Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana - Daniel N. Stern - copertina

Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana

Daniel N. Stern

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Traduttore: D. Sarracino
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 1 marzo 2005
Pagine: XXI-224 p., Brossura
  • EAN: 9788870789485

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Anche se noi siamo vivi e coscienti solo "qui e ora", il momento presente nell'esperienza quotidiana è stato poco studiato. In questo libro l'autore focalizza l'attenzione su quei momenti di esperienza intensa e immediata che durano qualche secondo ma rivelano verità fondamentali sulla psiche. Ponendo il momento presente al centro della psicoterapia, l'autore modifica la nostra concezione del cambiamento terapeutico, evidenziando come il rapporto con gli altri nel presente possa riscrivere il nostro passato e definire il nostro futuro.
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Cosa sono i momenti presenti di cui parla Stern in questo suo ultimo libro? Sono momenti condivisi affettivamente e cognitivamente da due persone che si incontrano nella vita di ogni giorno. Ma in particolare rappresentano esperienze di cambiamento nell'incontro psicoterapeutico. Essi dunque sono elementi basilari di una esperienza reale, intersoggettiva condivisa. Il cambiamento è il risultato di "un evento soggettivamente vissuto , con sentimenti espressi e azioni compiute in tempo reale, nel mondo reale, con persone reali, in un momento esperito come presente". Pertanto il presente, in questo cambiamento, ha un'importanza decisiva. E il presente si avvale di un metaforico periscopio che permette di esplorare un "mondo microanalitico", "un mondo in un granello di sabbia", come l'autore lo definisce, ispirandosi a un verso di William Blake.
È questo il mondo dei "piccoli" comportamenti, caratterizzati da vari atti mentali in cui si aprono scenari che riguardano il passato di una persona e la sua azione nel presente. Solo nel momento presente - dice Stern - noi siamo vivi psicologicamente e consciamente: ne deriva "che è la coscienza, non l'inconscio, il mistero chiave". In questa frase introduttiva di Stern è sintetizzata la sua teorizzazione che lo porta lontano dalla teoria psicoanalitica della mente per la quale è l'inconscio il vero mistero chiave della nostra vita mentale e relazionale. Stern parla di conoscenza implicita in quanto non verbalizzata in contrapposizione a un conoscere esplicito verbalizzato, ma sembra mantenere questo concetto ben distinto da quello di memoria implicita che appare come una funzione altra rispetto al suo discorso. Di conseguenza, scarso o nessun interesse viene dato all'inconscio collegato alla memoria implicita e fondato emotivamente sulle esperienze precoci che non possono essere rimosse. La coscienza implicita si fonda sul momento propizio, su quel tempo che i greci chiamavano kairos , inteso come un'unità psicologica soggettiva del tempo.
La metafora che l'autore usa è quella di una vita vissuta caratterizzata da un profilo temporale simile a quello di una frase musicale. Il momento presente, come la musica, si ascolta e si vive nell'attimo, cioè nel kairos del tempo soggettivo, in cui accade l'evento mentre il tempo scorre: una parentesi soggettiva che può essere enucleata dal cronos o tempo oggettivo. Così rappresentato, il momento presente è definito da Stern secondo una prospettiva essenzialmente fenomenologica piuttosto che analitica, che fissa e studia l'evento nel tempo di pochi secondi (da qui l'espressione di "intervista microanalitica") e che può essere rappresentato in un asse cartesiano, dove il tempo si distende sull'ascissa mentre l'intensità e la qualità dell'evento (sentimento, affetto, pensiero, azione) sono tracciate sull'ordinata.
Per Stern, il momento presente è imprevedibile, esso è un'"unità di elaborazione" della durata media di tre-quattro secondi: è questo il tempo necessario alla mente per unire in insiemi significativi gli stimoli che la raggiungono, comporre le unità funzionali e consentire l'attivazione della coscienza. Tali processi sono legati al tempo dei fonemi e dei sintagmi che compongono una frase la cui durata non supera i tre secondi. Anche nella musica, come nel linguaggio, l'intervallo di tre-quattro secondi è il più comune: i turni di vocalizzazione tra madre e bambino richiedono circa tre secondi e l'attività della triade (madre, padre e bambino) dura in media tre-cinque secondi. Esiste dunque una significativa analogia tra il tempo del momento presente e i tempi del linguaggio, della musica e delle interazioni primarie. Ma il momento presente è anche una storia emotiva senza parole, una storia "formata principalmente da una serie di sentimenti e sensazioni - una sorta di narrazione emozionale non verbale". In quanto storia vissuta, il momento presente può essere condiviso e dare inizio alla intersoggettività, diventando la sua unità di significato.
Come psicoterapeuta, Stern non poteva non applicare queste teorizzazioni alla relazione intersoggettiva che può stabilirsi tra due persone a confronto che basano il loro incontro su una reciproca interpenetrazione delle menti. "Noi siamo in grado - precisa Stern - di 'leggere' le intenzioni degli altri e di sentire nel nostro corpo le loro stesse sensazioni ed emozioni (...) osservandone il volto, i movimenti e la postura, ascoltandone il tono della voce, e rilevando il contesto presente del loro comportamento". Siamo cioè in grado di intuire le intenzioni degli altri attraverso le loro comunicazioni extraverbali e verbali, condividere stati interiori, sentimenti, affetti ed emozioni. "La nostra vita mentale è frutto di una co-creazione, di un dialogo continuo con le menti degli altri, che io chiamo matrice intersoggettiva (...) crogiolo imprescindibile da cui evolve la mente dell'individuo. Le due menti creano l'intersoggettività e l'intersoggettività modella le due menti. Il centro di gravità si è spostato dall'intrapsichico all'intersoggettivo".
La precocità dell'intersoggettività nello sviluppo della mente infantile ha permesso a Stern di pensare a questa capacità come a un sistema motivazionale innato essenziale alla sopravvivenza della specie per cui il momento presente rientra, per le caratteristiche prima definite, nella sfera del "conoscere implicito". In che senso è implicito? Nel senso che è una conoscenza non simbolica, non verbale, procedurale e inconscia. Ma è inconscia in quanto "non è riflessivamente conscia", cioè non è consapevole. Al contrario, la conoscenza esplicita è simbolica, dichiarativa, verbalizzabile e cosciente (in senso riflessivo). I bambini prima dello sviluppo del linguaggio sono immersi in un contesto sociale e affettivo con cui stabiliscono relazioni implicite in quanto non verbali, particolarmente sensibili alla sola componente "musicale" del linguaggio. La conoscenza implicita del bambino riguarda non solo processi motori, ma anche affetti e aspetti cognitivi che possono essere vissuti nel momento presente. Nell'ambito clinico il conoscere implicito non può non rivestire un'importanza fondamentale. "Esso è inconscio in senso 'descrittivo' (topografico), per quanto, in realtà, il termine 'inconscio' andrebbe riservato al materiale rimosso (...) Più esattamente, il conoscere implicito è 'non-conscio', ma non 'rimosso' (...) Quindi il materiale rimosso è inconscio, mentre quello implicito è semplicemente non-conscio".
È chiaro qui l'equivoco in cui entra Stern nel considerare inconscio solo ciò che è rimosso e identificando l'inconscio precoce con il non-conscio, cioè non-consapevole. L'autore non stabilisce un collegamento tra le esperienze infantili legate alle relazioni sociali e affettive e l'inconscio legato alla memoria implicita e quindi non-rimosso. Non prende in considerazione i dati della letteratura neuroscientifica che dimostrano la precoce maturità dell'amigdala e l'immaturità ippocampale nei primi due anni di vita e che pertanto suggeriscono il dominio della memoria implicita nelle funzioni mentali precoci dell'infanzia. Inoltre Stern non differenzia l'inconscio come struttura e come concetto storico che inizia con la vita relazionale e il non-conscio o non-consapevole che non ha struttura né storia. Ne deriva che il suo concetto di "coscienza implicita" resta privo di radici nell'inconscio collegato alla memoria implicita, pre-simbolica e pre-verbale.
Di fatto credo che il materiale "implicito" di cui parla Stern, non è semplicemente non-conscio, ma è profondamente inconscio (in senso storico e strutturale) anche senza essere rimosso. Questo inconscio, infatti, non può andare incontro a rimozione nei primi due anni di vita per assenza delle strutture responsabili della memoria esplicita, indispensabili per la rimozione. Il momento presente, nella prospettiva clinica, è considerato come il materiale vissuto da cui derivano parole, interpretazioni, rappresentazioni, riflessioni teoriche ecc. Questo approccio è diverso dal normale processo di esplorazione psicoanalitica. Quest'ultimo valorizza le catene associative come portatrici di significato, mentre sono espressione dell'esperienza soggettiva nel dato momento presente. Esiste infatti una differenza tra il significato e l'esperienza profonda. La psicoanalisi viene criticata in quanto eccessivamente interessata alla "ricostruzione" delle esperienze a scapito dell'aspetto fenomenologico che è più centrato su quanto sta accadendo qui e ora e quindi sulla "costruzione".
Parlando di non-conscio implicito e riservando il concetto di inconscio a quello che deriva dalla sola rimozione, Stern perde l'opportunità di conferire alle esperienze precoci depositate nella memoria implicita un carattere di inconscio e di valorizzare l'inconscio precoce non rimosso rispetto all'inconscio dinamico descritto da Freud. La conseguenza di questa mancata intuizione lo porta ad affermare che "probabilmente è la coscienza il vero mistero, non l'inconscio (... e che) l'inconscio psicoanalitico è essenzialmente coscienza dissimulata dalla rimozione". Affermazione questa - a mio avviso - inaccettabile per qualsiasi analista.
"Il momento presente è il terreno di incontro tra passato e presente. (...) - scrive l'autore - gli eventi e le esperienze del presente contestualizzano il ricordo, selezionandolo, assemblandolo e organizzandolo. (...) Queste esperienze presenti agiscono da innesco nel selezionare e assemblare i frammenti del passato che, una volta integrati, ci aiutano a riconoscere quanto sta accadendo nel presente e ad affrontarlo". E precisa: "Dal punto di vista fenomenologico l'influenza del presente sul passato si esercita al di fuori della consapevolezza". Il passato contiene, per l'autore, l'inconscio rimosso e il non-conscio implicito. Quindi tutti gli eventi rimossi e le rappresentazioni e schemi di risposta impliciti e "ricordi regolatori impliciti" che riguardano la prima infanzia e si perfezionano nel corso dello sviluppo, influenzando il presente.
Stern qui non coglie un punto centrale del discorso, che le esperienze precoci di ogni tipo, comprese quelle che fungono da "regolatori impliciti", non sono ricordabili, in quanto depositate nella memoria implicita che non permette il ricordo. Meraviglia che Stern, enfatizzando l'esperienza implicita non abbia considerato l'importanza della memoria implicita che di questa esperienza non può che essere una componente essenziale. Inoltre, non accetta l'idea, basata su dati neuroscientifici, che le esperienze precoci di cui egli stesso si occupa non possono essere rimosse e pertanto costituiscono un inconscio precoce non-rimosso e non un non-conscio implicito. Concetto quest'ultimo estremamente ambiguo, che nega alle esperienze precoci la possibilità di organizzare una vera e propria funzione inconscia della mente allo statu nascendi .
Si può essere d'accordo con Stern, tuttavia, quando afferma che la sfida terapeutica più importante sta nel comprendere come il momento presente permette di riscrivere il passato. Per l'autore vari momenti si uniscono nel tempo e preparano il cambiamento in modo lento e progressivo. Si è invece perplessi quando Stern affida al momento presente in quanto tale una funzione terapeutica prescindendo da qualsiasi interpretazione che possa partecipare a una trasformazione del passato funzionale a opera del presente.

Mauro Mancia

Note legali