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Herman Melville

Editore: Mondadori
Edizione: 3
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 784 p.
  • EAN: 9788804617198
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    30/12/2014 19.10.19

    Che cos'è Moby Dick? L'uomo davanti al limite schiacciante della ragione più oscura, gli arti di una forza incontrastante che nessuna astuzia può domare o accostare, il Dio perennemente invocato ma di cui nessun uomo infine può sfiorare la veste, la verità accecante di un destino sempre illeggibile, il grido più profondo della natura dal cuore dei suoi anfratti più bui. Questa e tante altre letture possono e devono incrociarsi quando si incontra una vetta narrativa di strepitosa e ineguagliata grandezza, un'epopea senza tempo, un viaggio nel mare e nella mente di uomini tanto diversi fra loro e tutti uniti in un'impresa fuori dal comune che definire solo romanzo è come schiaffeggiarne le mille meravigliose morali che in esso si succedono e si accavallano, tutte stupende. Un monumento, un dono che l'uomo ha fatto all'uomo, maestosa alleanza di grazia e coraggio, sapienza e rudezza, carezza e strepito, smarrimento e felicità. Sublime capolavoro.

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    Dario

    05/07/2014 10.46.20

    Ismaele narra la vicenda del Pequod, nave baleniera capitanata da Ahab, vecchio capitano che ha giurato di vendicarsi della balena bianca Moby Dick che in una precedente spedizione gli aveva strappato una gamba. Ahab è accecato dalla follia è trascina tutto il timoroso equipaggio a condividere con lui la vendetta fino alla fine. La vicenda avventurosa è molto semplice ma la bellezza di questo romanzo è da ricercare anche, e soprattutto, in tutto quello che sta intorno all'avventura. L'incipit (Chiamatemi Ismaele.) da' il via a numerose riflessioni del narratore, a bellissime descrizione dell'oceano, a interessanti dissertazioni sulla caccia alla balena, tutto costruito con superba fattezza per eleganza e contenuti. La fine, lapidaria, non lascia spazio a dubbi e il lettore si trova solo e orfano di magnifiche parole. Un libro che tratta un argomento, qualunque esso sia, con tanta passione, competenza, tanti dettagli e una capacità espressiva e poetica fuori dal comune come Moby Dick, è, nella mia carriera di lettore, cosa unica. Mai ho trovato tanto in un libro; non è il migliore che abbia mai letto ma il più monumentale, leggendario, profondo e appassionato, ad oggi, si!

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    Lorenzo

    22/06/2014 18.15.42

    Grande classico della letteratura americana e mondiale, può deludere le aspettative se si desidera leggere un semplice libro d'avventura. L'intera storia è una vera e propria allegoria della vita volta alla ricerca e all'interrogazione su quanto l'uomo sia preda degli avvenimenti che lo trascinano sino ai confini dell'insesatezza. Ismaele è un narratore coinvolgente che sa defilarsi per offrire lo spazio alle riflessione del lettore, il capitano Achab un monumentale personaggio della letteratura che conduce ad infiniti approfondimenti, la Balena Bianca l'emblema della malvagità ma anche del misterioso girovagare dei protagonisti. Trama intrigante, scrittura autorevole, l'unico punto da sopportare è relativo ai numerosi capitoli attinenti alle caratteristiche dei cetacei e delle navi baleniere. Consigliato a chiunque abbia voglia di riflettere sui più profondi significati dell'esistenza in compagnia di personaggi di spessore e, perché no, appassionarsi al mare e al mondo marinaresco.

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    alessandro

    13/12/2011 20.46.17

    Una pietra miliare della letteratura americana...ma la lettura resta una vera sfida!!!...consigliato.

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    ZEME GIANLUIGI

    22/09/2011 17.26.11

    Mi avevano ammonito: Moby Dick è noioso, difficile, ricco di digressioni; necessita di continui approfondimenti. L'ho acquistato lo stesso, sono testardo. Avevo appena finito "Il Grande Gatsby" e volevo risalire alle origini della letteratura americana. Mi sono detto:"Parto da Melville". Non mi sono sbagliato. Ci sono libri che sembrano cercarti e quando li trovi non te ne stacchi più. Mi è piaciuto subito. La narrazione di Ismaele, le taverne dei Coffin, Queequed, il Reverendo Mapples, Nantucket, mi hanno conquistato. Ho letto e ho approfondito, allargando la mia conoscenza sull'epopea della caccia alle balene e sono stato attratto da quest'opera. E' un capolavoro.

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    Andrea

    24/05/2011 10.42.48

    "Moby Dick" è il romanzo della conoscenza, un'epopea ai limiti del mistico sconfinata come l'oceano stesso, che è ora lirica e sublime, ora nozionistica e catalogatoria. Non si può capire questo capolavoro se non giudicandolo sotto l'ottica di una grande ma incompleta (ma come dice Melville stesso, tutte le grandi opere sono incomplete)enciclopedia umana, che snocciola in un rosario convulso e semovente i moti dell'animo, i terrori, i desideri di quell'umanità che pur atterrita da una profonda reverenza divina, non smette mai di sfidare il creato e dio stesso, di sfuggire all'immanenza del fato per conquistare, tra i mari, il proprio destino. Ammetto di non aver ancora finito il libro, veramente sono solo a metà. Ma la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di grandioso è quasi insopportabile. Leggere "Moby Dick" è diventare per 600 pagine il reietto Ismaele, è un tuffo in un mondo marin(aresc)o in cui l'uomo non è più uomo, ma pura traccia di sè. Pura immagine non allegorica, ma archetipica, come Achab stesso e la sua follia. E' il romanzo più vicino al mito, e come tale vale farsi un giro nelle sue acque ora serene ora furiose. Consigliato a quelli che "colpirei il sole, se mi insultasse!". Capolavoro.

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    Enrico

    03/01/2011 12.36.55

    Sicuramente questo è un grande libro, però attenzione, non va presentato come romanzo di avventura ma come trattato oceanico e baleniero. Lo scrittore ci disegna una mappa di tutti i movimenti delle balene e le viviseziona mostrandocene, in termini pratici, tutti i contenuti senza tralasciare nulla: testa, coda, denti, pinna, pelle etc... Suggestive le descrizioni di caccia (anche se poche) che rendono chiaramente il senso dell'evento e pongono il lettore sulla baleniera insieme ai pescatori. Però che fatica finirlo, ripeto non è un romanzo d'avventura perché sono troppe le introspezioni dei personaggi, tra cui l'odioso Achab, e le digressioni che allontanano spesso e per troppo tempo dalla storia che in sostanza è sterile di avvenimenti. Alla fine del libro sicuramente si saprà molto di più sulla caccia di questi splendidi mammiferi e su come sono fatti, ma lo consiglio solo agli amanti dell'animale perché, se no, sarebbe veramente faticoso sostenerne la mole. Voto 4/5 per ciò che ho imparato delle balene, per l'avventura invece il voto è 1/5. Pertanto voto medio 3/5.

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    luca

    19/11/2010 22.24.43

    In questo libro secondo me c'è la vita, e c'è anche la morte. E' il libro che più mi ha commosso tra tutti quelli che ho letto. Circa trent'anni fa l'ho letto la prima volta, circa quindici anni fa la seconda, e oggi l'ho iniziato per la terza volta. Ritengo un grande priviliegio poterlo fare. Non sono un critico e non so spiegare molto bene i pregi di questo libro, e neanche voglio farlo. Ma a coloro i quali hanno scritto che questo libro manca di azione o è noioso o ha delle parti superflue chiederei (senza offesa ovviamente) se pensano di vivere in un telefilm. No, Moby Dick non è un telefilm, è un lunghissimo (per fortuna) inno al mistero della vita.

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    Toti

    01/10/2010 03.27.58

    La passione. La dedizione. La narrazione. L'incanto. Non solo un romanzo, ma un'opera enciclopedica sulla balena. Qualcuno vi sta raccontando della propria ragione di vita. Nei minimi dettagli. Come un bambino. Come uno schizofrenico. Sta a voi ascoltarlo o allontanarlo per sempre. E se doveste decidere di ascoltarlo...allora sappiate che vivrete di mari del sud, di capodogli, di lance, di ramponi, di baleneria, di spermaceti e nulla vi sembrerà più come prima. Al punto che anche durante un vostro amplesso quella non sarà più la vostra donna...ma starete solo lsvorando di rampone. E quando incontrerete qualcuno che non vedete da tempo, quello sarà un "Gam". E quando festeggerete con gli amici, brinderete allegramente col "Grog". E allora Moby Dick sarà non soltanto un cetaceo, ma sarà un'ossessione, una ragione di vita, una donna da amare, un uomo da odiare, qualcosa da capire e...mi sia consentito dire... sarà un Beckettiano Godot. Sarà Dio. Un dio da cercare, cacciare, bestemmiare...ed amare.

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    domenico

    09/09/2010 13.50.36

    un capolavoro, che grande scrittore! lo già letto due volte, ma credo che se il tempo me lo concederà lo rileggerò almeno altre due o tre volte.

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    marco

    22/06/2010 18.15.23

    Più famoso che bello. Ahab è un personaggio dal grande potenziale, ma solo qualche abbozzata analisi psicologica non gli rende giustizia. Gli unici momenti realmente belli sono, ciò nonostante, i monologhi del vecchio capitano. L'inizio e la fine non sono male, il resto è decisamente pesante.

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    Palestrione

    15/05/2010 22.57.48

    Che tedio! Se qualcuno è attratto da questo romanzo perché pensa che sia un romanzo d'avventura, se ne stia alla larga, perché tutto è tranne che avventuroso. L'inizio di "Moby Dick" promette molto bene. "Chiamatemi Ismaele": già, un narratore in prima persona che però non compare come personaggio se non all'inizio. E tutto il resto del romanzo - la bellezza di più di settecento pagine - è in realtà un saggio sulle balene. E la trama si riduce a pochissimo, alla caccia feroce del capitano Ahab, il quale ha giurato vendetta a Moby Dick, reo di avergli divorato una gamba. Così, tutte le digressioni sulle balene, su come si catturano, sui tipi di balene, sono, per il lettore comune, una pietra sullo stomaco, più pesanti di Moby Dick! E' di una pesantezza mostruosa. Pare non finisca mai. Peraltro molti episodi sono ripetuti, con il "Pequod", la nave di Ahab, che spesso incontra altre navi a cui fare domande circa gli avvistamenti di Moby Dick. Solo nel finale c'è un po' più di azione, ma la buona parte del romanzo non è narrata. Sono profondamente deluso. Mi aspettavo molto di più da quello che è considerato un capolavoro della letteratura americana. Vivamente sconsigliato. Consigliato solo a chi soffre di insonnia.

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    Queequeg

    13/11/2009 16.48.46

    Insomma, la maggior parte delle critiche sono piagnistei per l’eccessiva lunghezza, pesantezza, e difficoltà delle parti estranee alla narrazione in senso stretto. Questa poteva prendere da sola un 300 pagine e nulla ne avrebbe perso. Mi sembra di risentire le stesse cose dette per “Guerra e Pace” o “I Miserabili”. Tecnicamente, la storia reggerebbe anche senza le lunghe parti extra- o meta- narrative in cui l’autore spesso indulge. Ma volerlo “alleggerire” per farne un best seller modello Wilbur Smith o Dan Brown, dimostra un’assoluta incomprensione di quello che questo libro è: una vera e propria cattedrale, o monumento, eretto al Baleniere e alla Balena, un’enciclopedia scritta con passione pari all’erudizione per la vita dura, sanguinosa e onesta dei pionieri degli oceani e della loro nobile preda. Melville, come altri grandi suoi contemporanei, non voleva solo raccontare una storia che si vendesse. Egli voleva trasmettere qualcos’altro. Pochi potevano essere quelli che avrebbero capito, e apprezzato, e infatti Moby Dick rappresentò un colossale fallimento editoriale, e ne affondò la carriera, ma mai gli saltò in testa di rimaneggiarlo per renderlo più “popolare”. Bisogna amare il mare, i suoi uomini e le sue creature, per poter scrivere un’opera del genere. Bisogna avere una venerazione quasi religiosa per il Capodoglio (quante volte chiamato “Leviatano”), per potergli dedicare pagine quasi scientifiche di appassionate descrizioni. Melville ha espresso tutto questo senza compromessi, nell’unico modo in cui sapeva esso sarebbe stato accolto e riconosciuto dal pubblico che egli cercava. Magistrale poi la caratterizzazione dei personaggi, e la cura con cui sono costruite figure magari minori, accanto ad Ahab, ma quasi mitiche: ad esempio gli arpionieri “pagani” e “cannibali”... Bella la schiettezza rude del linguaggio (le imprecazioni di Stubb varrebbero da sole mezzo libro). Meno interessanti i momenti in cui si tenta di abbordare altri generi, come il teatro, perché meno riusciti.

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    Mario-Latina

    17/09/2009 22.45.48

    Moby Dick e' un'opera di straordinaria grandezza!!!... 700 pagine da incanto... quando mi sento "giu'" rileggo alcune pagine di questo eccezionale romanzo e "rinasco"!!!...

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    antonio

    04/09/2009 12.06.19

    Non sono riuscito a finirlo! Noioso e sopravvalutato, un susseguirsi di argomentazioni tecniche sulla caccia alla balena e anatomiche sull'animale stesso. Una grande delusione.

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    G.

    03/08/2009 11.03.41

    Ci sono capolavori per i quali ogni commento è una parola al vento. Come un fulmine a ciel sereno il capitano Achab irrompe tetramente sul Pequod, circonfuso da un’aura di presagi funesti; e il fuoco infernale che nutre la sua anima guida tutto l’equipaggio in un «folle volo» contro le forze selvagge e oscure della natura. È uno scontro epico, solenne come la Bibbia, che sa essere al momento giusto fluido e spiritoso. Si comprende per quale motivo il libro è così fitto di dissertazioni sull’arte del baleniere, peraltro leggibilissime: Moby Dick si propose a quel tempo non solo come un monumento ufficiale alla balena, ma anche come un enciclopedico trattato di cetologia. Forse è anche questo che lo rende un colosso imbattuto della letteratura romantica americana.

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    Estelgard

    08/01/2009 19.23.04

    Naturalmente un classico. Naturalmente un capolavoro. A un libro del genere non si può dare meno di 3/5. Ciò che mi è decisamente piaciuto è la mirabile capacità descrittiva ed evocativa di Melville del mare e di tutto ciò che lo circonda; la descrizione del Pequod e dei suoi naviganti; e soprattutto la gigantesca immagine di Achab che rivaleggia in possenza con la balena. Anche i ramponieri e gli ufficiali sono ben tratteggiati, sebbene in un romanzo di tale lunghezza mi aspettassi una maggiore caratterizzazione psicologica. La ricerca di Moby Dick e lo scontro finale con quest'ultima sono di certo tra le pagine più belle della narrativa americana. Ma non posso apprezzare a fondo il libro per alcuni motivi. Il più importante: la minuziosa trattazione delle metodologie di caccia alla balena e le spiegazioni di cetologia (vi è un capitolo con questo titolo!) sono effettivamente troppo ampie e a volte contorte e piene di termini di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. In molti di questi capitoli di "non azione" Melville inserisce un significato simbolico e spesso si sprecano metafore che comprendono soggetti biblici: purtroppo però, in questi punti di ampia digressione, non sempre mi sono sentito coinvolto all'interno della storia, preferendo di gran lunga seguire le vicissitudini e i pensieri dei personaggi. Ritengo che la figura di Achab sia una delle più drammatiche e riuscite della storia della letteratura, ma in certi punti la ripetitività del romanzo mi ha annoiato, nonostante capissi che alcuni dettagli sottintendevano altri concetti più astratti. Alti e bassi dunque. Come le onde dell'oceano che l'uomo non deve sfidare perchè insondabile. Come Moby Dick, con la sua alta gobba e la sua bassa e terribile mascella. Essa è il male assoluto, ma anche l'irraggiungibile desiderio di vendetta e Achab diviene blasfemo e già condannato quando, abbandonando la sua umanità, si mette alla sua caccia.

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    gianluca

    16/11/2008 11.25.16

    ricordate il capitolo denominato Il naufrago? "era una giornata splendida, generosa, azzurra. il mare scintillante, calmo e fresco, si stendeva piatto tutt'intorno fino all'orizzonte... la testa d'ebano di pip che appariva e spariva in quel mare... stubb inesorabile gli voltava la schiena e la balena aveva le ali. in tre minuti un miglio intero di oceano sconfinato si aperse tra pip e stubb. su dal mezzo del mare, il povero pip rivolse la testa nera, crespa e ricciuta al sole, altro naufrago solitario, anche se il più alto e il più lucente... l'intenso concentrarsi dell'io in mezzo a tale immensità spietata, mio dio, chi può esprimerlo? povero pip, grande herman!

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    radioKBHR

    13/11/2008 13.55.46

    Vorrei evidenziare un aspetto non considerato dai commenti sottostanti: i famigerati capitoli che esulano dalla narrazione principale sono tutt'altro che noiosi. L'argomento (balene e baleneria) potrebbe esserlo, ma Melville/Ismaele è un narratore formidabile, che affronta sempre l'argomento con personalità e leggerezza. Il suo punto di vista è arguto, carismatico e divertente: durante la lettura di Moby Dick vi sorprenderete spesso a sorridere, e addirittura a ridere a crepapelle! A questi capitoli gustosi e all'altezza del resto della storia, fanno da contraltare le improvvise fiammate di poesia, di gotico, di tragedia che innalzano Moby Dick fino ai superni. Romanzo leggero come il vento e profondo come l'oceano.

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    Salvatore

    26/04/2008 09.22.31

    Lo considero sicuramente uno dei più bei libri che io abbia mai letto. Anche se la lettura risulta un pò faticosa a causa delle tantissime riflessioni su quasi ogni aspetto della vita baleniera, oltre alle questioni esistenziali, ritengo che valga la pena resistere, perchè la maggior parte del libro è un dolce sapore della letteratura nella sua essenza più pura. Melville era un genio, e se leggete i suoi racconti tipo Bartleby e Billy Budd, capirete ancora meglio il suo modo unico di rilegare tra le pagine non solo pensieri, ma emozioni trascendenti che di rado attraversano i nostri cuori mortali.

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