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Luigi De Pascalis

Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2013
Pagine: 379 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804624912
Usato su Libraccio.it € 8,64

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    Vale

    21/10/2014 11.40.02

    Che noia...troppi personaggi che finiscono per ingarbugliare la storia e togliere a poco a poco la voglia di leggere. Il personaggio di Cellini è realistico anche se nella biografia che egli stesso scrisse e che si intitola "La vita" (c'è su ibs per chi volesse approfondire) è ancora più focoso e le sue imprese più rocambolesche. Ma nei panni dell'investigatore non lo ce lo vedo proprio e infatti la storia dopo essersi ingarbugliata parecchio si risolve in modo molto semplicistico. Un'altra cosa che mi ha lasciato un po' perplessa è che nel libro compare come elemento di mistero l'opera "Melancolia I " di Durer...un omaggio alla stessa opera già citata pochi anni fa ne "Il simbolo perduto" di Dan Brown? Magari è una coincidenza ma con tutte le opere che i sono...L'unico motivo per cui ho finito il libro è che mi ha affascinato la storia parallela dell'eretico Gregorio e della sua corte nel sottosuolo di Roma. Personaggio e ambientazione ricordano "Il fantasma dell'Opera" e "I miserabili" e meritano per chi ama le atmosfere gotiche.

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    Yaris

    20/11/2013 15.36.37

    Di questo romanzo ho apprezzato tantissimo la caratterizzazione del protagonista, un Cellini talmente ben descritto che alla fine ti sembra di averlo accanto per davvero, tutto preso dai suoi sogni artistici e suo malgrado incatenato alla quotidianità della vita, con tanto di mimica, temperamento focoso e accento fiorentino. Un libro in cui non mancano spirito, acume, thrilling e avventura, una trama non banale e impreziosita da un apprezzabile livello di cultura, la giusta dose di trivialità "onesta", per così dire, perché non è ostentata e nemmeno si cerca di nasconderla, descrizioni storiche attentissime e sarcasmo quanto basta, un investigatore letterario di cui ci si innamora e persino un bel finale. Ed è straordinario osservare quanto la nostra bella lingua sia ancora utilizzata (e utilizzabile) in modo tanto ingegnoso e creativo da sfociare in simili prodotti. Voglio dire, chi ardirebbe ad accostare volgarità della peggior specie, espressioni che sconfinano addirittura nel dialetto e italiano aulico? E nella stessa frase! Se non è talento questo... Il problema è che forse ce n'è un po' troppo, di talento, per un romanzo che si fa rientrare nella letteratura cosiddetta di consumo. Certo, è positivo variare le proprie prospettive, ma dal punto di vista di un semplice lettore senza altra pretesa che svagarsi per qualche ora, l'ho trovato un po' eccessivo. Non voglio incolpare l'autore, perché si vede che non l'ha fatto apposta, non è costruito, non è falso, non si sta pavoneggiando. Ce l'ha nel sangue, immagino che non possa farne a meno... E che non lo faccia, per carità, sono rimasti in pochi a saper scrivere così! Solo che il suo stile ha rischiato di farmi abbandonare il libro prima di riuscire a godermelo (come poi è successo, intendiamoci), e se io non l'ho fatto non so quanti invece abbiano ceduto alla tentazione... Il che sarebbe proprio un peccato.

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