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Anno edizione: 2012
Anno edizione: 2021
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Una balena, ovvero un'espressione della natura che non vuole soccombere, è definita come il Male in persona, da un capitano che la vuole uccidere, senza risparmio di rischi e di mezzi (pochi), per celebrare il proprio personale trionfo. La risolutezza del capitano è determinata da un mito: l'imprendibilità della balena bianca. E' una sfida che la rivoluzione industriale sta per rendere possibile, ma il comandante non vuole affidarsi alle "nuove generazioni". E' la guerra alla maniera di Hitler, senza compromessi, dove l'uomo non vuole addomesticare il nemico designato, né umanizzarlo, ma distruggerlo, per affermare il primato dell'uomo tra tutti gli esseri viventi. Resterà solo un marinaio in vita, come se designato dalla stessa balena, o predestinato quale prova vivente e testimone della morte di Achab e tutto il suo equipaggio. Come tutte le grandi storie si presta a varie interpretazioni religiose e sociali, ossia una utopia e i suoi catastrofici effetti. E' estendibile ad ogni situazione che vede l'uomo al cospetto di una forza a lui superiore. L'utopia è figlia del dolore e della disperazione, che a volte sono fecondi di benèfici effetti morali, artistici e filosofici e ciò accade di rado. La balena è bianca e questo sinistro dettaglio cromatico eccita nel biblico cuore di Achab un delirio di visioni metafisiche e il bravo cacciatore di balene si convince che ha il dovere di vendicarsi ad ogni costo, accoppando quel candido simbolo del male. Per inseguire il suo fine, la distruzione del "Male", Achab ha bisogno di gregari e li trova nei marinai del Pequod, la celebre baleniera. Per riuscire in questa impresa deve infondere nell'equipaggio un po' del proprio entusiasmo, destare in esso una confusa brama di redenzione e di gloria. Moby Dick è soprattutto una grande e possente tragedia, che ha stregato ogni genere di narrazione. La storia narrata da Melville si ritrova sempre la stessa in ogni tipo di rappresentazione, senza tagli né aggiunte.
Che cos'è Moby Dick? L'uomo davanti al limite schiacciante della ragione più oscura, gli arti di una forza incontrastante che nessuna astuzia può domare o accostare, il Dio perennemente invocato ma di cui nessun uomo infine può sfiorare la veste, la verità accecante di un destino sempre illeggibile, il grido più profondo della natura dal cuore dei suoi anfratti più bui. Questa e tante altre letture possono e devono incrociarsi quando si incontra una vetta narrativa di strepitosa e ineguagliata grandezza, un'epopea senza tempo, un viaggio nel mare e nella mente di uomini tanto diversi fra loro e tutti uniti in un'impresa fuori dal comune che definire solo romanzo è come schiaffeggiarne le mille meravigliose morali che in esso si succedono e si accavallano, tutte stupende. Un monumento, un dono che l'uomo ha fatto all'uomo, maestosa alleanza di grazia e coraggio, sapienza e rudezza, carezza e strepito, smarrimento e felicità. Sublime capolavoro.
Ismaele narra la vicenda del Pequod, nave baleniera capitanata da Ahab, vecchio capitano che ha giurato di vendicarsi della balena bianca Moby Dick che in una precedente spedizione gli aveva strappato una gamba. Ahab è accecato dalla follia è trascina tutto il timoroso equipaggio a condividere con lui la vendetta fino alla fine. La vicenda avventurosa è molto semplice ma la bellezza di questo romanzo è da ricercare anche, e soprattutto, in tutto quello che sta intorno all'avventura. L'incipit (Chiamatemi Ismaele.) da' il via a numerose riflessioni del narratore, a bellissime descrizione dell'oceano, a interessanti dissertazioni sulla caccia alla balena, tutto costruito con superba fattezza per eleganza e contenuti. La fine, lapidaria, non lascia spazio a dubbi e il lettore si trova solo e orfano di magnifiche parole. Un libro che tratta un argomento, qualunque esso sia, con tanta passione, competenza, tanti dettagli e una capacità espressiva e poetica fuori dal comune come Moby Dick, è, nella mia carriera di lettore, cosa unica. Mai ho trovato tanto in un libro; non è il migliore che abbia mai letto ma il più monumentale, leggendario, profondo e appassionato, ad oggi, si!
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