Traduttore: A. Vigliani
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 24 aprile 2013
Pagine: 64 p., Brossura
  • EAN: 9788845928000
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Descrizione
L'origine della musicalità che tutti avvertono in Sebald colta nelle tracce autobiografiche di questa piccola raccolta di prose e di versi: un'infanzia nella Germania postbellica, una giovinezza in cui vanno gemmando temi e leitmotiv di un'intera opera.

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    Cristiano Cant

    23/02/2018 10:05:19

    Il tempo sensibile abiterà sempre nei dettagli, su quelle robustissime e scricchiolanti mensole del dentro dove, chissà perché, un suono lontano può riaffacciarsi a distanza di tempo e sospenderci d'incanto in una gioia improvvisa. Il Maestro di scuola un giorno, durante una piccola gita, si diverte col clarino a intonare un passaggio di un quintetto di Shubert; Sebald non sa nulla di ciò che sta ascoltando, perde negli anni ogni richiamo a quei momenti. Finchè una sera, in macchina, da lunghissimo tempo già adulto, accende distrattamente la radio e quell'aria ritorna: "Allora, nell'istante del riconoscimento, fui sfiorato dalla sensazione, così rara nella nostra vita interiore, di una pressoché totale assenza di peso". E' in queste righe e in altre, un vero cesto di echi poetici, che vive il segreto di queste pagine, uguali al soffio con cui la bocca libera qualche strato di polvere da uno spartito datato. Quest'uomo meraviglioso che collezionava cartoline e amava camminare per borghi nascosti qui libera la sua anima come in un adagio intatto, "affinché ci ricordiamo e impariamo a capire che esistono strani nessi, insondabili per qualsiasi logica di causa ed effetto". E' meraviglioso in tal senso l'episodio del circo, dove degli svagati suonatori, vestiti all'orientale e con strumenti alla buona (un contrabbasso rabberciato col nastro isolante, un piffero di latta, una tuba ammaccata...) fanno partire, così, dal nulla, una sonata di Shubert; ed ecco che le lacrime in sala cadono naturali. Sebald scrive: "Ed erano lacrime non già di letizia, quanto piuttosto di cordoglio per la nostra vita, fatta in fondo solo di calcoli sbagliati e perdite incolmabili. Che cosa in certi accordi possa commuovere in tale misura, questo una persona fondamentalmente priva di orecchio musicale, quale io sono, non riuscirà mai a comprenderlo". Davanti alla potenza di questo mistero si inchina il poeta, affidandolo per come può all'intaglio di qualche momento. Che si fa meraviglioso!

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