Collana: La memoria
Anno edizione: 2014
Pagine: 261 p., Brossura
  • EAN: 9788838931727
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  Con Morte di un uomo felice Giorgio Fontana torna a parlare di magistratura. La sua rimane una ricerca tutta tesa a sondare il significato emotivo e filosofico della giustizia, scavalcando il binomio colpa-pena e provando a interrogarsi sui limiti, le ragioni, l'incertezza del singolo. Rispetto a Per legge superiore, però, Fontana aggiunge un tassello: ed è la riflessione sulla storia. La storia degli anni ottanta, con l'ondata terrorista che sta per esaurirsi, ma che nei suoi ultimi atti si fa sempre più brutale e illogica. La fine di un'epoca (e l'inizio di un'altra), che per la magistratura italiana ha significato vittime, paura, ma anche inefficacia, collusione col potere e repressione. Giacomo Colnaghi, sguardo obliquo con cui Fontana racconta la Milano del 1981, è un magistrato che si occupa di terrorismo: idealista, con un passato da militante nel movimentismo cattolico, due figli che vivono fuori città insieme alla moglie. Un magistrato che durante le sue indagini si ferma a riflettere sulla lingua usata nelle lettere dei brigatisti, sul "perché" della violenza, prima ancora che sul reato. Ma la sua è una ricerca in primo luogo morale, tutta interiore, capace di produrre solo giudizi provvisori, perfettibili. Questo personaggio che incespica nel suo avvicinarsi alla giustizia restituisce al contesto storico profondità e complessità. I blocchi contrapposti con cui vengono spesso raccontati gli anni di piombo si smussano e si crepano, fino a creare forme nuove, sfaccettate. A intervallare i capitoli su Colnaghi, poi, c'è la storia del padre Ernesto, caduto nella lotta al nazifascismo. Il racconto partigiano serve a fare da liquido di contrasto alla narrazione principale: è nella Resistenza che bisogna andare a indagare le ragioni del terrorismo? Com'è possibile che Colnaghi e la Formazione proletaria combattente (l'organizzazione su cui sta indagando) condividano lo stesso mito poietico? Questi due piani narrativi strutturano il romanzo, più o meno, secondo un modello a cascata: il 1981 è l'anno di nascita di Fontana, ed Ernesto viene ammazzato quando Giacomo ha pochi mesi. Ogni riflessione storica, procedendo a ritroso, da output diviene input di quella successiva. Questo procedimento crea un interessante gioco di ombre, solo apparentemente contro-intuitivo, tra passato e presente. L'oggi rimane sempre nascosto, ma è un fantasma che aleggia in ogni pagina, e impone al lettore di chiedersi cosa si è perso e cosa, invece, si è sedimentato.   Francesco Morgando  

Recensioni dei clienti

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    Cristiana

    05/10/2015 15:22:45

    Si lascia leggere ma non mi ha convinto completamente. Il personaggio dell'"eroe semplice" non mi è parso abbastanza accattivante. Non saprei dire se è lo scavo psicologico che non ha funzionato o l'analisi storica dei fatti; sarei portata a ipotizzare che l'autore sia troppo giovane per il suo personaggio, nel senso che non ha vissuto da adulto quegli anni e che quindi non riesce completamente a restituirne la "voce".

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    nanni

    17/09/2015 10:57:33

    libro che lascia un'impronta profonda nell'animo del lettore; libro come se ne leggono pochi durante l'anno.

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    claudio

    16/09/2015 07:32:14

    Vincitore del Campiello 2014, mi sembra proprio meritato. Il dramma interiore di un giovane magistrato a Milano negli anni di piombo.

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    Luciano

    24/06/2015 12:38:35

    Libro che non mi ha convinto, che vuole cimentarsi con argomenti di estrema complessità, senza dare un vera chiave di lettura esaustiva. Collegare vicende della vita partigiana con i fatti tragici della fine degli anni 70, è un operazione quanto meno complicata. E purtroppo i risultati si vedono!

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    Chiara

    03/01/2015 19:53:21

    Un altro di quei romanzi déjà lu. Basta con questi trenta-quarantenni che si cimentano in una narrativa velatamente apologetica sugli anni di piombo che, attenzione, non hanno nemmeno vissuto, ma sui quali non fanno che scrivere. Fontana gira attorno agli stessi temi, sempre, in ogni suo libro. E con una scrittura voluta, narcisisticamente sorvegliata, che si compiace del suo autore, che ne esalta il lessico: mentre leggevo lo immaginavo col vocabolario in mano, intento a cercare le locuzioni più stupefacenti. La grande narrativa non è certo questa. Peccato per il povero Corona che avrebbe meritato di vincere il premio Campiello.

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    francesca giulianelli

    01/01/2015 18:29:58

    Libro bellissimo, ricco di contenuti profondi. Un libro che fa riflettere.Meritato il premio Campiello come vincitore.

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    Alessandro Giaconi

    30/12/2014 19:41:17

    Un libro importante in un'Italia indifferente e smemorata rispetto al proprio passato ed alle proprie radici. La figura di un magistrato esemplare i cui valori affondano le radici nella Resistenza diventa il prototipo di un Paese che solo rileggendo in modo approfondito la propria storia può guardare con speranza al futuro. Ancora più importante è sapere che l'autore è un giovane che non era ancora nato negli anni descritti nel romanzo. Assolutamente meritato il Campiello.

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    Marinella

    27/12/2014 19:57:04

    Un romanzo intenso ed emozionante. Una narrazione limpida che avvolge e trascina, senza mai perdere il senso della misura. Da leggere, per non dimenticare.

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    enrico

    24/12/2014 09:45:59

    Gran bel libro. All'inizio mi ha lasciato perplesso perchè immaginavo fosse un libro stile "Carofiglio/Avv. Guerrieri" e trovavo troppo lenta la dinamica. Quando poi ho capito la reale intenzione dell'autore me lo sono proprio goduto. Assegno il massimo dei voti considerando anche la giovane età dell'autore.

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    angelo

    15/11/2014 23:39:50

    Ingredienti: un magistrato cattolico al lavoro durante gli anni di piombo, un operaio comunista in fabbrica durante la seconda guerra mondiale, un padre e un figlio diversi ma uniti dallo stesso destino, due vite spese con impegno alla ricerca della giustizia, libertà e verità. Consigliato: a chi vuol farsi domande sul rapporto tra giustizia, pietà e vendetta, a chi vorrebbe avere risposte da uno stato equo, giusto, felice.

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    jane

    13/11/2014 18:41:38

    Non è un brutto libro, ma all'inizio la punteggiatura in libertà affatica la lettura, bisogna ignorarla per procedere spediti, come ha suggerito Maria. Le riflessioni e i dubbi del protagonista su colpe, pene e giustizia sono visti in un'ottica interessante. Il racconto trasuda malinconia non solo per le morti annunciate del padre partigiano e del figlio giudice, ma anche per l'intrinseca tristezza dei personaggi e degli ambienti descritti: la madre, la moglie, il bambino, il paese, la Milano delle periferie, tutto è terribilmente spento.

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    silvia

    03/11/2014 12:32:10

    Mi aspettavo un po' di più da un romanzo che ha vinto il Campiello, anche se il mio giudizio è positivo. La trama è ben strutturata, c'è dolcezza e poesia e anche tanta tristezza. Rende bene il ritmo delle due vite, padre e figlio, raccontate in parallelo. La prosa è ancora un po' acerba, per lo più scialba, solo a tratti degna di nota. Belli gli scorci milanesi e le frasi in dialetto, ma forse perché sono di Milano. Mi piace che un giovane abbia scritto un romanzo e avuto successo. Purtroppo, Giacomo Colnaghi a me è risultato antipatico.

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    anniduri

    02/11/2014 20:43:15

    Erano anni duri per l'Italia, e anche per me che, tra inquietudine e acne giovanile, ero cresciuta. Ma non capivo, né dentro né fuori, dove andare, come procedere. Confusa e infelice. Oggi, Giorgio Fontana, un ragazzo giovane che in quegli anni nasceva, mi riconduce a quel periodo con il suo romanzo, Morte di un uomo felice (Sellerio) e con il suo protagonista: un magistrato garbatamente ritratto, solo in compagnia di altre solitudini, alla ricerca interiore di un padre sbagliato e del senso di una giustizia da trovare anche nella morte. Buffo, mi sembra che il terrorismo adesso non sia più solo appannaggio dei brigatisti. Scritto con una scrittura delicata e al contempo potente, e con una grande maturità d'animo, questo libro non poteva non vincere il premio letterario che - voci di corridoio - pare essere l'unico tra quelli importanti ancora incontaminato, il Campiello.

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    Alban

    31/10/2014 20:24:43

    Lettura da spiaggia.

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    Carlo

    26/10/2014 08:39:00

    Questo è un libro STRAORDINARIO!, al di là della qualità letteraria, pure buona. Il famoso libro da portare nell'isola deserta. Incomprensibili alcuni giudizi liquidatori: il terrorismo degli anni '70-'80 è il grande "rimosso" della società italiana, e cinema e letteratura non fanno eccezione! Come si fa a considerare una storia come questa banale, ripetitiva, superficiale? Libro commovente, ho "sofferto" veramente per la fine ineluttabile, già nel titolo, del giudice Colnaghi.

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    vitaliano

    17/10/2014 18:43:20

    libro intenso che affronta con grande consapevolezza e maturità gli anni di piombo.Stupefacente da parte di un giovane che quegli anni li ha conosciuti solo in sede storica.Si legge tutto di un fiato e il fatto che abbia vinto il campiello fa sperare che non tutto sia perduto.Grande Giorgio!

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    ant

    10/10/2014 23:29:56

    Testo molto interessante, in cui a far da protagonisti sono la Milano dei primi anni '80 e soprattutto le indagini di un magistrato, che non solo vuol rendere giustizia alle vittime dei terroristi, ma allo stesso tempo è curioso e vuole capire il perchè tanti giovani abbian intrapreso una strada così cruenta e violenta da arrivare ad agire così. Si intervallano nella narrazione non solo le vicissitudini riguardanti il protagonista, cioè il magistrato Giacomo Colnaghi, ma anche il vissuto del padre di quest'ultimo, Ernesto, attivo esponente della Resistenza negli anni '40, e spaccati piacevoli su Milano. Riporto dei pensieri di Colnaghi, elucubrazioni che evidenziano la voglia di capire il perchè di certe azioni e metodologie dei terroristi ..."" il problema del terrorismo è che rivela uno stato di adolescenza all'interno del vecchio corpo italiano. La Repubblica non ha gli anticorpi e dunque perde di credibilità.(Obiez. semplice e radicale : come fidarsi di chi ha messo in campo la strategia della tensione? Non si può. Quindi lotta a oltranza; quindi, rivoluzione)"""... Questa invece è un'estrapolata di un dialogo in un interrogatorio tra Colnaghi e un terrorista ...."""il terrorista: "E quindi il problema come si risolve? Colnaghi alzò le braccia: "Parlando. Trovandoci a metà strada nei bar, nelle chiese, nelle piazze. Così finalmente ci si conosce, tutti insieme, e si capisce che siam in tanti a volere un'altra Italia. ..il terrorista: "Io penso che se il sistema è spietato, ho il diritto sacrosanto di esserlo anch'io; e colpendone i simboli posso indebolirlo fino a spezzarlo:Fine del discorso. ..Colnaghi: "So che la ns democrazia è piena di ombre, di errori spaventosi. Ma con tutte le sue ombre , se non altro può migliorare: può fermare l'onda dell'odio, può farla finita con i violenti, può combattere il male che porta dentro. Invece l'omicidio -di un uomo inerme, di un uomo colpito alle spalle - non si corregge; e non serve a nulla . Lascia solo sofferenza"

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    Borromini

    06/10/2014 22:19:00

    Romanzo scritto in una prosa che ho trovato poco interessante e stimolante. La trama ha il sapore del già letto/visto. Nel complesso, niente di che.

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    virginio

    04/10/2014 17:22:34

    A prescindere dall'uso dei punti e delle virgole come puntualizza Maria in una precedente recensione, mi è apparso un gran bel libro soprattutto se si tiene conto della giovane età dello scrittore. Due vite intrecciate spese per un ideale che terminano nel sacrificio, dovuto alla violenza fascista e a quella brigatista rossa rispettivamente su padre e figlio. Contenuto da meditare.

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    Guido

    04/10/2014 06:50:16

    Un libro che per me è un mistero. Stile così sciatto da infastidire. Italiano poverissimo. Storia vista, rivista, rivista, rivista. Mondo popolare lombardo ... la percezione che ne ha l'autore è risibile. Ma i dialoghi... i dialoghi! Il libro più brutto del mio 2014.

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