Recensioni Il mondo dei vinti

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    25/06/2020 13:53:46

    Capolavoro di Nuto Revelli, da leggere e conservare nella propria biblioteca. Voto 10

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    23/09/2018 18:51:50

    Libro bello ed importate. Una ricerca lunga e figlia di una serietà intellettuale cristallina. Interviste, la cui chiave di interpretazione risiede nelle belle pagine dell'introduzione, che rappresentano in modo chiaro, a volte crudo, un microcosmo che stava scomparendo. Da leggere e rileggere.

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    19/09/2018 06:58:42

    Bellissimo volume, storie vere dense di umanità , ricordano quelle che mi raccontava mio nonno della sua vita di collina e poi pianura... Revelli ha sempre affrontato con grande rigore tutti gli argomenti che ha trattato

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    18/09/2018 20:44:20

    Meraviglioso volume....storie che andrebbero imparate a memoria

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    24/08/2017 15:49:28

    Il troppo frequente ricorso alla politica, con particolare riferimento alla Liberazione e ai partigiani (Revelli fu partigiano) non mi è piaciuto, ma non bisogna dimenticare che il libro venne pubblicato negli anni '70, epoca in cui l'argomento era ancora fresco e di attualità. Per il resto, è un'opera eccezionale. Attraverso decine di interviste, Revelli ci fa sentire la voce di contadini e contadine della provincia di Cuneo che descrivono in modo diretto e crudo la vita miserabile che si conduceva in quelle zone - ma anche in pratica in tutta Italia - tra fine '800 e la seconda guerra mondiale. I protagonisti, con nomi, cognomi, date, località, parlano in piemontese, e Revelli traduce, lasciando però molto del testo in originale, con note a pi' di pagina. E' un libro di lettura non facile, occorre impegno e concentrazione, specie a causa della prosa. Ma regala emozioni e sentimenti profondi , una lettura utilissima per chi nemmeno si immagina come si stava neanche troppo tempo fa.

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    27/01/2017 17:14:27

    Questo libro ha un’introduzione che deve essere assolutamente letta prima di passare al testo vero e proprio, perché Nuto Revelli spiega il metodo seguito per parlare, con estrema concretezza e lucidità, del triste destino della campagna e della montagna del cuneese nel dopoguerra. Per estensione lo stesso fenomeno avvenne in tutta Italia nel mondo legato alla coltura dei campi, un fenomeno che in breve può essere definito la fine della civiltà contadina. Nel caso del cuneese, se la campagna non viene sfruttata all’eccesso o peggio ancora industrializzata, resta una realtà di miseria senza speranza; la seconda, se non è oggetto di insediamenti turistici, viene abbandonata e diventa quasi un deserto. Revelli, forte di quanto appreso durante la drammatica ritirata dal Don circa il dovere della memoria, ci racconta nel suo libro come era una civiltà che ora non c’è più e lo fa sulla falsariga di un’inchiesta, intervistando gente anziana della pianura, della collina e della montagna. Il suo è stato un lavoro certosino, perché munito di registratore ha interpellato ben 270 persone, poi ha provveduto alla trascrizione rispettando, per quanto possibile, la forma del parlato. A tratti sembra una delle interessantissime inchieste di Sergio Zavoli, solo che qui non ci sono immagini, ma egualmente si crea un’atmosfera che consente alla fantasia di farsi un’idea di come possa essere l’intervistato: anziano, rinsecchito da anni di duro lavoro, con la malinconica tristezza di chi si sente un vinto. E in effetti, da questi ricordi emerge un mondo di profonda miseria, fatto di duro lavoro, talmente malpagato che il guadagno sembra quasi un’elemosina; peraltro era gente che si accorgeva di non contare nulla, anzi di essere, oltre che emarginata, buona solo per essere sfruttata. E per quasi tutti c’è la memoria della Grande Guerra, il massimo dell’infelice vita personale, ognuno considerato solo uno dei tanti, in pratica un numero, niente di più che carne da cannone.

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