Il mondo di Steve McCurry

Steve McCurry,Gianni Riotta

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Editore: Mondadori Electa
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 7 giugno 2016
Pagine: 245 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788891800237
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Gaia la libraia

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Il mondo di Steve McCurry ha confini lontanissimi, preclusi al comune viaggiatore. Dagli altopiani gelidi dell'Afghanistan, ai torridi deserti africani, dalle tormentate città dell'America Latina, alle soavi piazze d'arte italiane. E nel suo mondo non è raro incontrare abitanti apparentemente inusuali, apparentemente diversi, che tuttavia, almeno in parte, sono riflesso e specchio di tutti noi. Perché siamo noi quelli che abitano le fotografie di Steve, siamo noi che osserviamo l'avanzata di un convoglio russo, che giochiamo in strada, noi camminiamo per sentieri impervi in Nepal, siamo noi i monaci che passeggiano sotto la pioggia, noi siamo la Ragazza afghana che guarda l'obiettivo con dignità e incertezza. A raccontarci questo nostro mondo, a raccontarcelo davvero, è un giornalista di razza, viaggiatore e ramingo almeno quanto Steve, è Gianni Riotta il nostro press pass per luoghi remoti eppure vicinissimi: lo sguardo del reporter incontra quello del fotografo. Gianni Riotta discute con Steve McCurry e le voci si intrecciano, si mischiano, ognuna con diversa forza e portamento. Il racconto di Steve, che si sofferma su momenti e luoghi, passaggi e rischi, grazie alla voce di Gianni diventa racconto delle turbolenze non ancora passate, di un mondo ancora prigioniero di incertezze e dolore. Due voci forti che parlano della fotografia, spunto entusiasmante per capire il presente e le ragioni di alcuni fra gli scatti più iconici del nostro tempo.


Steve McCurry si racconta a Gianni Riotta in un toccante lavoro a metà strada tra l’intervista e il racconto biografico, attraverso una lunga serie di conversazioni arricchite da un portfolio di cinquanta foto in fondo al volume.

… girare per il pianeta fece di un ragazzino di Filadelfia che aveva detestato la scuola, una persona riflessiva, meno superficiale … alla fine l’aspetto semplice, solitario, della fotografia mi attrasse … sei solo con te stesso, la tua personalità, la macchina fotografica e il soggetto da inquadrare, l’immagine da costruire … non si tratta di tecnica, ma di attendere, di pazientare, di lasciarsi assorbire dalla scena per poi isolarne un frammento … È la fusione tra etica ed estetica che mi avvince”.

”Questa non è una biografia di Steve McCurry e neppure una ‘autobiografia di McCurry raccontata a Gianni Riotta’. Non è un saggio critico sulla storia della sua avventura di artista e fotografo o un compendio illustrato. Steve McCurry si racconta a Gianni Riotta in una lunga serie di conversazioni…”,
così recita l’incipit di Riotta, utile al lettore per comprendere fin da subito la natura di questo lavoro, a metà strada tra un’intervista e il racconto biografico. La prima parte è dedicata al ritratto del McCurry non ancora fulminato dalla vocazione fotografica. Emerge l’immagine di un tranquillo ragazzo cresciuto negli aurei sobborghi della provincia newyorkese, presto orfano di madre e attratto sin da tenera età dalla contestazione giovanile. Poco entusiasta degli studi in cinematografia, seguì, come era la moda del tempo, molti coetanei in India, dove scoprì la passione per i viaggi e cominciò timidamente, e quasi per caso, la sua carriera da freelance. Da lì a breve, senza pianificare nulla, munito solo di macchina fotografica, una manciata di rullini e i cracker omaggio dell’aeroporto, visitò tutto il subcontinente indiano, intraprendendo viaggi in Nepal, Pakistan e infine in Afghanistan, in cui, nascosto dalla shalwar kamiz, veste afghana tradizionale, si mischiò tra i mujaheddin. In quegli avventurosi giorni in cui avrebbe potuto perdere la vita - innumerevoli volte schivò infatti una mitragliata di AK-47 o per un soffio sfuggì al bombardamento aereo dell’Armata Rossa - si rese conto di voler diventare un fotoreporter, per lasciare testimonianza delle zone in cui l’umanità dà il peggio.
I suoi reportage dell’invasione sovietica a inizio anni ’80 attirarono l’attenzione del New York Times e furono il trampolino di lancio verso una carriera ricca di riconoscimenti, che lo ha visto sempre in prima linea in quei conflitti che hanno lacerato la diplomazia, la politica e le fedi religiose di fine secolo. Celeberrimi i lavori per il National Geographic, su cui comparve per la prima volta la Mona Lisa afghana, l’epitome del talento di McCurry nel ritrarre i volti della gente comune, in strada o tra la folla, lontano dalla realtà dello studio dove si eseguono ritratti posati con luce artificiale. Molte pagine sono dedicate al dietro le quinte del celebre ritratto: toccante è il racconto della preparazione della foto, con la ragazza imbarazzata per le bruciature sul velo, causate dal fornelletto su cui stava cucinando le pietanze per la famiglia. Avrebbe voluto cambiarsi, ma non aveva altre vesti.

Nel racconto dei fatti della sua esistenza McCurry è guidato da Riotta, abile nel nascondersi di fronte al mito per porsi come un mediatore del flusso dei ricordi del fotografo. Un intervistatore quindi sobrio e mai invadente, chiamato a contestualizzare storicamente gli eventi narrati. Attraverso la mediazione di Riotta, McCurry rivela inoltre la sua filosofia di vita, le sue modalità di lavoro e l’utilizzo delle strumentazioni fotografiche nel preparare un reportage, la sintonia con la cultura buddista, attratto dal senso di gioia e compassione che la pervade, dall’alternanza tra meditazione e condivisione. La placida atmosfera dei monasteri buddisti, in cui spesso ha lavorato in diverse nazioni, gli ha sempre donato quella serenità e quella visione positiva necessarie per portare a termine i suoi lavori in territori tanto devastati, sia a livello umano che morfologico. Una pace interiore che lo accompagnerà per il resto della sua vita, che ci immaginiamo per lungo tempo ancora dedicata a un interminabile cammino lungo le strade del mondo scattando fotografie.

Al termine dell’intervista sono raccolte più di cinquanta foto, alcune inedite, in un breve ma affascinante portfolio che è un sunto dello stile del fotografo. Una carrellata capace di catapultare il lettore in un mondo che McCurry e Gianni Riotta – ognuno con la sua arte e la propria voce – ci svelano.


Indice

I. Steve on Steve
II. Sognando James Dean
III. Il laureato
IV. Oltre confine, nascosto dalla shalwar kamiz
V. Un mitra ak-47 contro un telefono cellulare
VI. Monna Lisa a Peshawar
VII. Piccola fioraia dell’acqua dolce
VIII. Guerra a Downtown Manhattan
IX. Il tempo? Non si calcola mai
X. Sulle strade del Buddha
XI. Un condominio detto “pianeta terra”
XII. Il mondo di Steve
XIII. Il fumo e il sangue
XIV. La paura, il dovere
XV. Deserto nero
XVI. Kashmir
XVII. I volti della vita
XVIII. Una foto da non scattare, mai
XIX. La seconda vita di Nguyen Quôc Khánh
XX. Per strada e con una macchina fotografica
  • Gianni Riotta Cover

    Visiting Professor a Princeton University e all'IMT di Lucca, fa ricerca su new media e Big Data. È membro permanente del Council on Foreign Relations. Editorialista della «Stampa» e «Foreign Policy», è stato direttore del Tg1 e del «Sole 24 ore». Per Einaudi ha pubblicato "N.Y. Undici Settembre" (Gli Struzzi, 2001) e "Il web ci rende liberi?" (2013). Vive tra New York e Milano. Approfondisci
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