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Paolo Legrenzi, Carlo Umiltà

Editore: Il Mulino
Collana: Voci
Anno edizione: 2009
Pagine: 125 p. , Brossura
  • EAN: 9788815130716
Usato su Libraccio.it € 5,40

Silvio A. Merciai, Beatrice Cannella, La psicoanalisi nelle terre di confine. Tra psiche e cervello, Raffaello Cortina Editore, Milano 2009.
Paolo Legrenzi, Carlo Umiltà, Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo, pp. 125, € 9.00, il Mulino, Bologna 2009.

Si sente dire che il successo delle lotterie nazionali, come il Superenalotto, per intenderci, dipenda dall'incapacità della maggior parte delle persone di raffigurarsi adeguatamente la probabilità o, meglio, l'improbabilità della vincita. Avventurarsi nel mondo della ricerca neurobiologica ha qualcosa in comune con il giocare al Superenalotto. Innumerevoli articoli vengono spediti ogni mese alle riviste del settore, nella speranza di comparire su quella vetrina, all'attenzione della comunità scientifica internazionale. La maggior parte di questi lavori, però, viene respinta – dopo una anonima valutazione "tra pari" – e, al più inviata ad un'altra rivista per un nuovo processo di valutazione. Si stima che attualmente esistano poco meno di 15.000 testate scientifiche "serie", dal che si deduce che essere aggiornati su un tema circoscritto richiede una fatica improba e continua, ma essere aggiornati in un ambito vasto, mettiamo quello delle neuroscienze, equivale ad una vincita plurimilionaria. Questi due volumi, usciti in contemporanea, sfidano la sorte, ponendosi agli antipodi della stessa tematica, quella del rapporto tra struttura e funzione del nostro organo più delicato, il cervello. Sono agli antipodi per tipologia accademica degli autori (due docenti a contratto versus due professori ordinari), per aspirazioni (l'uno è un ampio trattato, l'altro un saporito pamphlet), per dimensioni, per costo. Hanno però parecchio in comune, oltre alla tematica di fondo che, se letta nei termini del mind-body problem, è uno degli insolubili, appassionanti interrogativi dell'esperienza umana. Silvio A. Merciai e Beatrice Cannella hanno cercato di trascrivere su carta il frutto – finora online – dei corsi tenuti presso l'Università della Valle d'Aosta. I due temerari si sono così allontanati dalla necessità dell'aggiornamento cogente in tempo reale, concedendo spazi a riflessioni più ampie e a qualche tentativo di sintesi. Il risultato è un volume ancora aggiornato, sì, ma anche compatto ed omogeneo, che mette a disposizione degli psicoterapeuti di ogni estrazione una gran mole di dati, piuttosto ben organizzati, risparmiando il tempo e la fatica necessari per un aggiornamento di prima mano. Le numerose, estese citazioni lo fanno rassomigliare più ad una antologia che ad un comprehensive textbook. Le grandi aree di ricerca, sono puntualmente citate e sintetizzate; vi trovano spazio, ad esempio, la neuroeconomia, come il fenomeno del mirroring, il tema della plasticità cerebrale e l'utilizzo del placebo. Così pure i grandi personaggi della ricerca neuroscientifica vi trovano posto, da Damasio a Kandel, da LeDoux a Rizzolatti, solo per citarne alcuni. Insomma, sul versante delle neuroscienze, la rassegna delle conoscenze, della letteratura, persino del contorno, è molto ricca: dalle biografie dei ricercatori, alla storia delle controversie, tutto appare in ordine. Minore uniformità si apprezza sul versante psicoanalitico dove gli Autori riportano – onestamente – posizioni e atteggiamenti assai divergenti. L'impressione che si ricava dalla disomogeneità delle teorie, degli stili, dei risultati è che, quando anche coniugassimo il decennio del cervello con il secolo della psicoanalisi, quando anche psicoanalisti e neuroscienziati rinunciassero, ciascuno per la sua parte, a fraintendimenti, gelosie e spocchiosità, il divario tra le due discipline resterebbe marcato. Forse per questo gli Autori affermano di essersi limitati ad indagare la psicoanalisi nelle terre di confine. Ma la psicoanalisi è una disciplina di confine, fin dalla sua fondazione, ad opera di un neurologo "fallito", sul cui martelletto si era accumulata la polvere del non uso. E non è forse la medicina stessa una disciplina di confine, per lo meno finchè l'uomo sarà un essere di frontiera, miscela di aspetti biologici, psicologici e sociali? Dal canto loro, Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà partono proprio dalla considerazione della stupefacente irrilevanza clinica delle neuroscienze che, al più, servono per ricordare al clinico quel che già dovrebbe sapere: che sta trattando con un individuo unico ed irripetibile, aristotelicamente sìnolo di materia e forma, geneticamente determinato, ma plasmato dall'ambiente in cui è cresciuto. Se anche in ambito neuroscientifico sussiste questa indeterminatezza, ben si comprende lo sfogo di Legrenzi ed Umiltà, feriti e persino esasperati, dal proliferare di molteplici, nuove aree di ricerca, contraddistinte dal prefisso "neuro", che nulla aggiungono – secondo gli Autori – ai tradizionali settori disciplinari, ed in particolare alla psicologia. Neuroeconomia, neuropolitica, neuroteologia, non hanno – secondo Umiltà e Legrenzi – diritto di cittadinanza al di fuori dei dipartimenti di Psicologia. Se economisti, politologi o teologi pensano di poter rifondare la psicologia dei processi decisionali, del vivere insieme o del libero arbitrio, prescindendo dalle acquisizioni che la psicologia ha accumulato nell'ultimo secolo e mezzo, sbagliano. Eppure, lentamente e faticosamente, la conoscenza avanza. Oggi abbiamo la dimostrazione, ad esempio, di come la psicoterapia sia anche una terapia biologica, nel senso che modifica strutturalmente il cervello. E, in questo senso, gli odierni studi di visualizzazione cerebrale appaiono come la degna continuazione delle osservazioni del fisiologo torinese Angelo Mosso che, più di un secolo fa, misurando empiricamente la circolazione cerebrale in pazienti con una breccia della teca cranica, aveva ipotizzato una correlazione tra funzioni cerebrali e flusso ematico regionale. Sappiamo quanto la mente sia indissolubile dal cervello. Ma conosciamo ancora poco del resto. Ad esempio, sappiamo che a un cervello danneggiato, può corrispondere una mente danneggiata: la localizzazione post-mortem di una lesione circoscritta in un paziente afasico condusse Paul Broca nel 1861 a formulare il cosiddetto "dogma della terza circonvoluzione frontale", mai più smentito. Un secolo e mezzo è trascorso, però, senza che gli straordinari mezzi di cui disponiamo siano riusciti a mappare con precisione fenomeni come le allucinazioni, malattie come il disturbo ossessivo o modificazioni stabili della personalità. Come se ciò non bastasse, gli studi sui correlati neurali dei processi decisionali, dell'essere in relazione con qualcuno, delle emozioni hanno fornito alcuni dati sul "dove" e sul "come" hanno luogo certe funzioni superiori, non certo sul "perché" queste avvengano. A questo si aggiunga che gli esperimenti riportati e le riflessioni condotte, si basano quasi sempre su campioni ristretti: una decina di soggetti ed altrettanti controlli sono sufficienti per pubblicare un lavoro di imaging; lo stesso ordine di grandezza (qualche decina di analisi condotte a compimento) caratterizza l'esperienza che uno psicoanalista può maturare nel corso della propria vita professionale. In conclusione, entrambi questi volumi ricordano al lettore, senza dover ricorrere ancora una volta alla metafora del Superenalotto per richiamare l'importanza dei grandi numeri, quanto siamo ancora lontani dal poter affermare certezze universali a proposito di quell'incredibile microcosmo che chiamiamo mente.
Pierluigi Politi