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Giuseppe Riva

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2014
Pagine: 197 p. , Brossura

23° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Psicologia - Sociale, di gruppo o collettiva

  • EAN: 9788815250698

  Invenzione molto felice, questa dei nativi digitali, etichettati così per la prima volta da Marc Prensky nel pleistocene del lontano 2001. Felice, perché spartiva meglio di Mosè le ere della comunicazione, e perché apriva un passaggio al futuro che sanciva una discontinuità netta, irrisolvibile, da accettare come la geografia dell'unico territorio ormai possibile per seguire percorsi che non si lasciano tentare dalla nostalgia delle convergenze mediali. Ma questo dovrebbe valere per tutti, i "nativi" e ugualmente gli "immigrati". Se poi, però, il 97 per cento dei ragazzi ha oggi un telefono cellulare, e gli stessi navigano in rete senza bisogno di aiuto alcuno, e comunque più dell'80 per cento di loro pratica le relazioni sociali quasi esclusivamente attraverso le pagine di Facebook, l'impatto nel nostro universo relazionale è troppo forte per non portarci a considerare questi piccoli mostri come gli unici titolati a iscriversi nell'elitaria categoria dei "nativi". Ma Riva, che alla Cattolica insegna psicologia e nuove tecnologie della comunicazione, e ha già pubblicato alcuni interessanti lavori scientifici sull'impatto dei network nei nostri comportamenti, esprime alcuni seri dubbi sull'etichettatura generazionale, perché ritiene che in realtà non si tratta di dividere il mondo con i registri dell'anagrafe; piuttosto, bisogna saper cogliere il senso forte della nuova identità digitale, che è tale quando l'utilizzo delle nuove tecnologie viene compiuto soltanto intuitivamente, senza sforzo. Certo, queste pratiche d'uso che oggi sono definite "metatecnologie" per la loro pervasività e per la straordinaria qualità della condivisione che sollecitano in ogni comparto della società, appartengono alle generazioni più giovani quasi naturalmente (e Riva traccia esempi d'un uso già espanso nei primissimi anni di vita), ma nessuna esclusione è ipotizzabile purché si dedichi all'interazione quotidiana con i nuovi media "una quantità significativa di tempo e di energie". Capacità e intuizione, dunque, piuttosto che brache corte e jeans sottovita. Muovendosi con facilità all'interno di un territorio interdisciplinare, dove scienze cognitive, informatica, sociologia, psicologia e scienze della comunicazione offrono consistenti contributi funzionali, Riva manifesta un giudizio che non si schiera né con la posizione teorica di coloro (Prensky, e il pedagogista Paolo Ferri per tutti) che evidenziano la qualità divisiva dell'impatto dei nuovi media sui processi sociali e cognitivi né con quanti (e cita per tutti il pedagogista Pier Cesare Rivoltella) respingono una classificazione che postuli nei nativi digitali una discontinuità generazionale. Il suo lavoro realizza un'analisi esercitata "in termini cognitivi ed esperienziali", che coglie valori e suggestioni dell'uno e dell'altro dei due campi teorici, e se ne serve per definire un originale impianto d'indagine sugli effetti che le nuove tecnologie comunque hanno sui comportamenti e sulle strutture cognitive in una società oggi sempre più digitale.   M. C.