Editore: Laterza
Edizione: 4
Anno edizione: 2011
Pagine: 518 p., Rilegato
  • EAN: 9788842097518
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Recensioni dei clienti

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    Silvancov

    04/09/2014 22:50:17

    Un testo per specialisti (e questo non necessariamente è un difetto) e dalla scrittura non molto scorrevole (questo sì che lo è). Faticoso e poco coinvolgente. Alcune parti le ho trovate molto illuminanti... per il resto, però, il libro è pieno di citazioni e di rimandi che lo appesantiscono oltremodo.

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    Gianluca

    02/04/2013 15:05:42

    Concordo quasi totalmente col discorso di Claudio. Intendiamoci, Canfora è un mostro di intelligenza, sagacia e cultura, e alcuni suoi libri sono anche leggibili (ho in mente il suo Giulio Cesare e La Prima Marcia su Roma) oltre che "colti". Tuttavia si ha la sensazione che abbia piacere ad escludere il grande pubblico, infarcendolo di citazioni in greco e latino e con continui riferimenti a classici che non tutti potrebbero aver letto. Probabilmente sarebbe stata migliore una destinazione "accademica" per un testo del genere.

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    Laura88

    26/03/2013 14:33:11

    Questo libro non è certo un romanzo da leggere in poche ore, è un libro di storia, un libro critico che va gustato e analizzato. A me è piaciuto. Ci sono delle parti non facili, è vero, ed anche a me ha dato fastidio leggere alcune parole in greco senza traduzione, visto che non conosco il greco. Ma il senso si capiva dalla lettura del testo. Il libro è interessante, ma già dall'inizio, con la citazione dell'epitafio pericleo in Tucidide capisci che non sarà una passeggiata. Il bello però è proprio questo, perché vengono richiamate fonti antiche, vengono presentati degli esempi e si cerca di approfondire criticamente la storia di Atene e del suo impero, fino alla sua disfatta. Altrimenti a che li leggiamo i libri? Bisogna imparare a ragionare e ad approfondire. Per me quindi è consigliato. Offre molti spunti di riflessione e molti punti di partenza per un'analisi approfondita.

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    Claudio Tescari

    21/01/2013 18:53:30

    Non si può accusare quest'opera poderosa di essere un testo divulgativo. Possono apprezzarla compiutamente i tanti lettori che già conoscono perfettamente la storia dell'antica Grecia, il Greco antico, il Latino, il Tedesco, l'Inglese ed il Francese. E' raccomandabile anche a tutti coloro che leggono la sera, con accanto -sul comodino- le grammatiche ed i vocabolari delle lingue morte e delle vive. La maggior parte del testo illustra gli avvenimenti dei soli anni che vanno dal 430 al 399 a.C. Le fonti ed i contributi degli storici sono estratti da libri che non si trovano nelle librerie o nelle biblioteche di quartiere. L'editore Laterza, stavolta, ha pubblicato un libro da esame universitario, non un testo adatto al vasto (?) pubblico degli appassionati di storia.

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  Secondo Luciano Canfora quello che si configura come il mito di Atene (e così avrebbe potuto forse anche intitolarsi il libro qui presentato) risulta indissolubilmente legato alla fortuna del celebre epitaffio di Pericle, discorso tuttavia ben compreso in passato in tutte le sue sfaccettature solo dal grande Friedrich Nietzsche (Genealogia della morale, parte prima, 1887, undicesimo "frammento"). In effetti, come non tenere ancora oggi almeno un po' presenti nell'ambito di una visione occidentale europea quelle assai enfatiche parole del grande stratego ateniese? "Il Pericle tucidideo – Canfora commenta – descrive con straordinaria efficacia lo 'stile di vita' ateniese, ma è sommamente efficace – soggiunge – nel descrivere in antitesi il fallimento del modello Sparta". È in questo famoso discorso che in effetti democrazia e oligarchia vengono a palese, diretto confronto, sebbene non vada mai dimenticato il modo lapidario in cui Tucidide smaschera il sistema politico dell'Atene periclea (2, 65, 9: "democrazia di nome, ma di fatto un principato"). Nel corso di questa ampia riflessione su temi e questioni a lui da tempo ormai molto cari (essenzialmente, ma non solo, pertinenti al secolo d'oro, il V a.C.), Canfora, il quale porta comunque all'attenzione del lettore elementi e spunti come al solito sempre nuovi, pone interrogativi fondamentali (per citarne uno: "Fino a quando Atene fu, e fino a quando fu considerata, una 'grande potenza'?") facendo propria l'idea, che diventa quasi un metodo d'indagine e di ricerca, che le strade della storia attica e quelle del mito siano tra di loro intrecciate e che siano combinate tra di loro mitologia politica e realpolitica. E sono queste strade che conducono fino a quei moderni che operano come una specie di Giano bifronte (con un occhio ai tempi andati e un altro proteso verso il futuro, secondo l'esempio niciano della storiografia monumentale). Una data cruciale della fortuna moderna del mondo ateniese (e classico in generale) può essere individuata nella scoperta della Costituzione degli Ateniesi aristotelica (di cui venne dato annuncio il 19 gennaio 1891). Prima di questa fondamentale scoperta, il sistema politico ateniese era stato studiato con grande acume interpretativo, privo di fronzoli, da Alexis de Tocqueville (De la démocratie en Amérique,1840), il quale aveva mosso da considerazioni di carattere demografico per giungere alla visione di Atene stato in realtà aristocratico, con una fitta trama di privilegi, a cominciare da quello del possesso del diritto di cittadinanza, riservato a un'esigua parte della popolazione. Merita inoltre di essere qui ricordato il famoso discorso del 1819 di Benjamin Constant: fu infatti l'odioso istituto della schiavitù – sottolineano entrambe queste insigni personalità ottocentesche – a fare di Atene una città libera e democratica. La quale Atene, da Temistocle in poi assurta a terribile potenza navale, seppe anche impiantare un durissimo impero talassocratico: "La democrazia e l'impero – scrive Canfora in modo icastico – erano nati insieme. Temistocle che porta Atene alla vittoria, a Salamina, genera l'una e l'altra". E ancora: "La democrazia funziona perché 'si spartisce il bottino', cioè le entrate imperiali". Di questa interessantissima storia di un impero, episodio saliente di ferocia fu, com'è noto, l'assedio di Melo (estate 416 a.C.), preceduto dalla trattativa tra ateniesi e melii eternata dalla densa prosa tucididea (5, 85-113: la vicenda nel corso della quale Atene decise di radere al suolo Melo rea di neutralità e di non adesione alla lega delio-attica, ampiamente citata nel libro). Il racconto tucidideo (forse composto a caldo, a stretto ridosso degli eventi piuttosto che dopo il 404 a.C.), Canfora osserva, "è certamente fazioso e mira a porre l'intervento ateniese in una luce negativa". Aspetto sul quale non sussistono dunque molti dubbi: una delle più note pagine di storia ellenica diventa così anch'essa qualcosa di mitico, diventa il mito di Melo, vittima esemplare dello strapotere ateniese. Altri episodi focali della mitica parabola ateniese sono lumeggiati da Canfora nel volume, come ad esempio il misterioso scandalo della mutilazione delle erme (avvenuto nella tarda primavera del 415 a.C., alla vigilia della partenza delle navi dirette alla disastrosa spedizione in Sicilia: Canfora ripropone qui la documentazione, e cioè il complesso delle testimonianze e delle fonti, tra cui Tucidide, Andocide e Plutarco) nonché il golpe del 411 a.C. (con un Tucidide oligarchico incluso, secondo un'antica idea canforiana, tra i Quattrocento), l'Atene dei Trenta e della restaurazione democratica compiuta da Trasibulo (agosto 404 - settembre 403 a.C.), il processo a Socrate del 399 a.C. considerato dal punto di vista dell'Apologia di Senofonte. Giuseppe Solaro