Noi credevamo - Anna Banti - copertina

Noi credevamo

Anna Banti

Scrivi una recensione
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 agosto 2010
Pagine: 348 p., Brossura
  • EAN: 9788804603849
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente
Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

€ 7,12

€ 9,50
(-25%)

Venduto e spedito da IBS

7 punti Premium

Attualmente non disponibile
Inserisci la tua email ti avviseremo quando sarà disponibile

Grazie, riceverai una mail appena il prodotto tornerà disponibile

Non è stato possibile elaborare la tua richiesta, riprova.

Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale

È il 1883. Chiuso nella sua casa torinese, l'ormai settantenne don Domenico Lopresti. gentiluomo calabrese di incrollabile credo repubblicano, inizia a scrivere le proprie memorie, ripercorrendo l'attività politica clandestina, i dodici anni trascorsi nelle carceri borboniche, l'impresa dei Mille vissuta a fianco di Garibaldi, infine l'impiego presso le dogane del Regno unitario. Scrive con rabbia, di nascosto, quasi se ne vergognasse, spinto dalla necessità di frugare nel proprio passato per "rovesciarsi come un guanto": ne trae amarezza e disillusione. Antimonarchico, assiste al crollo dei suoi ideali risorgimentali e si abbandona ai ricordi di una vita raminga fitta di amicizie, tradimenti, speranze e delusioni: una vicissitudine umana di grande fascino che si fonde con le vicende di tutta una nazione dall'inizio dell'Ottocento ai primi anni del governo unitario, dando vita a un grandioso affresco tratteggiato con prosa compatta dalla leggera mimesi ottocentesca.
4,5
di 5
Totale 6
5
5
4
0
3
0
2
1
1
0
  • User Icon

    Manuel

    10/03/2019 13:08:55

    Certo il linguaggio non è dei più scorrevoli, la narrazione è lenta e le digressioni tante... ma costituisce un pezzo concreto della narrativa più "italiana", più nazionale e sentita che sia mai stata scritta. Da far leggere ai più giovani per capire quale sia la nostra identità di italiani.

  • User Icon

    Filo

    09/03/2019 19:11:03

    Ammetto di non conoscere affatto Anna Banti e di essermi imbattuta nella sua opera per puro caso. Ciò che mi sono trovata davanti è un libro complesso e difficile da digerire, forse perché troppo e tremendamente reale. Noi credevamo è l'emblema di un popolo, un marchio a fuoco vivo ancora oggi, purtroppo. Opera consigliatissima, da rivalutare, sia perchè interessante e scritta bene, sia perchè si tratta di un'autrice italiana d'eccellenza ad oggi poco o niente ricordata.

  • User Icon

    gianni

    26/06/2015 23:58:36

    Ci sono belle pagine, scritte con uno stile ottocentesco, ma è un libro faticosissimo e claustrofobico: a tratti, mi spiace, di una noia intollerabile. La disillusione dell'ormai vecchio e sfiancato Domenico poteva contenersi in 200 pagine di meno. In filigrana sembrano potersi leggere riferimenti all'Italia contemporanea (la prima edizione è del 1967): il Risorgimento tradito sembrerebbe essere la Resistenza tradita. Domina il libro un generale scetticismo circa la possibilità di una qualche rivoluzione italiana dal basso. Che non c'è mai stata. O forse il tema è più metafisico: l'impossibilità di ogni compito storico nel ciclico ripetersi della meschinità umana.

  • User Icon

    Renzo Montagnoli

    02/12/2012 16:58:50

    "Noi credevamo..." è così che termina il libro con l'ultima delle 344 pagine contrassegnate da uno stile elegante, raffinato, con un linguaggio elaborato più comune nel XIX secolo. Il racconto è in prima persona ed è quello del protagonista, Domenico Lopresti, nonno dell'autrice, mazziniano e garibaldino. Non ama l'idea di un memoriale, ma deve scriverlo per capire dove ha sbagliato, se ha sbagliato, e in fondo per fare un ultimo definitivo bilancio della propria esistenza. Regna l'amarezza, propria di un uomo che ha ben compreso che non è riuscito nella missione che si era proposto, e cioè dare vita a una Patria moderna, abitata da gente animata da una nobile e salda identità collettiva. Per Domenico il risorgimento è stato un tradimento e per quanto concerne il Regno delle Due Sicilie si è trattato di un semplice travaso di poteri, dai Borboni ai Savoia, sempre monarchi conservatori da cui nulla di positivo usciva, né sarebbe mai uscito. Per questo ideale Domenico ha sacrificato tutto, ha trascorso lunghi anni nelle durissime carceri borboniche, e pur vacillando più volte la fede nella sua missione, è sempre stato poi pronto a ricominciare, indomito fino all'ultimo. E che sia rancoroso, soprattutto con se stesso, è quindi ben comprensibile. In questo romanzo ci sono anche personaggi, fra i tanti, indimenticabili come l'aristocratico Castromediano e la cognata Cleo, una sognatrice come Domenico, ma tutte sono figure che, come il protagonista, si agitano sulla scena della vita come marionette i cui fili sono tirati dal destino, in un garbuglio di cui crediamo di conoscere il filo libero, ma è un'illusione, andiamo dove il vento celeste ci spinge. Domenico sembra dirci che è inutile che crediamo di tracciare il sentiero dei nostri passi, perché non è possibile, perché questo è già segnato prima ancora che veniamo al mondo. Noi credevamo è sicuramente un romanzo stupendo, uno di quelli che una volta letti si è spinti irresistibilmente a rileggere nuovamente.

  • User Icon

    giorginio

    10/12/2010 18:47:25

    Attualissimo. Leggendolo l'impressione è quella di aver perso 150 anni. A metà dell'800 un gruppo di giovani aveva in mente una forza politica democratica e progressista con un sogno che purtroppo non si è ancora completato. Una visione del Risorgimento che dà speranza nel futuro e fa sperare, per quanto sembri impossibile, nella creazione di un paese moderno. Da leggere assolutamente.

  • User Icon

    cris

    22/10/2010 13:20:51

    Ci voleva un film per ristampare uno dei tanti bei libri ormai introvabili di Anna Banti; dire che questo testo potrebbe essere proposto nelle scuole come conoscenza della "Resistenza del sud", altro periodo altra storia certo ,ma la Resistenza antifascista studiata a scuola appare a volte solo come fenomeno localizzato, pur essendoci stata sicuramente una resistenza antifascista nel Sud; in tempi diversi prima al sud poi al nord l'Italia si è ribellata alla prepotenza e all'oppressione. A parte queste discutibili opinioni, considero il libro della Banti un piccolo capolavoro della narrativa italiana, la scrittura è fluente, ricca e colta, il romanzo avvincente. Consiglio a chi è disposto a spendere, cercare tra i libri introvabili altri testi, come La camicia Bruciata ecc. Anna Banti dovrebbe essere riscoperta e ristampata.

Vedi tutte le 6 recensioni cliente
  • Anna Banti Cover

    Anna Banti, pseudonimo di Lucia Lopresti, fu scrittrice, giornalista e saggista molto attenta alla condizione femminile. Direttrice della rivista letteraria «Paragone», pubblicò biografie (Artemisia), studi (Monet, Manzoni), romanzi storici (Noi credevamo) e il capolavoro Le donne muoiono. Approfondisci
| Vedi di più >
Note legali