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Federico Rampini

Editore: Laterza
Collana: Idòla Laterza
Edizione: 5
Anno edizione: 2012
Pagine: XVI-110 p. , Brossura
  • EAN: 9788842095026

La classe non è acqua, dicono. Ma forse il popolare adagio non si riferisce alla classe media, che sembra essersi liquefatta come un ghiacciolo sotto il cielo plumbeo e soffocante del turbocapitalismo mondiale, e oggi non ci resta che star a rimpiangere le conquiste di sessant'anni di Stato sociale mentre queste evaporano davanti al nostro naso.
Il ritornello vola sulle note di un'aria ultimamente molto popolare, partita dagli Stati Uniti e che ha finito per imporsi dappertutto: il fallimento del modello europeo è sotto gli occhi di tutti; non possiamo più permetterci uno Stato sociale.
È falso! Risponde a chiare lettere Federico Rampini, e siccome Rampini è uomo di ottime letture e ancor più solida esperienza, varrà la pena ascoltare quel che ha da dire in merito alla questione. Tanto per cominciare, il dispaccio che il giornalista ci spedisce in forma di libro (e inaugurando con esso una nuova, benvenuta collana Laterza dal sapore fieramente pamphlettistico) arriva direttamente dal ventre della bestia, per così dire, e poggiando su dati freschissimi e di prima mano contribuisce a smantellare un bel po' di luoghi comuni dei quali - a quanto pare - siamo imbibiti ben bene.
Rampini, infatti, vive negli States da più di dieci anni, e a scanso di equivoci introduce immediatamente il lettore ad una comparazione "punto per punto" dei due opposti paradigmi di Welfare: quello americano - come vuole una vulgata di grande successo - è sicuramente un modello più efficiente di quello europeo, che in questi mesi drammatici sta mostrando la corda e confessa tutta la sua inadeguatezza di fronte alla Storia. La Storia maiuscola, quella che sono i vincitori a scrivere.
Ma ne siamo davvero sicuri, chiede Rampini? Perché a fronte di una pressione fiscale solo leggermente inferiore a quella cui siamo sottoposti noi europei, spiega il giornalista, moltissime sono le rinunce imposte al contribuente (e quindi al cittadino) americano. Sanità e istruzione su tutto, com'è noto (negli Stati Uniti una buona assicurazione privata per la sanità costa milleduecento dollari al mese, e sulle rette di un qualunque asilo a Manhattan sarà meglio tacere). Ma anche i trasporti, con una rete ferroviaria carissima e poco efficiente e - soprattutto - un sistema pensionistico drammaticamente inadeguato.
In generale, la frattura fra l'un per cento contro il quale puntano il dito i riottosi di Occupy Wall Street (... a proposito: buon compleanno, ragazzi!) e il resto del mondo sembra aumentare di giorno in giorno, e leggere delle ingerenze in politica con cui la famiglia Walton (proprietaria di Walmart, colosso della grande distribuzione) riesce ad influenzare l'agenda di un qualsiasi governo repubblicano, fa pensare e rabbrividire.
Plutonomia: governo dei ricchi. Una parola con la quale faremmo bene a familiarizzare, e che dovremmo imparare a temere.
Il libero mercato, nella sua accezione più intransigente e selvaggia, ha goduto di ottimi uffici stampa, negli ultimi trent'anni, ed è riuscito nell'intento di screditare qualsiasi modello che non si rifacesse al suo primo e più importante precetto: lo Stato è un vincolo fastidioso all'iniziativa dei privati.
In Europa, naturalmente, facciamo fatica a pensarla così, per aver vissuto storicamente in prima persona tutto il travaglio che ha portato alla nascita degli Stati e al loro consolidamento di istituzioni volte a regolare i rapporti, e ad offrire ammortizzatori per quelle parti di cittadinanza più esposte e vulnerabili. Già. Però oggi il mondo è cambiato, ci viene detto, e certamente c'è più di un seme di verità in questa constatazione. Ma - è ancora Rampini a suggerire - siamo sicuri che le risposte che stiamo fornendo a questo cambiamento siano quelle giuste?
L'analisi condotta dal giornalista è ampia e articolata, a dispetto delle esigue dimensioni del libro, e la forza della confutazione del pensiero unico dominante (quello riassunto nel titolo del libro) sta nel fatto che l'autore pone più domande che risposte, rivendicando però la fondamentale giustezza di un'intuizione sulla quale l'Europa ha immaginato sé stessa, e che è stata fin troppo pronta a rinnegare. Siamo ancora in tempo, ma non c'è tempo da perdere.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    giorgio g

    16/04/2013 09.33.59

    Il titolo del libro è un'affermazione assertiva. Peccato che poi l'autore si dilunghi a dimostrarci la superiorità del modello statale europeo su quello americano (come se non lo sapessimo già) e alla fine non dimostri il suo assunto. Definirei il libro un'occasione perduta o forse è proprio vero che uno stato sociale, come quello a cui siamo stati abituati (sanità gratis o quasi, scuola gratis, pensioni...) è ormai al di fuori delle nostre possibilità, a meno di fare come la Germania che ha saputo migliorare sensibilmente la produttività e quindi la competitività dei suoi prodotti. E' su questo punto, a mio avviso, che avrebbe dovuto soffermarsi maggiormente l'autore. Comunque, il libro è di facile lettura come tutti quelli che si propongono di trattare problemi complessi in maniera forse un po' semplicistica.

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    Roberto Lo Duca

    19/01/2013 11.38.45

    Sempre stimolante la lettura dei libri di Rampini. Chiaro ed essenziale, questo libro si presenta come un'osservazione dell'Europa e dell'eurozona vista dagli USA, dove il giornalista vive da più di dieci anni. Elogia ancora una volta il modello economico e di welfare tedesco e dei paesi satelliti della Germania, l'unico sistema in grado di competere con e superare il modello di sviluppo e di welfare americano. Il modello tedesco infatti non teme neanche l'offensiva del colosso cinese perchè si basa su prodotti hi-tech e sindacati altrettanto forti, il che permette di tenere gli stipendi alti, alta competitività quindi, un paese che risparmia molto e quindi fa molto export, in contrapposizione all'Europa mediterranea, sprecona e corrotta. Si delinea la solita Europa a due velocità insomma. Infine presenta la MMT che parte dalle teorie neokeynesiane, che in Italia è divulgata da Paolo Barnard, quale possibile strumento per superare l'immobilità e la recessione attuale.

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    Paolo80

    28/10/2012 09.06.18

    Libro fantastico. Chiaro semplice puntuale. Analisi approfondite ma mai banali o ridondanti. unica perplessità che ho e' se le teorie del mmt sono le uniche per salvare i paesi pigi. Io credo che portino forte inflazioni. Quello che ho molto apprezzato costo del libro e brevità. L' autore poteva inserire noiosi dati, storie dei vari paesi, teorie economiche fare 600 pagine e venderlo a 32 euro. La parte più interessante del lavoro e' il dato che viene fortemente evidenziato dall' introduzione della moneta unica ad oggi abbiamo perso il 30/ di produttività nei confronti della Germania pag 99. Davvero un bel libro lo consiglio complimenti all' autore.

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    Moran

    16/10/2012 16.23.14

    Un piccolo grande libro che spiega quanta poca sostanza ci sia in quello che ci propinano ogni giorno. Consigliato.

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    bruno

    04/10/2012 17.55.05

    Ottima lettura e di facile comprensione su argomenti delicati e molto complessi. Possiamo paragonare il libro ad un flash in una foto, dove ci fa vedere quello che appare senza approfondire l'argomento.

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    Charlie Brown

    27/09/2012 11.09.38

    L'autore tratta in modo accessibile tematiche piuttosto complesse. In tempi di recessione, crisi e spread è una lettura che offre un punto di vista interessante e aiuta a sfatare qualche luogo comune ripetuto a cantilena ma poco sostenuto da dati. Consigliato.

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    giuseppe

    19/09/2012 20.55.00

    ottimo

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