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Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento

Jürgen Habermas,Charles Taylor

Traduttore: L. Ceppa, G. Rigamonti
Editore: Feltrinelli
Collana: Elementi
Edizione: 4
Anno edizione: 2002
Pagine: 120 p.
  • EAN: 9788807470202
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recensione di Galeotti, A.E., L'Indice 1998, n. 7

Il saggio di Taylor sulla politica del riconoscimento associata al multiculturalismo, già pubblicato nel 1993 da Anabasi, è qui riproposto con il commento che Habermas ne ha fatto nel 1996 e con un'utile bibliografia ragionata ad opera di Luisa Azzolini. Le posizioni espresse dai due autori non sono sintetizzabili nella contrapposizione schematica fra comunitaristi e liberali con riferimento al tema del multiculturalismo, perché entrambi gli studiosi cercano innanzitutto di comprendere la domanda di riconoscimento, per poi vagliarne la legittimità nel quadro giuridico, politico ed etico del liberalismo democratico. Ed è proprio sul piano dell'interpretazione del liberalismo democratico che i due pensatori divergono, giungendo a sostenere una diversa configurazione della società multiculturale. Comune ai due saggi è l'idea che alla base delle domande di riconoscimento di identità ci siano denunce di discriminazioni, oppressioni, esclusioni: insomma di violazione del principio di eguale dignità e rispetto per certi individui e gruppi identificati come diversi. Taylor in particolare ricostruisce il percorso del riconoscimento dall'origine della modernità collegandolo all'eguale dignità degli esseri umani e alla specifica identità dei singoli e dei gruppi. Il soggetto moderno chiede di essere riconosciuto come egualmente degno di rispetto nella sua specifica individualità e avanza questa sua richiesta nell'arena pubblica.
L'aspetto problematico del multiculturalismo sta proprio nella difficoltà di tenere insieme il riconoscimento di eguale dignità e rispetto dovuto a ciascun essere umano con quello dell'identità particolare dei diversi gruppi. Il primo tipo di riconoscimento, sotteso al conferimento dei diritti soggettivi, si è storicamente realizzato nello Stato liberale con la neutralità pubblica alle differenze di credo, cultura, sesso, ecc., mentre il secondo sembra richiedere una revisione dei diritti soggettivi e del principio di neutralità per fare spazio alle differenze di gruppo sentite come essenziali per l'identità e l'integrità dei suoi membri. Taylor ritiene che la tensione fra liberalismo e multiculturalismo sia da ascriversi a un'interpretazione ristretta del liberalismo dei diritti come inconciliabile con la tutela delle differenze e dei fini collettivi.
Se invece si adotta una versione più ampia di liberalismo, dove alla difesa di alcuni diritti viene associata la possibilità di trattamenti differenziati per gruppi diversi e in posizione subordinata, ecco che si riapre la possibilità di accordare particolari immunità a minoranze culturali a difesa della loro differenza e integrità. Resta per Taylor la difficoltà di riconoscere a tutte le culture eguale valore indipendentemente da considerazioni di merito.
Habermas ritiene che le richieste del multiculturalismo (che peraltro raramente consistono in richieste di autonomia e di federalismo) siano invece conciliabili con i diritti soggettivi se nel liberalismo trova spazio adeguato il processo democratico di formazione delle deliberazioni collettive e dell'autonomia pubblica. Non occorre, secondo Habermas, mettere in campo i due tipi di liberalismo evocati da Taylor se si considera seriamente il legame interno di stato di diritto e democrazia. È nello spazio della discussione pubblica democratica che le richieste di riconoscimento avanzate come rimedio a subordinazione, dominio e discriminazione possono essere argomentate, vagliate e accolte sullo sfondo di una cultura civica e costituzionale condivisa o da condividere. Quest'ultima rappresenta anche il limite di accoglimento delle differenze: quelle che non vogliono accettare questo sfondo comune di principi e interpretazioni politiche, che si pongono come assolute e totalizzanti, non possono essere incluse e concorrere nel processo di ridefinizione costante della cultura civica. Il riconoscimento così prodotto mira a includere democraticamente tutti i cittadini nella "polis" con i loro diversi bagagli culturali e collettivi, non già a proteggere ecologicamente culture minoritarie dalle libere scelte dei loro appartenenti e dall'interazione e modificazione per contatto con le altre. In questo senso Habermas giustamente precisa che il riconoscimento non implica alcuna stima complessiva sul valore della cultura in questione, derivando piuttosto da pretese giuridiche dei singoli relativamente al diritto alla propria identità collettiva senza discriminazioni e oppressioni. La disamina conclusiva sui problemi dell'immigrazione in Europa illustra efficacemente la combinazione di grande apertura e grande equilibrio che caratterizza la posizione di Habermas.

Recensioni dei clienti

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    Michele Lucivero

    08/01/2010 11.54.50

    Sono passati circa 15 anni da quando il filosofo canadese Taylor e il filosofo tedesco Habermas cominciarono a riflettere sulle questioni legate agli assetti istituzionale derivanti da quello che tecnicamente e fenomenologicamente può essere definito il «pluralismo dei mondi della vita». Da quel momento il tema del «multiculturalismo», come questione sociale urgente, è apparso nelle agende di tutti i paesi europei e americani. Sulla scorta di una forma di pensiero postmoderno, fortemente critico nei confronti dell’imperialismo del soggetto occidentale, molte culture e tradizioni minoritarie hanno cominciato a richiedere un adeguato riconoscimento all’interno della propria comunità politica e ciò ha richiesto approcci e soluzioni differenziate a seconda degli Stati, dacché non tutti hanno avuto la stessa storia e la stessa evoluzione istituzionale. Questo testo, oltre ad aver dato adito a soluzioni liberali, comunitarie, ibridanti e connesse con una nuova antropologia relazionale, offre anche un quadro sintetico della situazione in Canada e in Germania.

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