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Paolo Giordano

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2014
Pagine: 118 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806221614

Cambia voce Paolo Giordano e cambia soprattutto tono. Cambia ambientazione e persino casa editrice, passando da Mondadori ad Einaudi. Il linguaggio si fa più ricercato, le descrizioni più intimistiche, il focus si concentra su piccole e apparentemente insignificanti vicende familiari, tra le cui pieghe scorrono sentimenti inespressi e malcelati. Dopo il successo anche cinematografico del suo romanzo d’esordio, La solitudine dei numeri primi, vincitore del Premio Strega e del Premio Campiello Opera prima nel 2008, e dopo il ritorno alle stampe, nel 2012, con Il corpo umano, che voleva essere un’occasione, forse mancata, per descrivere la vita quotidiana dei soldati italiani in Afghanistan, Paolo Giordano cambia decisamente rotta e con Il nero e l’argento decide di dare alle stampe un romanzo breve, scritto per la prima volta in prima persona.
La voce narrante di questa storia è un giovane professore universitario, un fisico, sposato da qualche anno con Nora, un’arredatrice d’interni e padre di un bambino, Emanuele. La storia parte con il racconto della difficile gravidanza di Nora per raccontare l’ingresso in questa giovane famiglia borghese della signora A., un’anziana governante. La signora A. resterà in famiglia anche dopo la nascita del bambino e per tutti gli anni della sua infanzia, partecipando come un testimone silenzioso eppure autorevole, al menage familiare.
A colpire il lettore nella descrizione della vita di questa giovane coppia e della loro governante, è il vuoto e l’abulia di questi ragazzi, che trascinano le loro vite giorno dopo giorno senza dimostrare la minima capacità di modificarne il percorso, forse perché assuefatti dalle loro comode abitudini. La signora A. porta invece all’interno di questo microcosmo asfittico, in cui il padre tende a estendere anche alla vita privata la logica rigorosa del ragionamento matematico, una ventata di umanità. Le pantofole consumate, la cucina della tradizione, l’attaccamento morboso al denaro, il pettegolezzo, tutto quello che una famiglia di elevata estrazione sociale non comprende e non contempla viene introdotto dalla governante.
Con lei arrivano gli abbracci, i racconti e i perdoni a un bambino, Emanuele, lasciato per la maggior parte del tempo a fare compagnia a se stesso. Babette, come viene ribattezzata, con il passare degli anni diventa parte integrante della famiglia, sostituendo di fatto la figura della nonna, senza che per altro i due ragazzi si siano mai veramente interessati alla sua vita privata, alla sua famiglia e ai suoi amici. Poi un giorno, improvvisamente, la signora A., la loro Babette, dà le dimissioni e non si presenta più al lavoro. Una defezione che viene vissuta come un trauma, un abbandono, ma alla quale la giovane coppia non sa reagire. Solo dopo molti giorni si scoprirà la verità sulla signora A.: ha lasciato il lavoro per combattere una terribile malattia, il cancro ai polmoni.
L’emergere della malattia di Babette, farà emergere allo stesso tempo anche la malattia della coppia, la solitudine. Sarà l’incapacità di reagire e di esprimersi ma anche la distanza siderale che pian piano si creerà tra i protagonisti di questa storia a infettare, con il suo umor nero, le pagine di questo romanzo. Il nero è il colore del cancro, così com’è nero lo spirito del giovane protagonista di questa storia. Tra le mani, per affrontare meglio la malattia della signora A., ha un bellissimo libro di Siddhartha Mukherjee, L’imperatore del male, pubblicato da Neri Pozza e scritto da un medico indo-americano. È una biografia del cancro, la storia sociale della sua lunga epopea e dei suoi numerosi disastri tra le popolazioni del mondo. Tra queste righe si legge un curioso accostamento che il medico Galeano fece tra il cancro e la malinconia, entrambi originati da un eccesso di umor nero. Forse è questo che lega così fortemente il protagonista di questo romanzo alla figura di Babette, e forse è questo stesso elemento quello che lo allontana da sua moglie Nora. La linfa di Nora scorre chiara, limpida e copiosa a dispetto di tutto, la sua vitalità sembra inesauribile, nulla, neppure il dolore, sembra essere assimilato come un dato definitivo nella sua vita. Lui è il nero, lei è l’argento. E forse i loro umori non si mescoleranno mai.

Recensioni dei clienti

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    Adriana Rosas

    22/07/2016 22.58.29

    E' il primo libro di Paolo Giordano che leggo: non ho letto l'osannatissimo romanzo La solitudine dei numeri primi (perché diffido dei libri che vincono premi letterari!) e quindi il mio non è un giudizio comparativo sulle opere di questo giovane scrittore, ma solo su "Il nero e l'argento". E' una storia interessante e intelligente, anche se apparentemente banale, una storia che aiuta a riflettere, senza annoiare, sulla difficoltà della vita quotidiana in coppia (grandiosa la parte dedicata alla divisione dei ruoli all'interno delle coppie d'oggi!) e dell'essere genitori, ma - soprattutto - sulla incapacità di comprendere la malattia, l'amore e i miracoli che la malattia e l'amore producono. E' una storia narrata con uno stile leggero e immediato, con alcune pagine molto poetiche: un libro scritto molto bene. Nel complesso è un bel libro, apparentemente triste, ma sostanzialmente pieno di speranza, oltre che di tenerezza, perché alla fine non è la morte a trionfare, ma la vita: il bambino che pronuncia a voce alta il nome (mai rivelato prima) della persona morta che tanta importanza ha avuto nella vita sua e dei suoi genitori ci dice che quella persona continua ad essere presente e ad agire su coloro ai quali ha voluto bene!

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    Sergio Pancaldi

    14/07/2016 16.41.32

    Da Paolo Giordano pubblicato da Einaudi mi sarei aspettato decisamente di più. Un buon esercizio di stile, ma poco altro. Peccato.

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    Patty

    28/02/2016 21.04.56

    Questo libro per me è stata una grande delusione. La storia non è coinvolgente ed i personaggi scompaiono all'ombra della storia della malattia della signora A... Non lo consiglierei.

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    ampa

    24/02/2016 07.31.07

    Questo romanzo non è a livello dei primi, ma comunque sempre molto particolare e bello da leggere

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    cristina

    11/02/2016 08.59.25

    La scrittura è sicuramente molto ricercata e controllata, direi persino troppo, da risultare a volte stucchevole. E forse non aiuta nemmeno a delineare i personaggi, i loro sentimenti, il loro profilo. Manca un focus sulle vicende, manca il cuore pulsante delle azioni, del sentire. Non succede niente, non si "sente" niente. Non si capisce affatto che questa è una coppia in crisi, né che sono così giovani e inesperti, isolati, egoisti ecc. Non si percepisce affatto tutta questa importanza della signora A., tutte le sue presunte doti umane ecc. Il romanzo avrebbe avuto bisogno di maggior sviluppo, per entrare meglio nelle dinamiche, che qui sono solo accennate. Oppure avrebbe potuto fermarsi alla brevità del racconto, ma anche in questo caso, temo, la sua lettura avrebbe lasciato una sensazione di vacua nullità.

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    stefano monelli

    20/08/2015 12.29.18

    Bel libro, scritto bene, velato di malinconia.

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    jane

    07/07/2015 14.13.38

    No, non mi è proprio piaciuto: personaggi senza spessore, storia banale, stile anonimo. Do 2 solo per rispetto di quelli che si sono sentiti coinvolti nella vicenda dolorosa della malattia.

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    A.M.

    24/12/2014 17.48.24

    Storia triste, commovente e reale; nuda e cruda, che non lascia scampo perché cupa e pervasa da un senso di fine dove la morte aleggia, fluttua e attende paziente il suo momento... Un racconto senza speranza, senza lieto fine, senza remore e falsi pudori, dove scienza e superstizione cercano di fondersi come il nero del protagonista e l'argento di sua moglie Nora sembrando a tratti insolubili e a tratti miscibili fino al doloroso epilogo quando tutto sembra finire come deve perché "tutte uguali sono le storie di cancro". Paolo Giordano ripercorre, in questo romanzo, le tappe di una vita coniugale che sembra andare in frantumi come il corpo della Signora A., tra abitudini consolidate e imprevisti che sono scogli insormontabili anche davanti ad una frittura di pesce della solita pescheria... Una crisi vissuta attraverso le gesta e le convinzioni di una governante d'altri tempi che la morte riesce a prendere con sé dopo tanto attaccamento alla vita, come l'erbaccia alla sua fenditura nell'asfalto. Ho riletto, a tratti, il Giordano dei numeri primi, ma con uno stile più confusionario che non rende pienamente giustizia a una storia che, in fondo, riesce a toccare gli animi più sensibili seppur nella sua brevità e durezza.

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    marzia

    12/11/2014 17.24.54

    La scrittura di Paolo Giordano resta notevole e il suo talento stilistico eccezionale ed indiscutibile. Purtroppo però, in questo caso, la storia è davvero troppo debole e i personaggi evanescenti, piatti... E il risultato, purtroppo, è di una noia mortale.

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    vale

    26/10/2014 15.39.26

    Adoro la scrittura di Paolo Giordano, ma quest'ultimo libro è stato una delusione. Storia poco coinvolgente, a tratti noiosa. ''E' lo stesso autore dei precedenti due libri?'' Me lo son chiesto più volte nel corso della lettura.

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    antonella

    19/09/2014 10.39.41

    Non trovo le parole adatte per descrivere la delusione che ho provato nella lettura di questo libro. Ma e' veramente lo stesso autore di "La solitudine dei numeri primi"?

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    DONA

    17/09/2014 13.48.51

    Ho faticato a finirlo, meno male che ha solo 118 pagine!! Noioso. Che delusione

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    alberto

    28/08/2014 18.48.59

    Decreto 3 e non 1 perchè la scrittura di Giordano è pregevole. Costruzione sintattica perfetta, quasi maneggiasse numeri (dov'è maestro) e non parole. Per commentare il libro bisogna tener conto della breve nota che possiamo leggere prima dell'inizio. Non ha pretese di essere un romanzo, ma è un omaggio ad una persona a lui cara che invano ha lottato contro il cancro. Concordo nel dargli credito: aspetto il prossimo suo lavoro e che non sia come il precedente (Il corpo umano).

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    Alessia

    28/08/2014 12.36.31

    Lettura scorrevole ma non mi ha coinvolto più' di tanto!!!!

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    Fabio

    27/08/2014 11.18.44

    Un libro inutile. Banale dall'inizio alla fine, si tratta di un clamoroso passo indietro per un autore che prometteva tanto.

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    zenzero

    04/08/2014 17.11.14

    Anche a me questo romanzo ha lasciato un vuoto. Non sono entrata in empatia con nessuno dei personaggi e nemmeno la scrittura (forse troppo "nobile") mi ha trascinata. Peccato.

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    steva

    29/07/2014 00.32.23

    sarebbe umano se qualcuno gli dicesse di smettere. O di prendersi un po' di tempo per studiare. Il packaging Einaudi al posto di quello nazionalpopolare Mondadori può dare l'illusione della qualità, ma la spiacevole realtà è che siamo di fronte a un autore ancora inesistente, al quale, a fronte di un inaspettato, incredibile successo all'esordio, si chiedono (ovviamente) romanzi facendo finta di non vedere che ancora non sa farli. Diamogli tempo, che ne dite?

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    diana

    18/07/2014 13.43.34

    Mi sono fidata di questo autore perché il suo primo libro mi era piaciuto abbastanza, senza avermi però del tutto convinta. I personaggi e la trama di questo libro mancano di verve, sono piatti e non riescono a convincere. Pochi i dialoghi e la mancanza di una narrazione attraente mi hanno fatto qualche volta desistere dal continuare, l'ho fatto nella speranza che l'autore mi portasse da qualche altra parte e che i personaggi e la storia finalmente si delineassero. Grande delusione, non do uno per rispetto all'autore.

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    leonardo de chanaz

    11/07/2014 06.49.13

    Un successo editoriale al di sopra del valore dell'opera. Paolo Giordano dipinge dei personaggi freddi, più attori che protagonisti. Buona la scrittura. Non mi emoziona.

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    JOE

    09/07/2014 17.10.17

    Bel libro coinvolgente con una lacrimuccia finale.

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