare di un banco dei pegni, non è un giusto, ma nemmeno un inveterato criminale. È semmai parente stretto dell'Uomo del sottosuolo, con cui ha in comune la rabbia dell'individuo rifiutato dalla società, l'istinto dell'animale braccato. Sragionando ad alta voce, cerca di capire e ricostruire le cause della catastrofe. Ha amato la Mite, ma torturandola con le parole e ancor più con il silenzio, con il perverso «sistema» ideato per vendicarsi di un'antica offesa e ritrovare la dignità perduta. E ora continua a chiedersi: «Perché questa donna è morta|». Genio guastatore, maestro nel far saltare i ponti dei legami causali, Dostoevskij gli nega – e lo nega ai lettori – il sollievo di una spiegazione univoca, definitiva. E il monologo si sgretola in un dialogo con immaginari interlocutori: giudici? avvocati d'ufficio? fantasmi?

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    MariaZambrana

    20/09/2018 17:19:39

    Quell’uomo, Dostoevskij, era in stretto rapporto con il movimento femminista dei suoi esordi e ammirava il coraggio di quelle donne che sbattevano la porta della loro casa per non ritornarci mai più. Nel 1876, Dostoevskij afferma: «La rinascita della donna russa negli ultimi venti anni è indiscutibile. Lo slancio delle sue esigenze è stato grande, sincero e ardito... La donna russa ha con purezza disprezzato impedimenti e ironie. Ha proclamato fermamente il suo desiderio di partecipare all'opera comune e ha proclamato in essa non solo disinteresse, ma anche abnegazione. L'uomo russo in questi ultimi decenni si è abbandonato terribilmente alla corruttela del profitto, del cinismo, del materialismo; la donna è rimasta più fedele alla pura adorazione dell'idea, al servizio dell'idea. Nella sete di un'istruzione superiore essa ha rivelato serietà e pazienza e ha dato un esempio di altissimo coraggio». Eravamo negli anni ’60-70’ dell’ottocento, all’incirca il periodo delle scrittrici sottomesse, nonostante le loro velleità. Un congegno drammatico perfetto, un soliloquio efficace, tormenti interiori tangibili e toccanti e un profondo, lacerante enigma, che viene a identificarsi con il personaggio che dà il titolo al racconto: questo è "La mite", consistente nei pensieri "stenografati" del marito di una suicida, in presenza del cadavere, poco dopo l'evento. Di certo una delle migliori storie che mi sia capitato di leggere di Dostoevskij.

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    Cristiano Cant

    10/06/2018 10:03:53

    Una meschinità ormai fuori dalle labbra, perchè è sempre il dopo il grande giudice delle colpe e dei pentimenti, del capire davvero cosa succede e frana dentro. Il baratro in cui cade la coscienza dopo che la propria moglie si uccide, nel terribile monologo che rivela, in un uomo distrutto, quello che l'autore chiama "il fango dei particolari". La povertà di lei, la mansuetudine della sua gioventù (lei 16 anni lui 41), la voluttà della differenza anagrafica, il senso dell'inutile forza di lui su ogni azione possibile. Perchè è chiaro ormai che è stata lei la grandezza incarnata di tutto,lei che col suo candore e la sua incantevole innocenza ha demolito ogni grido d'autorità in lui. Lui ha comandato, imposto, ha sottomesso in lei ogni istinto di rivolta, finchè lei un giorno, violando ogni regola del suo spirito buono, ha iniziato ad essere diversa: "Quando una così si ribella, si vede sempre che fa violenza a se stessa, che si sforza e che lei per prima non ce la fa a vincere la propria verecondia e il proprio pudore". Stupendo! L'errore che si tocca quando si esce dal proprio animo, una forzatura, un falso interiore fin troppo evidente. Ma il miracolo che rovescia ogni violenza arriva un giorno quando lui, di nascosto, la sente cantare. La vita, naturalezza e istinto, la fiducia e l'amore per le cose scioglieranno in lui ogni segreta perplessità, ogni durezza. Ma sarà forse tardi. Arriverà per lei la fine, una fine scelta. Perchè? Da qui la folle e malata bellezza dello sfogo del marito: "Gli uomini sulla terra sono soli, ecco la disgrazia! Dicono che il sole infonda vita all'universo, ma guardatelo: non è forse un cadavere?". Poi lo sguardo alle scarpette di lei, meravigliose e povere nel loro casto esser ferme. Resta l'insanabile dramma di un animo distrutto, un vaso di febbri e di ricordi, di rimpianti e punizioni che non lascia un alito di scampo. Racconto dalla forza sublime, estremo, schiacciante, una lezione d'eterno sulla brevità della vita.

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