I miti del nostro tempo

Umberto Galimberti

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788807883743

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Studi culturali - Storia delle idee

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    Christian

    03/06/2016 00:37:14

    E' un libro che ho scoperto per caso, grazie a un regalo di una parente. L'inizio è un pò lento ma merita tutta la pazienza di questo mondo perchè espone in modo molto chiaro una vastissima gamma di argomenti (la divisione in capitoli è necessaria) che crediamo di conoscere perchè "familiari" o "ricorrenti", ma che ci sfiorano soltanto... in modo tale da palesarsi a noi come fenomenologia distorta più che come idea meditata e maturata. Un sillogismo da gustare pagina dopo pagina, anche più di una volta

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    aldo di piazza

    01/06/2016 14:15:45

    Splendido libello che da corpo e forma a quel malessere profondo che nasce in quelli che come me hanno già i capelli bianchi ed hanno avuto modo di , in qualche modo, subire i rapidi ed inarrestabili cambiamenti di un mondo che da agricolo si è trasformato in globale. Il primo capitolo sulla crescita recita in modo semplice ed immediato quella verità che una parte di noi, forse un po' più attenta al mondo , pensa da anni e che nessun giornalista , economista, politico, abituale frequentatore dei talk , abbia il coraggio di dire. Così tutti dietro al pifferaio di turno andiamo probabilmente verso la catastrofe . Il secondo principio della termodinamica non prevede l'esistenza del moto perpetuo e quindi la crescita infinita è pensabile non faccia parte del nostro universo.

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    grant

    29/05/2015 23:06:43

    Questo saggio del filosofo e psicoanalista junghiano,Umberto Galimberti è una miniera d'oro di riferimenti bibliografici. Il saggio è diviso in due gruppi Miti individuali e Miti collettivi. I miti individuali che ho preferito sono quello della psicoterapia in special modo il paragrafo relativo alla pratica filosofica e il mito della follia mentre dei miti collettivi, il mio preferito è quello relativo al mondo della tecnica.

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    ric

    27/03/2011 21:32:04

    Cita troppo, secondo me per farcire...sarà colpa dell'editore, non dico di no, ma l'esimio di soldi ne ha, per cui potrebbe citare meno. Di acqua ne porta parecchia al mulino della conoscenza critica dei nostri tempi, ma di acqua nuova no. Le cose le dice bene ed è quello il segreto del suo successo, ma dovrebbe sforzarsi di fare più il filosofo che è in fondo il suo lavoro, e cioè aprire a possibili scenari futuri che non siano retorica e basta. Un discreto saggio...da leggere per carità, ma nient'altro.

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    Fausto B.

    22/09/2010 16:38:41

    Scritto bene, complessivamente comprensibile. Analisi condivisibili sul Mito della Tecnica e della Psichiatria. Altri miti troppo influenzati dal suo pensiero personale. Interessanti le citazioni, centinaia, che fanno sospettare la necessità dell'autore di non voler cadere nella trappola del plagio o abuso proprio delle citazioni altrui. Nel complesso comunque un voto più che positivo.

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    Roberto

    01/09/2010 11:47:57

    Ottima lettura, complessa, a volte difficile da seguire, ma davvero illuminante anche se non si può condividere tutto al cento per cento. Mitica però la stroncatura della psicologia e di certa psichiatria !!! Assolutamente da non mancare.

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    renzo

    11/02/2010 14:17:11

    Bravo il prof.Gallimberti che riesce con questo libro a far passare i miti del nostro tempo come specchi per allodole. Molto interessante il passaggio sulla follia. Ben descritti i temi attuali della nostra societa',un libro che consiglio di acquistare.

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    Letizia

    05/02/2010 19:55:51

    Ricchissimo compendio di citazioni da memorizzare e bibliografia da utilizzare ampiamente per altre letture. Impossibile fare un riassunto per l'ampiezza e la portata dei temi trattati, ma citerò almeno i miti che per me sono stati meglio trattati: il mito della follia, il mito dell'identità sessuale, il mito della psicoterapia, il mito del potere, il mito della tecnica. Non mi è piaciuto il mito della moda, la cui analisi ho trovato scarna e poco incisiva. Sull'ottimo (ultimo) capitolo sul mito della razza ho alcune riserve perché tutta l'analisi è guidata da alcuni apriorismi, come l'inesistenza dell'identità culturale. Il punto di vista è macroscopico e politico, ma il tema è troppo rilevante per non esaminare il microscopico ed il sociologico. Gli spunti sono tanti e lasciano spazio alla riflessione personale ed alla voglia di approfondire (per esempio la questione dell'homo faber). Di grandissima rilevanza la questione del "relativismo culturale", mediato dalla Nussbaum, che dovrebbe servire ad una seria ed assennata riforma della scuola. Altra analisi per me condivisibilissima è quella sulla psicoterapia e quindi sulla "patologicizzazione di esperienze umane fino a ieri ritenute normali" per "omologare gli individui non solo nel loro modo di pensare [....] ma soprattutto nel loro modo di sentire". Non sono d'accordo con Nancy perché Galimberti non intende mettere a morte la psicoterapia o la psichiatria ma disvelarne solo un uso funzionale all'economia e alla (cattiva) politica. Lo stesso Jung nutriva peraltro questo timore. In proposito è certamente molto illuminante leggersi il libro di Furedi citato "Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana". Il "fil rouge" del libro è proprio questa chiamata a non intrupparsi, ad evitare i luoghi comuni del pensiero e dell'azione, a non accontentarsi delle parole di plastica ammansite dai media (tutti), a rischiare infine di essere sé stessi.

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    nancy

    27/01/2010 12:51:27

    Delusione.la prima parte dedicata ai miti individuali è più interessante dei miti collettivi. Riguardo questi ultimi, riuscivo sempre a prevedere il modo in cui sarebbero stati trattati. Basta conoscere l'ideologia comunista... Sono delusa inoltre da come è stata trattata la psicologia.Infatti è ritenuta più utile la filosofia pratica. baggianate!!!! la filosofia è un puro artificio mentale che non riesce a contenere varie problematiche, di cui si occupano gli psicologi e gli psichiatri.Lei, caro Galimberti, cosa direbbe ad un soggetto con doppia diagnosi(schizofrenia e abuso di droghe?).sarei proprio curiosa!!!!

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    Filippo

    15/01/2010 14:20:14

    A proposito di miti… Difficile è non mitizzare Umberto. Anche con questo testo Galimberti è riuscito a penetrare nelle argomentazioni portando in luce sfumature e aspetti nascosti sicuramente per chi, da questi miti, non è consapevole di essere sedotto, ma anche per chi ritiene di non aver più tanto da scoprirvi. Leggerlo è un’occasione da non perdere per non arrivare in fondo alla vita accorgendosi di aver vissuto lo schema o l’illusione di qualcun altro. Carpe Diem. Saluti

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    attilio doni

    23/12/2009 09:25:29

    Questo è il mio commento ad un capitolo del libro di Umberto Garimberti. Non so se il direttore de' Il Tempo abbia pubblicato la mia lettera perché ne condivide il contenuto, oppure perché Garimberti, che io stimo, non gli è tanto simpatico. ................................................ Il Tempo 21 dicembre 2009 Filosofi. Ambivalenza non è equivalenza Che faccio? Ma la tengo questa creaturina che ho messo al mondo, oppure me ne libero? L'amo oppure la odio?. A leggere un capitolo del nuovo libro di Umberto Garimberti, si ha l'impressione che ogni mamma viva sempre questo dramma. Scrive: "L´amore materno non è mai solo amore perché ogni madre è attraversata dall´amore per i figli ma anche dal rifiuto dei figli...Nella donna, infatti...si dibattono due soggettività antitetiche...Una soggettività che dice «Io» e una soggettività che fa sentire la donna depositaria della «specie» . Il conflitto tra queste due soggettività è alla base dell´amore materno, ma anche dell´odio materno, perché il figlio, ogni figlio vive e si nutre del sacrificio della madre...Questa ambivalenza del sentimento materno...va riconosciuta e accettata come cosa naturale...". Non sono un esperto in materia e mi guardo bene dal mettere in dubbio quanto afferma il filosofo, però mi pare sarebbe stato opportuno chiarire che l'ambivalenza non è equivalenza. Che di norma c'è una naturale enorme differenza tra la forza dell'amore materno e la forza dell'odio materno. Il primo finisce per neutralizzare il secondo. Non credo, tra l'altro, che la stessa ambivalenza sia presente nel mondo animale. La maggior parte dei mammiferi, e numerosi uccelli hanno cura dei figli. La cura della prole appare maggiormente diffusa tra gli animali più evoluti. Attilio Doni Genova

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    Claudio L.

    23/11/2009 22:04:03

    Un'indagine curiosa nei miti del nostro tempo. Il libro spiega quanto da una parte siamo costretti a recitare un ruolo e quanto dall'altro subiamo una continua provocazione di una società consumistica. E poi il viaggio continua affrontando i diversi temi odierni con una distanza critica sui fatti e sulle cose che ha sempre contraddistinto questo autore. . .

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